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Nargaroth - Apocalyptic Steel
21/07/2026
( 920 letture )
A quasi nove anni di distanza da Era of Threnody, i Nargaroth tornano con un album che sembra provenire da un’altra epoca, e non soltanto per ragioni stilistiche. Apocalyptic Steel nasce infatti da registrazioni effettuate nel 2014 ai Trident Studios di Pacheco, in California, rimaste a lungo sepolte prima di essere recuperate, completate e infine consegnate al presente. Un percorso frammentato e irregolare che, invece di tradursi in un lavoro privo di identità, finisce per rafforzarne il carattere: questo è un disco ruvido, fisico e ostinatamente diretto, lontano tanto dalla monumentalità atmosferica di alcune pagine storiche del progetto quanto dalle aperture più malinconiche e sperimentali del suo predecessore.

Con Apocalyptic Steel, Ash sembra voler ricondurre il metal alla sua materia primaria. Riff, ritmo, voce, impatto. Pochi ornamenti e nessuna particolare necessità di aderire rigidamente ai confini del black metal, perché il nono full-length dei Nargaroth guarda apertamente anche al thrash, al death metal e all’heavy più classico. Non si tratta però di un esercizio nostalgico né di una collezione di citazioni: il linguaggio resta immediatamente riconoscibile, soprattutto nel modo in cui le chitarre costruiscono tensione attraverso figure semplici, ripetute e abrasive, lasciando che sia l’insistenza a generare atmosfera.
Dopo la breve introduzione, Steel Apocalypse mette subito in chiaro le intenzioni dell’album. Il riffing è secco, muscolare, quasi marziale, mentre la produzione conserva abbastanza sporcizia da evitare qualsiasi sensazione di levigatezza artificiale. Twisted Steel insiste sulla stessa componente ferrosa, ma con un passo ancora più nervoso e una scrittura che mostra quanto Ash sia interessato, questa volta, alla forza del singolo riff più che alla dilatazione ipnotica delle strutture. È una scelta che rende il disco sorprendentemente compatto e, per certi versi, uno dei lavori più accessibili dell'intera discografia dei Nargaroth, pur trattandosi di un progetto che ruota quasi esclusivamente attorno alla visione del suo fondatore.
I Drink Alone introduce una sfumatura differente e lascia emergere il lato più rock e decadente dell’album, con un andamento pesante e una vocalità che sembra trascinarsi sopra gli strumenti più che dominarli. È proprio questa libertà stilistica a rappresentare uno degli aspetti migliori del lavoro: Apocalyptic Steel non tenta continuamente di dimostrare quanto sia “black metal”, ma utilizza l’identità dei Nargaroth come punto di partenza per attraversare territori diversi. Metalheart, già dal titolo, rende evidente il legame con una concezione primitiva e quasi romantica dell’heavy metal, fatta di acciaio, amplificatori e istinto, ma il risultato non cade mai nella semplice celebrazione rétro.
Il centro emotivo del disco arriva con Dresden, episodio in cui la brutalità lascia maggiore spazio a una tensione cupa e solenne. Qui riemerge con più decisione quella capacità di trasformare la ripetizione in paesaggio, elemento che ha sempre costituito una delle armi più efficaci di Ash. Il brano cresce senza fretta e dimostra che, dietro l’apparente immediatezza dell’album, sopravvive ancora una sensibilità profondamente legata alla dimensione atmosferica del black metal.
Ancora più significativa è Shelter the Faithless, che con i suoi oltre sei minuti amplia finalmente il respiro compositivo. Le chitarre diventano più oppressive, il ritmo si fa meno prevedibile e il disco assume una forma quasi rituale, preparando il terreno per Man of Mayhem. Quest’ultima è una delle tracce più articolate del lotto, capace di unire pesantezza, oscurità e una certa inclinazione narrativa senza perdere la concretezza che domina l’intero lavoro. Sono episodi come questi a impedire che Apocalyptic Steel venga ridotto a una semplice parentesi aggressiva nella discografia del progetto.
La conclusiva Requiem Germania raccoglie molte delle tensioni disseminate lungo il percorso e le convoglia in un finale grave, severo, attraversato da un senso di decadenza che appartiene pienamente all’universo dei Nargaroth. Non c’è bisogno di una chiusura spettacolare: il disco termina mantenendo quella stessa austerità che ne definisce l’intera struttura.
Il dato più interessante di Apocalyptic Steel è forse proprio la sua natura anomala. Pur essendo arrivato nel 2026, porta dentro di sé materiale concepito e registrato molti anni prima, e questa distanza temporale gli conferisce una qualità difficilmente replicabile a tavolino. Non suona come il tentativo di Ash di aggiornare i Nargaroth al presente, né come una restaurazione del passato. Sembra piuttosto un oggetto rimasto sospeso nel tempo e infine liberato, con tutte le sue asperità ancora intatte.

Chi cerca esclusivamente le lunghe derive ipnotiche di Herbstleyd, la carica simbolica di Black Metal ist Krieg o la malinconia espansa di Era of Threnody potrebbe inizialmente trovarsi davanti a un lavoro meno immediatamente riconducibile ai capitoli più celebrati della discografia. Ma è proprio questa deviazione a renderlo interessante. Apocalyptic Steel è un album compatto, sporco e orgogliosamente metal, capace di mostrare un Ash ancora disposto a mettere in discussione la propria formula senza rinnegare ciò che ha costruito in oltre trent'anni di attività.
Non è un ritorno alle origini e non vuole esserlo. È piuttosto una scheggia rimasta conficcata nel passato, estratta dodici anni dopo e ancora abbastanza affilata da lasciare il segno.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
50.5 su 8 voti [ VOTA]
Uno
Mercoledì 22 Luglio 2026, 10.47.32
5
Premetto che non ho mai ascoltato niente di questa band. Incuriosito dal voto 40 di Jahreszeiten ho letto quella recensione e qualche commento. Niente da fare, quando si parla di TRVE black non manca mai occasione per farsi delle grandi risate!
Terzadose
Martedì 21 Luglio 2026, 15.22.54
4
Non male, buon album.
Terzadose
Martedì 21 Luglio 2026, 15.22.54
3
Non male, buon album.
lisablack
Martedì 21 Luglio 2026, 10.32.54
2
Ho ascoltato 2 brani quindi non posso giudicare il lavoro completo.. Il tributo ai Judas in copertina? Lo capisco perché sono leggende, ma una copertina di sano black metal era meglio
Nyarlathotep
Martedì 21 Luglio 2026, 3.58.32
1
Copertina tributo a Ram it down, un segnale di un’intenzione decisamente diretta
INFORMAZIONI
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Black
Tracklist
1. Intro
2. Steel Apocalypse
3. Twisted Steel
4. I Drink Alone
5. Metalheart
6. Dresden
7. Shelter the Faithless
8. Man of Mayhem
9. Requiem Germania
Line Up
Ash (Voce, Chitarra, Basso)

Musicisti ospiti

Mike Williams (Chitarra, Basso)
Philip Cancilla (Batteria)
 
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