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Sky Valley Mistress - Luna Mauseleum
08/04/2026
( 1309 letture )
Fondati a Blackburn nel 2012, gli Sky Valley Mistress si muovono per anni nel sottobosco musicale della musica rock, emergendo come una delle realtà più interessanti tra le nuove schiere di artisti indipendenti inglesi. La pubblicazione di alcuni EP vale loro la partecipazione al Download Festival e li porta a firmare un contratto discografico con la label londinese New Heavy Sounds Records nel 2019. La genesi del primo album, Faithless Rituals, ha tutti i crismi della grandezza: registrazione presso i prestigiosi studi californiani Rancho de la Luna e coproduzione di David Catching (Queens of the Stone Age). Il debutto viene pubblicato il 20 marzo 2020, proprio mentre l’Inghilterra si ferma a causa della pandemia. Il tour promozionale e le partecipazioni ad alcuni dei più noti festival rock vengono cancellati e il duo fondatore, costituito da Kayley “Hell Kitten” Davies e Max “Leather Messiah” Newsome, si ritrova a dover ricostruire la propria carriera artistica. L’idea di mollare, di accantonare gli Sky Valley Mistress, non passa nemmeno per la testa: i due capitani approfittano del momento di stasi globale per dare forma a nuove composizioni. Prende così piede l’idea di concepire un album che sia la colonna sonora di un viaggio verso la luna e, mentre le idee musicali si consolidano, il duo sviluppa un concept artistico a trecentosessanta gradi che coinvolge anche l’aspetto estetico di questa nuova fase: dal packaging fisico dei dischi alle divise da astronauti indossate dai musicisti, passando per un mezzo di trasporto non convenzionale come un carro funebre, nulla è lasciato al caso. Il titolo stesso del nuovo album, Luna Mausoleum, vuole rimarcare la fine della fase pre-pandemia, quella del Rancho de la Luna, appunto, e la genesi di un nuovo ciclo. La pubblicazione del successore del fortunato Faithless Rituals, a inizio 2026, rappresenta il coronamento di anni di sacrifici e caparbietà, portando gli Sky Valley Mistress a comparire in diverse classifiche inglesi e a uscire definitivamente dal limbo del semi-anonimato.

Con un nome che omaggia intenzionalmente il capolavoro dei Kyuss, Welcome to Sky Valley, la band inglese affonda le proprie radici nello stoner e nel desert rock della scena di Joshua Tree. Tuttavia, i leader degli Sky Valley Mistress non cadono nella facile trappola dell’imitazione compiacente ma, complice la voce versatile e camaleontica di Kayley Davies, arricchiscono la propria musica di sfumature che incorporano generi sia affini allo stoner originario sia divergenti rispetto alle radici artistiche della formazione inglese. Luna Mausoleum è infatti un album che a tratti danza sull’orlo della schizofrenia, facendo emergere personalità che all’apparenza sembrano inconciliabili che, invece, i due musicisti riescono a far coesistere in un delicato gioco di intrecci e interazioni. La prima sezione del disco è quella che più si ricollega alle produzioni degli esordi, grazie a brani che fanno dell’immediatezza e dell’impatto il loro punto di forza. Dopo l’intro An Eagle’s Epitaph, è The Exit List ad aprire le danze: il brano si adagia su strutture heavy psych e sfumature desert rock, sostenuto da un pregevole lavoro chitarristico, ma non disdegna ammiccamenti al confine con il pop grazie a un ritornello maliziosamente zuccheroso e all’uso degli archi, in contrasto con le sezioni più elettriche. L’album s’impenna con Too Many Ghosts e No Sleep, dove le distorsioni nervose e urgenti della chitarra di Max Newsome prendono il sopravvento, richiamando in alternanza i maestri Kyuss e i successori Queens of the Stone Age. Dopo questo incipit fortemente elettrico, il disco sfodera uno dei brani più eclettici, atipici e autenticamente folli, nel momento in cui la band esce con audacia dalla propria comfort zone. House of the Moon colpisce nel segno fin da subito per il suo andamento ondivago, in cui sezioni di chitarra arpeggiate e soffuse si alternano a brevi tempeste elettriche, fino a confluire in una chiusura spiazzante, affidata a un coro di voci bianche e agli archi della Up North Orchestra. L’album ritorna poi sui binari dello stoner più sferragliante con le roboanti Live Past Life, massiccia canzone in odore di Monster Magnet, e Thundertaker, composizione ultra-distorta con quel tocco di rock acido marchio di fabbrica dei The White Stripes. Tra le due fa capolino uno degli assoluti highlight di Luna Mausoleum, White Night, autentica perla nera di rara bellezza e intensità. Soul, blues e stoner convergono in un’orgia promiscua di suoni, sostenuti da un songwriting che riesce a bilanciare con naturalezza le diverse anime degli Sky Valley Mistress. Ad unire e amalgamare generi così diversi ci pensa la voce portentosa di Kayley Davies, in grado di farsi in principio dolce e sensuale per poi diventare sferzante e graffiante, muovendosi con disinvoltura tra registri opposti senza mai mostrare esitazioni o cedimenti. Blue Desert II è la lunga composizione a cui è affidato il gran finale di Luna Mausoleum. La suite, dalla connotazione fortemente psichedelica, omaggia in più di un’occasione i capisaldi dei Jefferson Airplane, mentre la prestazione sognante di Kayley Davies richiama da vicino l’indimenticabile Grace Slick. Ideale punto d’incontro tra blues e psichedelia, il brano chiude trionfalmente l’album e sembra indicare la direzione futura della band: un rock libero di attingere da generi diversi e di specchiarsi in stili variegati, per rinascere infine affrancato dal giogo di regole e schemi.

Luna Mausoleum ricandida con decisione gli Sky Valley Mistress tra i protagonisti della scena stoner ed heavy psych contemporanea. Le canzoni del nuovo album hanno la forza di esorcizzare la sfortuna e il lungo periodo buio che aveva accompagnato l’uscita del tanto agognato debutto discografico. Kayley Davies e Max Newsome concretizzano una determinazione fuori dal comune, lottando con le unghie e con i denti per affermare una proposta musicale eccellente e finalmente matura. Forte di un songwriting efficace e dotato della giusta varietà stilistica, Luna Mausoleum si candida già come una delle uscite più rilevanti in ambito rock di questo 2026. Innalzandosi dalle solide basi del debutto, il secondo album degli Sky Valley Mistress spicca il volo, trascendendo limiti e confini di genere e coniugando psichedelia, stoner, blues e una spiccata sensibilità pop. I due musicisti inglesi portano avanti una proposta ricca di sfumature e contaminazioni, che risulta ormai riduttivo definire semplicemente stoner, curando con attenzione quasi maniacale ogni dettaglio, tanto musicale quanto iconografico. Gli Sky Valley Mistress non temono confronti, neppure quelli più impegnativi con il proprio retaggio e con quegli artisti che, a partire dal nome, hanno ispirato la loro musica. Ne emerge un lavoro convincente sotto tutti gli aspetti, capace di lasciare il segno e caratterizzato da un sapore intenso e profondamente soddisfacente: quello, raro e prezioso, della rivincita.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
82.66 su 3 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2026
New Heavy Sounds Records
Stoner
Tracklist
1. An Eagle’s Epitaph
2. The Exit List
3. Too Many Ghosts
4. No Sleep
5. House Of The Moon
6. Live Past Life
7. White Night
8. Thundertaker
9. Blue Desert II
Line Up
Kayley Davies (Voce, Batteria)
Max Newsome (Chitarra, Batteria)
 
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