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17/11/26
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Downfall of Nur - And the Firmament Will Burn to Quench the Pain of This Earth
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11/06/2026
( 1243 letture )
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Dopo un silenzio durato oltre dieci anni, i Downfall Of Nur tornano finalmente con un nuovo scorcio sulla propria visione artistica. Il progetto creato da Antonio Sanna raccoglie l'eredità dell'acclamato Umbras de Barbagia e la trasforma in qualcosa di ancora più ambizioso e profondo. And the Firmament Will Burn to Quench the Pain of This Earth non è semplicemente un album atmospheric black metal: è un'opera concettuale che affonda le proprie radici nella memoria ancestrale della Sardegna, nella sua mitologia e nelle sue ferite storiche.
Fin dalle prime note emerge una dimensione quasi rituale. Le composizioni si sviluppano con lentezza contemplativa, alternando impetuose esplosioni di furia black metal a passaggi atmosferici dal forte carattere evocativo. Rispetto a Umbras de Barbagia, l'elemento folk appare più contenuto e meno centrale nell'economia dei brani, lasciando maggiore spazio a una scrittura orientata verso l'atmosfera, la tensione emotiva e la costruzione di paesaggi sonori ampi e stratificati. In questo senso affiorano evidenti richiami alla sensibilità post-black metal degli Agalloch, soprattutto nella capacità di intrecciare malinconia, natura e contemplazione all'interno di strutture dilatate e immersive. Le componenti folk, pur meno invasive rispetto al passato, mantengono comunque un ruolo importante e richiamano per intensità evocativa e respiro epico realtà come i Saor, pur conservando una forte identità legata alla tradizione sarda. Le canzoni non seguono una linearità convenzionale né si affidano a schemi compositivi predefiniti. Piuttosto, si presentano come lunghi movimenti in continua trasformazione, nei quali i temi emergono, si dissolvono e riappaiono seguendo una logica narrativa ed emotiva più che strutturale. Ogni brano assume così i contorni di un viaggio, di una progressione organica che accompagna l'ascoltatore attraverso paesaggi interiori e simbolici, rendendo la musica il veicolo ideale per raccontare una storia che trascende il singolo individuo e si muove tra archetipi, simboli e memoria collettiva. Al centro dell'opera troviamo la figura della Madre Dea, antichissima incarnazione della fertilità, della terra e della permanenza, profondamente radicata nell'immaginario preistorico sardo. A questa presenza divina si intreccia quella delle madri umane, custodi di un dolore silenzioso generato dalla perdita dei figli nelle interminabili spirali di violenza legate alla disamistade, una forma di inimicizia ritualizzata che ha segnato per secoli la cultura isolana. Attraverso questa doppia rappresentazione del femminile, Antonio Sanna costruisce una riflessione intensa sul rapporto tra l'essere umano, la memoria e la terra che lo genera. La narrazione segue il percorso di un individuo che, liberandosi della propria forma fisica, si fonde con l'archetipo della Madre Dea. In questa unione si manifesta la stanchezza accumulata da una presenza ancestrale costretta ad assistere all'eterno ripetersi di vendette, lutti e dimenticanze. Il fuoco evocato dal titolo assume quindi il significato di una purificazione necessaria: non una punizione, ma l'inevitabile conseguenza di una memoria collettiva incapace di riconciliarsi con il proprio passato. Dal punto di vista musicale, i Downfall Of Nur confermano la propria capacità di costruire paesaggi sonori monumentali e immersivi. Le strutture dei brani privilegiano l'atmosfera e la narrazione rispetto all'immediatezza, richiedendo un ascolto attento e partecipativo. L'approccio compositivo evita soluzioni facili e conduce l'ascoltatore attraverso un percorso emotivo complesso, nel quale malinconia, rabbia, spiritualità e contemplazione convivono in equilibrio. La produzione, curata dallo stesso Antonio Sanna presso gli Atlantic Aurora Studios, rappresenta un netto passo avanti rispetto al debutto. Il suono è più definito, potente e dettagliato, capace di valorizzare sia le sezioni più aggressive sia quelle maggiormente atmosferiche senza perdere coesione. Il mastering di Gabriele Gramaglia contribuisce ulteriormente a esaltare la profondità delle stratificazioni sonore, amplificando il senso di vastità che permea l'intero lavoro e conferendo all'album una resa complessiva più matura e professionale.
And the Firmament Will Burn to Quench the Pain of This Earth non offre risposte definitive né una narrazione lineare. Si presenta piuttosto come uno spazio rituale aperto a molteplici interpretazioni, dove storia, mito e dolore umano si fondono in un'unica esperienza. È un tributo alla Sardegna come terra sacra e ferita, ma anche una meditazione universale sul rapporto spezzato tra uomo, donna, natura e divino. Un ritorno atteso che non si limita a confermare il valore dei Downfall Of Nur, ma ne amplia ulteriormente la portata artistica e concettuale.
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9
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Album che ha deluso le mie aspettative.. Pensavo ad un Etno-Black Metal in stile Inchiuvatu, invece niente di questo.. IL Lavoro parte bene, ma poi a lungo andare, si slega.. Ultima traccia superflua.. Va \"bene\" all\' ascolto di un Album di Burzum degli anni 90, ma 20 minuti di \"nulla\" nel \'26, no grazie.. Invece Umbras de Barbagia mi è piaciuto.. Nulla di trascendentale, però Lavoro coeso e intenso al punto giusto. |
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8
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Commento 5..bravo esatto 👏 il disco degli Ultha è un capolavoro |
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7
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Per entrare nelle corde di questo Progetto, va bene partire da questo ? Oppure dal precedente, che, se non ho capito male, è il debutto in società, risalente ad una decina di anni orsono.. Grazie. |
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6
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Azz non sapevo dovesse usicre... è passato davvero tanto da \"Umbras de Barbagia\". Ascolterò anche questo. |
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5
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@lisablack brava, a light so dim (titolo uguale ad una canzone capolavoro dei black heart procession, tra l\'altro) degli Ultha credo sia uno dei migliori lavori del genere degli ultimi 10 anni. Speriamo che venga recensito presto, perchè se ne parla troppo poco. Ora corro ad ascoltare questo. |
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3
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Ambient Black metal di grande calibro, solo per intenditori, puro arte senza compromessi. |
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2
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Il black metal che amo. |
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1
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Grandissimo ritorno.. Disco spettacolare, in ambito black tra i migliori insieme agli Ultha. Ecco recensite il capolavoro degli Ultha. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Disamistade I 2. Beyond the Trascendent Darkness 3. Disamistade II 4. Underground Halls of the Oldest Goddess Stronghold 5. The Great Escape 6. And the Firmament Will Burn to Quench the Pain of This Earth 7. Deliverance
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Line Up
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Antonio Sanna Voce, Chitarra, Basso, Tastiere)
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RECENSIONI |
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