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Loathe - A Stranger to You
04/08/2026
( 726 letture )
Aggressive Evolution, così recitava il manifesto di I Let It In and It Took Everything, uno dei migliori esempi lasciati in eredità dalla classe 2020 del metalcore: panoramica dai confini stilistici ultra-dilatati e melting-pot di assoluto valore nella coesistenza di alternative metal, djent, shoegaze, industrial e dream pop, la seconda firma degli inglesi ha convinto e sbalordito proiettando i suoi autori nell’Olimpo del metal anni ’20, eppure quella luce così abbagliante ha richiesto una lunga fase di gestazione per tornare a risplendere ed evitare la minaccia di un affievolimento.

Digressioni ambient (The Things They Believe, 2021), l’addio del chitarrista Connor Sweeney, il brano stand-alone Dimorphous Display (2022), la rilettura di Is It Really You? con Vessell e un paio di ospitate minori confermano un iter lavorativo spezzettato al quale fanno da contraltare una popolarità sempre maggiore e il riscontro delle esibizioni dal vivo, indici della spasmodica attesa per un nuovo disco obbligato a reggere il grave fardello del paragone. Tre singoli preparatori (Gifted Every Strength, Revenant, Fangs) aiutano comunque a lenire l’impazienza e il 17 luglio 2026 esce finalmente A Stranger To You, quarto album solo in teoria adibito a successore di quella pietra miliare di inizio decennio.

Nella pratica la band, infatti, respinge i desideri di chi voleva un semplice calco di I Let It In… e, contro ogni aspettativa, mira ad un’espansione del proprio raggio artistico non incline a ripetere l’eccelsa ma ingombrante formula del “Deftones -core”.
La verità è che A Stranger to You, come un viaggio esplorativo senza troppe coordinate familiari, ha l’ardire di innovare e non adeguarsi, di spiazzare, persino confondere e tuttavia sorprendere perché i Loathe ormai suonano del tutto liberi da qualsiasi vincolo e non sono più nemmeno classificabili entro paletti o griglie restrittive. Sarebbe quindi un errore madornale tirare in ballo accuse di commercialità o peggio di tradimento, nient’altro che vuote farneticazioni ignorate da un gruppo deciso a plasmare un trademark sonoro esclusivo, peculiare nell’accostamento di linguaggi diversi e non per forza complementari assumendosi pienamente la responsabilità dell’azzardo e, manco a dirlo, delle critiche pronte a riversarsi in un moto di sdegno a causa di una proposta alleggerita e meno fondata su un cuore metallico.
Qui, d’altronde, la mera pesantezza non conta, l’obiettivo è fabbricare un mosaico policromo dove le tessere corrispondono ad una moltitudine di generi, stili e umori destinati a convivere fianco a fianco valorizzandosi nelle trame dell’intero percorso e non in un effetto playlist scollegato dall’ordine imposto.

A stranger to you, familiar to me

La fucina di idee legate a questa “new era” avvia le operazioni da Entrance, intimo e frugale episodio conscious hip-hop delegato al flow meditativo del rapper bucki sugar, presente anche nel rarefatto interludio أثينا [Athena] con un breve segmento in spoken word.
Il crossover non allineato dei quattro va poi esplicitandosi chiaramente in Block of Flats, imprevedibile mescita di rock alternativo, singulti elettronici, virate djent, breakdown sporchi e urla velenose contrapposte al garbo della melodia (oltre ai singer partecipa l’ospite Olly Appleyard degli Static Dress). Se l’eleganza timbrica un po’ snob di Erick Bickerstaffe conduce lo stiloso alt. rock di Fortress Down, le harsh vocals furibonde di Kadeem France dilaniano invece la terremotante Gemini, un buco nero electro-djent subissato da cannonate techno e da breakdown aizzati dalla spinta metallica del basso e dai drop di un ipotetico post-rave tirato fino all’alba.

La fugace parentesi a cristalline tinte elettroniche di Nothing Like the Knife (quarantadue secondi dove canta il bassista Feisal El-Khazragi) e l’altezzoso indie pop-rock con outro jazz/fusion di Harder to Pretend esaltano per contrasto la smisurata Revenant, un ponte oscuro tra I Let It and It Took Everything e Underneath dei Code Orange (del resto collaborano Jami Morgan ed Eric Balderose, ora nel progetto NOWHERE2RUN) elevato da scream psicotici, distorte manipolazioni industrial, spasmi breakbeat e ulteriori abissi djent insondabili.
La quiete dopo la tempesta si materializza nel leggiadro quadretto dream pop di The Way It Breaks, affrescato dal tenue registro pulito di El-Khazragi e corroborato dalle armonizzazioni degli altri vocalist, abilissimi a gestire intrecci e sovrapposizioni in una maniera che si potrebbe giocosamente definire “beatlesiana” vista anche la provenienza da Liverpool. L’assolo romantico di Mansur Brown e la coda ambient ingentiliscono poi il transito verso Meet My Maker, un delizioso incrocio di alternative rock, fremiti breakbeat e tanto fuzz a ricoprire le chitarre e il dilatato breakdown, puntelli su cui danza il sinuoso timbro melodico di Kadeem.

Lo stupore -già alto- non fa che aumentare quando si arriva dinnanzi a Fangs, meravigliosamente inafferrabile nell’unire vellutate distorsioni dal taglio djent, gli orpelli del basso, nuance jazz-y e profumi r’n’b riverberati dall’eleganza vocale di France, nei ritornelli coadiuvato da un altrettanto signorile Bickerstaffe echeggiante alla lontana la storica Drive degli Incubus.
The Ladder, raffinata ballad indie-pop impreziosita dalle cesellature di Jordan Rakei, adopera di nuovo lo schema dell’antinomia in preparazione del monolite Gifted Every Strength, otto acrobatici minuti lungo i quali si intervallano acidi scream, ruvide impronte djent, sognanti delicatezze vocali, lo schianto dei breakdown, caldi arpeggi unplugged e un assolo capace di fondere psichedelia, shoegaze e atmosfere pinkfloydiane.
Tonalità luminose ed eteree accompagnano infine No Stranger to You…, cullata dai ricami di Kadeem ed Erick in compagnia di vaporose armonizzazioni e dell’ormai familiare abbinamento di shoegaze e alternative rock, ben cucito anche dalla prova della sezione ritmica El-Khazragi / Sean Radcliffe.

Si possono scegliere molti criteri per descrivere A Stranger to You, ma quelli più significativi riguardano ad ogni modo il suo carattere variegato, sperimentale e perché no, oltraggioso. Senza guardare in faccia nessuno, i Loathe non si accontentato di bissare I Let It In… e per tal motivo si addentrano in nascondigli musicali intriganti, commettendo “l’eresia” di relegare il metal ad una parte del tutto e non utilizzandolo quale architrave della struttura, basata al contrario su una tavolozza di colori assai più ampia e mutevole.
È una forma mentis comune a diversi gruppi (Sleep Token, Bring Me the Horizon ecc.), tuttavia la band inglese non assomiglia davvero alle altre e, grazie anche ad una produzione ripudiante il lato bombastico-artificiale dell’attuale modern metal, riesce a valorizzare le tante componenti in ballo favorendo un ascolto continuativo dalla prima all’ultima traccia.

Chic e pretenziosi da un lato, cangianti e sfaccettati dall’altro: dopo sei anni, i Loathe sanno ancora far parlare di sé e il caleidoscopio di A Stranger to You, potenziale nuova via a quello che un tempo si definiva crossover, ha senza dubbio i numeri per ripagare l’attesa e offrire stimolanti prospettive inedite.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
82.33 su 3 voti [ VOTA]
Carmine
Martedì 11 Agosto 2026, 11.22.05
2
L\' album che non ti aspetti. Oltre a distanziarsi dalla formula Deftones/Metalcore (sintetizzata straordinariamente nel lavoro precedente), riescono anche ad ampliare il ventaglio artistico muovendosi in territori che vanno dall\' ambient all\' elettronica, dallo shoegaze all\' industrial e ad \'altro, ma senza perdere la tensione che li caratterizza da sempre. Le band ambiziose fanno anche questo, si mettono in gioco a costo di risultare meno immediate, più difficili da assimilare - non per piacere agli altri, ma per capire fino a dove possono spingersi. Voto 85.
Shock
Giovedì 6 Agosto 2026, 7.02.52
1
Visto le recensioni positive lette altrove ho provato anche con loro, ma niente da fare, non mi prendono, per me manca l\'hook melodico (anche quando si tratta di generi estremi) che riesce a trasformare le canzoni in un qualcosa che ti invoglia a riascoltarli. Saranno anche bravi in quello che fanno, ma li trovo noiosi. Con loro passo.
INFORMAZIONI
2026
SharpTone Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Entrance
2. Block of Flats
3. Fortress Down
4. Gemini
5. Nothing Like the Knife
6. Harder to Pretend
7. أثينا
8. Revenant
9. The Way It Breaks
10. Meet My Maker
11. Fangs
12. The Ladder
13. Gifted Every Strength
14. No Stranger to You…
Line Up
Kadeem France (Voce, Chitarra)
Erik Bickerstaffe (Voce, Cori, Chitarra, Tastiera)
Feisal El-Khazragi (Voce, Cori, Basso, Tastiera)
Sean Radcliffe (Batteria)

Musicisti Ospiti:
bucki sugar (Voce su tracce 1, 7)
Olli Appleyard (Voce su traccia 2)
NOWHERE2RUN (Voce, Produzione su traccia 8)
Mansur Brown (Chitarra su traccia 9)
Jordan Rakei (Voce su traccia 12)
 
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