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Kæry Ann - Moonstone
24/03/2026
( 842 letture )
Kæry Ann è il nome d’arte della musicista mantovana Erika Azzini, che debutta nel 2023 con l’album Songs of Grace and Ruin, votato a uno shoegaze intimo e delicato, venato da increspature post-punk e suggestioni psichedeliche. Nonostante una promozione quasi inesistente, il disco riesce comunque a intercettare l’attenzione di una critica fortemente specializzata, sempre alla ricerca di proposte interessanti nel sottobosco della musica indipendente italiana, raccogliendo consensi sinceri e mirati. Per la seconda tappa del suo percorso, la giovanissima artista sceglie di ampliare la visione del progetto, concedendo maggiore spazio ai musicisti che l’hanno accompagnata fin dalle prime fasi. Kæry Ann smette così progressivamente di configurarsi come entità solista per assumere sempre più i contorni di una band vera e propria, con Francesca Papi al basso, Davide Rosa alla chitarra e Fabio Orticoni alla batteria. A suggellare questa piccola ma significativa metamorfosi contribuiscono anche alcuni cambiamenti sul piano produttivo: la musicista si affida allo studio Produzioni Rumorose e si lega alla label indipendente romana Subsound Records, che si occupa della pubblicazione e distribuzione del nuovo lavoro, segnando un ulteriore passo in avanti nella definizione della sua identità artistica.

Fin dal titolo, Moonstone, il secondo album di Kæry Ann, si ammanta di una dimensione oscura e notturna, mentre sul piano stilistico vira con decisione verso un gothic doom dalle marcate sfumature psichedeliche, senza per questo accantonare o rinnegare le origini shoegaze più intime e introspettive. La musica che si sprigiona da Moonstone è più ruvida e distorta rispetto al passato, ma conserva un cuore pulsante di eterea malinconia che contribuisce a conferire alla proposta artistica una veste personale e fortemente riconoscibile, quasi identitaria. L’incipit, Puritatem Tuam Interiorem Serva, interamente cantata in latino, sfida le convenzioni e coniuga il riffing cadenzato del doom a un canto di matrice sacra, creando un affascinante effetto straniante. Coraggiosa la scelta di porre un brano simile in apertura: è il segno di una personalità già definita e della volontà di veicolare il proprio messaggio senza vincolarsi a strutture e stilemi consolidati. Come ammesso da Erika in sede d’intervista, il testo si configura infatti come un monito a non perdere la purezza interiore e a non scendere a compromessi con le forze corruttrici del mondo che ci circonda. Todeslied, scelto come singolo e accompagnato da un video promozionale, riporta l’album su coordinate più rocciose, alternando un doom compatto ad aperture shoegaze, mentre la chitarra di Davide Rosa si muove con libertà, intrecciando incursioni di gusto squisitamente psichedelico. L’intensità cresce ulteriormente con due delle composizioni più suggestive di Moonstone, The Road e Hero and Leander. La prima si ispira all’omonimo romanzo, uno dei capolavori dello scrittore statunitense Cormac McCarthy: prendendo spunto dagli eventi del libro, la composizione ne riverbera il nucleo tematico, ovvero la necessità di preservare la propria umanità anche quando le vestigia della società crollano e degradano nella barbarie. Musicalmente il brano si muove in equilibrio tra ritmiche post-punk, doom e heavy psych, richiamando tanto i capisaldi Jex Thoth e SubRosa quanto realtà più recenti come Jess and the Ancient Ones, Messa e le tonalità oscure e malinconiche di Chelsea Wolfe. La seconda, uno degli apici del disco, trae ispirazione dal mito greco di Ero e Leandro: nonostante la connotazione fortemente tragica, la canzone presenta un piglio sorprendentemente luminoso, sostenuto da una melodia portante accattivante e memorabile (non a caso scelta come singolo apripista). L’ultima parte dell’album è impreziosita da composizioni che ne mantengono alto il valore pur nella loro eterogeneità. Mariner’s Song, scritta e composta da Francesca Papi, devia con decisione verso un post-punk risoluto e coinvolgente, per poi aprirsi in una coda intrisa di suggestioni shoegaze e riverberi psichedelici. C’è spazio anche per una rivisitazione personale di un classico dei Bathory, Shores in Flames, in cui le distorsioni metalliche degli strumenti creano un contrasto affascinante con la voce sensuale, suadente e onirica di Erika. Moonstone si chiude con White Dress, malinconica ballata in cui è ancora una volta la voce eterea a salire in cattedra: il canto si libra soave in un’interpretazione ipnotica, capace di toccare corde profonde dell’animo. Quando il ritmo si intensifica, la voce si ritrae e lascia spazio a una chitarra straziata, che urla addolorata le note finali chiudendo magistralmente l’album.

Senza nulla togliere al buon debutto, Songs of Grace and Ruin, il suo successore, Moonstone, complice un azzeccato cambio di direzione verso un doom ricco di sfumature, si candida come una piacevolissima sorpresa di questo inizio 2026. Senza strafare, Kæry Ann esplora e si avventura nelle terre di confine tra i generi, senza paura di fondere sonorità diverse in un riuscito composto alchemico, dove shoegaze, post punk, psichedelia e doom convivono in una proposta convincente e ricca di passaggi sognanti e leggiadri. Il secondo album di Kæry Ann riflette un lavoro più corale, in cui tutti i musicisti danno il proprio contributo, arricchendo le composizioni con arrangiamenti che permettono alle canzoni di brillare e colpire il cuore di chi ascolta. Ma è sempre la voce di Erika il trait d’union, il filo conduttore che cuce e lega le diverse anime di Moonstone, donando all’album una forte atmosfera evocativa, in cui melodia e immersività prendono il sopravvento su tecnica e strutture. Nonostante la giovane età, la musicista italiana non scende a compromessi e si mantiene salda al timone di un progetto artistico che si svela gradualmente con gli ascolti e lascia il segno, facendo riverberare emozioni profonde. Dopo il successo di realtà italiane come La Janara, Messa, Ponte del Diavolo e Haunted, una nuova voce femminile emerge dal sottobosco, levandosi soave e potente allo stesso tempo. Non resta che accoglierla a braccia aperte, consapevoli che il futuro di questi affascinanti generi musicali è in mano ad artisti che non temono di osare, fieri navigatori dei mari d’ombra.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
77 su 10 voti [ VOTA]
Doom Queen
Venerdì 27 Marzo 2026, 14.50.50
4
Bella scoperta. Ho ascoltato pure il primo e non è male. Questo decisamente più bello.
Mold
Giovedì 26 Marzo 2026, 15.37.16
3
Beh ragazzi, primo ascolto fatto questa mattina... a me è piaciuto davvero molto! Bei suoni, belle idee... avanti così!
No Fun
Mercoledì 25 Marzo 2026, 15.32.43
2
L\'ultimo di Anna Von Hausswolff mi ha un po\' deluso (ma devo tornarci sopra perché ho letto recensioni entusiaste, dev\'esserci qualcosa che mi sfugge...) e allora proviamo ad ascoltare questo e il precedente di questa Kæry Ann, per restare in territori dark femminili. Sarebbe interessante anche vederla in concerto. Colgo l\'occasione per chiedere alla redazione se la pagina di aggiornamento dei concerti è così scarna perché ci sono dei problemi nel visualizzarla oppure perché non viene più aggiornata? In ogni caso è un peccato, un occhio ce lo buttavo sempre.
Dany71
Martedì 24 Marzo 2026, 21.43.45
1
A.A. Williams tricolore. Interessante
INFORMAZIONI
2026
Subsound Records
Doom
Tracklist
1. Puritatem Tuam Interiorem Serva
2. Todeslied
3. The Road
4. Hero and Leander
5. Mariner's Song
6. Shores in Flames
7. White Dress
Line Up
Erika Azzini (Voce, chitarra)
Davide Rosa (Chitarra)
Francesca Papi (Basso)
Fabio Orticoni (Batteria)
 
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