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17/11/26
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Yoth Iria - Gone with the Devil
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10/05/2026
( 1035 letture )
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Nel momento in cui una band parla apertamente di voler realizzare un “album definitivo”, è inevitabile che le aspettative si alzino. Nel caso degli Yoth Iria, Gone With The Devil, in uscita per Metal Blade Records, rappresenta senza dubbio un passo ulteriore nel percorso del gruppo, ma difficilmente può essere considerato il punto di svolta che ambisce a essere.
Il quintetto guidato da Jim Mutilator prosegue lungo la traiettoria già delineata nei lavori precedenti, affinando una formula che mescola black metal ellenico, suggestioni heavy metal classico e una certa inclinazione melodica. In questo contesto emergono anche diverse influenze folk, soprattutto di matrice mediterranea, che affiorano nelle linee melodiche e in alcune soluzioni armoniche. Tuttavia, più che integrarsi pienamente nel tessuto compositivo, questi elementi finiscono spesso per accentuare la natura ibrida del disco, contribuendo a una sensazione generale di dispersione.
Fin dall’opener Dare to Rebel”, l’anima più tradizionalmente heavy emerge in modo evidente, tra armonizzazioni, assoli puliti e strutture lineari. L’intenzione è chiara: costruire pezzi più accessibili e immediati, capaci di funzionare anche in ambito live. Tuttavia, questa apertura finisce spesso per entrare in attrito con la componente black metal, che perde parte della sua tensione e della sua carica evocativa. Il risultato è un equilibrio non sempre centrato, in cui le diverse anime: black, heavy e folk, convivono senza fondersi davvero in modo organico. Brani come The Blind Eye of Antichrist evidenziano invece alcune delle ambiguità del disco. La presenza marcata di linee vocali femminili, con un’impostazione vicina al gothic metal, introduce una variazione interessante sulla carta, ma finisce per accentuare quella sensazione di discontinuità stilistica che attraversa l’intero lavoro. Più che ampliare davvero il linguaggio della band, queste scelte rischiano di allontanare ulteriormente il suono da quella dimensione rituale e compatta che rappresenta il tratto distintivo degli Yoth Iria, contribuendo a rendere l’insieme meno incisivo e meno coerente. Il legame con la tradizione ellenica resta forte — anche per il background dello stesso Mutilator, già coinvolto in realtà fondamentali come Rotting Christ e Varathron — ma Gone with the Devil sembra guardare più alla forma che alla sostanza di quell’eredità. Le melodie, spesso semplici e dirette, richiamano proprio quella dimensione folk ancestrale che dovrebbe rappresentare un punto di forza, ma che qui raramente riesce a tradursi in qualcosa di davvero memorabile. Anche il concept, incentrato sul paradosso tra potere e fede e sulla rilettura della figura di Lucifero come portatore di luce, contribuisce a dare coesione all’opera, senza però riuscire a elevare realmente il contenuto musicale. Rimane più un’idea ben sviluppata a livello teorico che un elemento capace di incidere sull’esperienza d’ascolto.
Dal punto di vista tecnico e produttivo, il disco è solido e curato, e non mancano momenti riusciti. Tuttavia, la sensazione complessiva è quella di un lavoro che preferisce restare in una zona di comfort, senza prendersi veri rischi. Le influenze heavy metal e folk, anziché arricchire il linguaggio, finiscono spesso per renderlo più prevedibile e meno incisivo. In definitiva, Gone with the Devil è un album discreto, ben costruito ma tutt’altro che imprescindibile. Gli Yoth Iria confermano la propria solidità, ma senza compiere quel salto qualitativo che le premesse lasciavano immaginare. Un lavoro che si lascia ascoltare, ma che difficilmente resterà tra le uscite più significative dell’anno.
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5
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Mi piace molto l\'alone di epicità che pervade tutto il disco, ma onestamente lo trovo un po\' monocorde e con pochissimi guizzi. \'The Blazing Inferno\' era più vario e (passatemi il termine) divertente. Personalmente preferisco ancora oggi il loro primo album che trovo sia una vera e propria bomba. Voto per questo un 68 di stima |
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4
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Controcorrente: buonisissmo disco. 80 pieno sicuramente. |
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3
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Quoto @ Korgull in pieno! Certo mi piacevano anche in precedenza. |
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2
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A me piace...lo trovo abbastanza originale. Ma forse é perché a me il black piú tradizionale ha stancato... |
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1
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Globalmente sono d\'accordo con la recensione, un po\' troppo ammorbidito questo lavoro, il precedente Blazing Inferno era molto meglio. Ci sono comunque buoni momenti e melodie, e di certo è meglio dell\'ultima cagata di Pro Xristou dei Rotting Christ.
PS: in Blind Eye of Antichrist non sono voci femminili, ma è un coro di bambini serbo  |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Dare to Rebel 2. Woven Spells of a Demon 3. The Blind Eye of Antichrist 4. I, Totem 5. 3am 6. Give’em My Beautiful Hell 7. Once in a Blue Moon 8. Blessed Be He Who Enters 9. The End of the Know Civilitation 10. Harut, Government, Fallen
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Line Up
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He (Voce) Nikolas Perlepe (Chitarra) Naberius (Chitarra) Jim Mutilator (Basso) Vongaar (Batteria)
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RECENSIONI |
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