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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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11/04/2026
( 486 letture )
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La storia dei Kylesa è una delle più interessanti nell’evoluzione dello sludge/post-metal degli anni 2000, soprattutto per la loro capacità di unire aggressività, psichedelia e sperimentazione. A Savannah, nel 2001, sotto l’ombra dei Baroness, Philip Cope e Laura Pleasants sviluppano sin da subito uno stile musicale ibrido, un miscuglio tra sludge metal-stile Eyehategod-, punk ed elementi psichedelici. Questo loro modo di fare musica attira immediatamente l’attenzione, sfociando in un esordio discografico grezzo e violento: l’album omonimo. Il nome stesso della band deriva dal buddhismo (“Kilesa”), indicando impurità mentali, primo segnale di un interesse filosofico e introspettivo.
Il passo verso il futuro viene compiuto con To Walk a Middle Course, lavoro più strutturato rispetto all’esordio, caratterizzato da dinamiche complesse e soprattutto da una scelta insolita che diventerà il loro marchio di fabbrica: l’utilizzo di due batteristi. L’evoluzione sonora prosegue tra il 2006 e il 2008, periodo in cui la band pubblica tre album fondamentali per la propria transizione stilistica, introducendo elementi di post-metal accompagnati da atmosfere psichedeliche e ritmi tribali, sfruttando appieno il doppio drumming. Questo continuo sperimentare porta i Kylesa a firmare per la Prosthetic Records, costruendosi una solida reputazione anche a livello internazionale. La vera svolta arriva però nel 2009, con l’approdo alla Season of Mist e la pubblicazione di Static Tension. Qui la band raggiunge una maturità artistica evidente, sintetizzando violenza sludge, groove quasi stoner e una psichedelia più strutturata. Già dalla copertina si percepisce la volontà di creare qualcosa di iconico: una figura umanoide stilizzata, composta da linee geometriche e colori acidi contrastanti, riflette una dualità tra ordine e caos, trasmettendo una percezione alterata della realtà e richiamando il simbolismo psichedelico e l’arte visionaria degli anni ’70.
Musicalmente, l’album si apre con Scapegoat, caratterizzata da un groove sludge compatto e quasi ciclico, che definisce immediatamente il peso controllato del disco. Il suo significato è diretto e interiore: il senso di colpa che stringe il collo senza lasciare scampo. Con Insomnia for Months la musica si fa ripetitiva e ipnotica, mentre la batteria assume un ruolo meno diretto, contribuendo a una sensazione di staticità che riflette la perdita dell’equilibrio mentale. I toni tornano aggressivi e punk in Said and Done, brano veloce e diretto, costruito su riff semplici e incisivi, che rompe la densità dei pezzi precedenti. Unknown Awareness introduce invece una dimensione più stratificata e progressiva, con chitarre affilate che guidano uno dei momenti più spiccatamente post-metal dell’album, fungendo da ponte verso Running Red, episodio veloce e violento con evidenti influenze thrash. La seconda metà del disco alterna momenti pesanti e rituali, come in Nature’s Predators, a passaggi più atmosferici e rarefatti come Almost Lost. In mezzo si colloca perfettamente Only One, sintesi dinamica delle due anime, con continui cambi di ritmo e una struttura articolata. Nel finale, Perception segna il ritorno della psichedelia più marcata: destrutturato e sperimentale, il brano mette in secondo piano le batterie, focalizzandosi su una dimensione percettiva e soggettiva. La chiusura è affidata a To Walk Alone, che riporta riff oppressivi e pattern ripetitivi, trasmettendo una sensazione di perdita totale di sé.
In definitiva, i testi dei Kylesa non presentano significati espliciti e lineari: Static Tension funziona più come esperienza sensoriale e psicologica che come concept narrativo. L’album rappresenta un punto di svolta perché unisce brutalità e raffinatezza, sviluppando una forte identità visiva e concettuale. È uno dei lavori che hanno contribuito a ridefinire lo sludge metal moderno, spingendolo verso territori più psichedelici e introspettivi. Non resta che abbandonarsi all’ascolto e trarne un significato personale-sperando che non vi soffochi prima.
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4
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Bellissimo lavoro. I Kylesa mostrano varietà nel songwriting, scrivendo brani con un\'identità ben definita e offrono una sintesi intelligente delle loro influenze. E in 17 anni l\'album non ha perso impatto. |
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3
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Semicapolavoro. Voto 90. |
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2
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Non male come album, ma in generale la loro discografia mi piace |
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1
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Uuuuuh, questo è un discone! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Scapegoat 2. Insomnia for Months 3. Said and Done 4. Unknown Awareness 5. Running Red 6. Nature's Predators 7. Almost Lost 8. Only One 9. Perception 10. To Walk Alone
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Line Up
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Philip Cope (Voce, Chitarra) Laura Pleasants (Voce, Chitarra) Corey Barhorst (Basso) Carl McGinley (Batteria) Eric Hernandez (Batteria)
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