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Erik Grönwall - Bad Bones
27/06/2026
( 1625 letture )
Il rock non è soltanto musica, è piuttosto una forma di racconto personale che prende la forma attraverso un disco. Nel caso di Erik Grönwall, Bad Bones nasce esattamente da questa esigenza, quella di mettere ordine in un percorso recente fatto di troppi cambiamenti, alcuni radicali, difficoltà fisiche e ripartenze continue, trasformando tutto questo in una manciata di brani diretti, essenziali e immediati.
Non siamo davanti a un’opera costruita per stupire con virtuosismi o ambizioni stilistiche particolarmente complesse. Al contrario, il disco sceglie una strada più istintiva, quasi totalitaria in questo, dove il linguaggio dell’hard rock viene ridotto all’osso per lasciare spazio soprattutto all’impatto emotivo e alla resa vocale.

Fin dall’apertura con Born to Break emerge un approccio molto concreto. Riff secchi, andamento lineare e una scrittura che punta dritta al risultato senza troppi giri di parole. È una partenza che stabilisce subito il tono generale dell’album, cioè quello di un hard rock melodico ma privo di fronzoli, più vicino alla dimensione del palco che a quella della sperimentazione.
La title track Bad Bones prosegue su questa linea, accentuando una certa ruvidezza di fondo. Qui si percepisce chiaramente la volontà di dare al disco una doppia lettura: da un lato l’energia immediata del rock più diretto, dall’altro un sottotesto più personale legato alla resilienza e alla capacità di accettare le proprie fragilità. Il risultato è un brano efficace, costruito su un equilibrio semplice ma funzionale.
Quando il ritmo rallenta, il disco mostra forse la sua parte più interessante. Episodi come Praying for a Miracle mettono in primo piano una dimensione più riflessiva, dove la voce di Erik Grönwall assume un ruolo centrale e meno spettacolare rispetto al passato, ma proprio per questo più credibile e vissuto. È qui che emerge con maggiore chiarezza la natura autobiografica del progetto.
Accanto ai momenti più introspettivi, non mancano brani pensati per un impatto immediato. Lost for Life e Hell and Back si muovono su coordinate più classiche, con strutture solide e ritornelli costruiti per restare in testa. Non cercano la sorpresa, ma la continuità con una tradizione hard rock che il cantante conosce bene e padroneggia con sicurezza.
Un elemento interessante dell’album è la scelta di non puntare esclusivamente sulla potenza. In più punti emerge infatti una ricerca melodica che cerca di alleggerire la struttura dei brani senza snaturarne la grinta. Questo equilibrio è probabilmente uno degli aspetti più riusciti del disco, anche se non sempre pienamente costante lungo tutta la scaletta.
La seconda metà dell’album conferma questa alternanza tra spinta e introspezione. Alcuni episodi funzionano meglio per immediatezza e costruzione, altri risultano più ordinari, senza però compromettere la tenuta complessiva del lavoro. Si tratta di un disco che scorre con naturalezza, più interessato alla coerenza narrativa che alla ricerca del singolo picco assoluto.
La chiusura affidata a Written in the Scars rappresenta il momento più esplicitamente emotivo del percorso. Qui il registro si abbassa ulteriormente e il brano assume quasi la funzione di bilancio personale, più che di semplice conclusione musicale. È un finale che punta sull’essenzialità e sulla sincerità, senza cercare effetti speciali.

Bad Bones è un album che si colloca in modo chiaro all’interno della tradizione hard rock svedese, ma con un’impronta personale evidente soprattutto nella gestione del lato vocale e nella volontà di raccontare un percorso umano prima ancora che musicale. Non è un lavoro rivoluzionario né ambizioso sul piano stilistico, ma funziona proprio nella sua immediatezza.
Il limite principale sta forse in una certa uniformità di fondo; la scelta di un linguaggio diretto e lineare, se da un lato garantisce coerenza, dall’altro riduce un po’ la varietà dinamica dell’ascolto. Alcuni brani tendono a somigliarsi nella struttura, lasciando la sensazione che il disco avrebbe potuto guadagnare ancora qualcosa con una maggiore diversificazione.
Resta comunque un’opera sincera, costruita senza artifici e centrata sulla figura del suo autore. Un disco che non prova a reinventare nulla, ma che trova la sua forza nella semplicità e nella credibilità di chi lo interpreta.
Un ritorno solido, umano e privo di maschere.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
75.63 su 22 voti [ VOTA]
Carmine
Sabato 4 Luglio 2026, 19.12.07
38
Sisi ma assolutamente, figurati. Si parla di musica e ci sta avere criteri di giudizio diversi, e il bello è che queste discussioni ci portano a ragionare sui criteri che usiamo. Sul discorso italiano, eh, sono d\'accordo.
Fabio
Sabato 4 Luglio 2026, 13.05.28
37
Ma si Carmine, alla fine i problemi sono altri, si parla solo di musica, giusto che ogni persona abbia le sue differenze, in quest\'epoca di ai bisogna usare la testa. Poi in Italia cosa vuoi parlare di musica, non è mica tutta un\'isola digitale come Metallized; là fuori c\'è un popolo di 250000 persone che acclama Ultimo, qua non cambierà mai niente per il rock metal, le nostre band devono rivolgersi all\'estero se vogliono avere successo
Carmine
Venerdì 3 Luglio 2026, 23.31.10
36
Mi si è cancellata una riga, comunque quello che voglio dire è che il contesto non sostituisce la musica, ma aiuta a comprenderne il peso storico.
Carmine
Venerdì 3 Luglio 2026, 23.25.51
35
Io ti capisco quando dici di temere che il contesto possa sovrastare la musica, però io credo che alla fine è difficile separare le due cose. Gli stessi Black Sabbath ammettono quanto sia stata fondamentale Birmingham negli anni 60 per lo sviluppo del suono e dell\' immaginario oscuro. Stessa cosa i Nirvana, figli della disillusione della generazione X riusciti ad intercettare una generazione di disillusi attraverso la musica. Poi a dirla tutta, se dovessimo fare il paragone tra Gronwall e i singer citati sotto basandoci esclusivamente sul parametro nudo e crudo la vita del biondo si complicherebbe ulteriormente.
Fabio
Venerdì 3 Luglio 2026, 16.49.51
34
Mah personalmente non ho mai detto Gronwall è uno dei migliori di sempre e giudico gli H.e.a.t. Un buon/ottimo gruppo, ma di genere. Poi non ho fatto il raffronto Ryche Nirvana; ho fatto la comparazione Black Sabbath/Nirvana e se c\'è qualcuno che MUSICALMENTE, allo stato puro dell\'arte, ritiene i Nirvana più importanti dei Sabs secondo me sono sfuggite diverse cose. Ripeto, una cosa è la musica nuda e cruda, una cosa è l\'immaginario collettivo. Sui Ryche Carmine li ho tirati in ballo perché tu parli di capolavori \'reali\' e capolavori personali ( tutto è personale, parte sempre dall\'informazione che uno ottiene o fa, e dietro c\'è una testa pensante divisa dalle altre...si spera ) Ora qua la questione come ho già detto è dura, perché almeno che uno non consideri i Kingdom Come migliori degli Zeppelin ( purtroppo ho sentito youtuber affermarlo ), o cose di questo tipo, in una moltitudine davvero grossa le cose per me sono opinabili e va proprio a conoscenza di una determinata materia, proprio per questo, ripeto, amo la stampa specializzata
Carmine
Venerdì 3 Luglio 2026, 16.09.55
33
Non esattamente. Non sto affermando che i Nirvana siano superiori ai Ryche perché culturalmente siano stati più impattanti, ma che la grandezza storica di un artista non può essere valutata ignorando completamente il contesto e l\'influenza esercitata. Operation Mindcrime è un capolavoro riconosciuto ed è un punto fermo del genere, e il fatto che sia meno famoso di Nevermind non vuol dire che valga di meno. Però credo che, quando si parla di \"grandezza storica\", bisogna tenere conto anche di quanto un\'opera abbia lasciato un segno al di fuori della cerchia degli appassionati. Per questo credo bisogni fare le distinzioni. La domanda che io faccio è: allo stato attuale, Gronwall condivide veramente la stanza coi vari Mercury, Dio, Dickinson, Halford, Tate, Staley, Cornell, Patton, eccetera? Non parlo solo di tecnica, dove può competere con tanti di loro, ma proprio del pacchetto completo, aggiungendo canzoni, dischi, influenza. Se la risposta è no, allora dobbiamo ridimensionare quel \"uno dei migliori di sempre\" e limitarci a definirlo un vocalist capace (e lo è sicuramente). Altrimenti, motivate, vorrei capire.
Fabio
Venerdì 3 Luglio 2026, 15.08.40
32
Si però Carnime i Nirvana proprio per il motivo che hai detto tu, cioè dal punto di vista della cultura popolare ( che comunque è sempre filtrata dai media ), sono più famosi dei Black Sabbath che non hanno mai fatto parte di un immaginario collettivo legato a fattori esterni alla musica. E questo non è giusto, la musica andrebbe presa per quella che è realmente, nuda e cruda se si vuole fare critica sul serio. Così come Madonna, sono personaggi che sono usciti da un ambito prettamente musicale, per diventare altro, appunto icone pop. Guarda proprio in questi giorni, frequentando di sera pub, si finisce sempre per parlare di musica e si parlava di grunge e li più o meno erano tutti ferrati, ma quando ho rammentato che nella prima metà degli anni 80 Seattle era una città importante per il metal è calato il silenzio: nessuno conosceva i Queensryche. E non è la prima volta che mi capita. Qui in Italia se non sei metallaro i Queensryche non sanno neanche chi siano. Penso non ci siano discussioni che i \'Ryche abbiano prodotto capolavori. Ma appunto dipende sempre da una conoscenza personale, anche se sei un critico
Carmine
Venerdì 3 Luglio 2026, 14.04.05
31
Sisi ma l\'impatto culturale da solo non può essere il criterio unico, altrimenti finiremmo per concludere che Madonna è più importante di chiunque abbia venduto meno di lei. Sto dicendo che è uno dei parametri da considerare quando si parla di grandezza. Nel caso dei Black Sabbath, il peso storico deriva soprattutto dall\'aver creato un linguaggio musicale nuovo (impatto musicale). Nel caso dei Nirvana, dall\' aver cambiato il modo di intendere in rock da lì in poi (impatto culturale). In entrambi i casi parliamo di fenomeni che in modi diversi hanno lasciato un segno riconoscibile ben oltre il gusto personale. È questo che distingue un classico storico da un classico personale. Poi per carità, un album può essere un capolavoro senza essere generazionale, ma quando si arriva a parlare di \"uno dei migliori di sempre\" credo che un qualche tipo di riconoscimento particolare debba necessariamente entrare in gioco.
Fabio
Venerdì 3 Luglio 2026, 12.57.10
30
Carmine al 26:\'Nevermind ha cambiato il rapporto tra rock e cultura popolare\'. Giusto. Ma può anche essere pericoloso ragionare in questi termini; allora i Nirvana da quel punto di vista dovrebbero essere più importanti non soltanto dei Boston , ma anche di pesi massimi come Black Sabbath, per dire. I Black Sabbath non sono mai stati un fenomeno popolare sino ad arrivare ad influenzare ad esempio la moda o altri settori, cosa che è stata fatta col grunge con la flanella in passerella. Allo stesso modo Madonna dovrebbe essere più importante degli EL&P, per dire. In ultima analisi, se esiste uno style rock ( come direbbe Virgin Radio, altro fenomeno di massa, quindi per me nocivo ) è proprio quello di non seguire modelli egemoni, cioè imposti attraverso i media
Carmine
Venerdì 3 Luglio 2026, 11.56.45
29
Non sto dicendo che un capolavoro debba essere necessariamente un album generazionale. Sto dicendo che, quando si parla di \"migliori di sempre\", è inevitabile guardare alle opere. Perché la grandezza di un cantante non si misura nel vuoto: si misura anche attraverso i dischi e le canzoni che ha contribuito a rendere memorabili. Altrimenti dovremmo stilare classifiche dei migliori cantanti basandoci solo sulle capacità tecniche.
Vitadathrasher
Venerdì 3 Luglio 2026, 9.34.08
28
Secondo questo metro si metterebbero sull\'altare una decina di dischi \"marchiati\" dalle masse e dalla critica. In un mare magno come la musica trovo riduttivo usare un album come discriminante.
Carmine
Venerdì 3 Luglio 2026, 1.12.22
27
@Graziano, Infatti il punto non è negare che un album possa essere un capolavoro senza essere generazionale. Il problema nasce quando si confondono i piani. Posso accettare senza problemi che gli H.E.A.T. abbiano pubblicato alcuni classici recenti dell\'hard rock melodico. Faccio più fatica, invece, a trasformare questa considerazione nell\'idea che il loro frontman sia automaticamente uno dei migliori cantanti di sempre. Perché lì entrano in gioco anche il riconoscimento storico, l\'influenza e l\'impatto culturale per l\'appunto
Carmine
Venerdì 3 Luglio 2026, 1.00.15
26
Certo che More Than a Feeling è stata rivoluzionaria dal punto di vista del songwriting e della produzione. Ma il punto è che esistono diversi tipi di rivoluzione. Nevermind non è stato rivoluzionario perché ha inventato un nuovo linguaggio musicale, ma perché ha cambiato il rapporto tra rock e cultura popolare, diventando un fenomeno generazionale. Questo non rende automaticamente Boston meno grande. Comunque sono abbastanza d\'accordo. Infatti non sto dicendo che esista una formula matematica del capolavoro. Dico solo che esistono diversi livelli di riconoscimento: personale, di genere e storico. Posso considerare anch\'io un disco dei Boston o dei Toto un capolavoro assoluto per qualità musicale, ma faccio fatica a mettere sullo stesso piano un classico personale e un\'opera che ha avuto un impatto storico e culturale riconosciuto ben oltre la sua nicchia.
Fabio
Giovedì 2 Luglio 2026, 23.45.53
25
Certo Graziano per me un disco può essere un capolavoro anche senza essere generazionale, infatti ho detto che amo la critica specializzata perché entra più nella materia essendo focalizzata su un determinato genere. Ho tutti i dischi degli H.e.a.t. e praticamente tutti sono tra il buono e l\'ottimo ( il mio preferito è Address The Nation perché mi sembra il più equilibrato tra il vecchio e nuovo aor ), a cui per molti darei anche un 80/85 ( ecco secondo me cosa fa la critica specializzata ), ma tuttavia non li considero dei veri capolavori. Per me il classico disco capolavoro che non rientra nei generazionali, perché lo ho riascoltato ieri, è ad esempio Fire Down Under dei Riot. Ed i Riot hanno anche influenzato ma per me non sono così famosi da essere generazionali, non stiamo parlando di j.Hendrix. Poi è chiaro che ogni persona ha i suoi parametri
Andy
Giovedì 2 Luglio 2026, 23.41.05
24
Gronwall e\' un ragazzo talentuoso e dalla grande voce....nel rock non si inventa piu\' nulla?...puo\' essere ...ma gli HEAT hanno fatto dei gran bei dischi e soprattutto con gronwall li hanno davvero azzeccati...a volte basta ascoltare con piacere un album riuscito senza necessariamente dover far paragoni con la storia...il rock is a vicious circle!!!!
Graziano
Giovedì 2 Luglio 2026, 21.54.58
23
Bello leggere i vostri commenti. Credo che bisogna tuttavia operare un distinguo. Un album può essere un capolavoro senza essere un\'opera artistica \"generazionale\"? Credo di sì, altrimenti la lista dei capolavori diventa bella striminzita. Se il capolavoro per essere tale deve avere uno status di album epocale, allora concordo che i dischi degli H.E.A.T. non lo siano. Se invece si allarga l\'ombrello a racchiudere album di squisita fattura che pur senza sbaragliare l\'universo resistono alla prova del tempo rimanendo immutabili nella loro qualità, allora si può affermare, opinione personale, che gli H.E.A.T. abbiano composto alcuni classici \"recenti\" in ambito hard rock.
Fabio
Giovedì 2 Luglio 2026, 12.29.44
22
Capisco il tuo punto di vista Carmine, ma per me non è sempre così semplice. Ti faccio un esempio: per me il primo Boston o il primo Van Halen sono capolavori assoluti della musica. Eppure se prendi una More Than A Feeling per molti è soltanto una hit radiofonica buona per qualche pubblicità. Se prendi una Smells dei Nirvana o una Anarchy in The UK inni generazionali, perché il rock vive molto sulla cazzata di essere rivoluzionario. Ma a me interessa la musica, il songwriting, la tecnica ( anche se non è tutto; anzi prima il feeling ), quindi è stata più rivoluzionaria musicalmente parlando una More Than... Per i suoi tempi rispetto a Smells o Nervermind in generale, visto che i Nirvana hanno ripreso stilemi che erano già propri del garage punk sixties, verniciandoli di anni 90. Ma ancora, questo non mi impedisce di godermi sia i Boston sia i Nirvana. Ma quanti sono in grado di farlo? Visto che il rock, sia pubblico che critica, è da sempre fortemente settoriale? Solitamente se ti piacciono i Nirvana non ti piacciono i Boston e viceversa. Esempio, tu dici Paranoid, per me è un capolavoro, ma sai quante persone conosco, presso chi segue epic/power, che riconoscono solo i Sabs di Dio molto meno quelli dì Ozzy? Un sacco. Senza contare che all\'epoca dell\'uscita dei primi Sabs la critica non fu tanto tenera, o ad esempio anche con gli Zeppelin che li descrivevano come musica per alienati del XX secolo. Per questo personalmente amo la stampa specializzata e poco quella generalista, magari si rischia di far passare per capolavoro i Matal Church, o i Sonic Youth, a seconda dei casi, ma mi da più un senso di profondità, di conoscenza e analisi
Carmine
Mercoledì 1 Luglio 2026, 22.56.08
21
@Fabio, Parlo di impatto storico e culturale. Di musica che influenza altri artisti o scene, di canzoni che entrano nell\' immaginario, di album citati e discussi anche dopo decenni, di rilevanza culturale che supera il gusto del singolo. Per questo motivo, per fare un esempio estremo, puoi anche non amare Paranoid o The Dark Side of the Moon, ma è difficile negare che siano capolavori storici. Il caso di The Seventh One è diverso. Può tranquillamente essere un capolavoro per gli appassionati dell\'AOR, ma il suo impatto storico e culturale è infinitamente più limitato rispetto ai dischi che hanno cambiato il corso della musica rock. Gli H.E.A.T., per tornare al punto di partenza, possono tranquillamente aver pubblicato dei capolavori personali e, per qualcuno, persino dei capolavori dell\'hard rock melodico contemporaneo. Ma il salto verso il capolavoro storico è enorme. E la mia riflessione su Gronwall nasce da qui: se gli album a cui è accreditato non sono generalmente riconosciuti come opere storicamente decisive, diventa molto difficile sostenere che lui sia uno dei più grandi cantanti di sempre
Fabio
Mercoledì 1 Luglio 2026, 21.07.08
20
Ma a me gli H.e.a.t. piacciono, come mi piacciono molte band scandinave passate e presenti, ma non riconosco i loro album come capolavori assoluti. Carmine: infatti, ma il problema esiste comunque perché dipende da che fonte di informazione ti rivolgi. Esempio: tanto per dire, Seventh One dei Toto appare nei primi 100 album aor nel libro tsunami, anche qui prende un voto da capolavoro. Poi l\'altro giorno ho letto commenti non proprio edificanti: a chi dare ragione? Si tratta di un capolavoro? Personalmente dico di no, per me non è neanche tra i primi 100 del genere. Tu Carmine parli di impatto, cosa intendi? Dischi che hanno rotto gli schemi? Che sono dei capostipiti? Perché potrebbe essere un criterio valido. Cioè almeno che non si parli di un Black Sabbath o di un In Rock e roba simile è sempre molto difficile stabilire un capolavoro senza un intervento soggettivo, ma anche in quei casi alcuni hanno dubbi. Leggevo proprio ieri sera qui su Metallized che qualcuno li avanzava per The Dark Side Of The Moon
Graziano
Mercoledì 1 Luglio 2026, 19.13.21
19
Il bello degli H.E.A.T. è proprio l\'impronta scandinava. Partendo da Europe e Treat ne hanno seguito il solco per poi affermarsi con personalità, componendo canzoni che considero parte di me. Ascolto hard e AOR da praticamente tutta la vita, gli H.E.A.T. sono una delle migliori band nate negli ultimi anni quando il genere ormai era già di nicchia. Una carriera quasi ventennale con picchi altissimi e poche cadute (o nessuna). Non è cosa da poco. Poi concordo che sui gusti non si discute.
Shock
Mercoledì 1 Luglio 2026, 18.03.00
18
@Fabio: ho capisco e ci mancherebbe. Ovviamente l\'aor scandinavo alla fine si avvicina più all\'hard rock melodico, sempre lì siamo ma differenze ci sono, e poi ovviamente i gruppi scandinavi non possono non essere influenzati dagli Europe. Poi alla fine si tratta di valutazioni personali, per me gli Heat valgono tanti gruppi americani, non i top, inarrivabili, ma le prime linee si.
Carmine
Mercoledì 1 Luglio 2026, 17.27.06
17
Fabio non ne faccio un discorso di vendite, ma di impatto. Il punto è che bisogna distinguere i capolavori personali da quelli riconosciuti per davvero. Perché se iniziamo a confondere le due cose, allora qualsiasi disco a cui siamo affezionati diventa automaticamente un capolavoro della storia del rock.
Painkiller
Mercoledì 1 Luglio 2026, 16.44.54
16
Già trovo Ronnie Romero un session man, uno che ha la voce buona per tutto ma spesso troppo caricaturale, ma Gronwall lo trovo proprio anonimo, inespressivo e insignificante. Ogni ha i suoi gusti.
Fabio
Mercoledì 1 Luglio 2026, 14.53.08
15
Si ma infatti Shock ho detto hard rock/aor mettendoli in un unico calderone; poi vabbe\', ne abbiamo parlato tante volte, classificare l\'aor diventa difficile perché va da brani tipicamente FM americano , a brani che possono avere influenze funky, a brani appunto hard rock. Se c\'è un genere molto complesso è proprio l\'aor, anche all\'interno del gruppo cardine come i Journey, Escape ha mille sfumature e si va dall\'hard rock al brano da classifica FM. Comunque dai ci siamo capiti, si parla di quel genere hard che è nato in America ma non disdegna ripiegamenti radiofonici. In questo ambito in Scandinavia non vedo nessun \'House Of Lords\' nessun \'Last Of The Runaways\' per dire
Shock
Mercoledì 1 Luglio 2026, 14.19.38
14
Ma gli Heat non sono un gruppo prettamente aor, sono un gruppo hard rock, con elementi melodici che possono sconfinare nell\'aor, ma non sono un tipico rappresentante del genere che, come ha detto Fabio è più americano che altro. Ci sono stati anche gruppi aor scandinavi, ma è sound derivativo da quello americano, vedi oggi i NFO che sembrano un gruppo americano e non scandinavo. E comunque anche gli Europe definirli aor è sbagliato, massimo hard rock melodico.
Fabio
Mercoledì 1 Luglio 2026, 13.20.46
13
Non ho ancora ascoltato il disco di Erik quindi non dico nulla, ma Vitadathrasher hai centrato il problema: chi più chi meno a quelle latitudini devono sempre fare i conti con il totem Europe; così come in Germania con il lato più soft degli Scorpions
Vitadathrasher
Mercoledì 1 Luglio 2026, 13.06.13
12
Come hai detto le band americane si distinguono di più tra di loro. Quelle svedesi sembra che escono dalla matrice Europe, per poi assomigliarsi un po tutte anche come armonizzazioni. Senza contare che spesso anche le voci, specie negli heat lo scimmiottamento di tempest c\'è. Mentre qui nel disco di Erik siamo più sul versante americano come stile.
Fabio
Mercoledì 1 Luglio 2026, 12.55.54
11
Non scherziamo, gli H.e.a.t. sono una buona band, come tante altre in Scandinavia, ma per me in certi ambiti ( diciamo hard rock/aor ) troppo superiori a tutti gli usa ( e Canada) e quando la scena lì è cominciata a declinare ( cioè anni 90 ) veri e propri capolavori non ne sono più usciti, Una volta Beppe Riva scriveva su aor heaven di metal shock che quel genere è appartenente al nord America quasi come l\'aria che si respira: pienamente d\'accordo, impossibile esportarlo sperando che abbia lo stesso effetto. Nel Nord America inoltre trovo abbiano, o avevano più varietà, le band scandinave, soprattutto oggi, trovo siano un po\' troppo uguali. Ho il libro aor edito da tsunami e li l\'unico lavoro presente degli anni 2000 e\' In Progress dei Work Of Art: formalmente molto buono, eppure suona un po\' anonimo, al di là delle vendite come dice Carnime, provate a confrontarlo con un album usa come Southern Highway di Jesse Damon del 2016 ( ex Silent Rage ), tutt\'altra attitudine per me, tutto suona più vero e quello per me per gli standard 2000 sfiora il capolavoro. Poi come sempre de gustibus.....c\'è anche a chi piace quello teutonico che personalmente al 90% trovo terribile
AlinoSky
Mercoledì 1 Luglio 2026, 11.35.30
10
@Grazione H.e.a.t II che ho in vinile è un capolavoro assoluto.
Graziano
Martedì 30 Giugno 2026, 19.46.13
9
Gli H.E.A.T. sono una delle migliori band di hard rock degli ultimi vent\'anni. Non hanno nessuna colpa se sono nati quando il genere era ormai tornato nell\'underground (salvo i soliti nomi). E nonostante la giovane età almeno tre loro album sono per me e per i miei gusti dei classici. Rivoluzione no, come il 99% delle band in circolazione, capolavori sì.
Carmine
Lunedì 29 Giugno 2026, 23.42.41
8
Sapeste a me cosa cascano quando si spostano i discorsi e non si entra nel merito. Comunque, sticazzi dei problemi di salute e di dove ha militato: qui si sta parlando dell\'impatto artistico sulla scena. E nessuno — né critica né appassionati — considera Gronwall uno dei migliori cantanti di sempre. È la classica sparata da fanboy. Può anche essere il migliore del mondo dal punto di vista tecnico, ma per avere una considerazione così importante contano altri parametri: influenza sulla scena, impatto culturale, dischi e canzoni che hanno segnato un\'epoca. E qui il problema è molto semplice: mancano le opere. Qui sotto leggo di capolavori dei giorni nostri. Mi sono perso l\'uscita di un nuovo Appetite for Destruction che ha dominato classifiche e radio in tutto il mondo? Gli H.E.A.T. hanno dato vita a un nuovo movimento musicale globale e Gronwall ne è diventato il simbolo? Devo essermi perso qualcosa.
Shock
Lunedì 29 Giugno 2026, 19.13.52
7
Certi commenti ti lasciano cadere le braccia, ma tanto sono abituato. Comunque, Erik il gruppo lo ha avuto, anzi due, ma specie con gli Heat andava alla grande, riuscendo pure a realizzare un capolavoro dei giorni nostri e non solo con II. Il gruppo lo ha abbandonato lui per i suoi problemi di salute e nelle interviste é contento della sua carriera proprio perché deve prima pensare alla salute e coniugare essa con la sua carriera musicale. È e sarà sempre un grande.
Vitadathrasher
Lunedì 29 Giugno 2026, 17.47.54
6
Credo sia un buon album e la militanza in altre band fuori dalla scuola svedese gli ha fatto bene, annullando quei tediosi tappeti di tastiere sotto le chitarre (a sua volta pregne di synts), o assoli di synts a volte ai limiti del carillon. Qui siamo in quel solco, ma con chitarre più in faccia, un perfetto bilanciamento tra le melodie orecchiabili \"svedesi\" e la \"strada\" degli skid row. Per me promosso con un 8.
Galilee
Lunedì 29 Giugno 2026, 16.47.43
5
Non tutti i cantanti sono dei bravi cantautori e non tutti i cantanti hanno la fortuna di trovare le persone giuste.
Carmine
Lunedì 29 Giugno 2026, 16.22.48
4
#3, sono d\'accordo. Probabilmente è il vocalist più sprecato della scena contemporanea. Le capacità le ha tutte: timbro, tecnica, presenza scenica... Ma manca un progetto per l\'appunto più ambizioso degli Skid Row odierni, degli H.E.A.T. (rispettivamente, una band di veterani al capolinea e l\'ennesima tribute band Made in Sweden)... e più ambiziosi di questo qui sopra.
Diego75
Lunedì 29 Giugno 2026, 7.04.56
3
Il classico bravo cantante che non avendo una band madre farà un sacco di dischi che non lasceranno nessuno segno.
AlinoSky.
Domenica 28 Giugno 2026, 17.37.21
2
Comprato il vinile 2 giorni fa a Stoccolma. Gran bell\'album
Shock
Sabato 27 Giugno 2026, 14.44.18
1
Primo: Erik è uno dei migliori cantanti non solo in giro oggi ma di sempre, prove me wrong! Secondo: questo album solista ovviamente non fa gridare al miracolo ma contiene al suo interno ottime canzoni, anche diverse tra loro come sound, che rendono alla grande proprio grazie alla sua voce, che fa risplendere anche la canzone più mediocre. Un buonissimo album che si ascolta e riascolta senza troppe pretese. Spero che Erik riesca a trovare un suo percorso e migliori di album in album.
INFORMAZIONI
2026
Greenwall Entertainment
Hard Rock
Tracklist
1. Born to Break
2. Bad Bones
3. Praying for a Miracle
4. Who’s the Winner
5. Lost for Life
6. Twisted Lullaby
7. Save Me
8. Hell & Back
9. How High
10. Written in the Scars
Line Up
Erik Grönwall (Voce, chitarra ritmica, cori)
Jona Tee (Chitarre, pianoforte, tastiere, cori)
Chris Laney (Chitarra)
Fredrik Thomander (Basso, cori)
Magnus Ulfstedt (Batteria, percussioni)
 
RECENSIONI
 
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