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17/11/26
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Pro-Pain - Stone Cold Anger
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21/05/2026
( 819 letture )
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Guarda un po' chi si rivede. Era da più di un decennio che i Pro-Pain non pubblicavano più nulla: l'ultimo Voice of Rebellion risale infatti al lontano 2015, vale a dire una vita fa. Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora, il mondo è cambiato (probabilmente in peggio), ma non la musica del combo di New York, che resta impermeabile allo scorrere delle stagioni e al passare delle mode. Nel corso della loro vasta discografia, i Nostri hanno presto stabilizzato la loro proposta attorno ad un hardcore metallizzato squadrato all'inverosimile, burino ma indubbiamente impattante. Non saranno dunque gli esponenti più sottili del genere, ma bisogna dare atto ai Nostri di aver stampato alcuni album goderecci e, soprattutto, di aver sviluppato uno stile riconoscibile tra mille, grazie specialmente al ruggito iconico del líder máximo Gary Meskil.
Uno stile che ritroviamo invariato anche sul fiammante Stone Cold Anger, disco che si colloca esattamente nel solco dei predecessori. Non è certo dopo 35 anni di onorata carriera e 15 album alle spalle che ci si aspetta grandi cambiamenti di rotta, a maggior ragione in un genere statico per natura come questo. Quello che è certo, però, è che i Nostri non hanno perso la rabbia che li alimenta da tutto questo tempo. Oceans of Blood è lì per dimostrarlo. L'opener inizia con un puro riff di marca Pro-Pain, vale a dire semplicissimo e ultra-diretto, prima di scaricare addosso all'ascoltatore tutta la potenza di cui il gruppo è capace. Il brano sgorga groove da ogni poro e riesce anche a mettere sul tavolo una relativa agilità, malgrado un andamento a dir poco pachidermico. Un buon avvio, in altri termini, che mostra una band compatta, una produzione pertinente ed un Gary Meskil in ottima forma. Come era facile aspettarsi, il resto della scaletta si muove in territori molto simili. In alcuni punti, i Pro-Pain mostrano di saper scrivere brani che, se non originali, si rivelano almeno coinvolgenti ed efficaci. È il caso della title-track, la quale alterna una strofa serratissima ad un refrain più avvolgente, o di Uncle Sam Wants You, episodio vagamente più rockeggiante e decisamente trascinante, forte di un refrain che si stampa immediatamente in testa. Bene anche la virulenta Jonestown Punch, nobilitata da un riffing dal sapore thrash-groove, così come March of the Giants, nella quale fanno la loro comparsa alcuni azzeccati accorgimenti chitarristici. Purtroppo però, accanto a questi relativi guizzi si trovano un pugno di canzoni meno incisive. Si vedano ad esempio Demonic Intervention, Rinse & Repeat o Scorched Earth. Non si tratta di pezzi brutti o mal congegnati; presi singolarmente, funzionano anzi piuttosto bene, ma risultano fin troppo simili gli uni agli altri. Ciò finisce per annullare le frontiere tra un brano e l'altro e rendere l'ascolto globale fin troppo uniforme -un rischio sempre presente alla luce della musica proposta. Unica vera eccezione, la conclusiva Sky's the Limit sfocia in territori esplicitamente melodici, tanto nel riffing che, specialmente, nel ritornello in clean. Non si tratta di una novità assoluta per i Pro-Pain, né di un brano spiacevole, ma il risultato stona un po' di fianco ad una track-list particolarmente arcigna.
In definitiva, Stone Cold Anger ripropone i pregi e i difetti riscontrabili in buona parte dei dischi del combo americano. Tra i primi vanno citati una forza bruta invidiabile, una formula ormai rodata e un pugno di brani piuttosto coinvolgenti. Ciò si scontra però con il più grande limite della musica dei Pro-Pain: la sua eccessiva staticità, esacerbata da alcuni episodi sotto tono che rendono l'ascolto globale un po' troppo monocorde, malgrado una durata totale contenuta. Il nuovo nato si mantiene dunque nella media di quanto fatto finora dai Nostri, senza stupire né in positivo né in negativo.
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9
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Una band che purtroppo non è mai riuscita ad emergere.. fanno albums che partono anche bene ma hanno quel qualcosa che dopo un ascolto sanno di vecchio e risentito. |
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8
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@mr milcihick
Il mio preferito in assoluto è round 6, un gradino sotto a pari merito metterei shreds of dignity, pro-pain e prophets of doom. Terzo posto per contents under pressure, no end in sight e act of god.
….scusa il ritardo!
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7
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E’ nella mia playlist di questi giorni… non credo sia da 65, ok il genere e’ di per se monocorde ma questo album ha dei buoni pezzi ! Fanculo la AI e Grandi i Pro Pain ! |
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6
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Quali sono a tuo avviso i più riusciti, se posso chiedere? |
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5
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La mia band preferita in assoluto…
Il disco è secondo me tra i meno riusciti, ma comunque godibile. Li rivedrò a novembre per la decima volta. |
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4
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Per me la cosa più \"grave\" è che non ci siano ancora le recensioni dei 2 album dei Crumbsuckers  |
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3
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Ma recensire il debutto che ha lasciato un segno indelebile nel genere negli anni 90? Che ne dite. Oppure inconsciamente guidati dal vostro masochismo preferite buttarvi sul 45esimo album dei Dragonforce? 🙃 |
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2
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Mi pare voto corretto, non è brutto ma è noiosetto! |
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1
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65? No dai, non esiste. Disco che spacca |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Oceans of Blood 2. Stone Cold Anger 3. March of the Giants 4. Uncle Sam Wants You 5. Demonic Intervention 6. Rinse & Repeat 7. Hell or High Water 8. Scorched Earth 9. Jonestown Punch 10. Sky's the Limit
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Line Up
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Gary Meskil (Voce, Basso) Eric Klinger (Chitarra) Greg Discenza (Chitarra) Jonas Sanders (Batteria)
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