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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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30/05/2026
( 725 letture )
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Unleashed, una band che non ha bisogno di presentazioni nel panorama del metal estremo, capostipite della scena death metal svedese insieme a Entombed, Grave e Dismember, è tra i gruppi più longevi e storici del genere, portabandiera di un’intransigenza musicale dettata dal leader Johnny Hedlund, cantante e bassista. Il disco in questione, Victory, uscì nel 1995 per la Century Media Records, in un periodo di cambiamenti per la scena death svedese: l’attenzione verso il genere e i gruppi storici stava iniziando a scemare e, allo stesso tempo, band come gli Entombed avevano iniziato un processo di allontanamento dallo stile tradizionale del genere. Con Wolverine Blues del 1993 la band incorporò elementi e strutture musicali derivanti dall’hard rock “brevettando” il death’n’roll. Nel frattempo, a poche centinaia di chilometri, in Norvegia, stava prendendo piede il black metal, pronto a rivoluzionare completamente i canoni del metal estremo e ad andare in netta opposizione al death metal, considerato ormai un genere mainstream e non più underground. In questo contesto gli Unleashed pubblicano Victory, album che mantiene salde le coordinate death care alla band, anche se i cambiamenti accennati in precedenza sembrano aver colpito, almeno in parte, il combo svedese. Rispetto al passato, le strutture delle canzoni risultano più semplici ed asciutte, i ritmi talvolta vengono rallentati e le tematiche attingono a piene mani dall’immaginario mitologico nordico. La produzione rispetto ai dischi precedenti è più secca e meno atmosferica, dando al disco un suono compatto e grezzo che, in un certo senso, può ricordare il suono degli Entombed post-Clandestine.
Il disco si apre con Victims of War, classica canzone in stile Unleashed, che fa perno su dei continui cambi di tempo e su un riffing massiccio da parte della coppia composta da Fredrik Lindgren e Tomas Olsson, sul quale si assesta il cantato di Johnny Hedlund, che varia da un classico growl a dei momenti più urlati, ricordando un certo tipo di hardcore punk, per il quale la Svezia è nota per aver fatto scuola in ambito crust. La successiva Legal Rapes aumenta i ritmi e risulta una delle canzoni più godibili del platter, proprio per la sua schiettezza e per la semplicità dei riff in tremolo e nei blast che vengono sparati nei padiglioni auricolari degli ascoltatori. Con Hail the New Age e la seguente The Defender si palesano i primi difetti del disco. La prima si basa su un mid-tempo senza mordente, con un riffing monotono e poco ispirato, che viene ripetuto per tutta la canzone, mentre la seconda sembra voler prendere come esempio il sound death’n’roll, risultando però in una canzone trascurabile. Il lato A si chiude in maniera migliore con In the Name of God, dove gli Unleashed tornano a fare quello che sanno fare meglio: una canzone diretta e senza fronzoli, perfetta per la sede live. Il lato B invece si apre con Precious Land, che rappresenta il punto più basso del disco. La canzone si basa su un riff di ispirazione doom banale e poco incisivo, che rende il brano decisamente noioso. Con le successive Berserk e Scream Forth Aggression i ritmi aumentano e soprattutto la seconda risulta uno dei punti più riusciti del disco, con i riff in tremolo e i tappeti in doppia cassa della batteria di Anders Schultz a farla da padrone. Il disco si conclude con Against the World e Revenge, che seguono le coordinate dei brani precedenti, risultando godibili, soprattutto in ottica live, dove queste canzoni garantiscono poghi assicurati.
Tirando le somme, Victory è un disco che presenta diversi lati positivi, principalmente legati alle canzoni strutturate in maniera più canonica secondo gli standard degli Unleashed, ma quando la band cerca di sperimentare e di esplorare soluzioni diverse, come il rallentamento dei tempi, i risultati non sono sempre brillanti e il disco mostra alcuni momenti sottotono. Il disco segna anche l’inizio della parabola discendente della band, che proseguirà con i successivi Warrior e Hell’s Unleashed. Rimane comunque un album che si lascia ascoltare e che, nei suoi momenti migliori può offrire soddisfazione all’ascoltatore in cerca di una sana mezz’ora di headbanging senza troppi fronzoli.
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Non al livello dei precedenti, ma migliore del successivo Warrior e nel complesso assolutamente godibile. Aumenta la presenza di pezzi più lenti, in effetti non sempre riusciti, ma quelli più dinamici (vedi Legal Rapes, Scream Forth Aggression o Revenge) sono assolutamente validi. Voto 77 |
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Quarto album che chiude la prima parte di carriera della band in cui sono presenti i due classici della loro discografia, il debutto ed Across the Open Sea (perché solo 75? varrebbe almeno 10 punti in più). Il disco in questione è discreto, meno furioso in certi momenti, ma per il resto nel loro classico stile. Voto 69. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Victims of War 2. Legal Rapes 3. Hail the New Age 4. The Defender 5. In the Name of God 6. Precious Land 7. Berserk 8. Scream Forth Aggression 9. Against the World 10. Revenge
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Line Up
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Johnny Hedlund (Voce, Basso) Fredrik Lindgren (Chitarra) Tomas Olsson (Chitarra) Anders Schultz (Batteria)
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