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17/11/26
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Motionless in White - Decades
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28/07/2026
( 726 letture )
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On every scar is a badge of a lesson I've learned / That took me twenty fucking years to earn
Motionless in White demo (2005) The Whorror Ep (2007) When Love Met Destruction Ep (2009) Creatures (2010) Infamous (2012) Reincarnate (2014) Graveyard Shift (2017) Disguise (2019) Scoring the End of the World (2022) Decades (2026)
Sono questi i passaggi fondamentali nella carriera dei Motionless in White, un nome capace di acquisire grande rilevanza in ambito metalcore e successivamente fra le maglie larghe del metal votato alla declinazione mainstream.
Da Scranton (Pennsylvania) ai palchi di tutto il mondo, dai locali ai tour e agli slot nei festival di richiamo internazionale, dai primi extended-play ai dischi in classifica e ai vertiginosi numeri sulle piattaforme streaming: un percorso in graduale ascesa e il coronamento di un sogno dunque, traguardi ottenuti non senza fatica in base al detto inglese “blood, sweat & tears”, ovvero un’altalena di emozioni, ostacoli, imprevisti, porte girevoli, alchimie da saldare e ingranaggi da far ruotare vista la natura inquieta e multiforme del leader Chris Cerulli.
Unendo alle radici gothic metalcore figlie degli Eighteen Visions (ispiratori del moniker grazie al brano Motionless & White) e dei Bleeding Through l’infatuazione per l’industrial patinato degli Orgy, quello lascivo di Marilyn Manson e un mai nascosto amore nei riguardi del nu metal, la giostra “dark and creepy” si è mossa vorticosamente attraverso periodi musicali eterogenei con l’obiettivo di mettere in atto un complicato ma fascinoso gioco ad incastro, necessario a domare i tributi e le influenze esplicite all’interno di coordinate sonore personali, distintive e subito riconoscibili. Dedicatisi anima e corpo a questo particolare bilanciamento, i Motionless in White al traguardo degli oltre vent’anni di attività possono dire di aver completato la missione e ora, spinti dal vento favorevole dell’exploit Scoring the End of the World, si apprestano a celebrare l’evento con uno sguardo fiero al passato e rinnovate ambizioni per un futuro ancora da scrivere.
Dal settimo album, legato già nel titolo ad un riferimento cronologico, era quindi lecito attendersi un riepilogo o una sorta di fil-rouge che mettesse in comunicazione le differenti ere stilistiche alla luce dell’esperienza e le qualità maturate lungo il tragitto, sulla carta una bella idea rivelatasi ad ogni modo non corrispondente ai piani dell’eccentrico mister Motionless. Decades non vuole essere del resto un semplice amarcord né una gloriosa ma scontata rilettura nostalgica anzi, il suo intento non potrebbe distare maggiormente da un’idea tanto banale: la nuova pagina del diario di bordo infatti evita riproposizioni-fotocopia, tronca l’estetica cyber del 2022 e si dirige verso numeri metalcore affiancati a veloci squilli nu metal, ombre gotiche e una non immaginabile preferenza accordata a layer elettronici di marca synth-pop, una scelta a dir poco spiazzante e foriera di dubbi anche dopo ripetuti ascolti.
D’altronde che qualcosa non tornasse lo si era già capito dall’orrida rappresentazione del volto scarnificato di Cerulli in copertina, un’immagine kitsch meglio accostabile al cattivo gusto dell’egocentrico Alex the Terrible degli Slaughter to Prevail e non al frontman qui protagonista. Un altro campanello d’allarme si rinviene in un comparto testuale oscillante fra orgoglio, (l’abusata) resilienza, l’incoraggiamento a non cedere dinnanzi ai problemi, un romanticismo a tratti frivolo e critiche al vetriolo in merito alla tossicità propagata dai social network, bersaglio giustamente da colpire ma non tramite liriche volgari e immature.
Questa visione meno focalizzata e dispersiva rispetto all’apocalittico quadro di Scoring the End of the World contamina anche la mutevole tracklist, spaccata in due tronconi non complementari e quasi stridenti l’uno con l’altro. Il primo alza il tiro mediante il nu-metalcore aggressivo e sanguigno dell’omonima Decades, il gemellaggio tra da Disguise e Scoring the End of the World prodotto nelle roventi scintille industrial-core di log_in//crash_out (peccato solo per i fastidiosi e inutili cori), il nu metal sborone a tema WWE di Fight Like Hell ad omaggiare Rhea Ripley in una Demon in Your Dreams 2.0 e il gothic pop scenografico di R.I.P., melodramma funzionale ad un ipotetico blockbuster hollywoodiano deciso a far rivivere degnamente il mito del Corvo originale (quindi non il remake di Rupert Sanders). Al centro, lo “Slipknot-core” di Playing God sfrutta il mentore Corey Taylor per allestire una rabbiosa e vorace tirata contro gli hater infestanti il mondo del web, uno sfogo legittimo anche se permane il sentore di una violenza di facciata e alcuni spunti argomentativi risultano quantomeno discutibili (grovel like a bitch, on your knees for the applause, lick the fucking dirt off my boots, like a good dog).
When you look up from the bottom, you will witness my brutality!!
Dopo tale raptus il gruppo cambia abito e si getta fra le braccia di variegate e divisive frequenze elettroniche, stazionando in maniera alquanto pericolosa sul filo del rasoio: il raggiante electro-pop metal con tanto di breakdown dubstep alla Skrillex di All That I’ve Ever Known è un centro pieno, l’infusione synthwave della vampiresca Love at First Bite tenta ma non riesce a bissare la precedente hit Werewolf, l’EDM “oltranzista” di Blood Rave sembra più adatta agli Electric Callboy e il synth-pop metalcore della bombastica Count Back from Zero avanza spavaldo tra beat a cassa dritta, tocchi in falsetto, drop danzerecci e sfrontate melodie killer.
Se il pasticcio di Blood Pact gira completamente a vuoto, la luce sprigionata da Afraid of the Dark è l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi in balìa di onde tanto irregolari: a buon diritto etichettabile come uno dei migliori brani dell’intera discografia, questo singolo abbagliante vive di un’intensità emozionale da brividi nel messaggio lirico e in una costruzione garantita da blast-beat, synth espressivi non superficiali, riff melodeath, breakdown d’impatto e una sontuosa prova di Chris ad ornare quattro eccellenti minuti di vero melodic metalcore. Un simile carico di epicità e i flashback testuali richiamanti vecchi pezzi del repertorio (addirittura l’Ep When Love Met Destruction del 2009) avrebbero rappresentato la chiusura ideale, invece, la band opta per disperdere l’aura formatasi apponendo come sigillo la (pur discreta) cover di Sunglasses at Night di Corey Hart, ennesimo occhiolino al synth-pop e ad un ingombrante vibe ottantiano.
Audacia, temerarietà, follia, provocazione: al termine dell’ascolto, Decades si rivela un album indecifrabile e contraddittorio, simile ad una corda tirata fino al rischio di spezzarsi. Estremo nel puntare sull’effetto guilty-pleasure dei brani elettronici, rettificabile nell’ordine e nella selezione delle tracce (perché non inserire Hollywood al posto di Blood Pact?) e nonostante tutto questo “redento” da highlight clamorosi (la monumentale Afraid of the Dark, R.I.P. un gradino sotto), il full-length è uno di quei casi dove un giudizio fermo e irremovibile non trova appigli e in base all’umore di volta in volta si potrà amarlo o detestarlo di più senza un’apparente via di mezzo.
In sintesi, non il gran galà che ci aspettava ma nemmeno uno squallido party a cui imbucarsi di nascosto; tradotto, una festa divertente e un po’ casinara dove i fuochi d’artificio non sono durati a lungo.
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5
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...grazie @indigo.... seguirò i tuoi consigli... |
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4
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@duke, il loro debutto Creatures non credo possa piacerti (anche perché il brano d\'apertura si intitola Immaculate Misconception...), quindi se vuoi ascoltare qualcos\'altro ti direi, per il momento, di partire da Graveyard Shift del 2017 e poi vai avanti con Disguise (2019) e soprattutto Scoring the end of the world, con buone ragioni il miglior album in carriera e quello più maturo da un punto di vista artistico e argomentativo. Ti dico questo non perché i dischi della prima fase non siano meritevoli (anzi), ma perché da Graveyard in poi la componente nu/alternative metal esce con maggior decisione e si amalgama all\'anima goth metalcore.
Questo Decades invece, come trovi in recensione, è un buon lavoro e anche molto divertente, ma se lo analizzi in modo critico si riscontrano diverse pecche e alcune tracce sottotono rimarcano un gap importante con l\'ottimo Scoring.
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3
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...ho ascoltato qualcosa...di questo disco e del precedente.. interessanti... approfondirò... sicuramente....molto ascoltabili ma efficaci... |
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2
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Dopo il precedente ottimo album attendevo al varco I MIW col nuovo lavoro e, personalmente, non hanno deluso. La parola che meglio esprime questo album è successo, ricercato e voluto, costruendo un lavoro con una serie di collaboratori che lo ricercano in tutte le misure. Accanto alle bordate metalcore/nu metal/industrial, cone Decades, log_in//crash_out (il coro un po\' debole ma per il resto stupenda), Playing God (che grazie a Corey sembra veramente un, grande, pezzo degli Slipknot) o Fight Like Hell, fatta per Ripley, ci sono bellissimi pezzi pop, electro pop, gothic che esaltano il lato alternativo del gruppo. Tutto bene quindi? No, qualche canzone non riuscita, una Hollywood che sarebbe dovuta essere messa tra quelle ufficiali, ma nel complesso un album veramente riuscito, che ascolto con estrema soddisfazione. |
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1
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Veloce rettifica. Nel sesto paragrafo manca un dettaglio che aggiungo qui: il gemellaggio tra ᐸ/c0deᐳ (brano del 2019 tratto da Disguise) e Scoring the End of the World. Lo segnalo altrimenti non si capisce il collegamento. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Decades 2. log_in//crash_out 3. R.I.P. 4. Fight Like Hell 5. Playing God 6. All That I’ve Ever Known 7. Blood Rave 8. Love at First Bite 9. Count Back from Zero 10. Blood Pact 11. Afraid of the Dark 12. Sunglasses at Night 13. Hollywood (Bonus Track) 14. Fight Like Hell [alt. version] (Bonus Track)
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Line Up
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Chris “Motionless” Cerulli (Voce) Ryan Sitkowski (Chitarra) Ricky “Horror” Olson (Chitarra, Cori) Justin Morrow (Basso, Cori) Vinny Mauro (Batteria)
Musicisti Ospiti: Gina DeBlieck (Cori su traccia 2) Shae Ryan (Cori su traccia 2) Lex Messina (Cori su tracce 2-3, 9) Skylar Grey (Voce su traccia 3) Joey Arena (Cori su tracce 4, 8, Voce su traccia 14) Corey Taylor (Voce su traccia 5) Anthony Martinez (Voce su traccia 7)
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