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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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02/05/2026
( 305 letture )
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Extol è una di quelle band di cui si sente parlare con un certo rispetto reverenziale in certi circoli del metal estremo -il tipo di rispetto riservato a chi ha fatto qualcosa di genuinamente originale, anche se il grande pubblico non se ne è mai accorto. La band nasce a Oslo nel 1993 per iniziativa dei fratelli Christer e Peter Espevoll assieme al cugino batterista David Husvik e si muove fin dall'esordio in un territorio piuttosto peculiare: quello del death/black metal tecnico di matrice cristiana, in un contesto -quello della scena norvegese di fine anni Novanta- dominato da tutt'altri simbolismi. I testi di Burial non lasciano spazio all'interpretazione: la fede cristiana è il filo conduttore dichiarato e coerente dell'intero album, e raggiunge la sua espressione più esplicita nel brano conclusivo Jesus Kom Til Jorden For Å Dø. Una scelta controcorrente in senso letterale, che ha reso Extol oggetto di curiosità per alcuni e di fastidio per altri, ma che non ha mai scalfito la coerenza con cui la band ha portato avanti il proprio percorso. Burial, uscito nel dicembre 1998 su Endtime Productions -di cui rappresenta peraltro il primo catalogo in assoluto- è il documento sonoro di quella partenza. Un disco che merita ascolto, ma che porta con sé limiti non trascurabili.
Il punto di forza di Burial è quasi interamente concentrato nelle mani di tre musicisti: David Husvik, Christer Espevoll e Ole Børud. Il batterista è semplicemente straordinario: la sua capacità di alternare blast beat devastanti, cambi di tempo imprevedibili e passaggi mid-tempo di grande peso specifico senza mai sembrare ostentato, è la spina dorsale dell'intero album. Non è la tecnica fine a se stessa di certa scena death metal americana di quegli anni: Husvik suona sempre al servizio del brano e la sua presenza si sente anche quando il pedale della cassa rallenta e il groove prende spazio. Alle chitarre, Espevoll e Børud costruiscono un tessuto di riff che mescola tremolo picking di stampo black metal, armonizzazioni insolite e soluzioni melodiche che a tratti richiamano certe technical death metal band dell’epoca -senza tuttavia limitarsi alla semplice imitazione. C'è una originalità genuina nelle scelte armoniche, una tendenza a evitare il sentiero già battuto che rende certi passaggi autenticamente memorabili. Da segnalare anche il contributo del flauto -insolito e ben integrato- che aggiunge una dimensione eterea in alcuni momenti dell'album. Tra le tracce che convincono di più emergono Reflections of a Broken Soul e Embraced. La prima è forse il brano più completo del disco: struttura solida, dinamiche ben calibrate tra momenti di furia e aperture melodiche, con una sezione centrale in cui chitarre e batteria dialogano in modo particolarmente convincente. Embraced porta invece in primo piano il lato più atmosferico e melodico della band, con un'alternanza voce growl/clean che qui funziona meglio che altrove, e un finale che lascia il segno. Degna di nota anche la conclusiva Jesus Kom Til Jorden For Å Dø, cover di un brano del 1976 di Arnold Børud, che ne cura anche l'arrangiamento per organo: un pezzo quasi innico, dal sapore doom e folk, che chiude il disco in modo inaspettato e, bisogna ammetterlo, efficace.
Il limite principale di Burial, però, è altrettanto evidente: le voci di Peter Espevoll. Il registro predominante è quello del black metal più stridulo, con screaming acuto e tagliente che nelle prime tracce trasmette una certa energia selvaggia, ma che -distribuito su oltre un'ora di ascolto- finisce per stancare in modo significativo. Si tratta (anche) di una questione di gusto personale, ma è soprattutto un problema di varietà e di gestione dell'arco emotivo dell'album. I momenti di voce pulita, quando emergono, dimostrano che la band aveva a disposizione strumenti espressivi ben più interessanti, e purtroppo restano episodici. In un disco che già presenta strutture compositive frammentate e non sempre risolte nel modo più efficace, l'uniformità della proposta vocale diventa un peso ulteriore sulla seconda metà dell'ascolto.
Burial è dunque un esordio che vale la pena conoscere, soprattutto per chi ha interesse verso la storia del metal tecnico di fine anni Novanta e verso il peculiare angolo prospettico che Extol occupa in quella storia. Non è però il capolavoro che certa critica entusiasta tende a dipingere: le idee ci sono, il talento strumentale è indiscutibile, ma la forma non è ancora all'altezza della sostanza. La produzione -registrata ai Børud Lydskredderi in Norvegia- porta con sé la ruvidità tipica di un debut album realizzato con mezzi limitati: il mix è squilibrato in alcuni punti, la pulizia del suono lontana dagli standard che la band avrebbe raggiunto nei lavori successivi, e la scrittura tradisce qua e là una certa acerbità compositiva nella costruzione delle strutture. Difetti comprensibili, attesi perfino, ma che pesano sull'ascolto in modo non trascurabile. Chi si avvicina alla band per la prima volta farebbe forse meglio a partire da Undeceived (2000), dove molte delle promesse qui abbozzate trovano una realizzazione più matura sul piano sia sonoro che compositivo. Burial resta comunque un documento onesto e coraggioso di una band che aveva -e aveva già- qualcosa da dire. La ruvidità sonora e l'approccio vocale di Peter Espevoll, già discussi sopra, sono elementi che un ascoltatore di death/black metal navigato potrebbe apprezzare ben più di quanto non faccia chi si avvicina a questo repertorio con un orecchio formato su altre latitudini del metal. Chi condivide il gusto per il genere nella sua forma più estrema troverà probabilmente in Burial qualcosa di più di quanto il presente voto lasci intendere.
Tracce imperdibili: Reflections of a Broken Soul — Embraced — Jesus Kom Til Jorden For Å Dø
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Concordo con il recensore. In questo lavoro si trovano brani e passaggi notevoli, ma ogni volta che l\'ho riascoltato negli anni ho sempre trovato faticoso seguirlo fino alla fine. Il fatto che la sensazione non sia cambiata con il passare del tempo indica che un problema di composizione esiste, oltre alla monotonia vocale. Molto più maturo il successivo Undeceived. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Into Another Dimension 2. Celestial Completion 3. Burial 4. Renhetens Elv 5. Superior 6. Reflections of a Broken Soul 7. Justified 8. Embraced 9. Innbydelse 10. Tears of Bitterness 11. Work of Art 12. Jesus Kom Til Jorden For Å Dø
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Line Up
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Peter Espevoll (Voce) Christer Espevoll (Chitarra) Ole Børud (Chitarra, Flauto, Voce) Arnold Børud (Tastiera) Eystein Holm (Basso) David Husvik (Batteria, Cori)
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RECENSIONI |
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