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Brutality - In Mourning
28/02/2026
( 498 letture )
Gloriosa conclusione della storica trilogia prodotta sotto le insegne della Nuclear Blast, In Mourning giunse quasi a coronamento della carriera dei Brutality, in un momento che sembrava piuttosto proficuo per la band. Dopo l’uscita di When the Sky Turns to Black infatti l’agenda live si era infittita, con occasioni come l’European Anguish Tour e il No Guts, No Glory Tour in cui i Nostri si erano potuti esibire al fianco di mostri sacri del death del vecchio continente come Bolt Thrower, Cemetary e Asphyx. I Brutality, pur non raggiungendo i picchi di fama di alcuni conterranei, non erano più una piccola realtà tra i giganti di Tampa, ma un nome ben affermato ed apprezzato dai fan in tutto il mondo.

Il terzo lavoro sulla lunga distanza non necessitava di sparigliare le carte: avrebbe solo dovuto confermare quanto di buono già mostrato con i primi dischi ed In Mourning si attenne perfettamente al compito, nonostante non tutto fosse rimasto immutato. La prima, più evidente, differenze era a livello grafico: fu abbandonato infatti il logo originale in favore di uno più minimale che, di pari passo con la copertina, conferiva all’art style un feeling urban, tipicamente anni ‘90. Da un punto di vista più strettamente musicale invece la novità (che tanto novità non era per chi conosceva il percorso della band) riguardò uno dei rituali cambi di formazione che accompagnava praticamente ogni uscita: allontanata la coppia d’asce Gates-Hipp, ad affiancare lo storico bassista Jeff Acres come principale songwriter subentrò Dana Walsh, ex chitarrista dei tech-thrasher Degradation. Questo non ebbe però un impatto drastico sullo stile che caratterizzava il combo floridiano: le radici rimanevano infatti ben salde in un death granitico, in bilico tra slow-tempos imponenti, mid-tempos resi irrequieti dal continuo macinare della doppia cassa e blast-beat che irrompono violenti, inaspettati. L’ingresso di Walsh contribuì però sicuramente ad un processo di raffinamento stilistico che probabilmente raggiunse il suo apice proprio con In Mourning: ora la band, pur mostrando sempre la sua predilezione per i tempi lenti e medi, si trovava altrettanto e pienamente a suo agio anche nei momenti in cui c’era da spingere l’acceleratore. A trovare invece meno spazio sono le sezioni che si aprivano ad accordi più melodici e scompaiono del tutto gli intermezzi strumentali che spezzavano la tensione sui dischi precedenti: questo si traduceva in un disco ancor più brutale, tanto per rimanere in tema, opprimente e senza compromessi. Una ferocia che venne valorizzata da una qualità di registrazione più nitida ed equilibrata che mai: la batteria pesta in tutto il suo splendore analogico, le chitarre riempiono lo spettro sonoro e graffiano molto più che sul precedente disco, mentre la patina old-school dello storico debut lascia spazio alla violenza di un sound più moderno, ma tremendamente efficace. L’altro netto miglioramento rispetto al passato riguardava la parte solistica: Walsh si dimostrò di gran lunga il chitarrista più tecnico passato fino ad allora per le fila dei Brutality, introducendo uno stile particolarmente virtuoso e raffinato che arricchiva i pezzi senza appesantirli, mentre il guest Jerry Outlaw si prodigò in qualche solo più caotico e atonale ben piazzato che contribuisce alla varietà dello stile. Un terzo chitarrista, Pete Sykes, accreditato nel booklet, non prese parte alle registrazioni.

I brani che compongono il platter si susseguono severi, massicci ed è difficile scovare un momento più spento: Obsessed accoglie con il piglio in-your-face che ricorda These Walls Shall Be Your Grave per poi intrappolare in una ragnatela di doppia cassa e basso, mentre The Past e Devoured by Society sfoggiano la nota dimestichezza con tempi più lenti. Il riffing, come da tradizione, non è eccessivamente complesso e punta tutto sull’efficacia: armonie semplici e malevole, successioni intellegibili ma mai scontate. Le vere sorprese arrivano però con brani come Waiting to Be Devoured, oscura e decadente, e Calculated Bloodshed, drammatica e spietata: qui la melodia torna a farsi sentire eccome grazie ad alcuni dei riff più accattivanti della discografia della band. Anche gli altri brani però non sfigurano affatto: Died with Open Eyes mantiene sempre alta la tensione con continui cambi di tempo, la title-track si carica di groove ma regala anche un raro momento thrasheggiante sul finale, mentre Subjected to Torture non fa pesare i suoi abbondanti otto minuti di durata grazie a riffing sempre affilato e sezioni solistiche particolarmente melodiche ed ispirate. Il finale affidato ad Extinction sembra quasi un tributo al death made in Florida: affiorano echi di Deicide e persino Cannibal Corpse, prima che la chiusura, pachidermica, inesorabile ci ricordi in maniera inconfutabile la matrice del brano.

In Mourning aveva dunque tutte le carte in regola per lanciare definitivamente i Brutality nell’Olimpo del death metal, eppure così non fu: il disco non ricevette apprezzamento unanime all’epoca e persino membri della band negli anni a venire non avrebbero speso parole al miele a suo riguardo. Ma a mettere una pietra definitiva sulla loro ascesa furono ancora una volta i cambi di line-up, che funestarono la band fino a lacerarla definitivamente: nei decenni successivi il combo sarebbe poi stato protagonista di numerose reunion (e successivi scioglimenti), di cui solo una ha prodotto un altro lavoro completo, Sea of Ignorance, nel 2016. In Mourning è rimasto dunque per vent’anni il testamento ultimo di una delle band più sottovalutate del panorama death: un lavoro compatto, spietato, tecnico, da manuale del genere, e che rimane tutt’ora testimonianza fulgida di un ennesimo figlio, forse un po’ meno fortunato, della mortifera progenie della Florida.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
84.75 su 4 voti [ VOTA]
God of Emptiness
Giovedì 5 Marzo 2026, 18.00.01
2
Lo associo a False dei Gorefest. Un death metal granitico e ben suonato, con chiare influenze dei Bolt Trowher. Un 80 se lo prende
Aceshigh
Lunedì 2 Marzo 2026, 18.49.56
1
Grandi Brutality! Questo e il precedente sono due ottimi album, anche se il loro debut Screams of Anguish a mio avviso non si batte. In Mourning è forse quello più compatto e monolitico, non c’è un attimo di tregua e ci sono dei grandi pezzi, tipo Died With Open Eyes e la title-track. Peccato veramente che abbiano prodotto poco, ma anche l’ultimo Sea of Ignorance (ormai risalente a dieci anni fa) meritava, ma mi sa che non se lo sono filato in molti. Voto 80
INFORMAZIONI
1996
Nuclear Blast
Death
Tracklist
1. Obsessed
2. The Past
3. Destroyed by Society
4. Waiting to Be Devoured
5. Died with Open Eyes
6. In Mourning
7. Subjected to Torture
8. Calculated Bloodshed
9. Extinction
Line Up
Scott Reigel (Voce)
Dana Walsh (Chitarra)
Jeff Acres (Basso)
Jim Coker (Batteria)

Musicisti ospiti
Jerry Outlaw (Chitarra) (tracce 2, 7)
 
RECENSIONI
78
87
 
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