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Boundaries - Yearning: The unbeautiful after
20/07/2026
( 1944 letture )
È un disco febbrile, sclerotico, questo Yearning: The unbeautiful after. Ma anche sorprendente e contraddittorio, a modo suo -il che non è affatto un difetto, come vedremo. Pubblicato due anni dopo il solido Death Is Little More, il quarto full-length dei Boundaries continua a battere i sentieri tortuosi del post hardcore più cangiante e chirurgico. Il gruppo del Connecticut è ormai divenuto un nome importante all'interno della folta nicchia di gruppi dediti a queste sonorità, grazie ad una proposta alquanto interessante. Come accennato poc'anzi, la musica del combo è fondamentalmente duale: da un lato, troviamo il carattere più duro ed esigente del genere: dissonanze, ritmiche sghembe, assenza di struttura e voci filtrate -una sorta di tecnicismo bestiale. Dall'altro, questa purulenta coltre viene talvolta solcata da inaspettate melodie, grazie in special modo alla voce pulita del batterista Tim Sullivan.

Questo peculiare miscuglio, espresso ottimamente sul precedente lavoro, contraddistingue anche il qui presente Yearning. Il nuovo nato si presenta ancora più nero ed incazzato del solito, tanto che la precitata anima luminosa è del tutto assente nei primi momenti del disco. Questo si apre con due episodi furibondi, Malconscience e Skies cast amber black, brevi rasoiate che pesano tonnellate. Nessun accenno alla melodia, solo un attacco frontale urticante e schizzoide, capace di colpire l'ascoltatore in pieno volto malgrado il ricorso ad elementi complessi. Tali momenti senza compromessi non sono rari nel corso del disco. Una buona fetta del platter è infatti occupata da episodi particolarmente ferali, espressione della volontà, esplicitamente rivendicata dai Nostri, di ridare alla musica dura il suo "carattere minaccioso". Si vedano Bitter ash, bitter love, spezzata da un devastante breakdown, Crowned and crucified, la lacerante Evidence of extinction, o ancora Wasted angel, crivellata da un martellamento ritmico continuo. D'altro canto, le parti melodiche che costituiscono l'altra anima del lavoro non sono mai state così presenti. Si veda May this pain never leave e il suo refrain in clean, che ci catapultano immediatamente indietro di vent'anni memori di quel feeling metalcore commerciale che faceva sfracelli ad inizio Secolo. Uno stile sorprendentemente ammiccante, impacchettato però nel consueto abito ostico e soffocante. Tali stacchi vocali ritornano spesso nel corso della scaletta, come dimostrato da Death will follow me, altrimenti parecchio travolgente, la title-track o Nothing, gathered, inoltre piuttosto influenzata dal melodeath. Only endless porta questo discorso all'apice, tanto da far pensare che la melodia prevalga, per un breve istante, sulla rabbia generale. Segnaliamo infine Torn wide open che, dopo il consueto bombardamento, sfoggia una soave coda di sintetizzatori e voce femminile. Talvolta poi, la melodia prende altre strade; le progressioni chitarristiche di Unequal whole, più orecchiabili, sembrano così liberarsi dalla fangosa base, dando al brano una spinta più.

Chi già conosceva i Boundaries non sarà dunque deluso dall'ascolto, né tanto meno sorpreso. Bisogna però dire che, rispetto al precedente album in studio, il nuovo nato si dimostra più massimalista: le due anime alle quali si è più volte fatto accenno sono più presenti, separate e chiaramente definite. Se un tempo l'unione era più sottile ed ambigua, la band sembra voler optare per una distinzione più chiara. Ciò non toglie che Yearning: The unbeautiful after resti un lavoro sfaccettato ed interessante, capace di colpire e sorprendere, in special modo chi non è avvezzo allo stile degli americani. Forse un paio di episodi in meno avrebbero giovato alla digeribilità del prodotto, che comunque non presenta veri e propri passaggi a vuoto e conferma come i Boundaries siano una delle realtà post hardcore contemporanee più interessanti.




VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
70 su 4 voti [ VOTA]
Zio Baldone
Lunedì 10 Agosto 2026, 12.04.17
1
Questo è il primo lavoro che ascolto della band e ne sono rimasto letteralmente stregato. Niente che stravolga le regole del gioco (anzi!), ma la ferocia e crudezza con la quale si scaglia verso l\'ascoltatore, non passano di certo inosservate.
INFORMAZIONI
2026
Sumerian Records
Post Core
Tracklist
1. Malconscience
2. Skies cast amber black
3. May this pain never leave
4. Torn wide open
5. Bitter ash, bitter love
6. Unequal whole
7. Death will follow me
8. The leper's bell
9. Crowned and crucified
10. Wasted angel
11. Evidence of extinction
12. Nothing, gathered
13. Only endless
14. Yearning: The unbeautiful after
Line Up
Matthew McDougal (Voce)
Cory Emond (Chitarra)
Cody Delvecchio (Chitarra)
Nathan Calcagno (Basso, Voce)
Tim Sullivan (Batteria, Voce)
 
RECENSIONI
75
 
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