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17/11/26
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Bring Me the Horizon - Count Your Blessings | Repented
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20/07/2026
( 1201 letture )
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2006
È il periodo delle sub-culture emo 3.0 e “scene”, delle frange piastrate, dell’innovativo MySpace e dell’enorme popolarità ottenuta dalle correnti figlie dell’HC quali metalcore e i vari gradi del post-hardcore. C’è chi va dietro a My Chemical Romance, Paramore, Fall Out Boy e Panic! at the Disco, chi invece ascolta indifferentemente Killswitch Engage, Eighteen Visions, Underoath, The Used o addirittura gli Hollywood Undead, un mix di gusti in linea con un’estetica adolescenziale colorata e vistosa che nella seconda metà del decennio verrà stilizzata dal merchandising Neon Cartoon Monster.
In un clima musicale tanto eterogeneo, i scene kids Bring Me the Horizon (richiamo all’ultima battuta di Jack Sparrow in Pirati dei Caraibi – La maledizione della prima luna) entrano a gamba tesa imboccando la strada più aggressiva del deathcore, nuovo sottogenere approntato nelle dure fucine di All Shall Perish, Despised Icon, The Acacia Strain, As Blood Runs Black e The Red Chord solo per menzionare i nomi apicali della prima ora. Grazie ai Job for a Cowboy (Doom, 2005) e al veicolo promozionale di MySpace si arriva poi ad una codifica degli stilemi e il ribattezzato “br00talcore” diventa un trend di successo legittimante un empio connubio di death metal, hardcore e Göteborg-sound.
A godere di questa favorevole congiunzione è anche Count Your Blessings, il debutto degli inglesi pubblicato dalla Visible Noise ad ottobre 2006 e negli Stati Uniti disponibile tramite la Earache Records dall’agosto 2007. Registrato ai DEP International Studios di Birmingham insieme al produttore Dan Sprigg, il disco aderisce con selvaggio entusiasmo alla fioritura del movimento e in trentasei minuti scatena un’offensiva cruda e spigolosa, madida di un impeto giovanile che tracima senza curarsi della forma o dei dettagli: tra melodeath (“At the Gates-core” non a caso), The Black Dahlia Murder, Cannibal Corpse e Obituary, la tracklist viene plasmata come un lavoro d’insieme feroce ma omogeneo, implacabile eppure a forte rischio saturazione vista la palese somiglianza fra un brano e l’altro. Neppure in grado di sviluppare dieci pezzi interi, il gruppo ricorre allo stratagemma del doppio interludio strumentale (Slow Dance / Fifteen Fathoms, Counting) per colmare le lacune di minutaggio e ispirazione, tuttavia ai difetti vanno controbilanciati i pregi individuabili in tracce come il singolo Pray for Plagues, Black & Blue, (I Used to Make Out With) Medusa, Off the Heezay e l’accoppiata Tell Slater Not to Wash His Dick / For Stevie Wonder’s Eyes Only (Braille), gli episodi migliori di un album grezzo e in parte immaturo ma dal sicuro fascino.
2026
Ora si parla di emo-revival, di nostalgia verso gli anni 2000, MySpace è defunto, le gen X e Alpha hanno soppiantato i millennial, il deathcore è più mainstream che mai osservando l’incredibile notorietà dei capofila Lorna Shore e degli odiati ma viralissimi Slaughter to Prevail.
I Bring Me the Horizon hanno cambiato mille facce, sono riusciti ad imporsi nel metalcore e nell’alternative/electro-pop, hanno ricongiunto le due anime nel progetto Post-Human e, in occasione del ventennale di Count Your Blessings, è divenuta ufficiale la notizia di una re-recording version denominata Repented, upgrade volto a sistemare le carenze dell’originale in termini di suoni e mixaggio. “Abbandonato” per anni in sede live e al contempo rivalutato in maniera positiva da fan e critica, l’album viene rimesso a nuovo da una produzione scintillante e cromata sotto l’attento sguardo di Oli Sykes, Lee Malia e Buster Odeholm (Vildhjarta, Humanity’s Last Breath), un trio occupatosi di levare la sporcizia ed arricchire la veste sonora cercando un equilibrio tra la spinta bombastica del metal odierno e l’essenza ruvida del primigenio deathcore. La resa complessiva dona finalmente giustizia a dei brani tirati a lucido e ultra-potenziati nel comparto strumentale non dimenticandosi inoltre dell’impegno dietro al microfono di Oli, bravo a non sfigurare con la sua controparte giovane e anzi da applaudire per essere tornato a cimentarsi dopo molti anni con delle harsh affaticanti e gravose, in particolare se si tengono a mente il logorio post-There Is a Hell… e soprattutto la lesione della corda vocale destra nel 2019.
Letteralmente rispolverato, Count Your Blessings mostra tutta la distruttiva potenza del suo lato moderno fin dall’iconica apertura di Pray for Plagues, brutale esibizione di ritmiche svedesi, doppio pedale in fiamme, sprazzi black metal nei blast-beat e nello scream acido, cambi di tempo a rotta di collo, “disgustosi” breakdown e stomp hardcore ad ingigantire la volumetria. In seguito, questo canovaccio si propaga alle impetuose scorribande melodeath-core di Tell Slater Not to Wash His Dick, alle serpentine della maligna e vendicativa For Stevie Wonder’s Eyes Only (Braille) e alla rapidità segnante di A Lot Like Vegas, levigata dalla pulizia ritmica Göteborg-iana e da frammenti sparsi di cantato pulito. Un altro highlight da non perdere è Black & Blue, serrata negli up-tempo, marziale nelle ghigliottine del growl e nell’acidità delle urla nonché rovinosa nel fragore compresso dei breakdown.
Tra ritmiche squillanti, algidi momenti solisti e una carica indomabile il full-length prosegue con Slow Dance (interludio / prolungamento di B&B), l’eccezione unplugged di Fifteen Fathoms, Counting e l’arrogante Dragon Slaying (il vero titolo al posto di Liquor & Love Lost), da citare per i pinch harmonics a volume altissimo e il breakdown cavernicolo. Al fianco di Pray for Plagues i pilastri dell’album rimangono però la barbarica ed esaltante (I Used to Make Out With) Medusa e la violenza composita di Off the Heezay, dodici minuti in totale di luridi switch canori, galoppate dal richiamo nordeuropeo, breakdown dall’urto frontale, assoli intreccianti melodia e tecnica e persino un delicato outro con le tastiere a modulare lenitive note di pianoforte. L’epilogo, al posto della cover di Eyeless degli Slipknot (Hot Topic Bonus Track), materializza l’incredibile sorpresa di Dehumanized, elaborata in scia ai vecchi princìpi ma con una produzione attuale. Il risultato, neanche a dirlo, è una bomba splatter deathcore chirurgica e mortifera, solida come acciaio nell’iper-compressione filo-djent e da vero delirio nell’urto del registro unclean di un Oli Sykes punitivo, smagliante e carismatico in un estremismo vocale che non offriva da tempo immemore.
L’idea rigenerativa messa in atto da Repented porta solo benefici e, senza nulla togliere alla patina old-school di metà anni Duemila, Count Your Blessings meritava sul serio un aggiornamento di questo calibro: l’outfit 2k26 rinvigorisce infatti l’antico spirito deathcore e lo conduce in una finestra temporale evoluta nelle tecniche di registrazione e suffragata dalla maturità stilistica della band, a suo agio nel rivisitare il passato avvalorandolo con l’esperienza acquisita in due intensi decenni. Eliminate le ridondanze e affinata la scaletta da ogni punto di vista, i Bring Me the Horizon hanno quindi fatto un bellissimo regalo agli ascoltatori e, se il giudizio deve riguardare la qualità dell’operazione svolta, non si può che essere pienamente soddisfatti di un cerchio nostalgico che va a chiudersi nel migliore dei modi.
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7
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Letteralmente nuclearizzata l\'anima del disco. Operazione di marketing che nel 2026 mi mette addosso ulteriore sconforto. |
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6
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diro la verità, il suono della batteria mi fa un pò cagare, buster ha il vizziaccio di usare sample pompatissimi a mio avviso |
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5
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Mi ero all\'epoca occupato della recensione di questo disco e sinceramente questa operazione ha colto nel segno, dando nuova linfa a questo lavoro seminale per il genere. Continuo ad apprezza l\'originale nonostante la produzione faccia abbastanza desiderare (e ci sta anche), ma da quando è uscirto ascolto questa riedizione diverse volte. Voto a mio modo di vedere corretto. |
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4
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Disco di cui ho sempre apprezzato più la copertina (secondo me bellissima) che il contenuto, li preferisco di gran lunga nella loro versione \"moderna\". Però quest\'operazione Repented merita, ha dato nuova vita a un disco che imho ai tempi era molto acerbo. |
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3
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@Halo, la band ha fatto due concerti-evento a Manchester (10,11 luglio) dove l\'album è stato proposto per intero e dovrebbe essercene un altro ad ottobre in America. Al momento rimangono quindi singole date, non un tour completo. |
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1
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A questo punto aspetto un tour intero con questa scaletta..
Non pensavo Oli potesse graffiare ancora così dal vivo! |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Pray for Plagues 2. Tell Slater Not to Wash His Dick 3. For Stevie Wonder’s Eyes Only (Braille) 4. A Lot Like Vegas 5. Black & Blue 6. Slow Dance 7. Dragon Slaying 8. (I Used to Make Out With) Medusa 9. Fifteen Fathoms, Counting 10. Off the Heezay 11. Dehumanized
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Line Up
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Oli Sykes (Voce) Lee Malia (Chitarra) Matt Kean (Basso) Matt Nicholls (Batteria)
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