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Puscifer - Normal Isn’t
05/04/2026
( 977 letture )
I Puscifer sono un progetto laterale dell'iconico e prolifico Maynard James Keenan, nati nel 1995 ma evoluti in una band a tutti gli effetti. È forse naturale chiedersi cosa possa portare in più il progetto Puscifer, soprattutto se paragonato alle altre band di Keenan. Se i Tool sono il monolite e gli A Perfect Circle il volto umano, i Puscifer sono il fool shakespeariano: il buffone che dice verità scomode ridendo, l'unico che può permettersi di fare tutto ciò che gli altri due non potrebbero -o non vorrebbero- fare, teatralmente surreali, ostentatamente refrattari a qualsiasi etichetta di genere. Nel corso degli anni il progetto si consolida attorno a un trio con Keenan, la cantante e compositrice Carina Round -dotata di una presenza vocale inquieta, con alle spalle un percorso nell'art-rock e nell'indie britannico- e il produttore e multistrumentista Mat Mitchell, vero architetto sonoro del gruppo, responsabile della tavolozza timbrica che rende i Puscifer immediatamente riconoscibili. La connessione tra i tre mondi è raramente così esplicita come in Normal Isn't, dove la partecipazione del batterista dei Tool Danny Carey e del leggendario bassista Tony Levin (King Crimson, Peter Gabriel) in Seven One costruisce il ponte più diretto mai udito tra le tre dimensioni di Keenan.

Normal Isn't, quinto album della discografia Puscifer, si presenta come risposta antetica ad Existential Reckoning (2020), album volutamente freddo, apocalittico e asettico, dominato dall'elettronica e da un senso di alienazione che rispecchia perfettamente il momento storico dominato dalla pandemia. Con Normal Isn't la chitarra torna al centro, i drum kit si moltiplicano, il post-punk degli anni di formazione di Keenan -Joy Division, Bauhaus, Siouxsie- riemerge come combustibile vivo. È il disco più fisicamente presente che i Puscifer abbiano mai fatto e questa scelta estetica ha un peso narrativo preciso: dopo anni a raccontare l'alienazione digitale, il trio sceglie di tornare a occupare spazio nel mondo reale.
Normal Isn't è un disco sicuro di sé, irrequieto e spesso esaltante, che trova i Puscifer intenti a cristallizzare la propria identità piuttosto che a reinventarla. L'aggressività post-punk è una genuina iniezione di adrenalina, la chimica vocale tra Keenan e Round rimane una delle partnership più sottovalutate del rock contemporaneo. Il disco funziona perché appare intenzionale in ogni scelta: oscuro senza essere lugubre, vivificante senza essere sentimentale, e dimostra che i Puscifer meritano di stare nella stessa conversazione dei Tool e degli A Perfect Circle.
Thrust è l'opener quasi perfetta, partenza lenta con Keenan e Round che si alternano nelle strofe iniziali, con la tensione che pian piano cresce, con accenni di chitarra ai margini, fino a sfociare in una parte centrale con un drumming intenso e compassato.
Notevole il singolo apripista Self Evident, con l'iniziale e continuo incedere di rullante, in uno strano quanto riuscito connubio tra pop, punk, grunge ed alternative, con un convincente Keenan dal tono decisamente aggressivo, forse il pezzo migliore di tutto l'album.
A Public Stoning è uno dei brani più pesanti del disco -e anche il più ingannevole-, grazie a un intro di basso lento e misurato che dura quasi un minuto prima di scaraventarti in un ritornello frenetico, urlatissimo e quasi schizofrenico.
The Quiet Parts è forse il brano più easy-listening, ma intriso di significato politico e un duro attacco a chi non ascolta i messaggi e non ne coglie la pericolosità.
L'ipnotica Pendulum riporta l'album su territori più synth e si colloca come uno degli episodi più interessanti, a metà tra alternative e synth-pop, con influenze ottantiane nel ritmo.
La chiusura "ufficiosa" è affidata a Seven One, il pezzo forte del disco per ambizione. La traccia prevalentemente strumentale mescola orrore, industrial e narrazione cinematografica (Ian Ross -padre di Atticus Ross dei Nine Inch Nails), mentre la partecipazione di Danny Carey alla batteria costruisce il ponte più esplicito mai sentito tra i tre mondi di Keenan. Il rock styling di Carey è amplificato dalla sua sensibilità jazz e il risultato è strano e magnifico: un pezzo narrativo sul significato del numero 7 nella storia che riesce, inspiegabilmente, ad essere anche, fino a un certo punto, catchy.
Ci sarebbe poi The Algorithm (Sessanta Live Mix), registrazione dal vivo tratta dalla tournée del Sessanta Festival 2024 di Keenan e già pubblicata in studio come parte della American Psycho Comic Series Soundtrack: una prova che la band sa tradurre la sua maestria in studio anche sul palco. Robotica e ossessiva, tocca il tema dell'addiction algoritmica -la tecnologia che alimenta il vuoto interiore con lo scroll compulsivo, tema più che mai attuale oggigiorno, dove tutto sembra costruito non per informare, ma per isolare- un ecosistema digitale progettato per svuotare anziché connettere.
Il resto del disco completa il quadro senza stravolgerlo. La title track Normal Isn't è più manifesto che brano d'impatto, Bad Wolf è l'episodio più diretto e meno stratificato, Mantastic porta l'ironia obliqua tipicamente Puscifer. L'unica che avrebbe meritato più spazio è ImpetuoUs: un riff insolito e un'atmosfera sospesa che restano nell'orecchio più a lungo del previsto. Nessuna caduta, nessuna sorpresa nascosta -il che è, in fondo, sia il limite che la coerenza dell'album.

Non il disco più coeso della loro carriera, ma probabilmente il più vivo. La dimostrazione che i Puscifer meritano di stare nella stessa conversazione dei Tool e degli A Perfect Circle non come il fratello minore bizzarro, ma come una forza artistica pienamente formata e del tutto autonoma.



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
49.25 su 8 voti [ VOTA]
BestiaAssatanata
Mercoledì 8 Aprile 2026, 20.10.31
2
Com\'è dannatamente possibile che qualsiasi cosa Maynard James Keenan tocchi diventi per forza un capolavoro o quasi...? Uno dei migliori artisti del 900 e del nuovo millennio, per forza...!
Ivan75
Mercoledì 8 Aprile 2026, 19.46.48
1
Lo sto ascoltando da alcuni giorni. Mi ha impressionato favorevolmente. In passato la band ci aveva abituati a dischi altalenanti, con luci e ombre. Riprendendo la recensione di Marco, lo definirei proprio un lavoro coeso. Ci sono pezzi che trovo magnetici. Uno dei migliori album ascoltati nel 2026. Sono d\'accordo sul voto.
INFORMAZIONI
2026
Alchemy Recordings
Prog Rock
Tracklist
1. Thrust
2. Normal Isn't
3. Bad Wolf
4. Self Evident
5. A Public Stoning
6. The Quiet Parts
7. Mantastic
8. Pendulum
Line Up
Maynard James Keenan (Voce)
Carina Round (Voce, Chitarra, Percussioni, Tastiere)
Mat Mitchell (Chitarra, Basso, Tastiere)

Musicisti Ospiti:
Danny Carey (Batteria nella traccia 10)
Tony Levin (Basso nella traccia 10)
Ian Ross (Narrazione nella traccia 10)
 
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