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Haken - In A Fever Dream
04/08/2026
( 775 letture )
Nati a Londra nel 2007, gli Haken hanno costruito la propria posizione nel progressive metal moderno seguendo un percorso difficilmente confondibile con quello di altri gruppi della stessa generazione. Partiti dalle lunghe architetture narrative di Aquarius e Visions, hanno trovato con The Mountain un equilibrio quasi ideale tra complessità, teatralità, melodia e quella vena ironicamente eccentrica che sarebbe diventata uno dei loro tratti più riconoscibili. Negli anni successivi la band ha continuato a modificare il proprio linguaggio: l’elettronica retrofuturista di Affinity, la cupezza clinica, geometrica e claustrofobica di Vector e la spinta più aggressiva, drammatica ed espansiva diVirus, infine la policromia di Fauna. Più che ripetere una formula, il gruppo ha progressivamente ampliato il proprio vocabolario, talvolta sacrificando immediatezza e coesione pur di evitare l’immobilismo.

L’EP in a fever dream arriva però in un momento differente. Non rappresenta soltanto il primo materiale inedito dopo Fauna, ma anche la prima registrazione pubblicata in seguito alle uscite, annunciate nel gennaio 2026, del chitarrista Charlie Griffiths e del bassista Conner Green: due separazioni tutt’altro che marginali, considerando il peso dei musicisti nella definizione del suono recente della band. La formazione si presenta quindi ridotta al nucleo composto da Ross Jennings, Richard Henshall, Pete Jones e Raymond Hearne, con Bryan Beller e Adam “Nolly” Getgood chiamati a dividersi i contributi di basso. Il primo porta con sé l’esperienza maturata con The Aristocrats e Joe Satriani; il secondo è inevitabilmente associato all’estetica moderna e iperdefinita dei Periphery. Secondo quanto dichiarato dalla band, l’EP nasce da un periodo di riflessione e riscoperta. La scelta di un formato breve appare ragionevole per traghettare gli Haken verso un possibile nuovo corso senza l’obbligo di definire immediatamente una nuova identità. Le composizioni sarebbero state sviluppate partendo da esperienze, dubbi ed emozioni reali, con l’intenzione di affrontare il cambiamento in maniera più diretta e vulnerabile. Il cambiamento più evidente non consiste nell’abbandono del progressive metal, quanto nella riduzione della sua componente dimostrativa. Le composizioni continuano a muoversi attraverso incastri ritmici, stratificazioni elettroniche e cambi d’intensità, ma raramente sembrano interessate a esibire la propria complessità. L’abilità tecnica rimane sotto la superficie, utilizzata come strumento di tensione più che come argomento principale.

Rispetto alle produzioni precedenti, in a fever dream appare più omogeneo, oscuro e psicologicamente concentrato, con un sound moderno ed atmosferico, nel quale elettronica e chitarre pesanti convivono senza confondersi completamente. Proprio la voce rappresenta una delle scelte più divisive. In passato Jennings ci ha abituati a una vocalità molto controllata, limpida, leggera e a tratti quasi eterea, ma talvolta esposta al rischio di una certa uniformità espressiva. In in a fever dream il suo approccio risulta decisamente più vario: alla consueta pulizia si affiancano linee più basse, effetti vocali marcati e brevi incursioni nelle harsh vocals, una soluzione che riporta alla memoria alcuni passaggi dell’album d’esordio e che da tempo non emergeva con tale evidenza nel suo repertorio con gli Haken.

La struttura dell’EP è semplice ma efficace: due composizioni di oltre sette minuti poste alle estremità e tre brani più compatti al centro. Le prime hanno il compito di sviluppare l’arco emotivo e strumentale del lavoro; i pezzi centrali sperimentano invece una forma di progressive metal più sintetica, capace di condensare cambi dinamici e anomalie ritmiche entro durate quasi tradizionali.
Il titolo suggerisce uno stato di coscienza alterato e la musica asseconda l’immagine senza trasformarla in un concept rigido. La produzione è potente, profonda e molto contemporanea, con i passaggi elettronici che convivono con le chitarre senza trasformare il missaggio in una parete indistinta. La lucidità del suono ha però anche un rovescio della medaglia: in alcuni momenti la cura produttiva rischia di rendere il materiale troppo levigato, riducendone l’impatto più istintivo. Non tutto raggiunge lo stesso livello. I due brani lunghi possiedono una traiettoria ben definita e un’effettiva capacità di trasformazione; alcuni episodi centrali sembrano invece studi preliminari per una direzione futura. La brevità evita che il materiale meno memorabile diventi un problema, ma lascia anche la sensazione di trovarsi davanti a un’opera di transizione, consapevolmente incompleta.

L’iniziale in a fever dream e la conclusiva lotus costituiscono i due pilastri del lavoro. La title track è probabilmente la composizione più rappresentativa della nuova direzione, perché fonde elettronica, progressive metal e tensione alternative senza permettere a nessuno di questi elementi di prendere completamente il controllo. Il brano si sviluppa attraverso una lunga progressione, partendo da una condizione sospesa e malinconica per raggiungere sezioni più pesanti, nervose e ritmicamente frastagliate. lotus è invece il pezzo meglio equilibrato: mantiene la complessità ritmica degli Haken, ma la mette al servizio di una conclusione emotivamente comprensibile. La costruzione graduale, il movimento in 6/8 e l’apertura corale finale permettono al brano di chiudere l’EP con una sensazione di rinnovamento, senza cedere a un ottimismo artificioso. Tra gli altri brani, delirium emerge grazie alla sua capacità di trasformare la concisione in energia. Non possiede la profondità delle due composizioni maggiori, ma dimostra che la band può scrivere materiale immediato senza ridursi a una versione semplificata di sé stessa. La combinazione tra un ritornello riconoscibile, i riff spezzati e il lavoro ritmico di Hearne ne fa il brano breve più riuscito dell’EP. Delude invece eclipsed by you, con il suo minimalismo post-rock elettronico e una parte iniziale ripetitiva, nella quale gli effetti applicati alla voce finiscono per accentuare la monotonia. Proprio quando le stratificazioni iniziano a suggerire uno sviluppo più ampio, il pezzo si conclude, lasciando l’impressione di un esperimento interrotto anziché di una composizione pienamente risolta.
Anche l’oscura bleeding sky non convince appieno. Il brano offre un coinvolgente crescendo finale e un buon lavoro sulle atmosfere, ma viene penalizzato da un cantato eccessivamente filtrato e trattenuto, e da una linea melodica che fatica a imporsi. Le transizioni e la crescita strumentale risultano più interessanti delle sezioni alle quali conducono, rendendo il pezzo funzionale all’equilibrio della scaletta ma meno incisivo se considerato autonomamente.

in a fever dream non pretende di risolvere tutte le domande sul futuro degli Haken. Non chiarisce quale sarà la formazione stabile, non presenta una trasformazione definitiva e non possiede l’ampiezza necessaria per essere confrontato alla pari con i lavori del passato. Il suo valore sta nella capacità di documentare una fase ancora aperta senza farla apparire debole o puramente interlocutoria. Più che annunciare una rinascita già compiuta, in a fever dream mostra una band che ha ricominciato a muoversi. Considerate le circostanze, il fatto che lo faccia senza aggrapparsi passivamente al proprio passato è già un risultato significativo. Rimane però un lavoro preparatorio, nel quale le nuove possibilità appaiono spesso più interessanti della loro effettiva realizzazione.

Tracce imperdibili: in a fever dreamlotus



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
76 su 3 voti [ VOTA]
Micologo
Mercoledì 12 Agosto 2026, 14.40.30
2
Mah…sono preoccupato. Il mio gruppo preferito del genere dal 2010 si è perso in tracce scialbe e prevedibili. Solo la prima e l’ultima traccia mi lasciano qualche speranza per il futuro. Peccato perché Fauna era davvero un gran disco
GT_Oro
Martedì 4 Agosto 2026, 10.49.40
1
Ottima rece, condivido in toto.
INFORMAZIONI
2026
Inside Out Music
Prog Metal
Tracklist
1. in a fever dream
2. delirium
3. eclipsed by you
4. bleeding sky
5. lotus
Line Up
Ross Jennings (Voce)
Richard Henshall (Chitarra)
Pete Jones (Tastiere)
Raymond Hearne (Batteria)
Musicisti Ospiti:
Bryan Beller (Basso)
Adam “Nolly” Getgood (Basso)
 
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