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The Neal Morse Band - L.I.F.T.
31/03/2026
( 960 letture )
Spiegare chi sia la Neal Morse Band —o meglio, chi sia Neal MorseSpocks Beard, Transatlantic e Flying Colors, nonché i lavori pubblicati come solista e lo spessore espresso in decenni di collaborazioni parlano da soli. Pianista dall'età di cinque anni, chitarrista poco dopo, Morse ha attraversato la parabola tipica del musicista californiano degli anni '80 -club, session work, piccole etichette- prima di esplodere con gli Spocks Beard come una delle voci più originali del prog neo-classico degli anni '90. La svolta spirituale documentata nel doppio album solista Testimony (2003) ha poi cambiato non solo la sua vita ma anche la traiettoria della sua scrittura: da quel momento la fede cristiana smette di essere un fatto privato e diventa il cuore pulsante di tutta la sua produzione, una scelta che divide ancora oggi il pubblico prog tra estimatori incondizionati e ascoltatori perplessi, ma che gli ha garantito una coerenza creativa rara nel panorama contemporaneo.
La Neal Morse Band nasce nel 2012 per iniziativa di Morse, del batterista Mike Portnoy e del bassista Randy George, con l'aggiunta -dopo appena tre giorni di audizioni- del chitarrista Eric Gillette e del tastierista Bill Hubauer. Cinque caratteri distinti, ma con un marchio sonoro riconoscibilissimo.

La produzione in studio del gruppo si compone di cinque capitoli: The Grand Experiment (2015) -il debutto-, The Similitude of a Dream (2016) -ovvero il capolavoro, doppio album concept ispirato a The Pilgrim`s Progress (allegoria datata 1678)-, The Great Adventure (2019) -il seguito spirituale di Similitude- e il più recente Innocence & Danger (2021) -disco ibrido e anomalo, ma con episodi di spessore.
L.I.F.T. (2026) è il quinto atto, e arriva a sorpresa: annunciato a novembre 2025, già registrato nell'aprile precedente nello studio di Gillette a Tulsa, approfittando di una pausa dagli impegni con i Dream Theater di Portnoy.
Sul tema di L.I.F.T., Morse è stato diretto: C'è un arco narrativo, ma in sostanza è un album sull'appartenenza. Si comincia sentendosi parte di qualcosa con i propri genitori, poi ci si distacca da loro e si potrebbe non sentirsi davvero parte del mondo. Parla del tendere la mano verso Dio o una forza superiore, e di Dio che ci riporta alla completezza (Neal Morse, intervista promozionale a L.I.F.T.)
Vale la pena segnalare che l'acronimo L.I.F.T. non ha nessun significato ufficiale: una scelta coerente con il tema del disco, che lascia volutamente aperto anche il suo stesso titolo.

Beginning è un'ouverture che non vuole chiamarsi tale. In gran parte strumentale, con soli cinque versi iniziali — When did it start? / Who knows / Find where the wind began / Long before the sky and sand / You were within my heart — introduce con energia e precisione i temi melodici che verranno ripresi nel corso dell'album. Il contributo di Portnoy alla batteria si sente immediatamente: la sua presenza fisica sul kit è inconfondibile, con dinamiche imprevedibili e un'energia che nessun sostituto aveva saputo replicare e non fa altro che amplificare la coesione strumentale del brano.
Fully Alive è il primo singolo e la scelta è comprensibile. Uno dei brani più accessibili dell'intero disco, con un hook vocale che rimane in testa. L'interplay tra Morse, Hubauer e Gillette -qui anche voce solista su un ritornello costruito su pedali di basso- è tra i momenti più riusciti della prima metà. La dimensione più pop del songwriting di Morse funziona perfettamente.
Breve momento di pausa con I Still Belong, quasi una transizione: una performance vocale appassionata di Morse che tratta il tema delicato dell'appartenenza, dell'abbandono e dell'isolamento.
Gravity`s Grip è un interludio strumentale di due minuti scarsi di pura muscolosità prog-metal, che introduce Hurt People, ovvero il picco emotivo della prima metà e uno dei brani più esaltanti e incisivi della carriera di Neal. Un anthem-rocker con Gillette alla voce principale, una sezione strumentale centrale con chitarre e tastiere in duello, frequenti cambi di tempo in metrica dispari e fill di batteria che invogliano all'air-drumming. È qui che la Neal Morse Band fa all-in. Intelligente, articolata, suonata con passione e convinzione, è un appello sincero a spezzare il ciclo del dolore, sia sul piano personale che su quello sociale. La sezione centrale richiama il miglior Morse degli anni d'oro, con quel gusto per l'escalation che pochi sanno costruire così bene.
The Great Withdrawal con la sua carica drammatica ed emotività riporta il disco in una traiettoria più tradizionale, lasciando spazio a Contemplation -pochi accordi di pianoforte e molta anima, un breve respiro introspettivo- e al perfetto intro per Shame About My Shame, uno dei brani più personali del disco. Il testo affronta la vergogna e l'auto-sabotaggio con una sincerità disarmante, in un equilibrio riuscito tra pop-rock melodico e prog strutturato, con la voce di Morse particolarmente espressiva e toccante e un crescendo musicale che esalta il conflitto interiore: I got shame about my shame / Fear about my fear / The door I thought was closed / The me that no one knows / The truth no one should hear.
Reaching è il turning point narrativo: il protagonista tende la mano verso qualcosa di più grande di sé. Musicalmente è uno dei brani più ambiziosi, con una struttura quasi pop accentuata nel chorus, ma con una paziente costruzione verso un climax corale.
Carry You Again è il secondo picco emotivo del disco. La chitarra acustica di Morse introduce il brano in maniera essenziale, mettendo da parte l'opulenza per un momento. L'inevitabile influenza degli U2 nel giro di chitarra che entra è impossibile da ignorare, ma arriva accompagnata da brillanti linee di tastiera. Una delle melodie più commoventi dell'intera discografia della band -emozionante e diretta, con un testo profondo e intimo: When you thought you couldn't make it / You were surely near the end / That's when I carried you / And I will carry you again.
Il trittico finale inizia con Shattered Barricade, breve ponte strumentale e vocale che riannoda i fili e lancia l'ascoltatore verso la catarsi finale. Funzionale e ben costruito.
Fully Alive, Pt. 2 riprende i temi lirici iniziali ma li colora diversamente: sono le stesse parole viste attraverso gli occhi di chi ha perso quella pienezza, l'ha cercata e ora la sta ritrovando con la consapevolezza di quanto fosse preziosa, in una struttura più complessa rispetto all'episodio iniziale. Interessante la chiusura, in cui la band ritorna all'agitazione e all'aggressività, mostrando che il cambiamento non può essere istantaneo ma è un processo fatto di alti e bassi.
Love All Along è l'epilogo. Il brano serve da microcosmo dell'intero L.I.F.T.: inizia con un'atmosfera riflessiva e costruisce strati di strumenti e voci, diventando epico e drammatico, con voci gospel femminili che entrano nella sezione centrale mentre il brano attraversa i temi musicali già sentiti in precedenza. Il nucleo narrativo è la redenzione: il protagonista -che ha attraversato abbandono, vergogna e smarrimento- scopre che l'amore era presente fin dall'inizio del suo cammino, anche quando lui non riusciva a vederlo: It was love all along.

L.I.F.T. è un disco che conferma tutto ciò che la Neal Morse Band sa fare e lo fa con una freschezza sorprendente per un gruppo che ha superato il decennio di vita. Non si tratta di nuovo territorio: è quasi un "greatest hits" dello stile -sezioni vocali stratificate in modo assurdo, assoli di chitarra e tastiera fulminanti, anthem, aperture acustiche e rivelazioni strazianti. Il drumming di Mike Portnoy è il vero elemento dirompente: la sua batteria trasforma ogni dinamica, ogni transizione, ogni colpo in un evento. E la coralità della band -con Gillette e Hubauer sempre più protagonisti vocali e strumentali- rende L.I.F.T. il disco più democratico e collettivo dai tempi del Similitude.
Sul fronte delle ombre, il disco assomiglia inevitabilmente a gran parte della produzione di Morse: il suo ascolto può sembrare a tratti routinario -routine di classe elevata, sia chiaro, ma routinario. Solo alcuni episodi si distaccano nettamente dalla tradizione, con Hurt People in testa; è anche vero, però, che l'album cresce ad ogni ascolto, lasciando emergere ogni piccola sfumatura di cui è intriso.
L.I.F.T. è un gran ritorno. La Neal Morse Band non reinventa se stessa, ma riafferma con autorità perché è tra le migliori band prog del panorama contemporaneo. Una qualità disarmante non solo a livello musicale, ma anche di contenuti. Non è il capolavoro della band, ma è un disco di uno spessore e di una qualità assoluti, che soddisfa anche i palati più esigenti.
Tracce imperdibili: Hurt People-Shame About My Shame-Carry You Again-Love All Along



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
90.5 su 10 voti [ VOTA]
Flavio
Martedì 14 Aprile 2026, 11.17.32
8
Ennesima prova sontuosa. Incredibile come l\'accoppiata Morse/Portnoy, tra NMB e Transatlantic, non sbaglino un colpo...
Claudio
Venerdì 3 Aprile 2026, 19.24.17
7
Disco meraviglioso, uno dei vertici assoluti della discografia di Neal Morse
Vicarious
Venerdì 3 Aprile 2026, 0.42.37
6
La Neal Morse band si conferma uno dei progetti meglio riusciti del prolifico polistrumentista, altro grandissimo lavoro che continua sull\'ottima onda di Innocence and Danger. Lunga vita a Neal Morse e soci
MV
Giovedì 2 Aprile 2026, 15.59.40
5
Lo ascolto da quando è appena uscito. Un continuo crescendo. E\' un vero capolavoro nel genere. Recensione ineccepibile, anche se avrei osato qualcosa in più sul voto...
Francesco
Mercoledì 1 Aprile 2026, 21.26.16
4
Nuovo capolavoro della Neal Morse Band. Finora, il prog rock album dell’anno
Duke
Martedì 31 Marzo 2026, 19.33.42
3
...benvenuto Marco....ottima recensione !
d.r.i.
Martedì 31 Marzo 2026, 19.10.52
2
Ben arrivato
Lizard
Martedì 31 Marzo 2026, 18.55.14
1
Con questa recensione, diamo il benvenuto ufficiale a Marco nella famiglia di Metallized, augurandogli una lunga e felice collaborazione
INFORMAZIONI
2026
InsideOut Music
Prog Rock
Tracklist
1. Beginning
2. Fully Alive
3. I Still Belong
4. Gravity`s Grip
5. Hurt People
6. The Great Withdrawal
7. Contemplation
8. Shame About My Shame
9. Reaching
10. Carry You Again
11. Shattered Barricade
12. Fully Alive Part 2
13. Love All Along
Line Up
Neal Morse (Voce, Tastiere, Chitarra)
Eric Gillette (Chitarra, Voce)
Bill Hubauer (Tastiera, Voce)
Randy George (Basso)
Mike Portnoy (Batteria, Voce)
 
RECENSIONI
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