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Vargrav - Dimension: Daemonium
20/04/2026
( 999 letture )
I Vargrav non sono mai stati una semplice operazione nostalgia, nonostante un legame evidente e dichiarato con il symphonic black metal di fine anni ’90. Sin dagli esordi, il progetto di V-Khaoz ha cercato di rielaborare quell’estetica fatta di gelo, grandiosità e tastiere dominanti, muovendosi lungo un equilibrio sottile tra omaggio e reinterpretazione. Con Dimension: Daemonium, quarto full-length della formazione finlandese, questo equilibrio viene nuovamente messo alla prova, in un contesto che vede la band proseguire la propria seconda fase evolutiva dopo l'ottimo The Nighthold. Se quest’ultimo rappresentava il punto più alto in termini di espansione sonora e approccio cinematografico, il nuovo lavoro si presenta come un tentativo di condensare quella stessa ambizione in una forma più compatta. La riduzione a duo e una durata più contenuta potrebbero far pensare a un ridimensionamento, ma Dimension: Daemonium gioca proprio sulla percezione opposta: un disco che, pur nei suoi 43 minuti, ambisce a risultare comunque vasto, stratificato e totalizzante.

La componente sinfonica resta il fulcro assoluto del suono, ma qui assume un ruolo ancora più centrale e dominante. Le tastiere non si limitano a sostenere la struttura dei brani, bensì ne guidano lo sviluppo, costruendo paesaggi sonori che oscillano tra grandiosità imperiale e derive più oniriche. È proprio in questa doppia natura che il disco trova uno dei suoi elementi più distintivi: un’immersione in scenari cosmici che non si limitano alla fredda immensità dello spazio, ma si tingono di una dimensione quasi sognante, sospesa e straniante.

Allo stesso tempo, la produzione, più pulita e definita, enfatizza ogni dettaglio, rendendo le orchestrazioni estremamente leggibili. Questa scelta, però, introduce una tensione evidente con la componente più aggressiva del sound: l’esecuzione resta feroce, ma la maggiore chiarezza tende a smussare parte della ruvidità tipica del black metal. Ne nasce un contrasto interessante tra eleganza e violenza, che può rappresentare tanto un punto di forza quanto un limite, a seconda della sensibilità dell’ascoltatore.

Un altro aspetto cruciale riguarda la struttura dei brani. Rispetto al passato, Dimension: Daemonium sembra puntare su un impatto più immediato, con composizioni che colpiscono fin dai primi ascolti per poi espandersi progressivamente. Se da un lato questa scelta rende il disco più accessibile, dall’altro solleva il dubbio che parte della profondità e della capacità di crescita nel tempo possa risultare attenuata. La vera riuscita del lavoro si gioca quindi sulla sua tenuta nel lungo periodo: sulla capacità di trasformarsi da esperienza suggestiva a qualcosa di realmente memorabile.
In questo senso, il richiamo alle radici del genere resta forte e inevitabile. Le influenze della seconda ondata sinfonica sono ben presenti e riconoscibili: l’ombra degli Emperor aleggia nella costruzione delle armonie e nell’uso delle tastiere come strumento narrativo, mentre il retaggio dei Covenant (fase Nexus Polaris) emerge nella volontà di coniugare gelo cosmico e imponenza orchestrale. Non mancano echi di realtà come Limbonic Art e Obtained Enslavement, soprattutto nella tendenza a privilegiare una stratificazione densa e quasi soffocante.
Allo stesso tempo, pur restando saldamente ancorati a questa tradizione, i Vargrav lasciano filtrare suggestioni più moderne nella gestione dell’atmosfera. In alcuni passaggi, l’apertura melodica e la resa “spaziale” delle composizioni possono ricordare vagamente un certo black metal atmosferico contemporaneo, senza però mai abbandonare una struttura fortemente gerarchica e teatrale. È qui che emerge la loro specificità: non una semplice operazione revival, ma un tentativo di espandere un linguaggio codificato mantenendone intatta la solennità.

Dimension: Daemonium non sembra quindi voler reinventare il symphonic black metal, quanto piuttosto raffinarlo e spingerlo verso una forma più controllata e consapevole, in cui ogni elemento, dalle orchestrazioni alla componente più ferina, contribuisce a un equilibrio tanto ambizioso quanto fragile.

In definitiva, il nuovo lavoro dei Vargrav si configura come un capitolo di consolidamento più che di rottura: un disco che rifinisce la propria formula senza metterla realmente in discussione, puntando su una sintesi più controllata ma anche meno rischiosa. L’ambizione resta intatta, così come la cura per i dettagli, ma l’impressione è che parte della spinta e della profondità del precedente venga qui parzialmente diluita in favore di una resa più immediata. Ne risulta un lavoro solido e coerente, ma non del tutto risolutivo, che conferma la statura della band senza riuscire davvero a superarla. La riduzione a duo, per quanto funzionale a una maggiore compattezza, sembra aver inevitabilmente sottratto qualcosa in termini di profondità e visione complessiva, lasciando la sensazione che, con meno menti coinvolte, anche l’orizzonte creativo si sia fatto leggermente più ristretto.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
71.77 su 9 voti [ VOTA]
Moro
Giovedì 7 Maggio 2026, 16.19.49
9
@Gianluca: Eonian, Abrahadabra, In Sorte Diaboli, Stormblast2005, Death Cult Armageddon
Gianluca Pagliuca
Giovedì 30 Aprile 2026, 0.39.32
8
@moro: con gli ultimi 4 o 5 arriviamo a Spiritual Black Dimensions. Mi sa che ti devi riascoltare anche gli album dei Dimmu, è meglio....
Moro
Mercoledì 29 Aprile 2026, 18.09.24
7
Trovo anche io che dopo Nighthold questo album sia il peggiore. Certo è ancora ben ascoltabile e migliore degli ultimi 4-5 album dei Dimmu Borgir però confronto al passato c\'è qualcosa che manca. è molto più chitarroso ma i primi due erano ben altra cosa.
El Manjo
Giovedì 23 Aprile 2026, 23.15.32
6
Banale e senza guizzi...delusione
Uno
Giovedì 23 Aprile 2026, 16.41.03
5
Musica fuori contesto!
Victory
Giovedì 23 Aprile 2026, 12.19.04
4
Spazzatura. Buona la opener, disco che ho cestinato circa due mesi fa per la noia che mi ha trasmessoband che doveva fermarsi ai primi due dischi
lisablack
Martedì 21 Aprile 2026, 19.29.05
3
Che esagerato...
Luca
Martedì 21 Aprile 2026, 17.38.03
2
qua parliamo di serie c finlandese.. totalmente derivativi, il primo era anche discreto poi sono diventati troppo pomposi
lisablack
Lunedì 20 Aprile 2026, 11.05.41
1
I Vargrav... Adoro, non sapevo di questo album, cavolo devo assolutamente ascoltarlo
INFORMAZIONI
2026
Werewolf Records
Symphonic Black
Tracklist
1. Intro (Thy Daemonium)
2. Ablaze Upon the Nocturnal Realms
3. Moonfrost Storms
4. Dragons of Nightmare
5. The Gates of My Dimension
6. Bleeding Galaxies
7. Starlight Chalice
8. Unveil the Enslavement of Lunar Prophecies
Line Up
Werwolf (voce)
V-Khaoz (tutti gli strumenti)
 
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