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Unipol Dome - Milano

Opera IX - Veneficium
29/05/2026
( 932 letture )
Titolo e copertina non lasciano spazio ad interpretazioni: gli Opera IX tornano sulle scene a otto anni da The Gospel con un concept incentrato sul veleno e sul potere, secondo le leggende strettamente riservato alle donne, di manipolare gli elementi della natura al servizio delle arti oscure.

Un ritorno, quello dei biellesi, sempre gradito tra gli appassionati del black nostrano e che sembra già ad un primo impatto proseguire sulla scia del predecessore. Chiusa la “trilogia della stregoneria”, il disco uscito nel 2018 aveva in qualche modo ripreso le coordinate e le atmosfere eminentemente gotiche culminate ad esempio in The Black Opera, seppure in una chiave più moderna.
Le atmosfere medievaleggianti e gli sconfinamenti death del forse troppo bistrattato Strix sono dunque solo un’ombra del passato ormai: con Veneficium siamo ancora una volta nei meandri di un black sinfonico fortemente venato di doom e gothic. Il processo di continua, e coerente, evoluzione di Ossian e compagni non si è fermato neanche stavolta però: l’ultima opera dei Nostri infatti espone un’anima leggermente meno cruda del predecessore, con una maggior ricerca di soluzioni più elaborate, che per certi versi seducono invece che immergere nell’infinita cupezza di The Gospel. I momenti in cui la band si lascia andare a della sana, crudele violenza black non mancano di certo, soprattutto in un contesto in cui ogni brano presenta molteplici sfaccettature e direttrici sonore, ma rispetto al precedessore, più chitarristico e feroce sia nel songwriting che nel sound, il focus è spostato maggiormente sulle orchestrazioni, con abbondanza anche di parti pianistiche, e sulla tessitura di atmosfere misteriose.
La produzione, realizzata in più studi ma con il contributo fondamentale di Algol, mente del progetto Hiems e bassista dei Forgotten Tomb, e dei suoi Daemon Star Studios, è un fattore determinante nel veicolare questa versione meno irruenta, più ammaliante, degli Opera IX, senza però perdere di potenza e impatto. Un elemento da sottolineare però è che, forse a causa della maggior preminenza delle tastiere, le chitarre, come detto, graffiano meno e danno meno quella sensazione black old-school che era restituita da The Gospel, e la distorsione risulta meno estrema, più smussata.
Un difetto tutto sommato accettabile alla luce del fatto che la band mostra di saper reggere egregiamente questa anima più orchestrale, con arrangiamenti eleganti e al contempo memorabili, nonostante la non trascurabile quantità di arrangiamenti, riff e cambi di tempo condensati nei singoli brani. Un approccio cristallizzato in brani come Saturni Arcanum, che dopo l’incipit cupo e inquietante delle tastiere, come fosse la preparazione ad un rito occulto, cui si aggiunge la voce pulita di Dipsas Dianaria, ideatrice del concept del disco, attraverso vari momenti, va crescendo di intensità, passando da mid-tempo, parti thrasheggianti e classici passaggi in blast-beat che richiamano certo black sinfonico norvegese. A composizioni come Saltatio Corvi invece far emergere il cuore più doom del sound anche grazie al sapiente utilizzo dell’organo, ma anche sentori folk che hanno animato la band in passato con l’impiego della nyckelharpa, strumento tradizionale norvegese. È in brani come questo che colpisce positivamente anche la capacità del gruppo di disegnare arrangiamenti interessanti pur impiegando anche armonie tutto sommato semplici e che si stampano facilmente in testa. Il merito è imputabile soprattutto alle parti sinfoniche, che tra archi, cori, pianoforte e persino il clavicembalo in un brano come Hortus Sagae si dimostrano forse più che mai l’arma principale con cui la band tratteggia i propri immaginari sonori, che sovente si fanno non solo evocativi, ma epici e solenni. Il contrappunto pianistico in brani e le orchestrazioni travolgenti di brani come Vocation Mortuorum, o Defixiones, per cui è stato anche realizzato un videoclip, lungi da essere solo orpelli, si rivelano la vera e propria chiave di volta che regge l’intero impianto sonoro.
Il songwriting rimane vivace e dinamico per l’intera durata del disco, mentre la cover finale di Black Sabbath, abbastanza trascurabile, dimostra una tradizione poco felice della band con le reinterpretazioni di brani storici, rotta all’alba del nuovo millennio solo dalla bellissima Bela Lugosi’s Dead.

Gli Opera IX, però, nel complesso, non si sono certo risparmiati: Veneficium è chiaramente frutto di una gestazione lunga e ragionata i cui risultati positivi sono evidenti. La varietà di atmosfere e soluzioni consente alla lunga di metabolizzare a pieno il disco, che, come da tradizione, consta di una durata complessiva importante e che cresce con gli ascolti man mano che si metabolizza un prodotto artistico piuttosto ricco e stratificato, che si districa tra parti tastieristiche creative, a tratti pittoresche, ritmiche in continua metamorfosi e labirinti di riff incastonati in un’atmosfera evocativa e ben congegnata. Certo, l’oscurità di cui è ammantata l’opera, è più sfumata, quasi accogliente, rispetto a quella emanata dai primi dischi della band, e del resto sarebbe ingiusto e anacronistico chiedere loro di richiamarsi a quell’energia primordiale, che metteva a disagio l'ascoltatore, figlia di un’epoca ormai lontana. Ma se si accettano gli Opera IX per quel che sono oggi, non si potrà mancare di pagar loro tributo per un’ennesima prova centrata.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
79.44 su 18 voti [ VOTA]
Rain ex Area
Giovedì 4 Giugno 2026, 16.22.56
5
La cantante che hanno adesso (da ormai 10 anni) é una delle cose migliori che siano capitate a questo gruppo, oltretutto lei me la ricordo in dei progetti black metal di area Romana di fine anni 2000 primi 10 e ci sapeva decisamente fare anche con la chitarra. Sono contento che sia finita in una band storica e di livello!
Shaytan
Lunedì 1 Giugno 2026, 18.53.20
4
Album spettacolare, maestoso, occulto, potente.. Gli Opera IX sono una band incredibile, da supportare sempre. Avanti così!!
Pink christ
Domenica 31 Maggio 2026, 22.34.36
3
Al momento il mio preferito di questo 2026. Album pazzesco
Graziano
Sabato 30 Maggio 2026, 20.55.44
2
Un album che richiede un ascolto attento e ripetuto, vista la ricchezza di una proposta musicale articolata e stratificata. A prescindere che si ami o meno il genere, complimenti alla band per aver realizzato un lavoro di questa caratura.
lisablack
Sabato 30 Maggio 2026, 11.19.52
1
Che meraviglia.. Album maestoso e oscuro, leggende del metal italiano.
INFORMAZIONI
2026
Edged Circle
Symphonic Black
Tracklist
1. Gratidia
2. Vocatio Mortuorum
3. Saturni Arcanum
4. Saltatio Corvi
5. Hortus Sagae
6. Sagana
7. Defixiones
8. Veneficium
9. Asphodelios
10. Veia
11. Black Sabbath
Line Up
Dipsas Dianaria (Voce)
Ossian (Chitarra)
Velum (Tastiera)
G.G. (Basso)
L.P. Vault (Batteria)

Musicisti ospiti
Patrice Roques (Nyckelharpa) (traccia 4)
 
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