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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Dimmu Borgir - Grand Serpent Rising
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25/05/2026
( 3626 letture )
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L’attesa, nel mondo dei Dimmu Borgir, non è mai stata un semplice intervallo tra un disco e l’altro: da venti anni a questa parte è quasi parte integrante della loro stessa liturgia artistica. Otto anni dopo Eonian, la creatura norvegese torna a spalancare le porte del proprio regno oscuro con Grand Serpent Rising, un album che fin dal titolo lascia intuire ambizioni enormi e un desiderio di rinascita feroce. E, come spesso accade con la formazione guidata da Shagrath e Silenoz, il risultato non segue alcuna moda né cerca scorciatoie moderne: è un lavoro maturato lentamente, lasciando che idee e atmosfere prendessero forma senza inseguire tempistiche o aspettative esterne.
Le parole di Silenoz raccontano molto bene l’approccio dietro al disco: qualità prima di tutto, senza compromessi e senza fretta. Un principio che, nel corso degli anni, ha trasformato i Dimmu Borgir da semplice band simbolo del black metal sinfonico a vera e propria istituzione estrema. Fin dagli anni Novanta, infatti, la formazione guidata da Shagrath e Silenoz ha costruito il proprio fascino contaminando l’ostilità gelida del black metal norvegese con melodie malinconiche, arrangiamenti teatrali e un gusto quasi cinematografico per la solennità. Grand Serpent Rising prova consapevolmente a riallacciarsi alla componente più feroce e istintiva del passato, senza rinunciare all’esperienza accumulata in oltre trent’anni di carriera. E non è difficile leggere questo ritorno a sonorità più aggressive anche come un tentativo di rivalsa dopo due lavori accolti in maniera più tiepida come Abrahadabra ed Eonian, dischi che avevano lasciato parte del pubblico storico piuttosto deluso.
Dopo l’introduzione minacciosa di Tridentium, costruita tra pioggia battente, cori spettrali e pianoforti oscuri dal forte taglio cinematografico, l’album esplode con Ascent, brano che mette subito in chiaro le coordinate del viaggio: riff aggressivi, atmosfere glaciali e una tensione continua tra brutalità e imponenza cinematografica. È qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del disco: le orchestrazioni e i cori, da sempre marchio di fabbrica della band, sono stati ridimensionati rispetto al passato e utilizzati con maggiore intelligenza. Quando entrano in scena, lo fanno per amplificare l’impatto emotivo e non per soffocare le canzoni sotto strati di pomposità. Ascent, in particolare, funziona come manifesto dell’intero album: feroce ma solenne, elaborata ma diretta, capace di fondere la componente black metal più aggressiva con l’anima sinfonica tipica della band. Questa scelta rende il sound sorprendentemente organico. La produzione di Fredrik Nordström, già artefice di classici come Puritanical Euphoric Misanthropia e Death Cult Armageddon, restituisce una band più diretta e compatta, quasi “live” nell’approccio. La sezione ritmica guidata da Daray spinge con precisione, ma senza perdere profondità e dinamica, mentre le chitarre recuperano una cattiveria più ruvida e velenosa, pur rimanendo leggermente sottotono rispetto alla componente orchestrale e lontane dalle iper-produzioni moderne sterilizzate dalla quantizzazione estrema. Tastiere e orchestrazioni sembrano inoltre trovare un equilibrio più naturale: non invadono mai la scena, ma si intrecciano con i riff creando un’atmosfera monumentale e oscura che richiama la teatralità tipica dei Dimmu Borgir migliori. Anche l’uscita di Galder, avvenuta nel 2024, sembra aver avuto un effetto particolare sull’equilibrio creativo del gruppo. Per venticinque anni il chitarrista aveva rappresentato un elemento fondamentale nella scrittura della band, contribuendo a definire buona parte del volto moderno della band. La sua assenza avrebbe potuto trasformarsi in un problema enorme, invece ha spinto Shagrath e Silenoz a ricompattare il nucleo creativo originale. Ridotti nuovamente a una dinamica più diretta e meno dispersiva, i due sembrano aver ritrovato una comunicazione immediata e istintiva. Il risultato evita comunque l’effetto nostalgia fine a sé stesso: Grand Serpent Rising suona moderno e monumentale senza apparire troppo autoreferenziale. Sul piano lirico, il disco ruota attorno a trasformazione, trascendenza e dissoluzione dell’ego, pescando apertamente da simbolismi esoterici e dal concetto di Kundalini, il “fuoco del serpente” citato da Silenoz. Il serpente non viene quindi rappresentato come incarnazione del male assoluto, ma come figura di conoscenza, rinascita e trasformazione spirituale. Una direzione tematica coerente con una band che negli anni ha continuato a cambiare pelle senza perdere del tutto la propria identità. Interessante anche la presenza di alcuni brani in norvegese, scelta che riporta inevitabilmente alla mente le radici più profonde del gruppo. In particolare Ulvgjeld & Blodsodel, scelto come primo singolo, incarna perfettamente questo legame con eredità, sangue e memoria. Musicalmente il brano rappresenta anche uno dei momenti più accessibili del disco, forse troppo, con un utilizzo più marcato delle componenti sinfoniche che richiama certe atmosfere di Abrahadabra, pur senza spezzare la coerenza dell’album. Proprio per questo, però, la scelta di puntare su di lui come primo estratto finisce quasi per risultare fuorviante, mettendo in evidenza uno dei lati meno incisivi dell’intero lavoro. Ciò che rende interessante Grand Serpent Rising è soprattutto il tentativo di tenere insieme le diverse anime della band senza sbilanciarsi troppo verso una sola direzione. Il disco alterna momenti più feroci e radicati nel black metal norvegese ad altri molto più solenni e stratificati, dove emerge una componente quasi gothic in certi frangenti, con orchestrazioni oscure e aperture melodiche che ricordano a tratti i Septicflesh più atmosferici. Il risultato mantiene una personalità ben riconoscibile, anche se non tutte le idee sviluppate lungo il disco riescono ad avere lo stesso impatto. Gli arrangiamenti sembrano quasi sempre avere uno scopo preciso e i vari passaggi sono studiati per mantenere viva la tensione lungo oltre un’ora di musica. Eppure è proprio qui che Grand Serpent Rising mostra anche i suoi limiti maggiori. Se da un lato il disco riesce continuamente a cambiare pelle — alternando passaggi acustici, rallentamenti atmosferici, esplosioni orchestrali e improvvise accelerazioni black metal — dall’altro la durata eccessiva finisce spesso per compromettere la fluidità complessiva dell’ascolto. Alcuni episodi sembrano infatti dilungarsi più del necessario e certi momenti, pur ben arrangiati, trasmettono la sensazione di essere meno essenziali rispetto ai brani migliori. Il risultato è un disco che nella parte centrale perde spesso mordente, facendo emergere qualche filler mascherato da ricercatezza compositiva. In più, in diversi frangenti sembra quasi che la band non riesca a decidere se spingere davvero sull’aggressività o rallentare per costruire atmosfera, finendo così per inserire passaggi poco convincenti e non particolarmente ispirati. A tratti viene quasi il dubbio che, quando le idee iniziano a scarseggiare o la scrittura perda mordente, il gruppo si rifugi automaticamente nelle orchestrazioni e nei tappeti sinfonici per riempire il vuoto. Una soluzione che nell’immediato può funzionare, ma che alla lunga finisce per perdere efficacia e appesantire ulteriormente il disco. Anche alcuni assoli, spesso costruiti abusando della leva e di soluzioni molto manieristiche, trasmettono una sensazione simile: più riempitivi che realmente ispirati. La complessità delle strutture e la continua stratificazione sonora richiedono inevitabilmente ascolti ripetuti, ma non sempre la ricompensa finale giustifica interamente il minutaggio monolitico dell’opera. Quando però il gruppo riesce a esprimersi meglio, soprattutto nella prima metà del disco, emerge ancora la capacità dei Dimmu Borgir di costruire atmosfere imponenti e coinvolgenti. Ed è proprio questo a far pesare ancora di più la sensazione che una selezione più severa del materiale avrebbe potuto rendere il disco molto più incisivo.
È praticamente impossibile immaginare Grand Serpent Rising allo stesso livello dei grandi classici della band, ma il disco conferma comunque una certa lucidità artistica e la volontà di non trasformarsi in una semplice copia del proprio passato. Probabilmente non raggiunge i picchi storici di lavori come Death Cult Armageddon o Puritanical Euphoric Misanthropia, ma appare comunque più convincente di Eonian grazie a una direzione artistica più chiara. Allo stesso tempo, però, la tendenza a eccedere nel minutaggio e nel numero di idee inserite impedisce spesso al disco di mantenere la stessa forza dall’inizio alla fine. Grand Serpent Rising non è il ritorno trionfale che qualcuno sperava né un nuovo classico destinato a ridefinire la carriera dei Dimmu Borgir. Rimane però un lavoro che, soprattutto nei suoi momenti migliori, riesce ancora a evocare quell’immaginario oscuro e monumentale che ha reso la band così riconoscibile nel panorama estremo. Peccato che, proprio come accade attraversando certe “fortezze oscure”, il percorso finisca spesso per perdersi in corridoi troppo lunghi e stanze meno memorabili del previsto.
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@Broken Arrow visto che hai citato proprio i 3 pezzi che me li hanno ricordati da vicino mentre li ascoltavo, ti rispondo: i cugini Borknagar! In quei 3 brani sembra che i dimmu li stiano scimmiottando, ma i B. hanno (avuto) 2 cantanti (4) migliori, batteristi mostruosi e capacità di scrivere melodie e arrangiamenti pazzeschi (la vera differenza sta qui perché i B. non sconfinano mai nel sinfonico). Per questo motivo di somiglianza rispetto al passato questo disco dei Dimmu mi sta piacendo...e se avessero avuto una produzione simile a quella dei B. sarebbe stato un gran bel disco! È appena uscito ma spero già in un remixing...e allora sarà mio! |
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@Broken Arrow: e senza altrettanta polemica, per risponderti, ti segnalo Intervening Coma-Celebration dei Grand Alchemist (forse anche Disgusting Hedonism, ma è meno sinfonico). Cito solo loro perché citare band più conosciute svilirebbe il senso della mia risposta, volevo cogliere la tua domanda per dare un pò di lustro ad una band che non ha mai ricevuto le meritate lodi  |
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@Monsieur de Fremont chiedo venia, credevo si riferisse al medesimo sottogenere musicale.. Invece si riferiva a meglio in ambito metal. |
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Guardi Monsieur Broken Arrow, premettendo che è sempre una questione personale e di gusti, sono molto preso in questo periodo da Ellende, uno strepitoso Panopticon, Miserere Luminis, Enisum, Draconian che ho già commentato ma mi stanno interessando anche altre realtà Italiane come Mek Na Ver, Duir, Urluk. Ho anche scritto nel mio post che alcuni pezzi dell\'album dei Dimmu Borgir sono di notevole livello. L\'ultimo Stormkeep non lo ho ancora ascoltato e non conosco Mooonlight Sorcery e Worm, citati da Monsieur Danimanzo. In questo periodo siamo impegnati in trattative e degustazioni di Sciacchetrà in Liguria ma vedro di rimediare. Au revoir. |
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@Broken Arrow - Forse Monsieur Le Marquis de Fremont si riferiva a Stormkeep, Moonlight Sorcery e ultimi Worm. Comunque i DB hanno e avranno sempre un posto speciale nel mio cuore, insieme a COF e soprattutto ai maestri indiscussi del genere, gli immortali Emperor. |
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@le Marquis: cosa c\'è di meglio in giro? Domanda assolutamente non polemica, se mi indichi una band che sappia scrivere 3 pezzi che mescolano ai limiti della perfezione melodie trascinanti, epicità e black metal come nella quinta, sesta e settima traccia, sarò ben lieto di ascoltare! Grazie |
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Effettivamente non è un capolavoro ma un buon disco con alcuni pezzi (già elencati precedentemente da Monsieur Danimanzo) di notevole livello. Concordo che la produzione non è al massimo e soprattutto penalizza la batteria. Il fatto che escano con un prodotto simile dopo un tempo così lungo, da una sensazione di aspettative non confermate. Alcuni pezzi non hanno una personalità propria e si fatica a distinguerli. Non è comunque un cattivo ascolto. Il problema è che in giro c\'è di meglio e il tempo è sempre tiranno. Au revoir. |
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Sicuramente mi è piaciuto di più sia di Eonian che di Abrahadabra; apprezzabilissimo il riequilibramento delle orchestrazioni (che per quanto mi riguarda nei dischi precedenti avevano strabordato abbondantemente fuori dal vaso) a favore di una maggiore aggressività. Un ritorno al passato che ho gradito. Specialmente la prima parte mi ha preso molto bene, la seconda metà l’ho trovata un po’ più noiosa e anonima (a parte At The Precipice of Convergence): vista la durata dell’album 2/3 sforbiciate le avrei date. Complessivamente niente di miracoloso, ma comunque un ritorno positivo. Voto 75 |
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Mi fa ultra incazzare questo album ma è possibile che un gruppo così famoso come i Dimmi Borgir possano sfornare un album dopo molti anni che nel complesso non è un brutto album apparte i due singoli che non mi fanno impazzire ma il resto non sarebbe male se non fosse per una produzione ORRIBILE batteria moscia e tastiere che non pompano con tutti i soldi che hanno e dopo tutto il tempo che ci hanno fatto aspettare dovevano uscire con una super produzione non con questa schifezza piatta che annienta completamente quel poco di buono che rimane di questo album. |
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@Lux Chaos hai ragione ! Anche Ulvgjeld & Blodsodel è un ottimo pezzo e all\'interno del disco acquisisce ben altro spessore che preso singolarmente. |
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@danimanzo: concordo, i pezzi che citi sono i migliori per quanto mi riguarda, con l\'aggiunta del primo singolo che per me resta una canzone eccezionale. Il trittico a metà disco (la 5, la 6 e la 7) sono veramente dei bellissimi pezzi |
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Dimenticavo, brani migliori ( a mio gusto ); Ascent, As Seen in the Unseen, Repository of Divine Transmutation, Silk Minnes en Alkymist, The Exonerated e Gjǫll. |
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Ricevuto diversi giorni dopo l\'uscita, l\'ho finora ascoltato 4 volte. Che dire.. Sinceramente mi aspettavo meglio dopo 8 anni di attesa ( sono sempre stati una band che adoro ), MA bisogna riconoscere che lo sforzo profuso dalla band ( in particolare dai masterminds Shagrath e Silenoz, motore portante del gruppo ) si sente e la volontà di omaggiare la loro storia e il loro sound ( in particolare del primo e del secondo periodo della band ) è forte e ben amalgamata. Ci ho sentito tanto del periodo Spiritual Black Dimensions. Per me quindi è un disco promosso e corretto testamento artistico di questa band che mi ha accompagnato per anni ( sono certo che, almeno in studio, si fermeranno qui ). Voto 80/100. |
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lunghissimo. pezzi tutti uguali. sfiancante, ma soprattutto complessivamente inutile. non ne sentivamo il bisogno, e non lascerà tracce particolari. |
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Mi sembra un disco compatto, ad un primo ascolto......un lavoro senza particolari guizzi compositivi ma anche abbastanza omogeneo.
Direi per ora un 70 ci sta tutto, ma sarà rivalutato con gli ascolti . |
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Eonian era un ottimo disco, questo un po\' ostico però ripaga con gli ascolti, cosa che non è per me scontata perché sono diventato pigro con l\'età. |
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Io credo che bisogna ascoltare e leggere le opinioni altrui per prendere degli spunti.
Poi grazie a questi si formula un\' opinione propria, che è alla fine quella che conta.
Ho sentito gente dire che l\' ultimo album è una cagata pazzesca, tanto per citare \"Fantozzi\", bene, però credo che quando si parla di artisti e in questo caso di musica si debba aspettare e dare tempo all\' album di crescere con gli ascolti.
Poi se dopo ripetuti ascolti non entra in testa, non importa, vorrà dire che non fà per voi, ma non è un dramma!!!!
Loro venderanno milioni di copie mentre voi vi scannate per avere ragione. |
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@Nagash: allora sei \"quel\" Nagash! Vi seguo da anni qui, vado per i 45. Ti ringrazio per questa risposta. Apprezzo l\'onestà intellettuale e l\'apertura con cui hai condiviso questa riflessione; non è una cosa comune da trovare nelle discussioni online ed è un ottimo punto di partenza per capirsi.
Chiarito questo background, capisco molto meglio da dove nascesse la tua reazione iniziale. Alla fine, pur partendo da due punti di vista diversi, mi sembra che l\'obiettivo di entrambi sia quello di avere un confronto sereno, senza che nessuno debba salire in cattedra. Io sono molto pacifico, spesse volte sbaglio perché quando leggo certe \"sparate\" che esulano dal proprio gusto personale (esempio di un commento sull\'ultimo Myrath: \"Band che ho davvero amato ma che già da 2 o 3 album ha fatto capire di volersi adagiare su melodie banali e composizioni semplici, non adatte a chi realmente ascolta musica seriamente e cerca una proposta valida\") ti prudono le mani sulla tastiera e si tende a rispondere in modo tranchant. A presto! |
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Ricambio l’abbraccio btw! |
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@Bright light: capisco assolutamente il tuo dubbio, ma é giusto dare un contesto a quello che viene espresso. Io non ho dato ai dimmi borgir dei pacchiani E paraculi, ma che non so dire se hanno fatto da DCA fino a Eonian bene i pacchiani o su questo platter male i paraculi. E ci tengo a dire che non ho giudicato la musica, ho provato ad opinare sulle intenzioni. Se hai voglia possiamo anche snocciolare su cosa baso questo dubbio. Ma per amore della (mia) verità è doveroso specificare meglio questo passaggio, che prescinde dall’apprezzamento personale. Sul discorso del mio tono, invece devo dire che é parte di un percorso di analisi su me stesso e redenzione: io ero così, anche ai tempi in cui scrivevo sul sito, mi sono riletto molte volte e mi sono un po’ vergognato. Vero che a 25 anni non sei come a 40 anni, ma appunto, mi tocca molto leggere commenti dove si vuole prevalere con l’opinione e demolire (usato come contrario di costruire) quella altrui. Penso che il primo passo siamo proprio ridimensionarci noi per primi, comprendere che quando opiniamo proiettiamo noi stessi sull’opera e che questo dovrebbe bastarci. Detto che non siamo immutabili nel tempo e che le nostre opinioni sono dinamiche nel tempo, a patto che l’idea che abbiamo di un opera non diventi un’ideologia |
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@Nagash: non lo so, senza offesa ma mi sembra tu stia usando la classica mossa del \"retorico intellettuale\" (citando pure Spinoza) per fare un passo indietro, posizionarti come un osservatore neutrale e darmi del visionario per averti messo sul piedistallo. Mi sembra un po\' un \"arrampicata sugli specchi\", perchè se la tua opinione è davvero \"trascurabile\", non avresti scritto quel papiro infervorato all\'inizio (\"Ma che problemi avete?\", \"In che modo altera il corso delle vostre esistenze?\"), che non è il tono di un distaccato sociologo, ma quello di uno che dopo aver scritto sotto (a proposito di modi) in modo pungente che la band è paracula e pacchiana, poi fa l\'infastidito. Per quanto mi riguarda, consigliare a un utente di riascoltare un disco che definisce orribile, che è obiettivamente un esagerazione bella e buona, non è \"demolire\", è invitare al confronto. Se ogni interazione che non sia un applauso viene vissuta come un attacco personale che \"toglie qualcosa agli altri\", allora sì che la discussione diventa impossibile. Comunque prendo atto del chiarimento sul tuo intento iniziale, anche se non mi torna del tutto Un abbraccio
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@Bright Light: Ti ringrazio per la spunto, perché mi permette di chiarire un punto che evidentemente non è passato. La mia opinione è autoriferita e trascurabile esattamente quanto quella di chiunque altro. Il punto, però, è che io non stavo esprimendo un giudizio sul disco, quanto osservando un meccanismo umano e ponendo delle domande retoriche. Ho precisato che personalmente non giudico il disco in modo particolarmente positivo e mi sfugge il perché dovrebbe cambiarmi qualcosa, soprattutto perché io ho puntualizzato sui modi e non sui contenuti. Quanto all\'autoriferenzialità delle opinioni, continuo a ritenerla un dato di fatto: un giudizio soggettivo parla innanzitutto di chi lo formula. E la sua trascurabilità non lo sminuisce, ma sottolinea come nessuno di noi, con la propria approvazione o disapprovazione, citando Spinoza, modifica la natura di ciò che giudichiamo. Non ho imposto regole a nessuno. Ho semplicemente suggerito che una discussione possa essere più interessante quando cerca di aggiungere qualcosa all\'altro invece di demolirlo. Sul piedistallo mi ci hai messo tu |
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L\'ho sentito 5 o 6 volte.... è un disco lungo ed eterogeneo quindi lo devo ancora sentire più volte, però devo ammettere che in molti momenti è davvero piacevole ed evocativo, come ai vecchi tempi, pur con i suoi limiti, in primis la produzione che non rende sempre giustizia alla bontà dei brani (batteria poco nitida e poco potente con il rullante spesso mascherato). Mi chiedo come potrebbe essere recepito con dei suoni simili ai dischi per esempio (a caso ehhhh....) dei cugini Cradle of filth che invece non ne sbagliano una di produzione! Un discorso a parte meriterebbe il lasso di tempo interminabile tra un disco e l\'altro, ma lascio stare.... |
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@Nagash: uhm...sei notevole: definisci le opinioni altrui \'autoriferite e trascurabili\' e poi fai una ramanzina a chi scredita le opinioni altrui. Hai demolito il tuo argomento nella prima parentesi. Mi piace soprattutto il passaggio in cui chiedi \'che vi cambia?\' dopo aver scritto un papiro perché evidentemente a te qualcosa cambia. La differenza tra te e chi critichi, a quanto pare, è che tu ritieni le tue critiche moralmente superiori. L\'unica cosa che dimostri è che nemmeno tu riesci a seguire la regola che stai imponendo agli altri dal piedistallo |
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Ma alla gente non basta più avere la propria (autoriferita e trascurabile) opinione, che oggi come oggi è grasso che cola, e deve per forza sindacare e screditare quella altrui? Ma che vi cambia? Ma che problemi avete? Ma pure si presentasse qualcuno qui a dire che SBD fa cagare e che Stormblåst lo usa come sottobicchiere, ma a voi qui sotto, che vi cambia? Che vi toglie? In che modo altera il corso delle vostre esistenze? Ma quando riuscirete ad usare il diritto di parola per dare qualcosa agli altri invece di togliervene a vicenda? |
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@mariamaligno: sisi, come dici tu |
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Probabilmente il loro peggiore.... |
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@marianaligno: orrendo Eonian? Mi sa che te lo devi risentire... |
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Ma come gli piace mettere quei fischioni in copertina. Si lascia ascoltare, senza picchi, ma soprattutto senza enormi scivolate. L\'album della redenzione, vedremo in futuro se definitiva. Voto 71. |
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Va ascoltato tante volte per essere apprezzato. È chiedere troppo in un\'epoca di cretinismo cosmico nella quale tik tok e only fans governano la scena. Non il miglior disco della discografia, ma il migliore dopo Puritanical. Un 75 se lo merita. |
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Ho cominciato ad ascoltarlo, ma sinceramente dopo 4/5 canzoni l’ho tolto. Noioso e (a gusto mio) la registrazione non aiuta…. |
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Hanno la stessa sindrome dei Metallica e dei Maiden, 70 minuti di cui la metà inutili. Non è osceno, ma le tracce decenti si perdono in mezzo ai filler |
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Ritorno in pompa magna sulle scene per una delle più influenti Symphonic Black Metal del pianeta. Sono rimasto favorevolmente colpito da questo parziale ritorno alle origini che mi ha ricordato, in più di un occasione, album immensi come \"Spiritual Black Dimension\". Gran bella sorpesa! |
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Ovviamente non è l apice dei Dimmu, 68 è un voto ridicolo..Questo è bell album che va assimilato piu volte.. Per me è 80 pieno...
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Miglior disco da DCA, superiore a ISD e all\'orrendo Eonian (tralascio Abrahadabra sul quale facevano effettivamente bene i pacchiani come dice Nagash) in alcuni passaggi al livello del periodo SBD
/PEM , peccato alcuni pezzi si perdano in minutaggi troppo elevati che ne minano l\'efficacia..ma considerando le aspettative un 7 e emezzo ci sta tutto |
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Disco che ripercorre ogni periodo della loro carriera…male. Non se dire se sono peggio ora che fanno i male i paraculi o prima che facevano bene i pacchiani |
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Commento 6 : Ogni tanto appare al Tg3 Piemonte. |
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e io che l\' ho comprato, spero non sia così male come dicono qua sotto!!!! |
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Forse a Natale ci arrivo a capirlo del tutto! Per il momento non sembra che sia stato inciso tanto per passare un po\' di tempo in saletta... Se c\'era ancora Frusciante ora avremmo avuto già il giudizio definitivo dell\'opera in questione. |
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Ritorno graditissimo e in forma piuttosto convincente. Bravi. Certo 8 anni sono tanti, sarebbe bello non aspettare così tanto per un seguito |
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Il brano che ho ascoltato non mi aveva convinto.. Devo ascoltare il disco tutto intero però, ho visto recensioni positive in giro, ora vediamo.. Sono tanti anni che non li seguo, mi sono dedicata a band che non conosco, però dai.. Vedo di ascoltarlo il prima possibile |
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Io Alzerei Il Voto A 70 . Gran Ritorno . |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Tridentium 2. Ascent 3. As Seen in the Unseen 4. The Qryptfarer 5. Ulvgjeld & Blodsodel 6. Reposiroty of Divine Transmutation 7. Silk Minnes en Alkymist 8. Phantom of the Nemesis 9. The Exonerated 10. Recognizant 11. At the Precipice of Convergence 12. Shadows of a Thousand Perceptions 13. Gjǫll
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Line Up
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Shagrath (Voce, Tastiere, Orchestrazioni) Silenoz (Chitarra, Effetti)
Musicisti ospiti
Damage (Chitarra) Gerlioz (Tastiera, Pianoforte) Victor (Basso) Daray (Batteria) The Bratislava Symphony Orchestra (Orchestra su tracce 1, 3, 5) Sandrine Schau (Cori su tracce 1, 3, 5, 12) Ingrid Margitte Narvesen (Cori su tracce 1, 3, 5, 12) Hannah Agnethe Pold (Cori su tracce 1, 3, 5, 12) Simen Bredesen Hørthe (Cori su tracce 1, 3, 5, 12) Magnus Ingemund Kjelstad (Cori su tracce 1, 3, 5, 12) Mattis Holthe Møll Austrheim (Cori su tracce 1, 3, 5, 12) Enya Thoresen (Voce su traccia 5) Teresa Antinoë Marraco (Pianoforte su tracce 4, 5, 7, 11)
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ARTICOLI |
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