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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Vomitory - In Death Throes
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10/04/2026
( 1756 letture )
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Ci sono band che nel corso degli anni hanno costruito la propria identità attraverso il cambiamento, inseguendo nuove soluzioni e adattandosi alle evoluzioni del genere. E poi ci sono i Vomitory, che hanno scelto la strada opposta: rimanere fedeli a sé stessi, senza compromessi, senza deviazioni, senza alcuna reale volontà di reinventarsi. Nati alla fine degli anni ’80 nel pieno della fioritura della scena death metal svedese, i Vomitory hanno sempre occupato una posizione leggermente defilata rispetto ai nomi più iconici della loro terra. Mentre realtà come Entombed o Dismember definivano un suono riconoscibile anche grazie alle loro contaminazioni e aperture, il quartetto svedese ha da subito imboccato una via più diretta, brutale e priva di fronzoli, costruendo negli anni una discografia solida e sorprendentemente coerente. Dopo uno scioglimento nel 2013 e una successiva reunion nel 2019, il ritorno della band non ha portato con sé alcun tipo di trasformazione. Nessuna svolta, nessuna modernizzazione forzata: semplicemente, gli svedesi sono tornati a fare esattamente ciò che hanno sempre fatto. Ed è proprio qui che si gioca il senso di questo nuovo lavoro.
A rafforzare ulteriormente questa idea di continuità è anche il percorso recente della band. Dopo il ritorno con All Heads Are Gonna Roll nel 2023, il gruppo non si è limitato a una reunion celebrativa, ma ha rimesso in moto la macchina in modo concreto, tra festival europei (Obscene Extreme, Alcatraz Open Air, Hellsinki Metal Festival) e tour importanti come quello in supporto ai Vader. Un’attività live intensa che ha contribuito a mantenere alta la loro rilevanza anche nel presente.
Non sono mancati però alcuni cambi nella line-up, seppur gestiti senza traumi. Il chitarrista storico Peter Östlund ha lasciato la band dopo l’ultimo show in Messico, sostituito di fatto da Christian Fredriksson, già coinvolto nelle registrazioni precedenti e ormai perfettamente integrato nella formazione, fino a diventare membro ufficiale nel 2025. Un passaggio di consegne che non ha alterato l’identità del gruppo, ma che anzi ha contribuito a dare nuova energia alla fase attuale.
La genesi di In Death Throes riflette proprio questa continuità operativa: brani nati in sala prove, sviluppati collettivamente e rifiniti senza forzature, mantenendo quel metodo diretto e istintivo che ha sempre caratterizzato la scrittura della band. Anche a livello produttivo si percepisce una certa coerenza, con figure già legate al gruppo coinvolte nel processo e un suono finale potente ma ancora organico, capace di mantenere impatto senza risultare artificiale.
In Death Throes non è un disco che cerca di stupire o di ampliare i confini del genere. Al contrario, è una dichiarazione di intenti: death metal diretto, compatto, costruito su riff semplici ma devastanti, su una sezione ritmica che procede come un carro armato e su un approccio che privilegia l’impatto fisico rispetto a qualsiasi forma di ricerca stilistica. Fin dai primi minuti si percepisce chiaramente che la band non ha perso nulla in termini di efficacia. I brani si sviluppano secondo strutture essenziali, senza concessioni alla complessità fine a sé stessa, ma riescono comunque a mantenere alta la tensione grazie a un uso intelligente delle dinamiche tra mid-tempo schiaccianti e accelerazioni più violente.
Quello che colpisce maggiormente è proprio la loro capacità di essere ancora credibili. In un panorama in cui molte band storiche hanno scelto di evolversi o di ammorbidire il proprio suono, gli svedesi continuano a muoversi in una dimensione quasi fuori dal tempo, mantenendo intatta quella brutalità essenziale tipica dell’old school death metal che li ha sempre contraddistinti. Nessuno si aspettava un cambio di rotta dai Vomitory, e infatti non è arrivato. Più che un limite, è una scelta consapevole: restare ancorati alla propria identità, senza deviazioni.
In Death Throes funziona proprio perché non prova a essere altro da ciò che è. È un disco che si inserisce perfettamente nella loro discografia, senza picchi rivoluzionari ma anche senza cedimenti, confermando il quartetto svedese come una delle realtà più solide e meno compromesse del death metal europeo. Nessuna sorpresa, nessun compromesso: solo i Vomitory nel loro stato più puro. E tanto basta per accontentare i fan di vecchia data.
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VOTO LETTORI
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82.69 su 132 voti [
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21
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Sicuramente il migliore tra le uscite di nome del genere di questo periodo (Immolation e Monstrosity). Grande band. Voto 84. |
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20
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Un altro ottimo album che si va ad aggiungere ad una bella discografia. Come scrive LuxChaos poco più sotto, non inventano nulla (però, da svedesi, almeno non hanno mai fatto death tipicamente “svedese”), ma i pezzi li sanno scrivere. Il mio preferito: Wrath Unbound con quel bel riff che mi fa venire in mente i Bolt Thrower (anche se poi nell’album i punti di riferimento sono altri). Voto 81 |
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19
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A differenza dei Monstrosity e Immolation questo mi è un pò sceso dopo molti ascolti. |
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18
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Per me il vertice massimo della band è la doppietta Revelation Nausea/ Blood Rapture, ma cmq sempre dischi di buon livello anche dopo. A questo mi ci dedico più avanti, sono rimasto indietro con un troppe cose. |
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17
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vomitory piezz e core sin da revelations nausea ma anche il debutto più old school raped in their own blood è veramente ottimo vomito puro 100% |
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Per me da Redemption -compreso- in avanti, sono tutti validi. |
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Appendiabiti possibile ordinerò il disco... E intanto appena riesco me lo ascolto. Sicuramente penso mi piacerà... Cmq x chi non li conosce sicuramente partire da Blood Rapture |
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Devastanti come sempre, una garanzia. VOTO 80 |
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@Galilee: io ti consiglierei Revelation Nausea. |
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@Galilee: Prova con Blood Rapture, 2002. |
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X Trascendence. Ma difatti non mi spiacciono. Per quello vorrei comunque partire da un disco più datato, se dovessi mai comprarne uno. |
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10
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Bellissimo, veramente. A dimostrazione che quando si sanno scrivere grandi pezzi, essere per forza \"originali\" non serve. Gran disco, sicuramente nella mia top ten death metal 2026 |
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9
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@Spademan TI STIMO FORTE E DUROH!!! |
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I Malevolent Creation sono di un altro livello secondo me, più vari. Comunque tutti i gruppi citati sotto non possono non piacere a chi ama il death |
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Sì, ma con calma, che se arriva qualcun altro e scrive Blood Red Throne, l\'elenco degli album raggiunge quota 25 dischi... |
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Comunque se vi piacciono sentite anche i Cut Up, praticamente 3/4 dei Vomitory quando si erano sciolti, hanno fatto 2 album , per me molto validi. |
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5
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@Galilee: Se ami i Malevolent Creation, Vader e Sinister, amerai pure i Vomitory, visto che hanno lo stesso stile, ma senza accordature alternative (tutto in D standard), più ripetitività a livello tonale e anche accenni a ritmo D-beat di tipo Napalm Death. Classiconi del gruppo sono Regorge in the Morgue (da Opus Mortis VIII, 2011), Blood Rapture, Chaos Fury, Blessed And Forsaken, Eternity Appears (da Blood Rapture, 2002), Terrorize Brutalize Sodomize (da Terrorize Brutalize Sodomize, 2007), Beneath The Soil, 9mm Salvation e Revelation Nausea (da Revelation Nausea, 2001), Primal Massacre, Autopsy Extravaganza e Chainsaw Surgery (da Primal Massacre, 2004). Prova con Blood Rapture. |
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Ma proprio perchè non li conosci recupera l\\\'album, no?! |
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Purtroppo è una band che non conosco tranne qualche pezzo sentito qua e la. Quindi difficilmente recupererò questo album. |
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Non vedo l\'ora che mi arrivi per poterlo ascoltare... Ma sono ancora sconvolta dagli Immolation, comunque se lo giudichi disco dell\'anno deve essere una bomba |
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Per me già disco dell\'anno, non solo nel Death, a meno che non esca qualcosa di Thrash che mi prenda ancora meglio Loro, pur non cambiando per niente stile, hanno ancora una buona freschezza compositiva , a differenza -secondo me- della freschezza che hanno ogni volta che escono da qualche bar 10 punti in più rispetto al voto rece. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Rapture in Rupture 2. For Gore and Country 3. Forever Scorned 4. Wrath Unbound 5. In Death Throes 6. Cataclysmic Fleshfront 7. Two and a Half Men 8. Erased in Red 9. The Zombie War General 10. Oblivion Protocol
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Line Up
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Erik Rundqvist (voce, basso) Urban Gustafsson (chitarra) Christian Fredriksson (chitarra) Tobias Gustafsson (batteria)
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