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17/11/26
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Rob Zombie - The Great Satan
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03/03/2026
( 1417 letture )
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Ging-Gang-Gong-De-Do-Gong-De-Laga-Raga, lo spettacolo horror di Rob Zombie è di nuovo in città!
Il tendone del circo si riapre dopo un lustro e la gente, prima di acquistare il biglietto all’ingresso, gremisce le bancarelle per accaparrarsi zucchero filato parlante, mele caramellate ricoperte di sangue, pupazzi assassini, ragni di gomma e un’infinità di altre diavolerie tutte da scoprire. D’altronde il fanta-multiverso zombiano è un mondo a parte, da gustare con dichiarato entusiasmo e ingenua meraviglia adoperando la sospensione dell’incredulità per lasciarsi coinvolgere dall’ampia gamma cromatica, dai suoni mirabolanti e dalle fantasmagoriche bizzarrie.
Amante della paura e della fantascienza vintage, cultore di titoli di nicchia e da sempre bello infognato con l’exploitation, il cantante/regista dai mille soprannomi e identità nella sua lunga carriera ha equamente riversato nei dischi e nei film una passione incredibile dedita al “tributo della B” in qualunque salsa, dai campionamenti estrapolati da semi-sconosciute pellicole agli omaggi rivolti ai propri numi tutelari nei lavori cinematografici. Insaziabile divoratore di celluloide, il buon vecchio Rob dopo le perle dei White Zombie (LA Sexorcisto, Astro-Creep: 2000) e l’ottimo avvio solista (Hellbilly Deluxe, The Sinister Urge) ha privilegiato la sala allo studio dando vita agli incubi rurali di House of 1000 Corpses/The Devil’s Rejects e ai controversi remake di Halloween, non poco avventati nel ridisegnare l’icona slasher Michael Myers. Questi impegni lo hanno purtroppo distolto dalla cura maniacale dei primi due album e infatti Educated Horses (2006) ed Hellbilly Deluxe 2 (2010) non sono riusciti a mantenere le aspettative del pubblico, deluso da uno standard qualitativo al ribasso. A mo’ di colpo di scena ben piazzato, il Demonoid Phenomenon è tuttavia risorto dalla sua bara di plastica e ha donato all’esercito di freak il goduriosissimo Venomous Rat Regeneration Vender (2013), il frizzante The Electric Warlock Acid Witch Satanic Orgy Celebration Dispenser (2016) e il colorato The Lunar Injection Kool Aid Eclipse Conspiracy (2021), un trittico assolutamente degno di portare il nome della Superbeast.
Ora, persi due storici componenti del gruppo (John 5, Piggy D.), il frontman attinge dal passato riportando a casa Mike Riggs e Rob “Blasko” Nicholson, assenti da oltre vent’anni e ben felici di rispondere alla chiamata del Jesus Frankeinstein. L’aria di familiarità e una rinnovata energia sono in effetti tra gli ingredienti principali di The Great Satan, ottavo album privo dell’ormai abituale titolo psichedelico-chilometrico e anzi ricollegantesi ad un brano di metà 2000 dei Ministry oltre che all’epiteto coniato dall’Iran a fine anni ’70 per alludere agli Stati Uniti. Denuncia politica, satanismo a buon mercato, occulto e la solita miriade di riferimenti cinefili in questo caso vanno ad attrezzare un tessuto industrial metal più duro e aggressivo, scarno nelle divagazioni (appena due gli interludi), meno fricchettone e in alcuni episodi propenso a tracciare una linea immaginaria fra l’attualità e la gloriosa era di fine ’90-inizio millennio.
Il cambio di indirizzo si nota fin dalla scelta di una minacciosa copertina in bianco e nero, lontana dalle tonalità stroboscopiche dei precedenti full-length e dominata dalla figura centrale di Rob nelle vesti di un discepolo mansoniano (Charles, non Marilyn) oppure di un santone di qualche rito cannibalico visionabile nei film di Ruggero Deodato e Umberto Lenzi.
May I have your attention please? On behalf of the government of the United States of America, I would like to welcome you to the beginning of the greatest adventure of your lives Una data orwelliana, ritmiche tirate, un incedere potente, i sample ad intervallare, un timbro svecchiato e grintoso, ritornelli volgari ma catartici: lo spirito di Al Jourgensen si impossessa dello Zombie già nell’opener F.T.W. 84 e continua ad aleggiare nelle sferzate metal di Heathen Days e Punks and Demons, singoli brevi, incendiari e arricchiti da ossessivi refrain-slogan da mandare in loop durante i concerti.
If we want to live, we must die
Ancora una forma di industrial violento e selvatico permea Tarantula, estasi della tortura e inno al dio aracneo di un pantheon ignoto, dopodiché (I’m a) Rock ‘N’ Roller ripristina la vecchia anima electro-rock danzereccia da fruire in una discoteca alternativa durante la notte delle streghe. Riff quadrati, beat diabolici, affondi metallizzati, voce ritmata, cadenza ipnotica e rimandi visuali alle primigenie hit (i mostri del video come quelli di Dragula) spediscono il brano in orbita dritto fra i nuovi irrinunciabili e dunque, una volta realizzata la magia, il King Freak ha buon gioco nel somministrare l’industrial/shock rock della gotica Black Rat Coffin e quell’assurdità di Sir Lord Acid Wolfman, pirate song in levare dall’inesplicabile andatura psycho-reggae che nemmeno gli Alestorm sotto LSD avrebbero potuto concepire. Una vera delizia, ma il giro nel tunnel dell’orrore mica è finito e allora via con l’ode a Woodstock ’69 della gagliarda e allucinogena Revolution Motherfuckers, un gran bell’episodio hippie-revival in mezzo alla poderosa e sanguinaria The Devilman e alla scheggia impazzita Black Scorpion, un po’ thrashettona un po’ hardcore punk giusto per allargare il campo stilistico.
Well, I bring the horror into your head Take me to the underground is what she said Well, I am the blood seeping in the floor Listen for the wolfhound screaming for more Hey! Hey! I'm the Devil-Man Desecrate the shadow of the holy land Hey! Hey! I'm the Devil-Man Vengeance is mine with an iron hand
La fin troppo marcata linearità di Out of Sight e il curioso mid-tempo della sinistra Unclean Animals (affogata tra riverberi, maligni archi e pesanti distorsioni vocali) portano infine all’outro Grave Discontent, un minuto equiparabile ai titoli di coda di un horror della Hammer o della Universal d’antan.
When you go on the road, it makes you crazy Makes you crazy Makes you crazy Makes you crazy
I trailer passano e ogni giorno vengono prodotte decine di album e lungometraggi, ma quando esce una nuova opera di Rob Zombie è sempre un piccolo evento. Unico e inimitabile, il marito della Living Dead Girl sa ancora stupire e The Great Satan, grazie anche al ritorno del “Gruesome Twosome” Riggs/Blasko, si dimostra all’altezza giostrandosi molto bene fra echi novantiani, un deciso carattere industrial metal e le amate non classificabili stramberie.
Oltre il cinefilo e il metallaro, Robert Cummings sotto la patina elettronica rimane in fondo un nostalgico romanticone del rock ’n’ roll, interpretato a modo suo e divulgato in piena libertà senza tante cerimonie. Un personaggio di questo calibro va quindi preservato con la massima attenzione e così il messaggio ultimo posto in calce ad (I’m a) Rock ‘N’ Roller, sintesi di una visione inguaribilmente eccentrica dell’universo musicale:
Well, I live my life on an endless road, Point me to the stage and my mind explodes, The show must go on and on, The show must go on Rock’n’ roll is here to stay
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5
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Ho sempre faticato a star dietro alla sua proposta, questo lavoro è davvero una piacevole sorpresa dal primo ascolto. |
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4
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Miglior album di Rob da eoni, direi dal debutto solista, ed infatti ricorda non poco i grandissimi White Zombie, i cui album, terzo e quarto, sono capolavori che il cantante non è mai riuscito ad avvicinarsi. E qui, l\'influenza dei Ministry è quanto mai evidente. Buonissimo lavoro. |
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3
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Recensione veramente ben scritta.. ho perso di vista il vecchio Rob eoni fa ma mi hai messo voglia di ascoltarlo |
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2
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Ehi @Skull, grazie mille! Sì, di Rob Zombie apprezzo molto sia i dischi sia i film e questo album ha rappresentato l\'occasione ideale per poterlo finalmente recensire!
Visto il personaggio, è anche più divertente giocare con le parole e l\'idea era proprio quella di inserire rimandi ai titoli di alcuni suoi vecchi brani oltre a qualche piccolo dettaglio cinefilo (i registi cannibalici nostrani, lo splatter anni \'60 The Gruesome Twosome del mitologico H.G. Lewis. Credo che lo stesso Rob ne sarebbe contento
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1
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Bella rece, bravo Jacopo... e si vede anche che hai studiato!!  |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. F.T.W. 84 2. Tarantula 3. (I’m a) Rock ‘N’ Roller 4. Heathen Days 5. Who Am I 6. Black Rat Coffin 7. Sir Lord Acid Wolfman 8. Punks and Demons 9. The Devilman 10. Out of Sight 11. Revolution Motherfuckers 12. Welcome to the Electric Age 13. The Black Scorpion 14. Unclean Animals 15. Grave Discontent
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Line Up
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Rob Zombie (Voce) Mike Riggs (Chitarra, Cori) Blasko (Basso, Cori) Ginger Fish (Batteria)
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