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17/11/26
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Power Paladin - Beyond the Reach of Enchantment
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19/04/2026
( 608 letture )
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A distanza di alcuni anni dal debutto, i Power Paladin tornano con Beyond the Reach of Enchantment, un lavoro che non si limita a ribadire quanto di buono mostrato in passato, ma prova a consolidare una direzione stilistica ben precisa, muovendosi all’interno di coordinate estremamente riconoscibili senza però risultare statico. La band islandese continua infatti a orbitare attorno al power metal melodico di matrice europea, ma lo fa con una maggiore consapevolezza nei propri mezzi e con una scrittura che, pur restando ancorata alla tradizione, appare più rifinita e focalizzata.
Fin dalle prime battute di Sword Vigor si percepisce chiaramente l’intenzione, velocità sostenuta, linee melodiche immediate e un approccio diretto che punta a catturare l’ascoltatore senza passaggi superflui. È un’apertura che funziona come manifesto dell’intero disco, mettendo in evidenza sia l’energia della band sia una certa attenzione nella costruzione dei refrain. Il lavoro delle chitarre di Bjarni Þór Jóhannsson e Ingi Þórisson si rivela uno degli elementi centrali dell’album, tra le cose migliori. I riff si muovono costantemente tra aggressività e melodia, mentre gli assoli, pur mantenendo una struttura classica, riescono a inserirsi con fluidità all’interno dei brani, evitando inutili sovraccarichi, che di questi tempi apparirebbero insopportabili, specie alle nuove leve. La sezione ritmica, sostenuta da Einar Karl Júlíusson e Kristleifur Þorsteinsson, garantisce una spinta continua, contribuendo a mantenere alta la tensione lungo tutta la durata del disco. Con Glade Lords of Athel Loren e The Royal Road emerge una prima sfumatura più articolata della proposta, con strutture che alternano momenti più serrati a aperture melodiche ben calibrate. In particolare, la seconda riesce a bilanciare un riffing più pesante con un ritornello armonioso, dimostrando come la band stia cercando di ampliare leggermente il proprio raggio d’azione senza snaturarsi. Uno dei passaggi più rappresentativi arriva con The Arcane Tower, episodio che accentua il lato più pomposo del disco. Qui la componente epica viene spinta maggiormente in primo piano, grazie anche a un uso più marcato delle tastiere e a una costruzione che privilegia l’impatto corale. È un brano che sintetizza bene l’estetica del gruppo, diretto, ricco e volutamente sopra le righe, ma senza scivolare nell’eccesso strutturale che sarebbe stato inadeguato. La componente più leggera e immediata trova spazio in Camelot Rock City, traccia che gioca apertamente con i cliché del genere, trasformandoli però in un discreto punto di forza. Il risultato è un brano estremamente orecchiabile, forse troppo costruito su un ritornello che resta facilmente impresso, pur mantenendo una certa solidità nella struttura, cosa che non guasta affatto. Con Keeper of the Crimson Dungeon e Aegis of Eternity il disco torna su territori più robusti, dove il lavoro delle chitarre si fa più incisivo e la componente epica viene filtrata attraverso una maggiore attenzione alle dinamiche. Sono momenti che contribuiscono a dare maggiore equilibrio alla tracklist, evitando una monotonia che sarebbe potuta emergere con facilità in un contesto simile. La chiusura è affidata a Valediction, brano più esteso e ambizioso, che rappresenta il tentativo più evidente di ampliare la struttura compositiva. Qui la band si concede maggior spazio per sviluppare variazioni, cambi di atmosfera e passaggi più articolati, riuscendo a costruire un finale che riassume le diverse anime del disco senza risultare dispersivo. Dal punto di vista vocale, Atli Guðlaugsson si conferma una presenza solida e versatile. Il suo approccio privilegia le linee alte e pulite, ma riesce comunque a mantenere una buona espressività, adattandosi ai diversi contesti proposti dai brani senza forzature evidenti. Nel complesso, Beyond the Reach of Enchantment è un disco che punta tutto sulla coerenza stilistica e sull’efficacia immediata. Non c’è una reale volontà di uscire dai confini del genere, ma piuttosto quella di perfezionare una formula ben precisa. Questo approccio, se da un lato limita parzialmente l’impatto in termini di originalità, dall’altro garantisce un ascolto estremamente fluido e coinvolgente.
I Power Paladin dimostrano così di aver trovato una propria dimensione, costruendo un lavoro che, pur muovendosi entro schemi consolidati, riesce a mantenere alta l’attenzione grazie a una scrittura curata e ad un’esecuzione sempre convincente. Un disco che difficilmente cambierà le sorti del power metal, ma che saprà senza dubbio ritagliarsi uno spazio solido tra le uscite più riuscite del genere negli ultimi tempi.
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Il primo disco era spaziale. Questo risulta più maturo, meno immediato ma con una consapevolezza nel songwriting molto piu spiccata. Disco da 7,5 pieno per ora ma che puo salire con gli ascolti. |
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INFORMAZIONI |
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ROAR! Rock of Angels Records
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Tracklist
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1. Sword Vigor 2. Glade Lords of Athel Loren 3. The Royal Road 4. The Arcane Tower (feat. Tommy Johansson) 5. Aegis of Eternity 6. Camelot Rock City 7. Keeper of the Crimson Dungeon 8. Valediction
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Line Up
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Atli Guðlaugsson (Voce) Bjarni Þór Jóhannsson (Chitarra) Ingi Þórisson (Chitarra) Bjarni Egill Ögmundsson (Tastiere) Kristleifur Þorsteinsson (Basso) Einar Karl Júlíusson (Batteria)
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RECENSIONI |
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