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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
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Aeon Gods - Reborn to Light
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01/03/2026
( 728 letture )
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Con Reborn to Light gli Aeon Gods tornano a immergersi nel mito, questa volta scegliendo l’Antico Egitto come scenario narrativo e simbolico. Se il debutto aveva già messo in chiaro l’intenzione di costruire un immaginario coerente e drammaturgico, il secondo capitolo rincara l’idea e la rende più compatta, più volta a realizzare qualcosa di maturo. Non siamo di fronte a una particolare ricostruzione stilistica, ma almeno siamo proiettati verso un affinamento che punta con convinzione verso un power metal sinfonico di scuola tedesca, con un occhio dichiarato ai primi Duemila e quindi altamente riconoscibile. Il suono è pieno e levigato, le orchestrazioni, dichiaratamente sintetiche, non soffocano più le chitarre come accadeva in passato, ma si integrano in modo più equilibrato in un lavoro complessivo che mantiene una certa coesione ritmica. L’impressione è quella di un disco che vuole suonare da grande, consolidarsi come epico e luminoso, senza però scadere continuamente nell’eccesso. Ci riesce solo in parte, perché la tendenza alla magniloquenza resta una cifra stilistica evidente, ma almeno qui è sostenuta da una base strumentale più solida.
L’apertura con Birth of Light è piena di cori solenni, doppia cassa incalzante, chitarre che alternano fraseggi melodici a stacchi più aggressivi. Il brano funziona perché non si limita al ritornello da cantare in massa, ma costruisce una progressione interna credibile, con un assolo ben inserito e un ponte che spezza la linearità. È uno dei momenti in cui la band dimostra di saper dosare l’enfasi. Flame of Ember Dawn insiste su coordinate simili ma accentua il lato più solare. Qui emergono chiaramente le influenze del power europeo più melodico, con linee vocali ampie e cori stratificati che guidano l’ascoltatore verso un refrain immediato. È uno di quei brani che dal vivo potrebbero funzionare senza difficoltà, pur non offrendo particolari sorprese strutturali. La suite dedicata all’Amduat rappresenta il cuore concettuale dell’album. Barque of Millions (Amduat Pt. I) introduce una dimensione più raccolta, quasi da power ballad, con tastiere in primo piano e un’interpretazione vocale più controllata. La scelta di collocarla così presto in scaletta spezza l’impeto iniziale, ma al tempo stesso evidenzia la volontà di ampliare la tavolozza emotiva. Il crescendo finale è ben costruito e dimostra una maggiore attenzione alle dinamiche. Decisamente più incisiva è Soldiers of Re (Amduat Pt. III), che recupera un incedere marziale e un’atmosfera solenne. Il ritmo medio, sostenuto da una batteria compatta, regge un ritornello dal sapore quasi battagliero. Qui la componente corale diventa protagonista e riesce a trasmettere un senso di appartenenza epica senza risultare caricaturale. È uno dei brani meglio riusciti dell’intero lotto. Interessante anche Rebellion (Re’s Dying Reign Pt. I), che introduce sfumature più orientaleggianti nelle linee melodiche e nelle soluzioni solistiche. L’assolo centrale, impreziosito da un gusto esotico ben calibrato, rompe la prevedibilità che a tratti affiora altrove. È in episodi come questo che gli Aeon Gods mostrano di poter andare oltre la semplice riproposizione di schemi consolidati. La seconda parte del disco mantiene una buona tenuta qualitativa. Blood and Sand (Re’s Dying Reign Pt. II) punta su un equilibrio riuscito tra tensione e melodia, mentre Farewell (Re’s Dying Reign Pt. III) chiude con un tono più solenne, senza indulgere in inutili dilatazioni. Resta però la sensazione che molte strutture seguano percorsi prevedibili, con cambi e riprese collocati quasi sempre negli stessi punti. È un limite compositivo che non compromette l’ascolto, ma impedisce al lavoro di compiere un vero salto di qualità.
La prova vocale di Alex Hunzinger è più sicura e personale rispetto al passato. Il suo timbro caldo e pieno regge bene l’impianto epico, evitando eccessi isterici e privilegiando una resa più lineare. Le chitarre di Robert Altenbach e Pat Hesse lavorano con efficacia tra riff robusti e assoli melodici, mentre le tastiere di Anja Hunzinger costruiscono l’ossatura sinfonica senza sommergere tutto. La batteria di Elias Knorr mantiene costante l’energia, pur senza particolari guizzi tecnici. Per concludere, Reborn to Light è un disco più maturo del predecessore, capace di offrire diversi brani efficaci e una coerenza tematica invidiabile. Non reinventa il genere e talvolta si adagia su formule fin troppo note, ma dimostra che gli Aeon Gods stanno affinando identità e ambizioni. Un lavoro che farà felici gli appassionati del power sinfonico più luminoso, pur lasciando ancora spazio a una crescita che potrebbe renderli davvero competitivi nel panorama europeo. In sintesi, a piccole dosi la band costituisce, grazie a un lato orecchiabile altamente gradevole, un contesto ragionato e intensamente ascoltabile, poi però l’album ha sempre una sua lunghezza e, alla fine, qualche limite compositivo inevitabilmente viene fuori. Comunque oltre la decenza.
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Birth of Light 2. Flame of Ember Dawn 3. Barque of Millions (Amduat Pt. I) 4. The Sacred Union (Amduat Pt. II) 5. Soldiers of Re (Amduat Pt. III) 6. Reborn to Light (Amduat Pt. IV) 7. Feather or Heart 8. Rebellion (Re’s Dying Reign Pt. I) 9. Blood and Sand (Re’s Dying Reign Pt. II) 10. Farewell (Re’s Dying Reign Pt. III)
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Line Up
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Alex Hunzinger (Voce) Robert Altenbach (Chitarra) Pat Hesse (Chitarra) Anja Hunzinger (Tastiere) Elias Knorr (Batteria)
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RECENSIONI |
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