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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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01/04/2026
( 891 letture )
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C’è sempre un momento, nella traiettoria di un progetto solista, in cui il rischio più grande diventa quello di rimanere intrappolati nella propria formula. Nel caso di Hellripper, questo passaggio coincide inevitabilmente con l’uscita di Coronach, quarto capitolo di una discografia che fino a oggi ha costruito una credibilità crescente attorno alla figura di James McBain. Dopo un lavoro come Warlocks Grim & Withered Hags, capace di consolidare un’identità forte e riconoscibile, la domanda era inevitabile: evoluzione o conferma? La risposta, come spesso accade nei percorsi più interessanti, sta nel mezzo. Coronach non rinnega nulla di quanto costruito in precedenza, ma prova ad ampliare il raggio d’azione con un approccio più ambizioso, sia sul piano compositivo che su quello atmosferico. Il risultato è un disco meno immediato dei precedenti, ma anche più ricco di sfumature.
Fin dalle prime battute di Hunderprest si percepisce chiaramente un cambio di passo. L’impatto resta feroce, costruito su quella miscela ormai tipica di black metal, speed e thrash, ma la struttura del brano lascia intravedere una maggiore attenzione agli arrangiamenti. Non è più solo una questione di velocità e aggressione frontale, perché c’è un lavoro più articolato sulle dinamiche, sui cambi di ritmo e sulla costruzione della tensione. Con Kinchyle (Goatkraft and Granite) emergono in modo ancora più evidente le nuove direzioni intraprese da James McBain. Il brano alterna momenti più diretti a passaggi addirittura epici, dove affiorano elementi melodici che si intrecciano con il consueto impianto blackened. È proprio in queste soluzioni che si intravede la volontà di evitare qualsiasi forma di ripetizione strutturale. L’introduzione pianistica di The Art of Resurrection rappresenta uno dei primi veri scarti rispetto al passato. L’ingresso degli strumenti, nuovi rispetto al classico assetto metal, non è mai fine a sé stesso, ma contribuisce a costruire un’atmosfera più ampia, quasi narrativa. Quando il brano esplode, lo fa con una forza controllata, inserendosi in una struttura che privilegia la varietà rispetto all’impatto immediato. Uno degli episodi più particolari è senza dubbio Baobhan Sith (Waltz of the Damned), dove l’anima più folkloristica del disco prende forma in maniera esplicita. Qui Hellripper si muove su linee meno prevedibili, costruendo un brano che alterna suggestioni quasi danzanti a momenti di pura aggressione. È una traccia che richiede attenzione, ma che ripaga con una profondità compositiva non comune. La componente più diretta e istintiva del progetto riaffiora con decisione in Blakk Satanik Fvkkstorm e Sculptor’s Cave, episodi che recuperano quella dimensione speed/thrash più immediata e viscerale. Qui il marchio di fabbrica di James McBain torna a essere protagonista, con riff serrati, ritmiche incalzanti e un’attitudine che guarda apertamente alla tradizione più selvaggia del genere. Con Mortercheyn il disco torna a muoversi su coordinate più oscure e articolate, preparando il terreno per la lunga title track. Coronach, infatti, rappresenta il punto di arrivo dell’intero lavoro. Un brano ampio, costruito su una progressione che privilegia l’atmosfera e la narrazione rispetto all’impatto immediato, dove convivono elementi epici, black metal e suggestioni quasi rituali. È qui che l’ambizione del disco trova la sua espressione più completa.
Uno degli aspetti più evidenti dell’album è proprio questa volontà di espandere il linguaggio di Hellripper. L’introduzione di strumenti come pianoforte, archi e inserti folk non snatura la proposta, ma la rende più sfaccettata. Allo stesso tempo, però, questa ricchezza rischia in alcuni passaggi di appesantire l’ascolto, rendendo il disco meno immediato rispetto al suo predecessore. Coronach è infatti un lavoro che richiede tempo. Non è un album che si concede facile, ma che costruisce il proprio valore nel dettaglio, nei continui cambi di direzione e nella metamorfosi continua delle idee. James McBain dimostra ancora una volta di avere una visione chiara e una notevole capacità di scrittura. Pur senza raggiungere sempre lo stesso livello di immediatezza del passato, Coronach rappresenta un passo avanti in termini di ambizione e varietà, confermando Hellripper come una delle realtà più interessanti all’interno del panorama blackened contemporaneo.
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9
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@d.r.i. Io riesco ad avere un certo contegno anche ai concerti metal, la voglia di distruzione e di altre cose brutte la lascio dentro di me, che è meglio  |
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8
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A me sembra un disco qualsiasi (ad esempio) dei Wraith: ascolto carino e divertente, ma non lo andrei mai a ripescare apposta. Warlocks era di tutt\'altro calibro a mio avviso |
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7
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@Tato: ma se dormivi? comunque in un genere dove la mediocrità e monotonia potrebbe farla da padrone lui si distingue e questo disco è davvero bello. |
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6
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Non ha forse l\'immediatezza di Warlocks Grim & Withered Hags, ma la freschezza compositiva è rimasta. Composizioni sono più complesse e ricche di sfumature, ma è sempre un piacere ascoltarlo. Detto da uno che non ama particolarmente il genere... |
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5
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Invidia per @Tato che l\'ha visto al Frantic, soprattutto perché lo speed/black è un genere che dal vivo dà una carica pazzesca, come scrive lui (i concerti di Midnight e Whisky Ritual ad esempio per quel che mi riguarda sono stati tra i più divertenti) però anch\'io ho avuto l\'impressione che si tratti di un lavoro meno spontaneo, più elaborato, e forse si perde qualcosa perché mentre negli altri lavori il \"di più\" rispetto al genere era proprio nella struttura dei brani, qui si cerca di andare oltre anche con gli arrangiamenti. Ma è una questione di gusti personali. |
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4
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Finalmente una recensione per questo ragazzo! Ammetto che per questo album, al momento, ho un solo ascolto un po\' distratto all\'attivo, ma mi ritrovo pienamente con quanto si dice nel primo pezzo della recensione. Infatti, mi ha trascinato di meno rispetto ai lavori precedenti, pertanto credo di dovergli molti più ascolti con più attenzione perché effettivamente si sente che questo è un album più elaborato e vario. Visto dal vivo al Frantic nel 2024 ed è stato una mitragliata furiosa e violentissima, roba che ti fa venir voglia di spaccare tutto quello che ti circonda! Buon ascolto a tutti |
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3
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TANTA roba questo album! Veramente ispiratissimo, prende e non molla dall\'inizio alla fine.
Non vedo l\'ora che venga in concerto a Verona! |
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1
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Eeeeh .. Tanta roba il ragazzo scozzese, spacca di brutto |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Hunderprest 2. Kinchyle (Goatkraft and Granite) 3. The Art of Resurrection 4. Baobhan Sith (Waltz of the Damned) 5. Blakk Satanik Fvkkstorm 6. Sculptor’s Cave 7. Mortercheyn 8. Coronach
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Line Up
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James McBain (Voce, chitarra, basso, batteria)
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RECENSIONI |
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