|
|
17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
|
|
|
20/06/2026
( 1416 letture )
|
Quando l’impulso artistico e l’esigenza comunicativa pungolano gli artisti non serve temporeggiare fra un disco e l’altro, quindi perché mai accantonare l’idea di una doppia pubblicazione nel giro di tre mesi? Ecco, appunto. Love Is Not Enough a febbraio, Hum of Hurt a giugno, venti brani, una sessantina di minuti: nel 2026 i Converge, indiscussi re del metallic hardcore, si prendono tutto e dimostrano per l’ennesima volta come lo status di leggende guadagnato su un ultra-trentennale campo di battaglia sia un riconoscimento doveroso frutto di una carriera a dir poco inimitabile.
I sigilli numero 11 e 12, impressi dopo il novilunio di Bloodmoon, vedono la band tornare ai dettami di un hardcore anticonvenzionale e pesantemente ibridato con il metal estremo, una formula che non arrugginisce nemmeno di fronte ad uno stress-test probante come quello in esame. Laddove il primo capitolo riuniva all’interno di una miscela abrasiva mathcore, grind, death, emo-core e sludge, il secondo atto -in funzione di rovescio della medaglia- punta ad esplorare linguaggi affini eppure diversi nel taglio stilistico e nella maniera di veicolare umori e propositi.
Intanto il baricentro argomentativo transita dal potere funesto dell’amore verso un originale resoconto della sofferenza, equiparata ad un ronzio (l’hum del titolo) grave e continuo percepito da una frangia minoritaria di individui sparsi in varie zone del mondo. Ancora priva di risposte scientifiche certe, questa malefica vibrazione può togliere il sonno e rovinare l’esistenza tanto da assurgere a metafora del dolore umano, sulla copertina reso tramite un segnale cardiaco facentesi scossa di terremoto quasi a suggerire l’idea di perturbazioni emotive reali e misurabili.
Il profilo sonoro di tali onde converte il rogo extreme-core di Love Is Not Enough in una distintiva accezione noise che, al posto di mordere subito la giugulare, preferisce erodere gradualmente i nervi e il cuore. La minor insistenza su ritmi esagitati dà vita ad un’angoscia più infida e cerebrale, simile ad un tallonamento psicologico destinato a logorare dall’interno e far rimanere l’ascoltatore a disagio lungo tutti i corposi trentatré minuti. Applicando feedback, dissonanze scomode, rimasugli fangosi e schegge acuminate alla base hardcore, i Converge non intendono concedere repliche bensì deviare il mirino su una strategia d’attacco parallela in grado di infliggere ugualmente abrasioni complicate da rimarginare.
Consuming me, protecting you Consuming me, protecting you
Slip the Noose, la più vicina al full-length coevo, sgorga da un violento parto di No Heroes e Love Is Not Enough, dopodiché una pioggia di catrame e sostanze viscose flagella Doom in Bloom, brano duro e scorbutico annegato dalla frustrante vulnerabilità del timbro pieno di cicatrici di Jacob Bannon. Rancore soffocato, disperazione trattenuta a stento, veleno che fermenta: l’eco del male disturba e gli spasmi di It Only Gets Worse ne sono la prova considerando i ritmi fratturati, le gang vocals iraconde, lo stridore noise e la viscerale interpretazione di un frontman sull’orlo della crisi. Affonda il coltello nella piaga anche Detonator, imbrattata dai lamenti e le urla acide, scoscesa nei passaggi della batteria e nelle soluzioni chitarristiche oltre ad essere piegata in coda dalla ferale potenza dei contro-cori harsh.
Il buio si appiccica all’epidermide e l’ossigeno da respirare sembra contaminato, dunque non stupisce il fatto che l’ansia continui ad aumentare sentendo i raptus noise-core di It’s Not Up to Us e I Won’t Let You Go, tranciate dalla clamorosa volumetria del basso di Newton, dai colpi fantasiosi e granitici di Koller e dalle fitte rumoristiche di Ballou, impeccabili nel sorreggere lo psicotico temperamento canoro. La sezione ritmica in seguito domina con ferma autorità l’incredibile storytelling [auto?]biografico di Dream Debris, sei plumbei cadenzati minuti ricchi di un’atmosfera da brividi per i tratti in spoken word di Bannon, le grida scorticanti, i riff paragonabili a veri detriti rocciosi e l’energica impronta della catena di montaggio “K-N”, dal sentore tribale della batteria nell’incipit al poderoso nitore del basso. Dopo una traccia così intensa e sfibrante il gruppo, in modo oculato, rilascia il crepuscolare intervallo strumentale di It Used to Matter, un break necessario per affrontare e subire la martoriata title-track Hum of Hurt (da manuale l’impegno fisico/emotivo del cantante) e lo scavo tra le macerie di Nothing Is Over, teso epilogo in cui sfuriate e nervosi rallentamenti si danno il cambio istigando una paranoia che non svanirà nel giro di qualche notte insonne.
Dal treno in corsa di Love Is Not Enough al panzer di Hum of Hurt il risultato è sempre quello: pura maestria. I Converge non hanno bisogno di complimenti e tantomeno di sviolinate, ma se la qualità raggiunta al dodicesimo album si attesta su livelli del genere non si può far altro che inchinarsi e porgere la dovuta riverenza. Meno veloce e diretto, più subdolo e “a lenta fermentazione”, il secondo urto del 2026 mantiene quindi spaventosamente inalterati il vigore e lo stato di forma della band tanto da poter legittimare, senza troppi dubbi, una vittoria al quadrato rinforzante la leadership nell’hardcore metallico di ieri e (ancora) oggi.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
9
|
|
Sì, io l\'avevo notato con i Doors |
|
|
|
|
|
|
8
|
|
Commento 7 : Potrebbe/dovrebbe essere un\' ipotesi corretta.. Ho verificato con i Soad e succede la stessa per i due Album usciti il medesimo anno. |
|
|
|
|
|
|
7
|
|
Non mi sembra un mistero, credo che nella colonna a dx si vada in ordine alfabetico se l\'anno è lo stesso mentre cercando nel sito l\'ordine è quello di pubblicazione della recensione. Solo un\'ipotesi. |
|
|
|
|
|
|
6
|
@Lucio77 perché con i converge le convenzioni non esistono  |
|
|
|
|
|
|
5
|
@Lucio, premesso che a caricare le recensioni sono i responsabili (Cr e vice), c\'è in effetti uno strano disallineamento perché se guardi la colonna a destra l\'ordine dei due album usciti nel 2026 è invertito, se invece cerchi il gruppo specifico partendo dall\'home page vedrai che l\'ordine è corretto.
Il motivo? uno dei tanti misteri del sito  |
|
|
|
|
|
|
4
|
|
Altro Lavoro di alto livello.. Meno diretto, ma più \"caldo\" di Love.., secondo me.. Una curiosità : Come mai i due Album, nella discografia a destra, sono invertiti come ordine di uscita ? Errore fisiologico ? Che ci sta, ci mancherebbe. |
|
|
|
|
|
|
3
|
|
questo devo ancora ascoltarlo, LINE l\'ho consumato.
A stasera al concerto per chi ci sarà |
|
|
|
|
|
|
2
|
|
Ottima recensione Indigo! \"Dal treno in corsa di Love Is Not Enough al panzer di Hum of Hurt il risultato è sempre quello: pura maestria.\"
I Converge hanno sfornato due dischi clamorosi. Il primo (4 mesi fa) più diretto, e questo secondo più in linea con \"All We Love We Leave Behind\" e \"The Dusk in Us\". Ce ne vuole per una band che suona da oltre 30 anni far uscire due dischi di questo livello a brevissima distanza l\'uno dall\'altro.
Da notare il voto bassissimo dei lettori. Osceni! |
|
|
|
|
|
|
1
|
|
Altro disco altro colpo, non vedo l’ora di vederli live |
|
|
|
|
|
INFORMAZIONI |
 |
 |
|
|
|
|
|
|
|
Tracklist
|
1. Slip the Noose 2. Doom in Bloom 3. It Only Gets Worse 4. Detonator 5. I Won’t Let You Go 6. It’s Not Up to Us 7. Dream Debris 8. It Used to Matter 9. Hum of Hurt 10. Nothing Is Over
|
|
|
Line Up
|
Jacob Bannon (Voce) Kurt Ballou (Chitarra, Cori) Nate Newton (Basso, Cori) Ben Koller (Batteria)
|
|
|
| |
RECENSIONI |
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|