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17/11/26
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August Burns Red - Season of Surrender
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28/06/2026
( 949 letture )
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Un nome su cui è sempre possibile contare quello degli August Burns Red, punto fermo nel bel mezzo delle tempestose e ondivaghe acque metalcore.
Mai polemici né inclini a dichiarazioni fuori luogo, operosi e affidabili, uniti come una famiglia allargata (tre membri originali ancora in line-up, gli altri due al loro posto dal 2006), un ampio e qualitativo bagaglio discografico e dei testi impregnati di un retrogusto christian metal sono i tratti che meglio definiscono il gruppo della Pennsylvania, instancabile promulgatore dell’ormai storicizzato verbo della NWOAHM. Senza badare molto ai trend germogliati nel corso degli anni, il quintetto ha preferito coltivare un’idea sonora legata agli albori del genere divenuta progressivamente tradizionale ma affatto scontata, lontana dall’essere preda della vacua nostalgia e capace di evitare la meccanica ripetizione di formule stereotipate.
Avvantaggiati da una padronanza tecnica sopraffina in ogni reparto e schieranti uno dei migliori frontman della scena per distacco, gli ABR non temono le vertigini dell’undicesimo album e infatti Season of Surrender va ad inserirsi con naturalezza nelle traiettorie stilistiche di una band in gran forma e reduce dagli stimati Guardians (2020) / Death Below (2023). In confronto a tali uscite qui si ravvisa un approccio più muscolare, equiparabile ad un’energia potente e nerboruta che infonde sostanza a brani corposi, granitici e aggressivi come dimostra l’ampio raggio d’azione delle harsh vocals, unite allo straripante lavoro dietro le pelli di Matt Greiner e alla premiata ditta Brubaker-Rambler alle chitarre. L’intensità dei fattori “heavy” (gli spettacolari breakdown, i blast-beat, la foga canora) ad ogni modo si congiunge alla perizia strumentale e alle squisitezze di una melodia avvolgente i riff e gli opportuni stacchi atmosferici, utili per alleggerire la portata dei tre quarti d’ora complessivi.
Non deve poi essere trascurata la valenza semantica di questa particolare “Stagione della resa”, inquadrata da Jake Luhrs alla stregua di un periodo in cui l’individuo si trova a dover fronteggiare una scelta decisiva. In base a come verrà gestita quest’ultima, si potrà eventualmente soccombere o al contrario guarire e superare il problema, con tutte le implicazioni che un simile bivio comporta in termini di identità e prospettive.
Dubbi, traumi, avversità e potere decisionale si intrecciano quindi fra le maglie di un album che parte a razzo tramite l’arrembante Legions, robusta manifestazione technical metalcore da interpretare come linea guida a cui si uniformeranno le altre tracce: mole ritmica voluminosa, tecnicismi, deviazioni, sprint, rimbalzi groovy, breakdown al culmine dell’impatto e registri unclean smaglianti, un mix esplosivo accentuato non solo dal vigore di Luhrs ma anche dal buon parterre di ospiti accorsi a dargli manforte cominciando da Mike Hranica (The Devil Wears Prada) e proseguendo con Jamie Hails (Polaris) in Sonic Salvation e il duo Sean Harmanis-Alex Reade (Make Them Suffer) in Cerebral Malfunction.
La strada così tracciata elargisce poi la fresca e risonante The Nameless, il ciclopico singolo Behemoth (colate laviche groove, alternanza scream/growl da urlo, contro-cori hardcore, un mini-festival del breakdown) e lo splendido episodio “retrò” Den of Thieves, puro swedish metalcore anni 2000 dove l’eco di Göteborg ammanta le chitarre di piacevolissime gradazioni melodiche tra galoppate a briglia sciolta e un limpido assolo di ottima caratura. Cerebral Malfunction, aperta da un basso tarantolato, gioca su ritmi alti e vorticosi ma dimostra nel medesimo contesto l’abilità dei cinque nel saper gestire i tempi (il dolce break mediano), variare le carte in tavola (le dissonanze, le scale usate) e introdurre brevi eppur significativi frammenti di cantato pulito (i ricami della tastierista dei MTS Alex Reade).
Oltrepassato il breve interludio Tear of the Clouds arrivano Whispers Like Splinters e S.O.S., un concentrato di serpentine melodiche, vivide iniezioni swedish, up-tempo, blast-beat, ammorbidimenti, rifiniture e harsh stentoree, in pratica l’intero dna di un gruppo che -vale la pena dirlo- al disco numero undici in carriera si concede l’insolenza di lasciare in coda i brani migliori insieme a Behemoth e Den of Thieves. Difficile etichettare in altro modo la drammatica e rigogliosa New Horizons quanto la cicatrizzata e resiliente Forged by Failure, in totale una decina di minuti dalla spaventosa qualità melodic/technical metalcore nei quali lo stile ABR brilla di luce propria aggiungendo al computo la malinconia evocativa degli arpeggi e una straordinaria performance di Jake Luhrs, in grado di estendere il suo range mediante delle harsh segnate da una carica fisica ed emotiva dagli strazianti toni agrodolci.
Nessuna capitolazione o il benché minimo atteggiamento remissivo: a dispetto del titolo, Season of Surrender consolida la ferrea tempra degli August Burns Red, autentici maestri di questa peculiare diramazione vintage del metalcore. Lo scorrere del tempo deve quindi ancora trovare la maniera di scalfire i musicisti e il fuoco inestinguibile che anima la prova di Luhrs, il simbolo più “vistoso” di un ensemble ancora ai piani alti del genere e non intenzionato a passare la torcia senza combattere ulteriormente.
This album is rooted in traditional August Burns Red and I think it’s the heaviest album we’ve written in a long time [J.L.].
Sì, potete scommetterci.
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2
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Bell\' Album, niente da dire.. Di questo Gruppo mi piace il fatto che, pure se la formula, più di tanto non cambia, quando ascolti un nuovo Lavoro, non \"sa di già sentito\". |
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1
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...una solida certezza....80... |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Legions 2. The Nameless 3. Behemoth 4. Den of Thieves 5. Sonic Salvation 6. Cerebral Malfunction 7. Tear of the Clouds 8. Whispers Like Splinters 9. S.O.S. 10. New Horizons 11. Forged by Failure
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Line Up
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Jake Luhrs (Voce) JB Brubaker (Chitarra) Brent Rambler (Chitarra) Dustin Davidson (Basso) Matthew Greiner (Batteria)
Musicisti ospiti: Mike Hranica (Voce su traccia 1) Jamie Hails (Voce su traccia 5) Alex Reade (Voce su traccia 6) Sean Harmanis (Voce su traccia 6)
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