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Myrath - Wilderness of Mirrors
08/04/2026
( 909 letture )
Il nome Myrath, con un po' di dovuta ricerca, presenta ormai una critica piuttosto unanime nell'apprezzare i primi lavori, ma molto divisa sul nuovo percorso stilistico intrapreso con Karma (2024), giudicato troppo diretto e commerciale, con un richiamo alle influenze orientaleggianti -da sempre cifra stilistica della band- sensibilmente ridimensionato. Giudizi ancora più contrastanti su questo Wilderness of Mirrors (2026): da una parte la virata commerciale viene criticata ancor più aspramente, mentre dall'altra l'album viene semplicemente definito un capolavoro. E come sempre, ci sono III sides to every story: mine, yours and the truth. Quanto leggerete qui non è la verità, ma l'onesta opinione di un appassionato del genere.

La band nasce nel 2001 a Tunisi per iniziativa del giovanissimo chitarrista Malek Ben Arbia, allora tredicenne, e percorre un lungo cammino stilistico che dai primi due album -fortemente influenzati dalla scuola Symphony X- approda gradualmente a una identità sempre più personale, caratterizzata dalla fusione di metal progressivo e potente con le sonorità della tradizione nordafricana e orientale. Il punto di svolta è generalmente individuato in Tales of the Sands (2011), mentre Shehili (2019) rappresenta per molti il culmine artistico della band. Con Karma arriva il controverso cambio di rotta: meno complessità strutturale, arrangiamenti più snelli, chorus costruiti esplicitamente per le platee degli stadi. Una scelta legittima, ma che ha alienato una parte consistente del pubblico storico, quello che aveva imparato ad amare Myrath proprio per quella capacità di intrecciare l'estetica del prog metal occidentale con le scale maqam e i ritmi del Maghreb in modo mai banale né decorativo. Con Wilderness of Mirrors la direzione non viene invertita -e sarebbe ingenuo aspettarselo- ma, come vedremo, il quadro è più articolato di quanto la semplice etichetta di "svolta pop" lasci intendere.

Wilderness of Mirrors si apre con The Funeral: una intro cinematica e quasi fiabesca, che esplode in un riff massiccio e in uno dei chorus più immediati e riusciti dell'intero album. Zaher Zorgati dimostra subito di essere un vocalist di primissimo livello: timbro caldo, dinamica espressiva notevole, capacità di passare dal registro epico a quello più intimo senza mai scadere nel manierismo. Una partenza di grande impatto.
Until the End è il singolo trainante, con la partecipazione di Elize Ryd degli Amaranthe. Il duetto funziona meglio di quanto ci si potrebbe aspettare: le due voci si complementano senza sovrapporsi, e il brano -pur nel suo impianto decisamente pop-metal- porta in primo piano le influenze mediorientali. Al di là della formula decisamente commerciale, un brano valido, strutturato, ben suonato e cantato, con un chorus catchy e uno splendido richiamo mediorientale.
Les Enfants du Soleil è una delle sorprese dell'album: il brano ingloba un coro di bambini proveniente dalla Glanum Rock School, creando un contrasto efficace tra l'innocenza delle voci infantili e la potenza metallica dell'arrangiamento. È uno dei momenti in cui il talento compositivo di Kevin Codfert si manifesta nel modo più convincente, con una struttura complessa a tratti magniloquente.
Still the Dawn Will Come è, insieme al finale, il momento più prog dell'intero lavoro. Perlopiù un mid-tempo con alcune accelerazioni, un assolo di chitarra di notevole fattura tecnica e una performance vocale con un accenno di sorprendente falsetto da parte di Zorgati rendono il brano uno dei migliori dell'album.
Soul of My Soul è la ballad del disco, nel senso più classico del termine: melodia ampia, arrangiamento orchestrale, un testo che tocca corde emotive senza troppi filtri. Forse eccessiva, ma eseguita con passione e convinzione, non riesce a scrollarsi di dosso un sapore di déjà-vu anni Ottanta/Novanta.
Echoes of the Fallen è l'altra gemma nascosta dell'album: un brano dove le diverse anime della band -il metal poderoso, il gusto melodico raffinato, i leggeri richiami etnici- convergono in modo particolarmente coerente. Il groove è solido, l'assolo è cesellato con cura, e il chorus ha quella qualità di permanere nell'orecchio senza risultare banale.
Through the Seasons chiude il cerchio nel modo più elegante possibile: inizia con un flauto solitario di rara bellezza, cresce lentamente e si apre in una conclusione monumentale, con un chorus che molto ricorda i Royal Hunt. È il brano che più di ogni altro giustifica i paragoni entusiastici di una parte della critica, e lascia l'ascoltatore con la sensazione di aver attraversato qualcosa di realmente compiuto.
Non mancano episodi poco convincenti, come The Clown, che stona non solo all'interno dell'album, ma ancor più nel contesto della discografia Myrath, Edge of the Night con il suo mid-tempo cadenzato quasi folk che non riesce a lasciare il segno, e Breathing Near the Roar, la traccia più corta dell'album che, nonostante una certa complessità nel gioco di voci e chorus, risulta sospesa.

In sintesi, Wilderness of Mirrors è un album più sfaccettato di quanto la sua reputazione divisiva lasci intuire -ma le riserve di chi fatica ad accettare la nuova direzione non sono campate in aria. La produzione di Codfert è senza dubbio impressionante per pulizia e impatto, ma è anche quella di un disco pensato per suonare enorme ovunque e in qualsiasi contesto, con una tendenza alla saturazione orchestrale che finisce per appiattire le dinamiche là dove i vecchi Myrath le avrebbero invece sfruttate. Ciò detto, quando la band smette di inseguire il singolo radiofonico (Until the End -decisamente commerciale ma comunque degno di nota: si fa ascoltare, pur facendo storcere il naso alla fan-base) e si concede spazio per respirare -come in Still the Dawn Will Come, Echoes of the Fallen e soprattutto Through the Seasons- emerge ancora tutto il talento di un gruppo capace di cose autenticamente belle. Per un ascoltatore che si avvicina per la prima volta a Myrath, questo non è assolutamente il punto di partenza ideale per capirne le radici: meglio cominciare da Shehili o Tales of the Sands. Ma è un lavoro che, ascoltato senza pregiudizi e senza il peso ingombrante del confronto con il passato, sa regalare soddisfazioni genuine.

Tracce imperdibili: Les Enfants du SoleilStill the Dawn Will ComeEchoes of the FallenThrough the Seasons



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
74.83 su 6 voti [ VOTA]
albyfuz
Venerdì 17 Aprile 2026, 16.19.17
16
bello, credo a momenti un po\' piu\' commerciale nella proposta ma e\' nella mia playlist in questi giorni...
Doom Queen
Lunedì 13 Aprile 2026, 15.49.10
15
Più bello rispetto a Karma. In alcuni momenti la musica sinfonica è davvero soverchiante.
Barfly
Domenica 12 Aprile 2026, 11.14.49
14
Se ti approcci ai Myrath sapendo che sono cambiati e non aspettandoti un ritorno al passato — Nagash ha spiegato tutto alla perfezione — questo album può piacere, e anche molto. Ci sono momenti di puro godimento, come il cantato di Still the Dawn Will Come : pezzo fantastico, voce sublime. Poi ci sono momenti in cui le orchestrazioni e gli arrangiamenti ridondanti prendono, purtroppo, il sopravvento. Comunque, un bel passo avanti rispetto a Karma: si fa sentire più che volentieri e invoglia al riascolto.. In alcune parti melodiche mi ha ricordato qualcosa del Cirque du Soleil, ma non lo intendo in senso negativo. Per me 75
Lux Chaos
Venerdì 10 Aprile 2026, 0.06.49
13
Onore a Metallized e a questa recensione, mosca bianca nelle cagate che sto leggendo quasi ovunque in rete. I Myrath continuano il loro percorso scrivendo veramente un grande disco, con canzoni sicuramente non più \"prog metal\" (e chi se ne frega!) ma sempre bellissime, accessibili, stratificate, composte e arrangiate da paura e con un cantante semplicemente divino. Gira proprio il cazzo che quasi nessuno se ne accorga stando li a misurare la distorsione delle chitarre, il numero di cambi di tempo o se ci sono 5 o 10 melodie tunisine. Sinceramente se il livello è questo, come dice @Shock, frega cazzi se hanno modificato in parte il loro stile. Disco per me molto più bello di \"Karma\", e tutt\'altro che \"semplice\" o \"banale\". Auguro loro un grandissimo successo.
Shock
Giovedì 9 Aprile 2026, 17.26.25
12
Potrei copiare il commento del disco precedente, ma non importa. A me poco interessa che abbiano abbandonato il loro sound iniziale, il nuovo corso mi piace e non poco, musicisti sopraffini, grandissimo cantante e canzoni più centrate in questo album rispetto a Karma. Per me promosso.
Nagash
Giovedì 9 Aprile 2026, 15.38.53
11
@Skull: figurati non ho colto nessuna malizia, hai fatto una domanda più che lecita. Questo è sicuramente migliore di Karma, ma speravo seguisse maggiormente le sonorità dei singoli (sonorità sub-sahariane vicine alla world music, come già hai citato), se non altro nella speranza di non risentire l’abuso di quelle semplificazioni di cui Karma è un concentrato. Invece non sono riusciti a non infilarle, con brani che sembrano scimmiottare le sonorità anni 80. Da TOTS in poi il calo ci é stato, Legacy (o come dico io, l’omonimo 😁 già presentava qualche filler in più, Shehili qualche bel picco, ma qualche filler in più…Karma un tonfo. Sono sempre dei musicisti incredibili e formalmente non gli si può muovere molto, i dischi suonano e forse ne stiamo facendo una questione di lana caprina, ma chi ha vissuto la progressione da Desert Call fino a Shehili (Hope per me va in un discorso a parte, tutto suo) sa di cosa sto (stiamo) parlando e perché proviamo una senso di velata delusione
SkullBeneathTheSkin
Giovedì 9 Aprile 2026, 15.19.40
10
@Nagash: fai pure, chiedevo senza malizia. Si, li seguo da tanto e mi sa che al netto dei gusti personali da due album a questa parte proviamo un sentimento simile. Però ti confesso una cosa, Karma non mi ha fatto ne caldo ne freddo, non mi ha lasciato niente. Ritengo questo album migliore perchè invece risento un po\' di più la personalità di Malek/Anis e sono rimasto sorpreso da alcuni pezzi, di certo non banali a prescindere che possano o meno piacere. Insomma, comunque unici, anche in questa veste.
SkullBeneathTheSkin
Giovedì 9 Aprile 2026, 15.19.39
9
@Nagash: fai pure, chiedevo senza malizia. Si, li seguo da tanto e mi sa che al netto dei gusti personali da due album a questa parte proviamo un sentimento simile. Però ti confesso una cosa, Karma non mi ha fatto ne caldo ne freddo, non mi ha lasciato niente. Ritengo questo album migliore perchè invece risento un po\' di più la personalità di Malek/Anis e sono rimasto sorpreso da alcuni pezzi, di certo non banali a prescindere che possano o meno piacere. Insomma, comunque unici, anche in questa veste.
Nagash
Giovedì 9 Aprile 2026, 13.16.01
8
Ti ho tirato in mezzo per due motivi. Segui da tanto la band, ti ricordo sotto la mia recensione di TOTS e perché hai messo in relazione i vecchi dischi e ci tenevo, usandoti come gancio, a sottolineare come esiste una linea temporale in cui i Myrath hanno deciso che non volevano più essere i Myrath
SkullBeneathTheSkin
Giovedì 9 Aprile 2026, 12.10.42
7
@Nagash: hai riassunto bene, ma perchè in risposta a me? Comunque, per me fino a Shehili hanno fatto cose maiuscole. Un paio di pezzi ruffiani inseriti in un contesto più ampio non sono questo gran peccato... tipo Believer (banale) o Endure the silence (non di mio gusto, ma meglio) tanto per capirci. Ritengo che questo disco sia oggettivamente migliore e pure un pelino diverso da Karma... mi lascia molto perplesso che pensino di sfondare a livello commerciale con una proposta così: per me, non sposta realmente la loro portata.
Carmine
Mercoledì 8 Aprile 2026, 21.51.59
6
Erano anni che non li sentivo e li ritrovo con una produzione iper-lucida ma soprattutto con la componente folk spintissima, volta più a fare teatralità anziché creare atmosfera. Mi tengo stretto quel mezzo capolavoro di Tales of the Sand che fa l\'esatto opposto di questo e butto via tutte le pacchianate venute dopo. Mamma mia che tracollo hanno avuto.
Graziano
Mercoledì 8 Aprile 2026, 21.04.12
5
Non so se il cambio di direzione artistica abbia contribuito ad una crescita di popolarità. Per quanto mi riguarda ho smesso di acquistare i loro cd da Karma in poi. Belli senz\'anima.
Duke
Mercoledì 8 Aprile 2026, 20.58.12
4
....ormai hanno perso ....le caratteristiche per cui divoravo i loro dischi.....bravi ma senza anima.....
Nagash
Mercoledì 8 Aprile 2026, 20.45.26
3
@Skull: dismetto per un commento i panni del troll del “dopo il primo demo non ne hanno azzeccata una”. Gli ultimi due dischi sono formalmente suonati benissimo ma allo stesso tempo sono due dischi che hanno perso l’anima e il filo conduttore di quello che i Myrath sono stati ed hanno rappresentato. Senza girarci troppo intorno, La guida spirituale dei Myrath non fa più parte dei Myrath ufficialmente dal 2022, formalmente dal 2020, e risponde al nome di Elyes Bouchoucha, anima e fondatore della band. Il lento e progressivo approccio invasivo di Codfert da produttore a compositore hanno segnato questo graduale e inesorabile abbandono delle loro caratteristiche native. Già in legacy è autore dei tre brani meno Myrath del disco (Belierver, Through your eyes e la bonus track Other Side), ma già su Sehili entra negli arrangiamenti oltre che in altri tre brani (sempre i meno Myrath del lotto). Nel 2022 Elyas affermava sui social “ Potrei seguire la strada delle trovate pubblicitarie tipiche degli annunci delle band e dire che \"avevamo divergenze artistiche\" o che \"desidero perseguire il mio percorso creativo individuale\", il che potrebbe anche essere vero, ma non del tutto; due anni fa (2020 NDA), si decise che i Myrath sarebbero stati meglio senza di me, e la mia uscita sarebbe stata determinante per il futuro e il successo della band”. Penso che questo spieghi tutto, e spieghi gli ultimi due dischi che, sì, possiamo dirlo, sono due tentativi di sfondare a livello commerciale.
progster78
Mercoledì 8 Aprile 2026, 10.51.51
2
Sicuramente meglio di Karma...cmq mi aspettavo qualcosa in più.voto 70.
SkullBeneathTheSkin
Mercoledì 8 Aprile 2026, 9.37.15
1
La recensione più equilibrata fra quelle che ho letto fino ad ora. @NGZ credo tu sia molto vicino alla verità, altro che no... è che la verità è complessa: il disco è suonato splendidamente, ci sono dei cenni di world music che di questi tempi sono roba rara, ma è troppo troppo carico di quegli \"extra\" che giustamente si dice appiattiscano. Nel complesso l\'album è meglio di Karma ed in due/tre episodi ancora affiora lo stile dei vecchi Myrath, ma è troppo poco. Commerciali? Si, ma anche nì... la proposta è comunque complessa, non esattamente di facile presa: ascoltandolo, infatti, sono rimasto impressionato in più di una occasione, ma non credo che lo ascolterò di nuovo. E\' questo il problema.
INFORMAZIONI
2026
earMusic
Prog Metal
Tracklist
1. The Funeral
2. Until the End
3. Breathing Near The Roar
4. Les Enfants du Soleil
5. Still the Dawn Will Come
6. The Clown
7. Soul of My Soul
8. Edge of the Night
9. Echoes of the Fallen
10. Through the Seasons
Line Up
Zaher Zorgati (Voce)
Malek Ben Arbia (Chitarra)
Kevin Codfert (Tastiera, Pianoforte, Cori)
Anis Jouini (Basso)
Morgan Berthet (Batteria)
 
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