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Angel - White Hot
30/05/2026
( 361 letture )
Quando si parla degli Angel, si finisce quasi sempre dentro una specie di paradosso storico in cui da una parte troviamo una band che, tecnicamente e musicalmente, aveva davvero tutto, immagine giusta, musicisti preparatissimi, una produzione sempre curata, un cantante con una voce estremamente riconoscibile e soprattutto quella capacità, rarissima nella seconda metà degli anni Settanta, di fondere hard rock, teatralità glam, pomp americano e aperture progressive senza sembrare artificiosa. Dall’altra parte, c’è anche il racconto di un gruppo che non è mai riuscito a raccogliere davvero quanto meritasse, restando spesso schiacciato dall’ingombrante presenza dei loro “compagni di etichetta” KISS dentro il roster della Casablanca Records.
Eppure, riascoltando oggi White Hot, viene quasi da chiedersi come sia possibile che un disco del genere non venga citato molto più spesso quando si parla di hard rock americano di fine anni Settanta. Non perché rivoluzioni, ma perché riesce in una cosa molto più difficile: fare estremamente bene ciò che si propone di fare, ovvero divertire!
Gli Angel arrivavano a questo album dopo un percorso già molto definito. Il debutto omonimo del 1975 aveva mostrato una band elegante, teatrale e fortemente influenzata da Yes, Queen e Deep Purple; Helluva Band aveva irrobustito la componente hard, On Earth As It Is In Heaven aveva invece raggiunto un equilibrio quasi perfetto fra raffinatezza melodica, tastiere magniloquenti e potenza rock.
White Hot si inserisce esattamente in questo processo evolutivo, ma lo fa con la scelta precisa di ridurre ancora più gli elementi più prog e puntare su canzoni più dirette, più immediate e più accessibili, senza però perdere la qualità compositiva che distingueva il gruppo. Cercando in rete, si possono trovare recensioni storiche che hanno criticato proprio questo aspetto, parlando di svolta più commerciale o “bubblegum hard rock”, liquidando spesso il disco in maniera eccessivamente dura.
Francamente, riascoltandolo oggi, quelle critiche sembrano in larga parte figlie del contesto e di un certo pregiudizio verso tutto ciò che stava fra glam, pomp e hard melodico. Perché è vero che White Hot è più immediato rispetto al precedente On Earth As It Is In Heaven, ma immediatezza non significa necessariamente superficialità.

La prima cosa che colpisce è la compattezza generale della tracklist. È uno di quei dischi che scorrono dall’inizio alla fine senza cedimenti veri, dove non ci sono filler evidenti, oppure il classico pezzo messo lì solo per riempire spazio, ma soprattutto si percepisce continuamente una band che suona con sicurezza assoluta.
Frank DiMino è probabilmente uno dei cantanti più sottovalutati dell’intera scena hard rock americana degli anni Settanta. La sua interpretazione sul platter è impeccabile: aggressiva quando serve, melodica nei momenti più ariosi, sempre controllata e mai fredda, facendo emergere quella capacità tipicamente americana di stare a metà strada fra teatralità e immediatezza.
Anche Gregg Giuffria merita un discorso a parte, le sue tastiere sono fondamentali nel definire il suono del disco, mai un semplice riempitivo atmosferico, ma dialogano continuamente con le chitarre di Punky Meadows, creando quel feeling pomp/prog elegante che distingue gli Angel da molte altre band hard rock dell’epoca.
Se bisogna individuare i brani che rappresentano davvero il cuore del disco, allora Under Suspicion è probabilmente il primo titolo da tirare fuori, in quanto è un pezzo che sintetizza al meglio tutto ciò che gli Angel sapevano fare: tensione melodica, arrangiamenti sofisticati, cambi dinamici fluidi e un ritornello fortissimo. La canzone ha un’atmosfera quasi notturna, vagamente cinematografica e cresce ascolto dopo ascolto. Qui la band dimostra chiaramente che dietro l’apparente accessibilità del disco c’è in realtà un enorme lavoro sugli arrangiamenti.
Subito dietro viene naturale mettere Got Love If You Want It che rappresenta forse il lato più hard rock del lavoro, riffing a pieno regime, ritmica solidissima e band che suona con una naturalezza impressionante.
Hold Me, Squeeze Me è un altro episodio fondamentale dell’album, dove emerge tantissimo la componente pomp rock della band, con melodie enormi, tastiere avvolgenti, chorus costruito alla perfezione. È una canzone che avrebbe tranquillamente potuto diventare uno standard AOR qualche anno più tardi e proprio riascoltandola oggi, con il “famoso” senno di poi, si capisce quanto gruppi successivi dell’area melodic rock americana abbiano inconsapevolmente ereditato certe soluzioni.
Molto bella anche You Could Lose Me, probabilmente uno dei momenti più sofisticati del disco, dove la band rallenta leggermente i toni senza perdere intensità, dimostrando una maturità compositiva ed una grande attenzione alla costruzione melodica. Le tastiere di Giuffria lavorano in maniera splendida, mentre DiMino interpreta il brano con enorme sensibilità.
Naturalmente il pezzo più famoso resta Ain’t Gonna Eat Out My Heart Anymore, cover degli Young Rascals che diventò il più grande successo commerciale della band.
Molto sottovalutata anche Don’t Leave Me Lonely, che apre l’album nel modo giusto, con un’interessante impronta energica, melodica, compatta e con un chorus immediatamente memorabile. È una di quelle opener che stabiliscono subito il tono del disco senza bisogno di inutili introduzioni teatrali.
The Winter Song, invece, rappresenta perfettamente il lato più elegante e malinconico degli Angel, dove emergono chiaramente le influenze prog e art rock del gruppo, ma filtrate attraverso una scrittura molto più accessibile rispetto ai primi album. È una chiusura raffinata, atmosferica e assolutamente coerente con il resto del lavoro.
Molti dischi hard rock della seconda metà dei Settanta avevano due o tre pezzi forti circondati da materiale interlocutorio. Con White Hot, invece, gli Angel riescono a costruire un album compatto, equilibrato e coerente dall’inizio alla fine, dove anche i brani meno appariscenti hanno melodie valide, arrangiamenti curati e un’esecuzione assolutamente impeccabile.
Va anche detto che il disco beneficia di una produzione splendida, dove il suono è pulito ma non sterilizzato, potente ma non eccessivamente compresso e le tastiere hanno spazio senza soffocare le chitarre e la sezione ritmica è presente e definita, riuscendo a mantenere tutto il disco in un equilibrio sonoro molto elegante.

In ultimo, per comprendere al meglio White Hot, dobbiamo prendere in esame un altro elemento importante, ovvero che risulta essere uno di quei dischi che fotografano perfettamente il momento storico americano di fine anni Settanta (siamo nel 1978). Un periodo in cui l’hard rock stava lentamente trasformandosi, cercando nuove strade fra pomp, AOR nascente, radiofonia FM e residui prog.
Vista in quest’ottica, gli Angel furono quasi anticipatori di certe sonorità che sarebbero esplose negli anni Ottanta. Non a caso Gregg Giuffria diventerà poi una figura importante proprio nell’universo melodic rock/AOR, sia con i “self-titled” Giuffria, che con i seminali House of Lords. E ascoltando questo album si capisce chiaramente da dove arrivasse quella sensibilità musicale.
White Hot non sarà un disco rivoluzionario come certi classici assoluti del periodo, ma resta un lavoro di qualità altissima, scritto e suonato con enorme mestiere e con un livello medio che molte band ben più celebri si sarebbero sognate.
Gli Angel, in quegli anni, erano una macchina perfettamente oliata e White Hot è forse il momento in cui quella macchina riesce a trovare il punto d’incontro ideale fra ambizione artistica e immediatezza melodica.
Un album che merita molto più rispetto di quanto storicamente abbia ricevuto.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
75 su 1 voti [ VOTA]
Fabio
Domenica 31 Maggio 2026, 13.21.00
3
Semplicemente il disco più equilibrato, diviso tra pomp del primo periodo e pop rock di Sinful; esce Mickey Jones ed entra Felix Robinson. Frutta un hit minore Winter Song. Proprio perché il più bilanciato fu scelto nei primi numeri di Metal Shock ( nelle shock relics) per presentare la band ai melodic rockers degli eighties. Quoto hard n heavy, tutta la discografia sino a Live Without A Net ( periodo un cui i nostri compaiono anche nel film Foxes con l\'ex Runaways Cherie Curry tra gli attori ) è classica, anche se per me On Earth As It Is In Heaven è un disco un po\' di transizione, ma pur sempre ottimo. 85
Rob Fleming
Sabato 30 Maggio 2026, 18.06.56
2
Per me inferiore ai primi tre anche se The winter song e Flying with broken wings (così tanto Beatles ultimo periodo) sono pezzi di sconfinata bellezza. C\'è di tutto, dal pomp, all\'hard rock zeppeliniano, dall\'aor al metal dei Judas Priest (quelli anni 70 ovviamente). Dovendo consigliare qualcuno, non partirei da questo. Ma che sia un bel disco non si discute 75
hard n heavy
Sabato 30 Maggio 2026, 16.52.50
1
Degli Angel io prendo tutta la discografia, gran gruppo. Dei Giuffria vi consiglio i loro due capolavori - Giuffria 1984 - Silk + Steel 1986.
INFORMAZIONI
1978
Casablanca Records
Hard Rock
Tracklist
1. Don’t Leave Me Lonely
2. Ain’t Gonna Eat Out My Heart Anymore
3. Hold Me, Squeeze Me
4. Over and Over
5. Under Suspicion
6. Got Love If You Want It
7. Tick Like Glue
8. Flying With Broken Wings (Without You)
9. You Could Lose Me
10. The Winter Song
Line Up
Frank DiMino (Voce)
Punky Meadows (Chitarra)
Gregg Giuffria (Tastiera)
Felix Robinson (Basso)
Barry Brandt (Batteria)
 
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s.v.
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