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Ingested - Denigration
19/05/2026
( 533 letture )
A quasi vent’anni dalla nascita, i Ingested continuano a rappresentare una delle realtà più solide e brutali del deathcore britannico. Nati come alfieri dello slam più moderno e diretto, nel tempo Sean Hynes e compagni hanno saputo ampliare il proprio linguaggio senza perdere quell’impatto devastante che li ha resi celebri nella scena estrema internazionale.

Con Denigration, nono album in studio pubblicato da Metal Blade Records, la band inaugura una nuova fase della propria carriera, tra cambi di formazione, ambizioni rinnovate e una volontà evidente di spingersi oltre i propri confini stilistici. Il periodo che accompagna l’uscita dell’album è stato infatti particolarmente movimentato anche sul fronte interno. Dopo l’addio dello storico frontman Jason “Jay” Evans, gli Ingested avevano affidato il microfono a Josh Davies, salvo poi separarsi anche da lui a poche settimane dalla pubblicazione del disco. Una situazione complicata che ha costretto Sean Hynes e Andrew Virrueta a ri-registrare rapidamente le diverse linee vocali dell’album. Per l’imminente tour europeo insieme ai Bodysnatcher e ai Big Ass Truck, la band ha quindi arruolato il vocalist americano Adam Mercher, ulteriore segnale di una formazione in piena emergenza.
Il disco mostra fin da subito un approccio più stratificato rispetto ai lavori passati. Al centro di questa nuova incarnazione restano Sean Hynes e Lyn Jeffs, autentica spina dorsale creativa della band, affiancati dal chitarrista Andrew Virrueta e dal bassista Thomas O’Malley. L’ingresso di Virrueta, già visto all’opera con progetti interessanti come Vampire Squid e Interloper, nonché con i The Faceless (o quello che ne rimane) in sede live, aveva lasciato immaginare un possibile salto di qualità compositivo. Tuttavia, pur confermandosi un musicista di valore, il suo apporto non riesce realmente a rivoluzionare o elevare la formula consolidata degli Ingested, che continua a muoversi lungo coordinate stilistiche ormai ben note. La produzione di Nico Beninato presso gli Arch Studios di Southport è enorme, chirurgica e moderna, perfetta nel valorizzare il peso delle chitarre e la precisione ritmica di Lyn Jeffs. Anche l’aspetto visivo contribuisce a rafforzare l’identità del lavoro grazie all’artwork firmato da Giannis Nakos di Remedy Art Design, capace di riflettere perfettamente il carattere oscuro e opprimente dell’album. Gli Ingested non rinunciano alla violenza sonora che li contraddistingue, ma cercano costantemente di arricchirla con aperture melodiche, dissonanze blackened e groove massicci che rendono l’ascolto leggermente meno monocorde rispetto ai primi anni della band.
Brani come Merciless Reflection, impreziosito dalla presenza di Damonteal Harris dei Peeling Flesh, incarnano perfettamente questa nuova identità: breakdown devastanti convivono con soluzioni più atmosferiche e un songwriting più ragionato. Anche Dragged Apart, con il contributo di Skyler Conder dei Cell, e Dredge The Dark, arricchita dalla presenza di Kyle Medina dei Bodysnatcher, contribuiscono ad ampliare ulteriormente la portata sonora del disco. Ancora più efficace risulta Watch You Fold, dove la partecipazione di John Gallagher dei Dying Fetus aggiunge ulteriore ferocia a un pezzo già micidiale di suo. Gli ospiti disseminati lungo la tracklist contribuiscono a dare varietà a un album che punta molto sulla dinamica e sull’alternanza di registri.
Tra i momenti più efficaci emerge anche Oaths Betrayed, autentico grido di battaglia posto nella seconda metà del disco. Il brano recupera quell’energia death metal serrata e martellante tipica degli anni 2010, alternando riff cadenzati a breakdown pesantissimi che sembrano far crollare il pavimento sotto i piedi dell’ascoltatore. Il contributo lirico di Lyn Jeffs aggiunge inoltre una dimensione più conflittuale e personale, incentrata sull’autonomia individuale nel mezzo del collasso. Tuttavia, al di là dei singoli appena citati, resta inevitabile chiedersi quanto rimanga realmente di Denigration una volta terminato l’ascolto. È evidente come il quartetto inglese continui a puntare soprattutto sull’impatto immediato e sulla resa live di questi brani, concepiti per demolire il pubblico sotto palco più che per costruire un album davvero memorabile nel lungo periodo.
Non tutto infatti funziona alla perfezione. In alcuni momenti emerge una certa tendenza alla ridondanza, soprattutto nella seconda metà del disco, dove alcune soluzioni ritmiche finiscono per ripetersi e l’impatto iniziale perde leggermente mordente. Inoltre, la ricerca di una maggiore accessibilità strutturale rischia talvolta di smussare quella brutalità primitiva che aveva reso gli Ingested così devastanti agli esordi.

Più che un lavoro davvero convincente, Denigration dà spesso l’impressione di essere un disco costruito per mantenere viva la macchina Ingested senza però possedere idee realmente forti o memorabili. Allo stesso tempo, è difficile ignorare quanto i continui e pesanti cambi di line-up abbiano probabilmente influito negativamente sulla riuscita complessiva del disco, trasmettendo a tratti la sensazione di un progetto ancora in cerca di una vera stabilità artistica. A pesare ulteriormente è anche una formula produttiva che vede gli Ingested pubblicare nuovi album con cadenza quasi regolare ogni due o tre anni ormai da quasi vent’anni, ma con un’ispirazione che sembra essersi progressivamente esaurita nel tempo. Più che un reale passo avanti, Denigration finisce così per apparire come un album di transizione, incapace di lasciare davvero il segno o di offrire qualcosa che vada oltre una formula ormai consolidata e prevedibile.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
64 su 18 voti [ VOTA]
azaghtoth84
Mercoledì 20 Maggio 2026, 9.21.10
2
Appena acquistato dopo che avevo ascoltato anch\' io \"the level above human\" che mi era parso un buon album. Di impatto sicuramente.
lisablack
Martedì 19 Maggio 2026, 10.51.11
1
Degli Ingested ho solo The Level above Human e mi piacque molto. Ora questo lo voglio ascoltare, neanche sapevo che era uscito
INFORMAZIONI
2026
Metal Blade
Death Core
Tracklist
1. Dragged Apart
2. Merciless Reflection
3. Watch Your Fold
4. Stitch by Stitch
5. We Are All Inherently Evil
6. Dredge the Dark
7. Oaths Betrayed
8. Beaten Beyond the Veil
9. Steel Toe Truth
10. Cold Sun
Line Up
Sean Hynes (Voce, Chitarra)
Andrew Virrueta (Voce, Chitarra)
Thomas O’Malley (Basso)
Lyn Jeffs (Batteria)

Musicisti ospiti

Skyler Conder (Voce su traccia 1)
Damonteal Harris (Voce su traccia 2)
John Gallagher (Voce su traccia 3)
Kyle Medina (Voce su traccia 6)
 
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