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17/11/26
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Siege Perilous - Becoming the Dragon
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19/04/2026
( 624 letture )
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Dalle profondità del Colorado emergono i Siege Perilous con il loro primo vero banco di prova su lunga distanza, Becoming the Dragon, un lavoro che si inserisce con decisione nel panorama dell’epic heavy/power metal di matrice statunitense, cercando di costruire un’identità ben definita pur restando ancorato a coordinate, come al solito, in queste interminabili stagioni, piuttosto riconoscibili. Immediatamente è chiaro come il progetto sia animato da una forte componente narrativa, difatti il disco si sviluppa come un percorso coerente, quasi cinematografico, dove ogni brano rappresenta una tappa di un viaggio più ampio, forse rispetto anche all’intero disco. Non si tratta semplicemente di una raccolta di canzoni, però, ma di una struttura pensata per accompagnare l’ascoltatore lungo un’autostrada precisa, fatta di tensioni, passaggi più riflessivi e momenti di maggiore impatto.
L’introduzione orchestrale di Overture ha il compito di costruire il contesto, senza mai risultare particolarmente incisiva, limitandosi a preparare il terreno per Ancient Rite, primo vero episodio del disco. Qui la band sceglie un approccio misurato, puntando più sull’atmosfera che sulla velocità, nonostante riff pesanti, l’andamento è controllato e la voce si impone subito come elemento distintivo. Il timbro di Shaughnessy McDaniel è ruvido, diretto, a tratti imperfetto, ma proprio per questo dotato di una certa personalità, capace di dividere ma difficilmente ignorabile. Il primo vero scossone arriva con As the Dragon Falls, uno dei momenti più riusciti del lavoro. L’ingresso di Fabio Lione dona al brano una dimensione più interessante, creando un contrasto utile a far emergere le due impostazioni vocali. La struttura è più dinamica, il ritmo più sostenuto e il risultato è un episodio che riesce a funzionare con maggiore naturalezza rispetto al resto della scaletta, che risulta un po’ troppo piatta rispetto a ciò che poteva essere. Proseguendo, il disco si muove su un equilibrio abbastanza stabile tra mid-tempo robusti e aperture più melodiche. Child of Prophecy e Shattered Mirage lavorano su dinamiche meno immediate, cercando di costruire tensione attraverso variazioni interne piuttosto che tramite accelerazioni evidenti. È qui che emerge uno dei limiti principali del lavoro, la sensazione di una scrittura che, pur solida, tende a muoversi su schemi prevedibili, senza mai spingersi davvero oltre e creando uno stato malinconico dal quale difficilmente si riesce ad uscire. Chieftain prova a introdurre una maggiore componente epica, con un ritornello pensato per funzionare come coro da battaglia, mentre Cut Down rappresenta uno dei pochi momenti in cui la band aumenta sensibilmente il ritmo, mostrando un lato finalmente diretto e meno ragionato. Sono episodi che ci stanno, ma che anch’essi non riescono completamente a rompere una certa uniformità di fondo e a stravolgere il destino dell’album. La parentesi più morbida arriva con Echoes of Home, dove la presenza di Kristin Starkey contribuisce a creare un’atmosfera più delicata. Il brano si distingue per un approccio più melodico, ovattato, offrendo una variazione necessaria all’interno della struttura del disco, anche se nemmeno lui raggiunge picchi particolarmente memorabili. Nella parte finale, la title track Becoming the Dragon tenta di ampliare il discorso, inserendo elementi più orchestrali e una costruzione articolata, mentre Eschaton chiude il percorso con un’impostazione più estesa, sviluppandosi lentamente e cercando di tirare le fila. È una conclusione coerente, ma non così incisiva da lasciare un segno duraturo.
Becoming the Dragon è un debutto che mostra chiaramente pregi e limiti di una band ancora in fase di definizione. Da un lato c’è una buona capacità di costruire atmosfere e una certa attenzione alla componente narrativa; dall’altro manca ancora quel guizzo capace di rendere il tutto realmente distintivo. La sensazione è quella di un gruppo che possiede le basi per crescere, ma che al momento si muove con cautela all’interno di territori già ampiamente esplorati e che inesorabilmente finiscono un po’ per annoiare. I Siege Perilous dimostrano impegno e una discreta padronanza dei mezzi, ma per fare il salto servirà probabilmente una maggiore personalità in fase di scrittura. Un disco solido, a tratti coinvolgente, ma che difficilmente riesce a imporsi con decisione, lasciando intravedere più potenziale che reale compimento.
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Band interessante che potrebbe fare il salto di qualità prima o poi. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Overture 2. Ancient Rite 3. As the Dragon Falls 4. Child of Prophecy 5. Shattered Mirage 6. Chieftain 7. Cut Down 8. Echoes of Home 9. Becoming the Dragon 10. Eschaton
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Line Up
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Shaughnessy McDaniel (Voce) Scott Hancock (Chitarra) Cody Martinez (Chitarra) Ryan Flanagan (Chitarra) Eric Fischer (Basso, violino) Mark Girard (Batteria)
Musicisti Ospiti: Fabio Lione (Voce nella traccia 3) Kristin Starkey (Voce nella traccia 8)
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RECENSIONI |
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