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Devoid of Thought - Devoid of Thought
23/04/2026
( 2152 letture )
Il bel paese non è solo terra di brutal death: oltre a nomi più affermati come gli Ad Nauseam, anche i Devoid of Thought dimostrano come la scena italiana sappia muoversi anche su coordinate più oscure, tecniche e stratificate. Dopo un buonissimo Outer World Graves (pubblicato nel 2021 via Everlasting Spew Records), disco d'esordio che ha delineato un’identità ben precisa, il combo torna con Devoid of Thought, album omonimo che si impone come una naturale evoluzione del proprio percorso: un’opera che mira a consolidare e allo stesso tempo estremizzare il proprio linguaggio sonoro.

Uscito sotto l’egida di Avantgarde Music, etichetta ormai sinonimo di sicurezza e qualità ben oltre i confini del solo black metal, il disco si inserisce in un catalogo che negli anni ha saputo valorizzare le espressioni più ricercate e fuori asse della scena estrema. Non è un caso che la band arrivi a questo secondo capitolo dopo anni di intensa attività live tra festival e tour europei al fianco di realtà come Artificial Brain ed i prima citati Ad Nauseam.

Fin dai primi minuti, il disco si presenta come un’immersione in un universo claustrofobico e dissonante, dove la componente tecnica si intreccia con una costante tensione atmosferica e aperture dal sapore puramente cosmico. Le strutture dei brani evitano qualsiasi forma di linearità, sviluppandosi attraverso continui cambi di direzione che rendono l’ascolto tanto impegnativo quanto coinvolgente. Non si tratta di semplice virtuosismo: ogni soluzione compositiva sembra funzionale alla costruzione di un senso di smarrimento controllato. Il sound si muove lungo coordinate che richiamano tanto il death metal più cavernoso quanto derive più astratte e contemporanee. Le chitarre lavorano su trame contorte e spesso dissonanti, mentre la sezione ritmica alterna momenti di furia compressa a passaggi più rarefatti e inquieti. Il risultato è un equilibrio instabile, in cui violenza e sospensione convivono senza mai trovare una vera risoluzione.

Fondamentale è anche il lavoro sulle atmosfere. Devoid of Thought costruisce un senso di oppressione costante, evitando però soluzioni prevedibili: invece di affidarsi esclusivamente a velocità e aggressività, la band gioca molto sulle dinamiche e sugli spazi, creando un contrasto efficace tra pieni e vuoti. Questa attenzione alla dimensione ambientale contribuisce a dare al disco una profondità che va oltre il semplice impatto immediato.
La produzione, pulita ma non sterile, permette di cogliere ogni dettaglio senza sacrificare l’impatto complessivo. Le varie stratificazioni emergono con chiarezza, rendendo evidente il lavoro di costruzione dietro ogni brano. Allo stesso tempo, viene mantenuta una certa ruvidità di fondo che impedisce al suono di risultare eccessivamente levigato.

Dal punto di vista compositivo, l’album segna anche un passo in avanti rispetto al predecessore, dove soprattutto nelle tracce più temerarie emergevano ancora alcune incertezze: soluzioni non sempre pienamente sviluppate e cambi di tempo che talvolta non centravano del tutto l’obiettivo. Qui, invece, la scrittura appare più solida e consapevole, pur senza rinunciare alla complessità. L’album sembra comunque voler evitare qualsiasi compromesso con l’accessibilità. Le tracce non offrono appigli immediati e richiedono ascolti ripetuti per essere pienamente assimilate. Questo approccio, se da un lato può rappresentare una barriera per parte del pubblico, dall’altro rafforza la coerenza artistica del progetto, che appare deciso a perseguire una visione ben definita.
In controluce emergono influenze già presenti sin dagli esordi, come Blood Incantation, Timeghoul e Tomb Mold, a cui si affiancano richiami a Voivod e Incantation, mentre in questo full-length si fa più marcata un’eco dei Gorguts, soprattutto nell’alienazione dei suoni e nell’uso di melodie dissonanti più ricercate e meno accessibili. In questo senso, il death metal della band, pur radicato in coordinate old school, assume tratti sorprendentemente moderni e visionari, una direzione che le stesse influenze contribuiscono a confermare.

In definitiva, l’omonimo dei Devoid of Thought si configura come un’opera solida e coerente, capace di spingere ulteriormente i confini del proprio sound senza tradirne le fondamenta. Non un lavoro pensato per colpire al primo impatto, ma un percorso sonoro denso e articolato, che premia chi è disposto a perdersi nelle sue pieghe più oscure.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
82.44 su 9 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2026
Avantgarde Music
Death
Tracklist
1. Panspermic Bio-Dome
2. Chronos
3. Putrescent Mireborn
4. Oblivionauts
5. Entheogenic Ritual
Line Up
Andrea Collaro (Voce, Chitarra)
Lorenzo Gagliardi (Chitarra)
Marek Sollami (Basso)
Davide Botturi (Batteria)
 
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