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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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30/05/2026
( 420 letture )
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Con Bebé Le Strange, quinto album degli Heart, pubblicato nel 1980, si compie in maniera definita la separazione fra le due “doppie coppie” (le sorelle Wilson e i fratelli Fisher) che avevano caratterizzato in maniera determinante l’inizio di carriera della band. Nel 1980 gli Heart erano a un bivio: dopo aver costruito la propria fama su un hard rock venato di folk e suggestioni zeppeliniane, le sorelle Wilson si ritrovarono improvvisamente senza i fratelli Fisher -compagni sentimentali e architravi creative della prima incarnazione della band. Da quella frattura nacque Bébé le Strange: un disco nervoso, spigoloso, inquieto. E proprio per questo, probabilmente, uno degli album più sinceri e sottovalutati della loro carriera. Lo si nota già dalla copertina: il look delle sorelle è completamente cambiato, permanenti ricciolute e cotonate al posto di capelli lunghi e lisci alla hippy. Abbiamo inoltre per la prima volta in formazione il chitarrista Howard Leese, che pian piano diventa lo storico axeman che accompagnerà le ragazze nel corso del tempo tra vari dischi e vari cambiamenti di formazione.
Le strofe classicamente rock sono affiancate da ritornelli più spediti e brutali, anche se i passaggi alla Jimmy Page e i vocalizzi alla Robert Plant sono ancora presenti: d'altronde Nancy ed Ann non riusciranno mai ad abbandonare quest'ultime influenze, che tanto le avevano ispirate ad inizio carriera. Si sperimentano dunque nuove estensioni sulle vecchie sonorità e la title-track stessa ne è la prova più lampante: le strofe di Bébé Le Strange richiamano un nostalgico stile Seventies, mentre il ritornello viene stilizzato da prototipi più moderni, ed è proprio questo contrasto così affascinante a rendere la canzone molto buona e il disco avvincente. Fin dall’attacco della title track, il disco abbandona gran parte delle atmosfere fiabesche di Little Queen e Dog & Butterfly per abbracciare un suono più urbano e aggressivo. Le chitarre sono asciutte, taglienti, meno barocche; la produzione di Mike Flicker rinuncia a molti orpelli e lascia spazio a una tensione quasi punk, figlia perfetta dell’inizio degli anni Ottanta. Non è un caso che diversi critici abbiano parlato di “album di transizione”: Bébé Le Strange vive costantemente in equilibrio tra il classic rock dei Settanta e la modernità dell’AOR e del rock FM che avrebbe dominato il decennio successivo decennio. Ma ridurre il disco a semplice “ponte” sarebbe ingiusto: gli Heart trovano infatti una personalità nuova, più dura e vulnerabile allo stesso tempo. Break corre quasi come un brano proto-punk, rabbioso e nervoso, mentre Rockin’ Heaven Down mantiene vivo il legame con l’hard rock più classico. In mezzo, Nancy Wilson inserisce la delicatissima Silver Wheels, un breve interludio acustico che spezza il disco con eleganza malinconica. Il cuore emotivo dell’album resta però Even It Up, probabilmente il manifesto sonoro degli Heart del 1980: riff muscolari, fiati dei Tower of Power e una Ann Wilson semplicemente devastante dietro al microfono. La sua interpretazione lungo tutto il disco è impressionante -roca, teatrale, passionale- capace di passare dalla furia alla fragilità nel giro di pochi secondi. Si prosegue addirittura con percussioni tribali nella la surreale Strange Night, mentre le oniriche Raised On You e Pilot sono ancora una volta una prova superata con classe. Bizzarra è anche la scelta della chiusura, una dolcissima Sweet Darlin', ballata emozionante e struggente che proprio non ci si aspetterebbe di trovare come conclusione di un disco tutt’altro che tranquillo.
Non tutto funziona alla perfezione: alcuni episodi della seconda facciata sembrano più abbozzati che realmente sviluppati e la varietà stilistica talvolta dà l’impressione di una band ancora alla ricerca di una nuova identità. Ma è proprio questa instabilità a rendere Bébé Le Strange affascinante: è il suono di un gruppo che sta cercando di ritrovare certezze, reinventandosi contemporaneamente. Con il senno di poi, l’album appare quasi isolato nella discografia degli Heart: non possiede il romanticismo dei capolavori seventies né la patina radiofonica dei grandi successi anni Ottanta come Heart o Bad Animals. Sta nel mezzo, in una terra di nessuno creativa dove rabbia, sensualità e sperimentazione convivono senza compromessi: forse non è il disco più celebre degli Heart, di sicuro non è il più riuscito. Ma potrebbe essere il loro più umanamente sentito.
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3
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Con l\'arrivo degli anni 80 questo album pone fine alla prima fase, e di quel periodo per me è il più convincente insieme a Dreamboat Annie e Little Queen. Sopra l\'80, non so 82 /83 una cosa del genere |
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2
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Uno dei migliori per primo periodo. Con Break vieni spazzato via da Ann; Down on Me è un bluesaccio tra Zeppelin e Joplin terreno di conquista della sempre superlativa cantante. Bebe le strange è una variazione di Kashmir. Per me ogni brano è notevole tra rock, folk e un tocco di pop. 80 |
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1
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Anche \'Private Audition\' e \'Passionworks\' sono grandi dischi, per non parlare dell\'immenso \'Heart\' del 1985. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Bébé le Strange 2. Down on Me 3. Silver Wheels 4. Break 5. Rockin Heaven Down 6. Even It Up 7. Strange Night 8. Raised on You 9. Pilot 10. Sweet Darlin
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Line Up
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Ann Wilson (voce, Basso, chitarra, Flauto) Nancy Wilson (Voce, Chitarra, Piano, Mellotron, Basso) Howard Leese (Chitarra, Tastiera, Sintetizzatore, Cori) Steve Fossen (Basso) Michael Derosier (Batteria, Percussioni)
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RECENSIONI |
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