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17/11/26
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Decembre Noir - Forsaken Earth
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28/02/2026
( 420 letture )
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Avevamo lasciato i Décembre Noir con l’album di debutto A Discouraged Believer del 2014 e la band di Erfurt, con una line-up rimasta invariata, ritorna sulle scene due anni dopo con Forsaken Earth. Un platter compatto, solido, denso, che si snoda in sei brani tutti dalla durata consistente: il più breve Ghost Dirge sfiora comunque i sei minuti. Curiosamente il titolo dell’album riprende una traccia dell’album precedente, The Forsaken Earth, in cui la Terra appunto parlava in prima persona di sé stessa assumendo il dolore universale di tutti gli uomini che ci hanno vissuto, vivono o vivranno:
I am the last, the isolation, the blood, the mourning. I am the forsaken Earth.
E qui certamente la tematica ambientalista e il rapporto con la natura tanto caro alla Germania, ai tedeschi e non solo, riveste un ruolo davvero importante.
In questo lavoro il tema della natura come fuga, come conforto è ricorrente in ogni brano e pare fare da specchio, confondersi, dare sollievo al dolore e al peso della vita divenuta insostenibile. In copertina una figura solitaria che sembra trattenere sopra di sé quello che rimane di un ramo o di un albero camminando su un mare di ghiaccio sotto un cielo plumbeo e post- apocalittico. Immediato e forse azzardato il paragone che sovviene alla mente con il dipinto di Caspar David Friedrich Il mare di ghiaccio.
La voce di Lars Dotzauer è anche nei frangenti di questo album decisamente convincente, emozionante, cavernosa, espressiva, inquieta più che mai. Le tessiture melodiche si alternano con maestria a momenti decisamenti aggressivi in un connubio perfetto, come i momenti più tipicamente death e quelli più prettamente doom. In This Greenhouse of Loneliness and Clouds in apertura ci accoglie dolcemente per poi irrobustirsi in una lunga cavalcata lenta e pesante dove spiccano riff melodici tra il growl particolarmente profondo e la batteria di Kevin Kleinschmidt che dà il meglio di sé verso il finale in un crescendo di sensazioni :
Everything is gone After the vast darkness Therewith the remembrance For every soul of the earth So I carry the last wood Through the nothingness That's all what I have left In this greenhouse Of loneliness and clouds Where nothing exists
Small Town Depression nuovamente ci avvolge nell’intro con soffici colpi di batteria per poi esplodere in un grido soffocato di aiuto che il growl di Dotzauer rende alla perfezione, incalzato anche dai blast beats nei momenti più tipicamente death.
No one can hear my voice I never had the choice There is no helping hand Yearning for an end
Dalla canzone è inoltre stato girato un video davvero suggestivo in cui i protagonisti fuggono e si rifugiano nel bosco per trovare un po’ di sollievo dalle loro sofferenze e patimenti di vita.
Arriviamo dunque a Ghost Dirge, la più breve del lotto è sicuramente molto più melodica delle prime due finora, anche se risulta davvero inquietante l’intensità del growl nella seconda strofa sorretto soltanto da una linea di basso e doppiato dalla chitarra decisamente non tagliente:
I am one with the endless rain Behind a glass wall of the loneliness Unable to reach the shining sun By this cursed place of hopelessness Sometimes I sing with the clouds About the monotony of the isolation So discouraged and depressed In the chains of damnation
Dopo il cambio di rotta è impossibile non sentire echi di Mikael Ärkefeldt in quel growl:
Ghost dirge!
The Vast Darkness lascia attoniti e incantati per la sua varietà, dall’inizio recitato alla batteria marziale o lentissima, dal brano finora ascoltato che trasuda decisamente più la lentezza opprimente del doom alle parti più melodiche fino al growl più intenso e sofferente ascoltato fin qui. Le ultime parole risuonano davvero spaventose nel loro lasciare intendere qualcosa oppure no riguardo il tema del suicidio.
I count the last seconds in this isolation On the edge of my desperation In all my years I've seen the nothingness I'm the last element of the vast darkness
Waves of Insomnia coi suoi 14 minuti è il brano più lungo di Forsaken Earth; inizia con un lungo ticchettio di orologio e quelle che paiono essere delle voci lontane di bambini, per poi farsi minacciosa ed aggressivamente disperata dopo un lavoro davvero interessante della batteria che si destreggia fra ritmiche doom. L’atmosfera è decisamente onirica, ma da incubo, la voce filtrata si alterna al growl:
A modern world has transformed my green paradise Now it's an Eden of tears and dying leaves Rapaciousness paints the world in blood and grey A portrait of all living, in a fragile frame of the skeleton trees
Blast beat e poi intermezzi melodici spezzano il respiro di questo incubo a occhi aperti in cui il mondo moderno ha trasformato il verde paradiso in un Eden pieno di lacrime e foglie morenti. Una chitarra straziante in finale ci lascia con il verso
My hourglass is crying for more sand
e di nuovo il ticchettio dell'orologio che ora risulta davvero inquietante.
Un accenno di tastiera introduce il lungo recitato dell'ultimo brano Distant and Unreachable che si spezza per introdurre un arpeggio di chitarra veramente bello, la batteria secca e il growl:
So I walk into the dark With the city lights in my back Surrounded by the night The best time to clean my mind
Poi l'alternarsi di un meraviglioso assortimento espressivo e musicale fra recitati diversi, momenti doom, momenti melodici e momenti death.
Il secondo full length dei tedeschi Décembre Noir non presenta momenti di stanchezza o di calo di ispirazione, è forse ad oggi il lavoro migliore della band di Erfurt, la quale cerca il proprio spazio e la propria strada espressiva fra tecnica e sentimento. Certamente la voce di Dotzauer è un punto di forza con la sua padronanza del growl e capacità di interpretazione. Viviamo tempo in cui è veramente difficile sperare e sognare un mondo migliore e la natura, che è rimasto uno dei pochi rifugi di pace è anch'essa sempre più in pericolo, purtroppo.
Sometimes I dream of a better world But these waves are getting higher and higher
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. In This Greenhouse of Loneliness and Clouds 2. Small Town Depression 3. Ghost Dirge 4. The Vast Darkness 5. Waves of Insomnia 6. Distant and Unreachable
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Line Up
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Lars Dotzauer (Voce) Martin Ortlepp (Chitarra) Sebastian Görlach (Chitarra) Mike Schubert (Basso) Kevin Kleinschmidt (Batteria, Tastiera)
Musicisti Ospiti Kai Telemann (Voce Tracce 4,6) Niha-Céta (Violoncello Traccia 1)
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