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Moonlight Haze - Interstellar Madness
26/05/2026
( 1123 letture )
Nel panorama symphonic power contemporaneo, ci sono progetti che finiscono col muoversi un po’ troppo prevedibili, quasi prigionieri di formule che col tempo tendono a ripetersi fino a perdere buona parte della loro efficacia emotiva. I Moonlight Haze, invece, pur rimanendo perfettamente riconoscibili all’interno di quel linguaggio, hanno sempre mostrato una certa capacità nel mantenere equilibrio tra accessibilità melodica, gusto orchestrale e sensibilità compositiva, evitando di trasformare il proprio suono in una semplice esercitazione stilistica.
Con Interstellar Madness questa caratteristica emerge ancora una volta con chiarezza, forse persino più di quanto accaduto nei lavori precedenti, perché l’EP sembra voler consolidare definitivamente una dimensione artistica ormai molto precisa, fatta di eleganza, immediatezza e ricerca atmosferica.

Il lavoro arriva in una fase in cui la band appare ormai perfettamente consapevole dei propri mezzi. Dopo un percorso costruito attraverso album capaci di rafforzarne progressivamente l’identità, questo nuovo capitolo sceglie di concentrarsi su una formula relativamente compatta ma molto curata nei dettagli, privilegiando soprattutto la continuità emotiva dell’ascolto. Non si tratta di un disco che punta sulla spettacolarizzazione continua o sull’accumulo eccessivo di soluzioni sinfoniche, quanto piuttosto di un’opera che lavora con attenzione sulle dinamiche interne dei brani, cercando un equilibrio costante tra componente melodica, tensione narrativa e impatto immediato.
Sin dai primi minuti emerge chiaramente una produzione di altissimo livello, elemento che contribuisce in maniera decisiva alla riuscita complessiva del lavoro. Il suono appare estremamente definito ma mai freddo, potente senza risultare artificiale, capace di valorizzare tanto le aperture orchestrali quanto la dimensione più heavy delle composizioni. Le chitarre mantengono una presenza concreta all’interno del mix, evitando di essere sommerse dalla componente sinfonica, mentre tastiere e arrangiamenti atmosferici vengono utilizzati con grande misura, senza mai eccedere nella ricerca della magniloquenza fine a sé stessa.
La sensazione generale è quella di un gruppo che ha ormai imparato a gestire molto bene gli spazi sonori, scegliendo con attenzione quando spingere sull’impatto epico e quando invece lasciare respirare maggiormente le linee melodiche. In questo senso Interstellar Madness riesce a evitare buona parte di quei limiti che spesso caratterizzano il symphonic power moderno, dove l’accumulo continuo di orchestrazioni tende a impoverire la dinamica complessiva dei brani.
Dal punto di vista compositivo, l’EP si muove dentro coordinate piuttosto riconoscibili ma riesce comunque a mantenere una propria fluidità narrativa. I pezzi sono costruiti attraverso strutture generalmente immediate, sostenute da ritornelli molto curati e da un lavoro melodico che punta chiaramente a imprimersi con facilità già dopo pochi ascolti. Allo stesso tempo, però, la band evita di cadere completamente dentro meccanismi troppo elementari, inserendo piccoli cambi atmosferici, aperture progressive e soluzioni ritmiche che contribuiscono a dare maggiore profondità all’insieme.
L’anima sinfonica del gruppo resta ovviamente centrale, ma viene gestita con una sensibilità più equilibrata rispetto a molte realtà analoghe. Non c’è mai la sensazione di trovarsi davanti a un disco costruito unicamente per impressionare attraverso la pomposità degli arrangiamenti; al contrario, ogni elemento sembra funzionale alla costruzione emotiva dei brani. Questo aspetto permette all’EP di mantenere una certa eleganza anche nei momenti più enfatici.
Grande parte della riuscita del lavoro passa inevitabilmente attraverso la prova di Chiara Tricarico, ormai sempre più centrale nell’identità dei Moonlight Haze. La sua interpretazione attraversa tutto il disco con notevole sicurezza, mostrando una padronanza tecnica evidente ma soprattutto una capacità interpretativa che consente ai brani di acquisire maggiore personalità. Il suo timbro riesce a muoversi con naturalezza tra aperture più delicate e passaggi maggiormente teatrali, mantenendo sempre una forte riconoscibilità senza cadere nell’eccesso.
La cosa più interessante riguarda probabilmente proprio il controllo mostrato lungo tutta la durata dell’EP. La voce non viene mai utilizzata come semplice elemento virtuosistico, ma come vero strumento narrativo interno alle composizioni. Questo approccio contribuisce enormemente alla compattezza del lavoro, perché rafforza quella sensazione di continuità emotiva che accompagna tutto l’ascolto.
Anche il comparto strumentale si dimostra particolarmente efficace. Le chitarre lavorano molto bene soprattutto sul piano melodico, evitando inutili sovraccarichi tecnici e privilegiando fraseggi funzionali all’atmosfera generale dei pezzi. La sezione ritmica accompagna con precisione senza mai diventare invasiva, mentre tastiere e orchestrazioni riescono spesso a costruire scenari molto suggestivi senza compromettere la leggibilità del suono.
Dal punto di vista tematico, Interstellar Madness costruisce un immaginario sospeso tra dimensione cosmica, introspezione e tensione onirica. Il concetto della follia viene trattato più come strumento di percezione alternativa della realtà che come semplice elemento teatrale, contribuendo a dare una certa coerenza narrativa all’intero lavoro. Anche sotto questo aspetto la band dimostra una buona maturità, evitando soluzioni troppo ingenue o eccessivamente caricaturali.

Entrando maggiormente nel dettaglio dei singoli episodi, la title track Interstellar Madness rappresenta senza dubbio il momento più ambizioso e completo dell’intero EP. Il brano riesce a condensare perfettamente tutte le anime della band, alternando sezioni fortemente melodiche ad aperture più articolate e teatrali. La struttura appare dinamica ma mai dispersiva, mentre il lavoro sugli arrangiamenti costruisce un’atmosfera estremamente evocativa che accompagna con grande efficacia la prova vocale. È probabilmente il pezzo che meglio sintetizza la maturità raggiunta dal gruppo, mostrando una scrittura più stratificata rispetto alla media del lotto senza perdere immediatezza.
Molto convincente anche Moonlight Legion, che lavora soprattutto sulla componente epica e sulla capacità della band di costruire ritornelli estremamente coinvolgenti. Qui emerge con forza la dimensione più diretta dei Moonlight Haze, sostenuta da un equilibrio molto efficace tra orchestrazioni, spinta ritmica e linee vocali. Il brano possiede una notevole fluidità e riesce a mantenere alta la tensione melodica lungo tutta la sua durata, risultando uno degli episodi più immediati e memorabili del lavoro.
Più particolare invece Lost in Moonlit Symphonies, che pur mantenendo intatta la qualità esecutiva generale appare leggermente meno incisiva rispetto agli altri momenti dell’EP. La costruzione del pezzo punta maggiormente sull’atmosfera e sulle sfumature orchestrali, ma nel complesso manca forse quel guizzo melodico capace di renderlo realmente memorabile. Non si tratta assolutamente di un episodio debole, quanto piuttosto di un brano che fatica un po’ di più a emergere all’interno di una tracklist mediamente molto compatta.

Uno degli aspetti più riusciti del disco riguarda comunque la sua capacità di mantenere varietà interna pur restando estremamente coerente con la propria identità. I Moonlight Haze riescono infatti a muoversi tra registri differenti senza spezzare mai il flusso complessivo dell’ascolto, evitando quella frammentarietà che spesso penalizza gli EP di breve durata.
Certo, alcuni limiti rimangono evidenti. Chi cerca una reale evoluzione del linguaggio symphonic power difficilmente troverà qui qualcosa di rivoluzionario, perché la band continua a muoversi dentro coordinate piuttosto consolidate. Alcune soluzioni melodiche risultano volutamente molto accessibili e in certi passaggi riaffiora una certa familiarità strutturale tipica del genere. Tuttavia il disco riesce quasi sempre a compensare questi aspetti attraverso una qualità compositiva mediamente molto alta e una notevole cura realizzativa.
Tirando le somme, Interstellar Madness conferma i Moonlight Haze come una delle realtà più solide e credibili dell’attuale panorama symphonic power italiano. È un lavoro elegante, ben scritto e prodotto con grande attenzione, capace di unire immediatezza melodica, raffinatezza atmosferica e una notevole compattezza espressiva.
Forse non rappresenta ancora il capitolo definitivo della loro crescita artistica, ma lascia chiaramente intuire una band ormai pienamente consapevole della propria identità e delle proprie potenzialità. E in un genere spesso soffocato dall’eccesso di manierismo, non è affatto poco.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
68.16 su 12 voti [ VOTA]
Barfly
Domenica 31 Maggio 2026, 19.46.50
1
Quattro pezzi immediati e veloci, poi una title track e il suo seguito strumentale meravigliosi, una produzione eccellente e la voce di Chiara Tricarico sempre al meglio. Peccato sia un ep e duri solo 21 minuti, ma è un ottimo disco ponte per il futuro. Per me 80
INFORMAZIONI
2026
Scarlet Records
Power/Symphonic
Tracklist
1. Moonlight Legion
2. Lost in Moonlit Symphonies
3. We Are Fire
4. Shine
5. Interstellar Madness
6. Interstellar Madness Outro
Line Up
Chiara Tricarico (Voce)
Marco Falanga (Chitarra)
Alberto Melinato (Chitarra)
Alessandro Jacobi (Basso)
Giulio Capone (Batteria, tastiere)
 
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