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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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22/03/2026
( 629 letture )
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Il terzo capitolo discografico degli svedesi Evermore arriva con il peso specifico di chi vuole confermare quanto di buono seminato in precedenza, ma anche con la consapevolezza che il power metal contemporaneo vive una stagione infinita e affollata, spesso ripiegata su formule consolidate e su soluzioni già sentite per chi si trova ad ascoltarlo. Mournbraid si inserisce proprio in questo contesto che ben conosciamo e sceglie di non stravolgere nulla, bensì di rafforzare la propria identità attraverso una scrittura compatta, una produzione muscolare e una resa melodica che punta dritta al cuore dell’ascoltatore. Registrato con grande cura e rifinito da una produzione nitida e potente, l’album mette in mostra una band che ha ormai trovato una dimensione precisa. Le chitarre di Johan Karlsson sono affilate ma sempre leggibili, sostenute da una sezione ritmica che non si limita solo ad accompagnare, bensì costruisce fondamenta portanti su cui si innestano orchestrazioni discrete ma funzionali. La voce di Johan Haraldsson resta il fulcro emotivo del progetto, capace di salire con naturalezza verso registri acuti, tanto acuti, senza perdere controllo, mantenendo una tensione costante lungo tutto il tragitto del disco.
Il singolo Ravens at the Gates è probabilmente il manifesto dell’intero lavoro. Il brano affronta tematiche legate alle fratture sociali e alla paura del diverso, ma lo fa con l’energia tipica del power metal più diretto e battagliero. L’attacco è immediato, il riffing titanico costruisce un clima attuale e il ritornello esplode con una linea vocale ampia, memorabile, pensata per restare impressa già da subito, senza invocare altri ascolti. Non c’è mai quell’innovazione stilistica auspicata, ma c’è mestiere, c’è capacità di dosare tensione e melodia, c’è quella sensazione di compattezza che rende il pezzo uno dei vertici dell’album. Molto convincente anche Underdark, che dopo la precedente introduzione iniziale alza subito il livello di intensità. Qui emerge il lato più epico della band, con una costruzione che alterna strofe incalzanti e aperture melodiche dal sapore quasi cinematografico. Le tastiere e le orchestrazioni non invadono mai il territorio, ma arricchiscono la struttura con discrezione, contribuendo a dare profondità senza appesantire l’insieme. È uno di quei brani che dimostrano come il trio sappia gestire dinamiche e arrangiamenti con maturità crescente. La title track Mournbraid arriva verso il finale e rappresenta un altro dei momenti intensi del disco. Gli acuti di Haraldsson si fanno penetranti, quasi viscerali, mentre la base strumentale sostiene con decisione ogni variazione. È un brano che punta tutto sull’impatto emotivo, cercando di sintetizzare l’anima dell’album in pochi minuti carichi di enfasi e trasporto. Non manca la parentesi più raccolta con Old Man’s Tale, unica vera ballata del lotto, posta in chiusura. Qui la band abbassa i toni e si concentra sulla melodia, costruendo un equilibrio delicato tra pianoforte, arrangiamenti misurati e interpretazione sentita. È una conclusione che smorza la rumorosa tensione accumulata e offre un volto diverso, più riflessivo, senza scadere nel sentimentalismo ruffiano, seppur sfiorandolo.
Nel complesso Mournbraid scorre seguendo una linea piuttosto coerente, raramente si discosta dai canoni del power metal classico, ma lo fa con determinazione e con una cura evidente per i dettagli. È vero che nel genere abbondano uscite simili, alcune destinate a diventare punti di riferimento, altre meno incisive, e proprio per questo il rischio di uniformità è sempre dietro l’angolo. Tuttavia gli Evermore dimostrano passione, competenza e una sincera dedizione alla forma della canzone. In un panorama affollato e spesso ridondante, Mournbraid merita attenzione perché conferma una crescita costante e mantiene il power metal su livelli qualitativi che, pur senza toccare l’eccellenza assoluta, continuano a garantire credibilità e trasporto.
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3
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Veramente notevole. Ascolto questo genere ormai col contagocce, ma già al secondo ascolto si capisce che questi svedesi non hanno sbagliato un pezzo. Uno dei dischi dell\'anno nel suo genere. |
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2
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La voce non mi fa impazzire, i toni di chitarra però spaccano |
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1
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Vi dirò. A me ha catturato. Non inventa nulla, non stravolge nulla. Ma è estremamente piacevole da ascoltare, con una produzione all\'altezza ed un songwriting di qualità.
Sta di fatto che è da ieri che lo ascolto a ripetizione. Per me è superiore all\'80 e sono sicuro che cresceranno. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. The Void 2. Underdark 3. Nightstar Odyssey 4. Titans 5. Oath of Apathy 6. The Illusionist Raise the Curtain 7. Armored Will 8. Ravens at the Gates 9. Mournbraid 10. Old Man’s Tale
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Line Up
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Johan Haraldsson (Voce) Johan Karlsson (Chitarra, basso, pianoforte, orchestrazioni) Andreas Vikland (Batteria)
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