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Einar Solberg - Vox Occulta
04/08/2026
( 570 letture )
Definire Einar Solberg soltanto come il cantante dei Leprous è ormai riduttivo, ma resta il punto di partenza inevitabile. Fondatore, tastierista e principale compositore della formazione norvegese, Solberg ne ha guidato l’evoluzione dal progressive metal angolare degli esordi verso una forma sempre più personale di art rock, elettronica, pop oscuro e ricerca ritmica. La carriera solista, inaugurata nel 2023 con 16, non nasce per sottrarre materiale ai Leprous, ma per sviluppare idee che, all’interno della band, rischierebbero di limitarne l’equilibrio collettivo. Se il debutto era un laboratorio volutamente frammentario, attraversato da collaborazioni, orchestrazioni, elettronica e deviazioni hip hop, Vox Occulta appare molto più compatto e consapevole.

Solberg sceglie infatti una direzione precisa, quella di un progressive cinematografico e orchestrale, e la segue senza mezze misure. Non si tratta però di un disco rock semplicemente rivestito di archi: orchestra, pianoforte, batteria, chitarre e voce partecipano alla stessa architettura, monumentale e talvolta volutamente eccessiva. Il titolo (“voce nascosta”), rimanda alla parte più oscura e irrazionale della personalità dell’autore: rabbia, invidia, bisogno di approvazione e impulsi che possono essere controllati, ma difficilmente cancellati. Il disco prosegue così l’indagine autobiografica di 16, spostando l’attenzione dai traumi del passato a un autoritratto del presente.
La collaborazione con la Norwegian Radio Orchestra costituisce il centro musicale del progetto. Nei quattro brani in cui compare, l’orchestra è stata registrata prima della restante strumentazione e funge quindi da fondamento, non da semplice decorazione. Anche per questo gli strumenti rock sembrano entrare negli arrangiamenti sinfonici senza contendersi lo spazio con essi. Produzione e missaggio mantengono inoltre leggibili i singoli elementi persino nei passaggi più affollati. Significativa anche la scelta di non utilizzare sintetizzatori: nonostante la densità sonora, l’album è costruito attraverso strumenti reali, pianoforte e tastiere comprese.

Il confronto con i Leprous resta però inevitabile, soprattutto nelle sincopi, nelle progressioni ritmiche e nelle tipiche aperture vocali di Solberg. Album come Malina, Pitfalls e Aphelion avevano già esplorato archi e arrangiamenti cinematici, mentre nel più recente ed asciutto Melodies Of Atonement, quella componente è stata drasticamente ridotta. Vox Occulta recupera proprio ciò che la band principale ha lasciato ai margini e lo amplifica: dove i Leprous contemporanei lavorano per sottrazione e dettaglio, Solberg cerca il grande gesto, il crescendo teatrale e la collisione tra fragilità e gigantismo. L’album vive infatti di contrasti estremi. Passaggi ridotti a pianoforte, violino e voce trattenuta possono improvvisamente spalancarsi in ottoni, timpani, chitarre ribassate, growl e cori. Le diverse anime delle composizioni non vengono sempre raccordate con discrezione: spesso si scontrano apertamente, generando un’instabilità coerente con i temi affrontati.

La voce rimane ovviamente il naturale fulcro. Solberg attraversa registri bassi, sussurri, falsetti, aperture operistiche e momenti aggressivi che ricordano il periodo più metallico dei Leprous. Nei passaggi migliori, queste escursioni non sono semplice virtuosismo, ma rappresentano fisicamente il passaggio dal controllo alla perdita di equilibrio. Anche l’orchestra viene impiegata con maggiore profondità rispetto a molto symphonic metal: archi, ottoni e percussioni non si limitano a rendere più solenni i ritornelli, ma anticipano i riff, sostituiscono alcune frequenze delle chitarre e costruiscono movimenti ritmici sui quali si innesta la sezione rock. I limiti nascono dalla stessa visione che rende il disco affascinante. Solberg non teme il melodramma e talvolta lo esaspera; chi trova già eccessiva la teatralità dei Leprous difficilmente cambierà opinione. Alcuni ritornelli ricorrono inoltre a vocalizzi e formule ormai riconoscibili, mentre la seconda metà dell’album, più lunga e riflessiva, risulta meno equilibrata della prima. Anche le conclusioni brusche, efficaci se usate con parsimonia, tendono a ripetersi: quella di Anima Lucis, in particolare, appare più troncata che realmente risolta. Resta comunque un’opera molto più coesa di 16. La varietà non scompare, ma viene ricondotta a un unico vocabolario; anche quando l’orchestra è assente, la scrittura rimane orchestrale, con parti che si sovrappongono, si rispondono e si muovono come sezioni di un ensemble più ampio.

Il percorso si apre con Stella Mortua, una processione orchestrale oscura in cui archi, percussioni e chitarre quasi doom accompagnano Solberg dall’apparente controllo alla rabbia. È il primo affiorare di quell’insicurezza che l’eleganza formale del disco tenta continuamente di nascondere. Con Medulla emerge invece un nucleo di resistenza. Il violino di Chris Baum, il basso pulsante e un ritornello più immediato alleggeriscono la costruzione senza renderla innocua: è uno dei brani più accessibili, anche se meno sorprendente degli episodi orchestrali. La title track Vox Occulta porta il confronto con la propria parte oscura al centro dell’opera. Ottoni, timpani, archi e chitarre dissonanti costruiscono una forma in costante mutamento, priva di un ritornello rassicurante. Solberg passa dal canto trattenuto alle aperture operistiche e alle urla, mettendo in scena una lotta tra razionalità e impulsi distruttivi. È uno dei brani più ambiziosi e rappresentativi del disco. Liberatio cerca una prima via d’uscita: le strofe nervose e sincopate si aprono in un ritornello luminoso, vicino per sensibilità ai Leprous più recenti. Qualche soluzione vocale è ormai prevedibile, ma il contrasto tra tensione e sollievo funziona. La tregua arriva con Serenitas, ballata in crescendo costruita su pianoforte, violino e una prova vocale intensa. La sua funzione narrativa è evidente, anche se il tono consolatorio e alcuni passaggi levigati sfiorano un’enfasi eccessivamente sentimentale. La quiete viene spezzata da Vita Fragilis, dove orchestra e strumenti rock agiscono come un unico corpo. La scrittura nervosa sfocia in uno dei momenti più aggressivi dell’album, prima che una coda luminosa trasformi la paura della morte in desiderio di vivere. Compatta, dinamica e priva di reali dispersioni, è tra le composizioni meglio riuscite.

L’apice arriva però con Grex. Nei suoi quasi dodici minuti, il pericolo di perdere la propria identità nel “gregge” prende forma attraverso un violino malinconico (splendida la parte centrale), passaggi operistici, progressive rock e violente esplosioni metalliche. Ogni sezione alimenta la successiva fino a un climax dominato dal groove di basso e batteria e da un Solberg particolarmente feroce. Qualche passaggio avrebbe potuto essere abbreviato, ma è qui che ambizione orchestrale, scrittura progressiva ed esposizione emotiva trovano il loro equilibrio migliore. Anima Lucis chiude il viaggio cercando una luce possibile dopo l’oscurità iniziale. L’orchestra assume toni più contemplativi e la voce procede inizialmente con misura, prima del crescendo conclusivo. L’interruzione finale lascia però una sensazione di risoluzione incompleta, come se il percorso terminasse un istante prima del suo vero approdo.

Con Vox Occulta, Einar Solberg stabilisce finalmente una distinzione netta tra il proprio percorso individuale e quello dei Leprous. 16 aveva dimostrato quanto fosse ampio il suo vocabolario; il nuovo album mostra invece che Solberg ha scelto come utilizzarlo. La componente orchestrale non rappresenta un espediente promozionale né un rivestimento applicato a posteriori. È parte del processo compositivo e influenza melodie, ritmo, dinamica e perfino il ruolo delle chitarre. Questa integrazione, insieme alla prestazione vocale e alla qualità della produzione, costituisce il principale successo del disco. Non tutto funziona allo stesso livello. La teatralità può sfociare nell’autocompiacimento, Serenitas sfiora un sentimentalismo eccessivo e la disposizione dei brani concentra nella seconda metà parecchio materiale lento o dilatato. Anche l’abitudine alle conclusioni improvvise non sempre produce l’effetto desiderato. Sono limiti reali, ma non compromettono la forza di un’opera dotata di visione, carattere e numerosi momenti memorabili. Vox Occulta richiede disponibilità verso il melodramma, la vocalità estrema e le grandi costruzioni cinematiche; non è indicato per chi cerca sobrietà o progressive metal dominato dalla tecnica strumentale. Non un capolavoro inattaccabile, ma il disco con cui la carriera solista di Solberg smette di essere una parentesi e assume una fisionomia autonoma.

Tracce imperdibili: MedullaGrexVita FragilisVox Occulta



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
78.66 su 3 voti [ VOTA]
Vicarious
Mercoledì 5 Agosto 2026, 0.41.29
2
Pensavo un altro album mellifluo stile 16 oppure gli ultimi dei Leprous dopo Pitfalls, invece una grande ed inaspettata sorpresa. Metal elegante da giacca e cravatta condito dall\'orchestra, davvero una chicca. Consigliatissimo!
Straisand
Martedì 4 Agosto 2026, 13.25.35
1
Album spettacolare. Unico passo falso: Serenitas.
INFORMAZIONI
2026
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. Stella Mortua
2. Medulla
3. Vox Occulta
4. Liberatio
5. Serenitas
6. Vita Fragilis
7. Grex
8. Anima Lucis
Line Up
Einar Solberg (Voce, Pianoforte, Tastiere)
Musicisti Ospiti:
Pierre Danel (Chitarra)
John Browne (Chitarra)
Ben Levin (Chitarra)
Chris Baum (Violino)
Jed Lingat (Basso)
Hrafnkell Örn “Keli” Guðjónsson (Batteria)
The Norwegian Radio Orchestra (Orchestra)
 
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