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Anterior - This Age of Silence
02/05/2026
( 838 letture )
Come ammesso anni fa in un’intervista al leggendario Brian Slagel, in un periodo economicamente difficile per la storica Metal Blade, ci pensa il revival melodeath/metalcore a salvare la situazione, garantendo buona visibilità e grandi album pubblicati dalla storica label che tutti noi amiamo incondizionatamente. Armonizzando coordinate verso il metal più classico, con cori vincenti e assoli tecnico-melodici, molte band dell’epoca trasformavano e plasmavano il loro sound poggiando le basi sulle violenze pirotecniche e veloci del death melodico di metà anni ’90, garantendo una solida base per uno sviluppo cromato che, di li a poco, avrebbe preso le coordinate più imprevedibili, creando altri sottogeneri. Gli Anterior, gallesi come i Bullet For My Valentine, scandiscono il passo senza emozionalità di sorta, pestando sull’acceleratore del virtuosismo e della potenza metallica.

Purtroppo svaniti nel vapore temporale dopo poco tempo, i quattro gallesi sono stati sotto l’occhio del ciclone grazie a un debutto storicamente significativo, pregno di qualità e meriti. In uno strano (ma non troppo) ibrido coscienzioso di Trivium, Darkest Hour, Children of Bodom e Arsis, gli Anterior di This Age of Silence suonano tecnici e diretti, senza peli sulla lingua e con un piano semplice ma preciso: heavy metal fresco ma tradizionale, con grande rispetto per la tecnica.
Il grido minaccioso di Ghost of Dawn / The Silent Divide dà il via alle danze toccando subito vette altissime, sciorinando acciaio e doppia cassa a go-go. I riff di chitarra salgono in cattedra con fare dispotico, comandando gli oltre 6 minuti dell’opener in modo magistrale. Audaci e potenti, gli Anterior creano un'aurea elettrica comandati dalla graffiante autorevolezza di Luke Davies, temerario leader al timone della nave. Non solo chitarre veloci, riff taglienti e assoli tecnici fanno la fortuna dell’album: troviamo anche melodie più pacate ed avvolgenti che forniscono un buon equilibrio tra caos e conforto. Anche se, a onor del vero, il vero punto di forza dell’album sono proprio le chitarre di Luke Davies e Leon Kemp, tra labirinti di riff che, per tutti i 45 minuti, si intrecciano in modo sinuoso, esaltando solismi da bocca aperta.

La formula Anterior rimane invariata per il resto dell'album, eccezion fatta per lo strumentale acustico Stir of Echoes, che arricchisce l'atmosfera spezzando la tensione melodeath in modo elegante. Fortunatamente, ogni canzone ha una propria identità, fantasiosi lead e una miriade di assoli ben composti e inseriti. Non esistono strutture “a caso” e nemmeno esperimenti campati in aria nei tre quarti d’ora di This Age of Silence e, sebbene nulla sia pura invenzione o avanguardia di genere, tutto suona perfettamente a fuoco, diretto e incredibilmente “vero”. Le riff-fest di Scar City e Seraph ci fanno sobbalzare dal divano con una sottile verve progressiva, bilanciata e nascosta tra le tempeste fragorose e la calma apparente. Questi tocchi sporadici conferiscono gusti e spezie che valorizzano l’intero lavoro, creando un substrato di materia mellifluo-metallica pronto a esplodere dietro ogni apostrofo melodico. Rabbia e velocità ci conquistano sempre, e il singolo Dead Divide ne è la prova, così come potenza heavy/thrash di Days of Deliverance, con il suo intro da pugni al cielo e il susseguirsi di riff, doppia-cassa e richiami al metal che fu. Senza paura, Seraph spinge nuovamente sull’acceleratore mettendo in luce le doti di Ross Andrews. Doppia-cassa in cattedra e un mantra chitarristico alla Bodom banchettano con la nostra cervicale. Le composizioni, spesso lunghe e articolate, non ostacolano qualità e ascolto, traghettandoci con foga e piacere immutato verso l’epilogo del silenzio, affidato alla scoppiettante title-track.
This Age of Silence conclude l’album nel migliore dei modi suggellando quanto detto e fatto, senza remore e riserve di alcun tipo. Il brano più orientato al metalcore del lotto paga dazio ai pesi massimi del periodo (Darkest Hour su tutti), ma non sfigura affatto. Una conclusione più semplice e meno tecnica, se vogliamo, che completa muscolarmente la prima, indimenticata, fatica in studio.

Purtroppo, il seguito Echoes of the Fallen (2011) non stupirà nessuno e finirà per autodistruggersi decretando la fine della band in modo brusco e anonimo. In conclusione, gli Anterior costituiscono uno di quei tanti esempi di band culto minori che hanno fatto davvero qualcosa di buono prima di scomparire nel nulla. Drizzate le orecchie e correte a recuperare This Age of Silence alzando il volume al massimo: non ve ne pentirete!



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
83 su 1 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2007
Metal Blade Records
Melodic Death
Tracklist
1. Ghost of Dawn - intro
2. The Silent Divide
3. Dead Divine
4. Days of Deliverance
5. Human Hive
6. Stir of Echoes - intermezzo
7. Scar City
8. Seraph
9. This Age of Silence
Line Up
Luke Davies (Voce, Chitarra)
Leon Kemp (Chitarra)
James Britton (Basso)
Ross Andrews (Batteria)
 
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