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Masterplan - Metalmorphosis
03/07/2026
( 1174 letture )
Dopo un’assenza piuttosto estesa dalla pubblicazione di materiale originale, i Masterplan tornano finalmente con un nuovo capitolo discografico, ancora una volta pubblicato tramite Frontiers Music Srl. Nel periodo intercorso, tra pause, progetti laterali e operazioni minori come Pumpkings, la band guidata da Roland Grapow ha dato spesso l’impressione di navigare a vista, lasciando aperti diversi interrogativi sulla direzione effettiva del progetto.
Con Metalmorphosis si prova dunque a rimettere in moto un meccanismo che ha segnato in modo importante il power metal tedesco dei primi anni Duemila, mantenendo però anche quelle venature progressive e melodiche che da sempre rappresentano una componente strutturale del loro sound. Il risultato è un disco che cerca continuità più che rivoluzione, muovendosi con cautela tra ciò che la band è stata e ciò che vorrebbe ancora essere.
La line-up rimane invariata e composta da musicisti di grande esperienza: Rick Altzi alla voce, Roland Grapow alle chitarre, Jari Kainulainen al basso, Kevin Kott alla batteria e Axel Mackenrott alle tastiere. Un insieme di professionisti solidissimi, abituati a contesti ben più che rodati, ma che in questo contesto sembrano spesso preferire una gestione prudente del materiale piuttosto che una reale spinta evolutiva.
L’ascolto del disco restituisce infatti una sensazione piuttosto lineare, in cui la band privilegia struttura e coerenza rispetto a impatti improvvisi o accelerazioni significative. Anche nei momenti teoricamente più energici, la scrittura tende a rimanere ancorata a schemi consolidati, senza particolari scarti dinamici o scelte realmente inattese.

La mano di Grapow resta comunque evidente nella costruzione dei riff e nell’impostazione generale dei brani, ma l’impressione è quella di un’ispirazione meno brillante rispetto alle fasi migliori della carriera del chitarrista. Anche episodi come Chase the Light o la stessa Metalmorphosis si sviluppano in modo ordinato ma difficilmente riescono a lasciare un segno davvero duraturo.
La sezione ritmica affidata a Kainulainen e Kott garantisce come sempre una base estremamente compatta e precisa, mentre le tastiere di Mackenrott svolgono un lavoro di riempimento costante, funzionale ma raramente protagonista. Altzi si conferma interprete affidabile, ma la sua prova, pur corretta, non riesce a imprimere una vera identità ai brani o a elevarne significativamente il livello espressivo.
Qualche passaggio leggermente più interessante emerge quando la band si concede aperture meno prevedibili: Pain of Yesterday introduce sfumature più ricercate e leggere influenze orientaleggianti, mentre The Call si muove su coordinate più cupe e teatrali, con richiami che possono ricordare certe soluzioni care ai Kamelot. Si tratta però di episodi isolati, inseriti in un contesto complessivamente piuttosto uniforme.

Il limite principale di Metalmorphosis sta proprio in questa costante omogeneità, che finisce per appiattire l’ascolto nonostante l’indiscutibile competenza tecnica dei musicisti coinvolti. Tutto è eseguito con precisione, tutto suona coerente e ben prodotto, ma raramente si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di realmente necessario o incisivo.
Il ritorno dei Masterplan si traduce quindi in un lavoro corretto e professionale, che conferma la solidità della formazione ma anche una certa difficoltà nel ritrovare lo slancio creativo dei capitoli più ispirati della loro storia. Un disco ordinato, coerente con il percorso della band, ma privo di reali picchi capaci di spostarne il peso specifico oltre la buona amministrazione.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
71.55 su 9 voti [ VOTA]
Adrian Smith
Giovedì 9 Luglio 2026, 7.31.48
8
Schifoso, mi ascolto i primi tre
Le Baron Boy
Giovedì 9 Luglio 2026, 7.21.32
7
Seguo i Masterplan praticamente dagli inizi e, ancora prima, seguo Roland Grapow dai tempi di Pink Bubbles Go Ape. Per questo mi dispiace ancora di più dover dire che questo nuovo disco mi ha profondamente deluso. Ho sempre apprezzato anche le scelte più coraggiose della band. L’ingaggio di Mike DiMeo, ad esempio, fu accolto con molte perplessità, ma personalmente lo considero uno dei miei cantanti preferiti. In MK II riuscì a dare un’identità diversa ai Masterplan, con melodie ricercate e mai scontate. Purtroppo quell’esperimento non funzionò e il ritorno di Jorn Lande sembrava poter riportare la band ai fasti del passato. Pur essendo un grandissimo cantante, però, la sua forte personalità non si sposò fino in fondo con il progetto e anche quella seconda esperienza terminò. Dopo tredici anni di attesa mi aspettavo un album ispirato, invece mi sono trovato davanti a un lavoro che faccio davvero fatica ad ascoltare fino in fondo. Le melodie mi sembrano spesso forzate e poco convincenti, e purtroppo ritengo che la prova di Rick Altzi non aiuti affatto: per me è l’aspetto meno riuscito del disco e finisce per appesantire ulteriormente brani che già faticano a decollare. Credo che Pain of Yesterday rappresenti perfettamente i limiti dell’album: quell’approccio orientaleggiante mi è sembrato banale, fino a diventare quasi una prova di pazienza per l’ascoltatore. L’unico brano che mi ha davvero lasciato qualcosa è Through the Storm, l’unico momento in cui ho ritrovato un po’ dello spirito e della qualità compositiva che ho sempre associato ai Masterplan. Va detto che, sul piano strettamente strumentale, il disco riesce comunque a guadagnare qualche punto. Alcune atmosfere più cupe e certe venature dark mostrano ancora il talento di Grapow e donano un minimo di personalità all’album. Purtroppo, però, non basta a risollevare un songwriting che, nel complesso, considero sottotono. Lo dico con grande amarezza, perché questa è una band a cui sono sinceramente affezionato. Proprio per questo, forse, la delusione è ancora più grande. Voto: 67/100
MadMax
Mercoledì 8 Luglio 2026, 18.24.28
6
Un album che si apprezza secondo me dopo 2 3 ascolti; Altzi super in \"Through The Storm\" e \"Rise Again\" forse due degli episodi migliori dell\'album ma tutto sommato un album da 7 secondo me buono. Qualche passaggio a vuoto c\'è è vero ma dopo 13 anni da \"Novum Initium\" è gia\' tanto che siano tornati con un buon album...Promossi. Speriamo di vederli presto dal vivo anche in Italia! p.s. Ma su \"Bound To Fall\" solo io ho sentito una sensazione di \"deja vu\" (molto piacevole devo dire) del periodo \"The Time Of The Oath\"???? Tipo \"A Million To One\"???? Rock On!!!!
Picchio Merla
Mercoledì 8 Luglio 2026, 14.54.51
5
niente da fare....
Radamanthis
Domenica 5 Luglio 2026, 17.35.40
4
Il disco non è affatto male a livello strumentale, a tratti oscuro e comunque piacevole. Disco metal di buona fattura suonato da musicisti di livello assoluto. Il problema probabilmente è unicamente il cantante, un po\' mononota, non fa salti di ottave significativi e risulta piatto. Va bene la grinta e l\'atmosfera cupa nelle parti più oscure ma a volte qualche salto va fatto (Deris ad esempio ne è maestro ma per restare in ambito Masterplan Lande era tutt\'altro cantante). Quindi bello si, ma con un cantante superiore sarebbe stato ben altro album. Voto 7
Martino Alfonso
Domenica 5 Luglio 2026, 15.15.53
3
La prima cosa che dovrebbero fare è cacciare fuori il cantante che con la sua voce mi fa venire l orticaria,ma un disco senza ispirazione scritto per un misero contratto...
metaldog
Sabato 4 Luglio 2026, 22.00.44
2
ancora una volta pubblicato tramite Frontiers Music Srl. ??? intanto è il primo disco che pubblicano con Frontiers, dopo anni con Afm, ma vorrei capire le \" certe soluzioni dei Kamelot\" il recensore dove caxxo le sente... ammesso che abbia ascoltato qualche canzone. Ma qua sfioriamo il ridicolo co sti recensori da 4 soldi. Ascoltate zio Cane metal: se amate le atmosfere dark questo disco si colloca idealmente tra Novum initium e Aeronautics.
metaldog
Sabato 4 Luglio 2026, 21.53.52
1
Roland è un grande e non si tocca, questo album spacca voto 85
INFORMAZIONI
2026
Frontiers
Power
Tracklist
1. Chase the Light    
2. Electric Nights    
3. Shadow Man    
4. Bound to Fall    
5. Pain of Yesterday    
6. Metalmorphosis    
7. Through the Storm    
8. Ghostlight    
9. The Call
10. Rise Again (Album vers.)
Line Up
Rick Altzi (Voce)
Roland Grapow (Chitarra)
Axel Mackenrott (Tastiere)
Jari Kainulainen (Basso)
Kevin Kott (Batteria)
 
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