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Stonus - Space to Dive
16/05/2026
( 2827 letture )
Quando si associa un genere musicale a un luogo geografico che ne identifica la genesi e lo sviluppo, difficilmente si pensa a Nicosia. Eppure, la capitale divisa di Cipro è stata a tutti gli effetti il teatro della nascita di una band, gli Stonus, che in poco più di dieci anni di attività ha bruciato le tappe, raggiungendo traguardi invidiabili in un contesto in cui la musica rock, nelle sue molteplici declinazioni, è germogliata da una piccola e ristretta -ma risoluta- nicchia di appassionati. Un percorso per forza di cose più arduo e tortuoso rispetto a quello affrontato da artisti in altri scenari, che ha finito per plasmare la formazione cipriota, trasformandola in un’inarrestabile forza della natura. I primi anni di attività vedono la band destreggiarsi tra la nativa Cipro e l’Inghilterra (quasi tutti membri vivono oggi a Londra), suonando in qualunque locale disposto a ospitarli e dando alle stampe una serie di singoli ed EP che fungono da preambolo all’uscita dell’album di debutto, Aphasia, pubblicato nel 2020 dalla label italiana Electric Valley Records. Le distanze da colmare per potersi esibire dal vivo e la pandemia non sembrano scalfire la determinazione di questi musicisti, che trovano il modo di farsi conoscere non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, dove firmano un nuovo contratto con un’etichetta di rilievo come Ripple Music. Il secondo album prende forma nei Wreck It Sound Studios di Corinto, dove la band mette a frutto e distilla le esperienze maturate negli ultimi anni di carriera, affinando progressivamente la propria identità sonora. Una volta ultimato, il nuovo lavoro riceve un trattamento di assoluto valore, venendo masterizzato dal leggendario Howie Weinberg, figura che ha contribuito (e continua a contribuire) a plasmare il suono di autentiche leggende della musica rock e metal: Def Leppard, Manowar, Nirvana, Jeff Buckley, Kyuss, Metallica, Scorpions, Muse, Rammstein sono solo alcuni dei nomi di una lista tanto prestigiosa quanto sterminata. La band cipriota ha così coperto tutte le basi, e non resta quindi che svelare al mondo, all’inizio del 2026, l’ultima fatica: Space to Dive.

Come dichiarato dalla band in sede d’intervista, il secondo album, fin dal titolo programmatico, è un viaggio, un processo di esplorazione dell’io, dello spazio interiore proiettato nella realtà e nell’universo che ci circondano, di come l’opera dell’inconscio ponga le basi per chi siamo e come ci relazioniamo con il prossimo e con l’ambiente in cui viviamo. Space to Dive si pone come un progetto ambizioso, un’indagine filosofica dove è l’artista, attraverso la musica, a dare voce, forma ed espressione ai paesaggi interiori dell’io. L’apertura affidata a Berlin mette immediatamente in chiaro le intenzioni della band: riff monolitici di chiara matrice stoner si intrecciano a dilatazioni psichedeliche e aperture solistiche capaci di alternare impatto e delicatezza, forza e malinconia. È un brano che mostra due anime complementari degli Stonus, quella più muscolare e quella più sognante, introducendo un disco che farà costantemente convivere tensione e introspezione. La successiva title track, Space to Dive, spinge ulteriormente sull’acceleratore, scegliendo la via di uno stoner rock più diretto e immediato, sostenuto da un groove serrato e da un incedere energico che conferisce dinamismo alla prima parte del lavoro. Follow Me chiude idealmente questa trilogia iniziale in perfetta continuità con le produzioni antecedenti della band, valorizzando in particolare il lavoro chitarristico di Nicky Ray e Pavlos Demetriou, abili nell’alternare riff granitici e soluzioni solistiche dal gusto psichedelico senza mai spezzare la fluidità del songwriting.
Con Colours il disco cambia progressivamente pelle, abbandonando parzialmente l’irruenza stoner dei primi episodi per avvicinarsi a territori alternative rock e grunge, pur mantenendo intatta quella sensibilità lisergica che permea l’intero album. È qui che emerge con maggiore evidenza la capacità degli Stonus di ampliare il proprio linguaggio senza snaturarlo, integrando nuove influenze in maniera naturale e convincente. Ancora più destabilizzanti risultano Psychoactive Baby e Hope Dose, due brani accomunati da una struttura nervosa, quasi compulsiva, che sembra voler tradurre in musica un’esperienza allucinatoria e disturbante. Il ritmo ossessivo, le continue tensioni ritmiche e l’atmosfera straniante contribuiscono a generare una sensazione di inquietudine costante, come se l’ascoltatore venisse trascinato in un vortice psichedelico e sensoriale dal quale è impossibile sottrarsi. In Loop si accentua ulteriormente la componente heavy psych del disco, giocando su stratificazioni sonore ipnotiche e su un andamento circolare che rispecchia perfettamente il titolo del brano. Ma è con Tangerine che Space to Dive raggiunge uno dei suoi vertici emotivi più alti: l’incipit arpeggiato introduce una composizione intensa e profondamente evocativa, nella quale la voce di Kyriacos Frangoulis si prende il centro della scena con un’interpretazione carica di pathos. Il pezzo cresce lentamente, accumulando tensione man mano che entrano in gioco gli altri strumenti, fino a esplodere in un finale lacerante, dove il canto perde progressivamente armonia trasformandosi in un urlo di dolore autentico e disperato. The Hermit rappresenta invece il momento più oscuro e pesante dell’intero album: il riffing, vicino per certi versi al doom, conduce gli Stonus verso territori in cui stoner, heavy psych e metal finiscono per fondersi in maniera quasi naturale, dando vita a un episodio opprimente e magnetico. A chiudere il viaggio è Steiermark, delicata outro pianistica che stempera l’intensità accumulata lungo tutto il percorso e accompagna lentamente l’ascoltatore fuori da questo universo sonoro.

Space to Dive è un album che colpisce e coinvolge, capace di essere duro, abrasivo e a tratti persino ostico, senza però rinunciare mai alla melodia. Gran parte del merito va alla prova di Kyriacos Frangoulis, autentico camaleonte istrionico del disco, capace di adattare continuamente la propria voce ai molteplici registri emotivi attraversati dalla band. Che si tratti di sezioni cariche di effetti e di sognante psichedelia o di maree fragorose di riff, la voce le imbriglia e le domina, fungendo da trait d’union tra il caos del subconscio e una musica che prende forma e connotazione attraverso la struttura della canzone. Gli Stonus confermano così una maturazione artistica evidente, riuscendo a espandere il proprio linguaggio musicale senza perdere compattezza né identità, dando forma a un lavoro intenso, personale e profondamente immersivo. La produzione di un veterano come Howie Weinberg è il fiore all’occhiello di un album ambizioso e convincente; pur mantenendo una dimensione live e rigorosamente analogica, il nuovo Space to Dive risplende di una potenza coniugata a una pulizia sonora cui molti album concorrenti non possono nemmeno aspirare. È una marcia in più proprio nel momento in cui gli Stonus decidono coraggiosamente di alzare l’asticella e di uscire da una comfort zone tanto musicale quanto geografica. Con uno sguardo rivolto al proprio passato ancestrale, ricco di gesta e leggende, questi musicisti si riconoscono con fierezza nei loro antenati, popolo di navigatori e viaggiatori: oggi una nave carica di musica e nuovi miti è pronta a salpare, sospinta tanto dai venti del Mediterraneo quanto da quelli, ancora più forti, dell’orgoglio e dell’arte.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
77.66 su 9 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2026
Ripple Music
Stoner
Tracklist
1. Berlin
2. Space to Dive
3. Follow Me
4. Colours
5. Psychoactive Baby
6. Hope Dose
7. In Loop
8. Tangerine
9. The Hermit
10. Steiermark
Line Up
Kyriacos Frangoulis (Voce)
Nicky Ray (Chitarra)
Pavlos Demetriou (Chitarra)
Andreas Aristides (Basso, voce)
Kotsios Demetriades (Batteria)
 
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