|
|
17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
Vision Divine - A Clockwork Reverie
|
24/05/2026
( 1735 letture )
|
Certe storie, nel panorama metal italiano, finiscono inevitabilmente per assumere un peso particolare col passare degli anni. Non soltanto per ciò che hanno rappresentato nel momento della loro esplosione, ma soprattutto per la capacità di restare presenti anche attraversando cambiamenti, pause, fratture artistiche e continui assestamenti interni. I Vision Divine, sotto questo aspetto, incarnano perfettamente il concetto di continuità emotiva e musicale, perché la loro parabola si è sviluppata attraverso epoche differenti del power progressive europeo senza mai perdere del tutto quella riconoscibilità che li ha resi una delle realtà più importanti del genere in Italia. La loro storia è passata attraverso mutazioni profonde, album accolti con entusiasmo, altri più divisivi, momenti in cui la componente melodica sembrava prevalere nettamente e altri in cui l’anima progressiva tornava a reclamare spazio. In mezzo a tutto questo, però, è rimasta una costante molto precisa, ovvero la capacità di mantenere sempre un’identità forte, pur muovendosi dentro coordinate che col tempo hanno subito trasformazioni evidenti. A Clockwork Reverie nasce dentro questo contesto e assume immediatamente un valore che va oltre il semplice EP celebrativo. Il ritorno di Michele Luppi e Oleg Smirnoff non viene utilizzato come puro richiamo nostalgico, ma come occasione concreta per riallineare il suono della band verso una dimensione che guarda chiaramente ai primi anni Duemila, recuperandone l’equilibrio tra potenza melodica, eleganza tecnica e costruzione progressiva. È una scelta che si percepisce sin dai primi minuti, perché il lavoro abbandona quasi del tutto certe aperture più levigate delle produzioni recenti per privilegiare un approccio più diretto, più compatto e persino più ruvido in alcuni passaggi, senza rinunciare alla raffinatezza compositiva che ha sempre caratterizzato il gruppo. La sensazione dominante è quella di trovarsi davanti a musicisti che conoscono perfettamente il proprio linguaggio e che hanno deciso di recuperarlo con maturità, evitando sia l’autocitazione sterile sia il desiderio di rincorrere modernismi forzati. In questo senso l’EP funziona molto bene, perché riesce a mantenere vivo il legame con il passato senza trasformarsi in un esercizio nostalgico. La scrittura appare infatti molto più focalizzata rispetto ad alcuni capitoli recenti e privilegia una costruzione dei brani maggiormente centrata sull’impatto melodico e sulla fluidità dell’ascolto. I passaggi tecnici restano presenti e perfettamente riconoscibili, ma vengono inseriti con misura dentro strutture che cercano soprattutto equilibrio e continuità narrativa. Dal punto di vista sonoro, il lavoro si muove dentro coordinate power progressive estremamente solide. Le chitarre di Olaf Thorsen tornano a occupare uno spazio centrale attraverso riff incisivi e fraseggi melodici che recuperano quella sensibilità tipica della prima fase della band, mentre le tastiere di Oleg Smirnoff contribuiscono a ricostruire quell’atmosfera stratificata e sofisticata che in passato aveva rappresentato uno dei marchi distintivi del gruppo. Il dialogo tra i due strumenti risulta spesso il vero motore dell’intero EP, grazie a una scrittura che privilegia la dinamica interna dei pezzi più che il semplice virtuosismo esibito. Anche la produzione svolge un ruolo importante nella riuscita complessiva del lavoro. Il suono appare moderno ma mai artificiale, pulito senza perdere corpo, sufficientemente potente da valorizzare la componente heavy e allo stesso tempo abbastanza arioso da lasciare respirare tutte le sfumature melodiche e progressive presenti nelle composizioni. In particolare emerge una certa cura nell’equilibrio tra strumenti e voce, aspetto fondamentale in un disco che punta molto sulla resa emotiva delle linee vocali. Ed è proprio Michele Luppi uno degli elementi che più incidono sull’identità dell’EP. Il suo ritorno restituisce immediatamente una dimensione diversa alla musica dei Vision Divine, grazie a un’impostazione interpretativa che riesce a fondere tecnica, eleganza e intensità senza mai scadere nell’eccesso. La sua prova vocale attraversa l’intero lavoro con grande naturalezza, mostrando controllo nei passaggi più melodici e maggiore incisività nei momenti in cui il comparto strumentale aumenta tensione e spessore. La cosa più interessante, però, riguarda il modo in cui la sua presenza riesce a ricompattare l’identità sonora della band, quasi come se alcune coordinate storiche fossero rimaste sospese in attesa di ritrovare una collocazione precisa.
La title track A Clockwork Reverie rappresenta probabilmente il manifesto più completo dell’intero lavoro. Il brano riesce a sintetizzare perfettamente la natura dell’EP attraverso una costruzione che alterna aperture melodiche molto evocative a sezioni maggiormente articolate sul piano ritmico. La componente progressiva emerge con naturalezza, senza mai compromettere la fluidità generale del pezzo, mentre il ritornello mantiene quella capacità di imprimersi che appartiene da sempre ai momenti migliori della band. Anche il lavoro delle tastiere contribuisce enormemente alla riuscita del brano, costruendo un’atmosfera sospesa tra malinconia e tensione narrativa che accompagna perfettamente l’interpretazione vocale. Molto convincente anche Andromeda, che mostra un lato più elegante e stratificato della scrittura del gruppo. Qui i Vision Divine lavorano soprattutto sulle sfumature atmosferiche e sull’interazione continua tra chitarre e tastiere, dando vita a un episodio che cresce progressivamente con gli ascolti. La band evita soluzioni troppo immediate e preferisce sviluppare il pezzo attraverso continue variazioni interne, riuscendo comunque a mantenere saldo il senso melodico dell’insieme. È uno dei momenti che meglio rappresentano quella maturità compositiva conquistata negli anni. Anche Sator Rotas svolge molto bene il proprio compito in apertura, grazie a un impatto più diretto e a una struttura che mette immediatamente in evidenza la compattezza raggiunta dalla formazione. Il pezzo lavora soprattutto sull’alternanza tra aggressività controllata e aperture melodiche, mostrando una band perfettamente consapevole dei propri mezzi. Le nuove versioni di Identities, God Is Dead e The 25th Hour rappresentano invece un’operazione interessante soprattutto dal punto di vista identitario. Non si limitano a riproporre il passato attraverso una semplice revisione tecnica, ma cercano di reinterpretarlo alla luce della maturità attuale della band. Alcuni arrangiamenti risultano più compatti, il suono acquista maggiore profondità e la componente melodica emerge con un equilibrio diverso rispetto alle versioni originali. È chiaro che il valore emotivo dell’operazione avrà un peso particolare soprattutto per chi segue il gruppo da molti anni, ma nel complesso questi rifacimenti riescono comunque a inserirsi con coerenza all’interno del lavoro. Se proprio si vuole individuare un piccolo limite, riguarda forse la natura stessa dell’EP. Alcuni spunti presenti nelle nuove composizioni sembrano infatti suggerire sviluppi ancora più ampi e articolati, lasciando la sensazione che certe intuizioni avrebbero potuto beneficiare di un respiro maggiore all’interno di un full length completo. È però una considerazione che incide relativamente sul risultato finale, perché il lavoro riesce comunque a mantenere compattezza e continuità lungo tutta la durata.
Tirando le somme, A Clockwork Reverie rappresenta comunque più di un semplice ritorno di formazione. È un lavoro che riporta i Vision Divine dentro una dimensione artistica estremamente riconoscibile, recuperando elementi storici del proprio linguaggio senza rinunciare alla maturità acquisita negli anni. L’EP mostra una band consapevole del proprio passato ma ancora perfettamente capace di costruire musica credibile, elegante e tecnicamente raffinata. Forse non siamo davanti al capitolo definitivo della loro discografia, ma certamente a un’opera che restituisce entusiasmo e che lascia intuire possibilità molto interessanti per il futuro prossimo della band.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
24
|
|
e chi te lo impedisce di leggere le recensioni?? semplicemente a me fa male la testa nel leggere tutte queste righe, preferisco ascoltarmi il disco su spotify e trarre da me le conclusioni, se mi piace lo compro, altrimenti ciao, in questo caso: ciao. |
|
|
|
|
|
|
23
|
|
@Picchio Merla, nonostante la tua generalizzazione e il tuo commento discutibile, ci sono ancora tante persone nel mondo che le leggono, a differenza tua e di altri. |
|
|
|
|
|
|
22
|
|
La rece non l\'ho letta... chi le legge più ormai???
il disco mi ha annoiato, ma poi perchè rifare le tre songs
Identities-God Is Dead-The 25th Hour???
per il momento non mi pronuncio sul voto, ma la vedo dura.... |
|
|
|
|
|
|
21
|
|
La rece non l\'ho letta... chi le legge più ormai???
il disco mi ha annoiato, ma poi perchè rifare le tre songs
Identities-God Is Dead-The 25th Hour???
per il momento non mi pronuncio sul voto, ma la vedo dura.... |
|
|
|
|
|
|
20
|
|
Per i loro fan, segnalo che il 27 giugno suoneranno con gli Strana Officina a Reggiolo, il paese nativo di Luppi, il concerto sarà GRATUITO. Per chi si chiedesse dov\'è il posto, Reggiolo ha un casello autostradale sulla A22 per cui è facilmente raggiungibile anche per chi viene dal Veneto e Lombardia. |
|
|
|
|
|
|
19
|
|
Sulla diatriba, Considerando l\' indole dei due penso sia più credibile Lione, non dev essere bello dopo aver scritto dei pezzi ed altrettante linee vocali trovarseli cantati da un altro... ma in tutto questo penso che anche Luppi non abbia nessuna colpa se non quella di essersi ritrovato al momento giusto a prendere parte in una band che in quel momento aveva già materiale scritto e Demo ormai registrate... Semplicemente Lione avrebbe dovuto aver almeno il merito di quanto lasciato alla band... e va beh! poi che luppi abbia una voce celestiale e sia un cantante versatile nulla da discutere, è semplicemente uno dei migliori cantanti in assoluto anche se...a volte asagera dannosamente per quanto riguarda la resa del pezzo...
Dovrebbe contenersi a favore di quello che è musica senza offuscarla per forza con degli acuti a volte piazzati in momenti dove lo strumentale dovrebbe dare respiro al pezzo...
Per quanto riguarda l album come altri confermo nella pochezza di contenuti .... l unica cosa bella sarà la possibilità di rivederli di nuovo in fortissima in sede live.
|
|
|
|
|
|
|
18
|
|
Penso che il recensore non intendesse scrivere \"Sator Rotas\" ma \"Feels Like Heaven\" (tra l\'altro pezzo che mi piace parecchio a differenza di tanti ma io amo l\'AOR quindi non faccio testo). In generale grande bell\'antipasto, i pezzi nuovi funzionano e sono prodotti alla grande (finalmente la voce di Luppi, che adoro, non è sopra tutti gli strumenti in maniera esagerata). I pezzi vecchi stanno bene con questa nuova veste ed Identities rifatta così mi ha messo i brividi. Le doppie voci nelle prime strofe sono splendide. La faida con Lione?
Va avanti da 20 anni penso ma devo dire che sento sempre Fabio attaccare Michele ed è più difficile vedere il contrario, forse Lione dovrebbe semplicemente evitare di essere così egocentrico (e lo dico da persona che lo rispetta moltissimo per ciò che ha fatto ma non riesco a capire come possa essere preso sul serio quanto parla di sè stesso in quel modo) |
|
|
|
|
|
|
17
|
|
Oddio, basta ascoltare i Mr Pig per apprezzare le capacità di Lippi. Semplicemente due voci diversissime tra di loro con range molto distanti. Lippi più su lidi AOR e hard rock/blues, dove Lione sarebbe un pesce fuor d\'acqua. Ricordo la sua militanza nei Whitesnake e nei Mr Big. Comunque, bravissimi entrambi. Poi in un intervista senza contraddittorio chiunque può dire qualsiasi cosa, che poi sia la vertià..... |
|
|
|
|
|
|
16
|
|
@Doom Queen peccato che come ha sottolineato Lione durante il podcast di Grazioli su metal.it, le composizioni di Stream Of Consciousness siano quasi tutta farina del suo sacco per quanto riguarda i testi e le linee vocali. Io non ci ho visto nessuna faida, semplicemente Lione ha spiegato come stanno le cose e ha rivendicato quelle che sono le sue qualità che Luppi non possiede. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, del resto per poter cantare pezzi cantati da calibri come Roy Khan, Andre Matos e Edu Falaschi, tutti grandiosi cantanti diversi l\'uno dall\'altro devi avere un range vocale enorme e Lione (che riesce a cantare sia le note da tenore che quelle da baritono) lo ha a differenza di Luppi. |
|
|
|
|
|
|
15
|
|
Troppo poco. 80? Per questo EP è un voto esagerato. Riedizioni trascurabili e due beni pezzi. Ripeto, troppo poco. |
|
|
|
|
|
|
14
|
|
Puntualizziamo: Luppi miglior cantante aor/rock, Lione miglior cantante symphonic/power |
|
|
|
|
|
|
13
|
|
Michele LUPPI è uno direi migliori cantanti italiani. EP stupendo..le nuove canzoni hanno una potenza e eleganza inarrivabile. Le tre riproposte sono un piacere per le,orecchie riascoltarle |
|
|
|
|
|
|
12
|
|
Due canzoni davvero belle. Per me Luppi tutta la vita. I capolavori dei Vision sono quasi tutti con lui alla voce. Li andrò a vedere quest\'estate ora che è tornato. |
|
|
|
|
|
|
11
|
|
Bene la title track, male \"18\" (pop-rock insulso), abbastanza dignitosa Andromeda, non particolarmente degne di nota le ri-edizioni. Voto: 70. |
|
|
|
|
|
|
10
|
|
@Mr Porco ahahahahahahahaha, concordo al 100%! |
|
|
|
|
|
|
9
|
|
@progster,. più che sassolini direi una valanga!
Comunque dopo averlo sentito in quell\'intervista Team Lione tutta la vita. Per curiosità ho poi dato un ascolto al brano presente nelle news di qualche settimana fa intitolato 18: veramente brutto, rock moscissimo e troppo patinato. |
|
|
|
|
|
|
8
|
|
Dopo l’ascolto di questo ep non ho potuto fare altro che correre in bagno a mettermi un assorbente. Rimpiango i tempi di Giannini |
|
|
|
|
|
|
7
|
|
incredibile... siamo ancora qui a fare disputa , ancora bisogna parlare di Michele e Fabio ???
La musica prima di tutto, e qua ce tanta roba, prog aor power, i VD metabolizzano e diffondono classe come loro sanno fare. belle anche le nuove versioni di canzoni storiche. insomma un bel ritratto che predispone ad un futuro positivo |
|
|
|
|
|
|
6
|
|
I due cantanti italiani più popolari che litigano fra loro tramite podcast come dei Fedez e Tony Effe qualsiasi, bella figura ci facciamo all\'estero... |
|
|
|
|
|
|
5
|
|
Ottimo antipasto. Non vedo l\'ora di vederli dal vivo il 27 giugno al Metal Machine Festival. |
|
|
|
|
|
|
4
|
|
unkwn,quell\'intervista è storia!Diciamo che si è tolto qualche sassolino dalla scarpa...questo ep devo ancora ascoltarlo quindi chiedo venia se sono andato in OT,più che altro aspetto l\'album vero e proprio...cmq gli darò un ascolto.
Al di là dei vari cambi di line up i Vision Divine li adoro. |
|
|
|
|
|
|
3
|
|
Ho recuperato la parte dell\'intervista su youtube: @progster, non so come ringraziarti, quel quarto d\'ora mi ha svoltato la giornata! Lione è un fiume in piena e quando tira fuori l\'epiteto del canario sono morto dal ridere. Finalmente un dissing metal come si deve, spettacolo puro anche se pensavo fosse una cosa ormai vecchia, invece è solo di fine 2025 (l\'intervista, non la diatriba del disco di metà 2000). Magari ascolterò anche il resto, Lione un vero toscanaccio che non le manda a dire, Grazie ancora! |
|
|
|
|
|
|
2
|
|
unkwn,Luppi è stato battezzato così da Fabio Lione in un\'intervista sul canale metal.it che puoi trovare su youtube. |
|
|
|
|
|
|
1
|
|
Qualcuno mi spiega la storia del canarino / o\' canario? Non ascoltando power e avendo trovato solo informazioni non precise in rete, preferisco chiedere a qualche esperto visto che nemmeno l\'AI sa fornire una risposta precisa. Si tratta di Luppi o è un altor cantante? Grazie |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. Sator Rotas 2. A Clockwork Reverie 3. 18 (It Feels Like Heaven) 4. Andromeda 5. Identities (2026 Version) 6. God Is Dead (2026 Version) 7. The 25th Hour (2026 Version)
|
|
|
Line Up
|
Michele Luppi (Voce) Olaf Thorsen (Chitarra) Oleg Smirnoff (Tastiere) Andrea “Tower” Torricini (Basso) Matt Peruzzi (Batteria)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
ARTICOLI |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|