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17/11/26
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Psycroptic - The Pulse of Annihilation
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29/07/2026
( 615 letture )
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I diavoli della Tasmania tornano con The Pulse of Annihilation, un album che non cambia pelle agli Psycroptic, ma consolida un'identità che ormai li accompagna da diversi anni. Chi conosce la loro carriera sa bene che il vero punto di svolta non coincide con questo nuovo capitolo né con il precedente Divine Council, bensì con l'approdo sotto l'ala della Nuclear Blast. Fu proprio in quel periodo che la formazione australiana iniziò ad allontanarsi progressivamente dal technical death metal caotico e imprevedibile degli esordi, scegliendo una direzione più diretta, melodica e fortemente incentrata sul groove. Una trasformazione che all'epoca divise parecchi fan ma che, album dopo album, è diventata la nuova normalità.
I tempi di The Scepter of the Ancients e Symbols of Failure appartengono ormai a un'altra epoca. In quei lavori gli Psycroptic costruivano brani labirintici, ricchi di cambi improvvisi e continui incastri ritmici che rendevano ogni ascolto una sfida. La componente tecnica non era semplicemente un valore aggiunto, ma rappresentava il fulcro stesso della loro musica. Oggi, invece, quella complessità è stata progressivamente messa al servizio della canzone. Rimane evidente nell'esecuzione e negli arrangiamenti, ma non è più il primo elemento destinato a colpire l'ascoltatore. Il debutto su Metal Blade Records rappresenta quindi più un cambio di casacca che una rivoluzione artistica. The Pulse of Annihilation prosegue senza deviazioni il percorso intrapreso ormai da anni, proponendo un technical death metal che continua a distinguersi per precisione chirurgica e raffinatezza compositiva, ma che oggi strizza apertamente l'occhio a strutture più immediate e a un impatto decisamente più easy-listening. Il principale artefice di questa evoluzione resta Joe Haley. Ancora oggi è difficile trovare, nell'attuale panorama estremo, un chitarrista con una tale capacità di scrivere riff memorabili senza cadere nell'autocompiacimento tecnico. Haley continua a costruire l'intero linguaggio degli Psycroptic attraverso una quantità impressionante di idee ritmiche, rinunciando ancora una volta agli assoli. Una scelta ormai diventata parte integrante della personalità della band e che finisce per valorizzare ancora di più la qualità del riffing. Ogni pezzo vive infatti sulla continua evoluzione delle chitarre, capaci di alternare fraseggi taglienti, accelerazioni thrash e groove massicci senza mai perdere fluidità. È proprio quest'ultimo elemento a caratterizzare maggiormente il disco. Il groove è ormai il motore principale delle composizioni e dona all'intero lavoro un'immediatezza che sarebbe stata impensabile vent'anni fa. In diversi momenti gli Psycroptic ricordano quasi una versione ipertecnica dei Lamb of God: riff granitici, ritmiche pulsanti e una costante attenzione all'impatto piuttosto che alla pura complessità. Questo non significa che la band abbia semplificato il proprio linguaggio; piuttosto, ha imparato a mascherare la difficoltà tecnica dietro strutture molto più scorrevoli e facilmente assimilabili. Brani come il primo singolo estratto Gathering a Venomous Herd e la thrash-oriented No Time for the Weak sintetizzano perfettamente questa filosofia. Il riffing procede praticamente senza sosta, sostenuto dalla batteria impeccabile di Dave Haley, mentre il doppio attacco vocale di Jason Peppiatt e Jason Keyser aggiunge dinamismo senza alterare gli equilibri delle composizioni. L'alternanza tra le due voci funziona ancora meglio rispetto a Divine Council, risultando più naturale e meglio integrata all'interno dei brani. Our Pillars Fall e la mascherata title track rappresentano invece alla perfezione gli Psycroptic della nuova era. Il riffing alterna passaggi ancora fortemente tecnici a soluzioni decisamente più orientate al groove e a un'impronta marcatamente thrash, mentre il ritornello sorprende aprendosi in una sezione più atmosferica, quasi cantabile, impreziosita dall'interpretazione graffiata di Jason Peppiatt. Un contrasto che sintetizza efficacemente l'evoluzione della band: meno ossessionata dalla continua ricerca della complessità e più concentrata sulla costruzione di brani memorabili. La produzione, affidata come sempre a Joe Haley presso i Crawlspace Productions, è un altro elemento che contribuisce alla riuscita dell'album. Tutto è perfettamente leggibile: le chitarre mantengono definizione anche nei passaggi più intricati, il basso sostiene con autorevolezza la struttura armonica e la batteria conserva una precisione quasi meccanica senza risultare artificiale. È una produzione moderna, estremamente pulita, forse meno abrasiva rispetto al passato, ma perfettamente coerente e riconoscibile con il suono che gli Psycroptic mantengono ormai da tempo.
Ciò che distingue maggiormente The Pulse of Annihilation dai suoi predecessori più recenti è la capacità di risultare ancora più melodico e facilmente assimilabile. Le composizioni scorrono con naturalezza, i riff rimangono impressi con relativa facilità e l'intero album possiede una fluidità che rende l'ascolto immediato pur mantenendo un livello tecnico superiore alla media del genere. Per alcuni rappresenterà un ulteriore allontanamento dalle origini; per altri sarà invece la dimostrazione di una band che ha finalmente trovato il perfetto equilibrio tra complessità e accessibilità. Chi continua a sperare in un ritorno al passato probabilmente rimarrà deluso. Quella stagione creativa si è conclusa ormai da tempo e gli Psycroptic non sembrano avere alcuna intenzione di ripercorrerla. The Pulse of Annihilation conferma invece una formazione perfettamente consapevole della propria direzione artistica: meno estrema, più controllata, decisamente più accessibile, ma ancora capace di distinguersi grazie al talento compositivo di Joe Haley, che continua a essere uno dei più autorevoli riff master dell'intera scena metal. Un disco solido e convincente, anche se difficilmente entrerà tra i capitoli imprescindibili della loro discografia.
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Premesso che The Scepter è uno dei miei album preferiti in ambito estremo, ormai - come scritto anche in rece - quei tempi sono belli che andati e gli Psy sono diventati questi qua. Ammetto che quando iniziarono a cambiare rotta ci rimasi un po\' male, però devo dire che con gli anni ho imparato ad apprezzare la strada intrapresa, senza - lo sottolineo - fare paragoni con quanto citato sopra. Detto ciò, questo nuovo album mi sta piacendo, perciò per me è un SÌ. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Ashes of a New Dawn 2. Gathering a Venomous Herd 3. A Sword of Me 4. No Time for the Weak 5. Our Pillars Fall 6. Annihilation Pulse 7. No Blade of Grass 8. To Embrace This Curse 9. Forging the Crown
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Line Up
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Jason Peppiatt (Voce) Joe Haley (Chitarra) Todd Stern (Basso) David Haley (Batteria)
Musicisti ospiti
Jason Keyser (voce)
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