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Crashdiet - Art of Chaos
27/06/2026
( 914 letture )
Il ritorno degli svedesi Crashdiet è cosa fatta. A quattro anni dall’ultimo e ottimo Automaton, il quartetto torna sugli scaffali con il settimo sigillo discografico, un 10 track con una line-up rinnovata, che vede il quinto cantante in formazione della loro storia. Parlando della band è impossibile tralasciare i cambiamenti e le modifiche apportate nel corso degli anni, non tanto nello stile ma nei vari componenti: irrealizzabile dimenticare il primo singer Dave Lepard, morto suicida, e leader dell’ensemble, la parentesi di H. Olliver Twisted dei Reckless Love, Simon Cruz sul bellissimo Generation Wild e infine Gabriel Keyes su un paio di dischi, compreso il predecessore di questo Art of Chaos. Oggi a comandare le operazioni dietro al microfono troviamo John Elliot già frontman nei compatrioti Confess, band assai ispirata e ruvida con un secondo album molto pepato, ma anche al basso si è consumato un avvicendamento, con l’entrata di Chris Young al quattrocorde e Michael Sweet alle pelli. Una formazione quasi nuova di zecca, che mantiene un solo elemento storico della prima formazione, l’inossidabile Martin Sweet alle chitarre che dirige e illustra la direzione da sposare. Con questa nuova release la band torna a collaborare con il produttore Patrik Frisk, che aveva già lavorato con loro per The Unattractive Revolution, insomma corsi e ricorsi storici che si compiono nelle 10 composizioni rock, potenti, talvolta zozze e con il pedale del gas premuto a tavoletta, per tentare di tornare sul trono dello sleaze metal nordico e non solo.

Satizfaction, uscito già come singolo, sfonda il muro della curiosità con coralità diffuse e dà lo start all’album con un riff minimale, andamento potente della batteria e la voce del nuovo singer che incide, un buon pezzo segnato da una chitarra sporca, terrosa e melodie ispide ma efficaci e un solo guitar molto rock and roll: energia granulosa ne abbiamo. Sick Enough for Me vede la voce del singer salire in cattedra su un andamento punkeggiante, con un basso bello tosto e un chorus che entra in testa rapidamente e che a me personalmente ricorda qualcosa dei Tigertailz del passato, con un video che sul finale testimonia di grande bevute, mentre Chaos Magnetic, altro single edit, è bella tirata con un wall of sound trattoreggiante e un ritornello particolare, con il titolo sussurrato ma con un potenziale certo. Can of Worms si basa su un riff spinoso della sei corde con un bridge e un inciso interessante, meno sporco di quanto si potesse ipotizzare dalle premesse, e un piacevolissimo intervento solistico dell’ascia; una song che chiude i battenti con atmosfere più leggere e con un coro di bambini. Loveblind è una slow song con sangue ottantiano e anima interrata nella Los Angeles caput mundi di quell’epoca, uno sviluppo bello convincente, melanconico il giusto, con i ragazzi che fanno aderire perfettamente ogni tessera del puzzle, realizzando una ballad fottutamente attraente, poi Get Out alza il volume degli ampli, tornando a pestare fango e calcinacci con una scrittura dannata e sparatissima, rullante potente, cori minimali ma penetranti, inciso stradaiolo e cartavetroso e un solo guitar ritmicamente ricamato. Se Quitter appare ritmata e lasciva sin dalle prime note con parecchi spunti vigorosi e infuocati, Killing It Now decolla da una voce effettata e si presenta come una randellata sulle gengive con un big chorus e voglia di sparare all’impazzata da parte di Martin Sweet e soci, assistiti da una tonnellata di cori e un guitar solo tanto breve quanto lavico. Silent Place gode di un riff ottantiano che dà il kick ass ad una composizione corale e molto leggera, ma che sa coinvolgere con coralità imponenti, mentre Edge of a Knife lucchetta il disco con un mood che vira più su lidi melodici piuttosto che selvatici e indomabili.

Ecco, chi si attendeva atmosfere nervose, cariche e sozze rimarrà un po’ amareggiato, i Crashdiet oggi, pur mantenendo un tasso vigoroso, appaiono più arrotondati che aggressivi, nonostante le dichiarazioni di prammatica della band al completo: Le dieci tracce più sleaze che abbiamo scritto da anni a questa parte. Art of Chaos è un buon disco, ben suonato e con indubbie dosi di adrenalina, ma difficile da confrontare con alcuni album del loro passato; qui manca un po’ di coinvolgimento creato da sana sporcizia sonora e certe atmosfere massicce che li avevano resi celebri, sia in studio che in sede live. I die hard fans della band sicuramente apprezzeranno questo nuovo prodotto, che alcune riserve le lascia, soprattutto facendo i conti con il recente passato. Quasi 40 minuti di sano rock, sicuramente da ascoltarsi, dando tempo alla nuova line-up di amalgamarsi al meglio, con l’augurio di una formazione, finalmente, stabile per il futuro a venire.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
80 su 2 voti [ VOTA]
Aceshigh
Domenica 5 Luglio 2026, 19.49.14
4
Andando controcorrente dico che Automaton mi era piaciuto, ma non così tanto da strapparmici i (pochi) capelli. Motivo per cui non sento in quest’ultimo album un calo rispetto al precedente. In alcuni frangenti mi sembra un po’ più retro e ci sento un pizzico di “strada” in più e a me la cosa ha fatto piacere. Poi questa è sicuramente una questione di gusti. Vero che non tutti i pezzi sono allo stesso livello, ma quelli belli spaccano di brutto, vedi Chaos Magnetic (irresistibile) o Get Out. Voto 80 tondo tondo.
Lux Chaos
Sabato 27 Giugno 2026, 19.17.17
3
Concordo con Shock, Automaton svetta la in alto con un pezzo più bello dell\'altro, questo buono ma manca la scintilla del precedente a livello di songwriting
Epic
Sabato 27 Giugno 2026, 16.53.22
2
Purtroppo loro non riescono più a convincere, il debutto era un capolavoro, Generation Wild altrettanto strepitoso, ma i restanti album niente di eccezionale, hanno tutti quelle 3 o 4 bellissime canzoni ma nel complesso si perdono in brani anonimi. Questo non fa eccezione, tre canzoni ottime, il resto in scaletta mah. Voto 68
Shock
Sabato 27 Giugno 2026, 14.49.37
1
Se tutto l\'album fosse stato della stesa qualità dell\'opener Satizfaction si parlerebbe di un album fenomenale, degno successore di quella perla a nome Automaton, invece e purtroppo il disco alterna ottime canzoni ad altre meno buone, forse troppo disomogeneo, pescando un pò qui un pò lì come sound, senza centrare in pieno il bersaglio. Ottimo alla voce John Elliot, anche se secondo me Gabriel Keyes era meglio e perfetto per questo gruppo. Spero solo in un pò di continuità in quanto a line up per il gruppo, che nello sleaze è da anni uno dei migliori in circolazione. Hair metal rulez, motherfucker!!!
INFORMAZIONI
2026
Ninetone Records
Street Metal
Tracklist
1. Satizfaction
2. Sick Enough for Me
3. Chaos Magnetic
4. Can of Worms
5. Loveblind
6. Get Out
7. Quitter
8. Killing It Now
9. Silent Place
10. Edge of a Knife
Line Up
John Elliot (Voce)
Martin Sweet (Chitarre)
Chris Young (Basso)
Michael Sweet (Batteria)
 
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