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Crippled Black Phoenix - Sceaduhelm
04/08/2026
( 1057 letture )
-l'Essere-per-la-morte di Heidegger-
Non c'è un concept, qui. C'è un luogo. Lo dice anche la band, ma non lo capiscono fino in fondo: Sceaduhelm è un luogo, uno spazio psicologico unificato. In antico inglese sceaduhelm significa letteralmente "elmo d'ombra" -l'elmo che non protegge, ma nasconde, occulta il volto a chi lo indossa e il mondo a chi guarda-.
È esattamente ciò di cui parla Heidegger in Essere e Tempo. È l'unica teoria che ci serve per capire questo disco.
Per Heidegger l'uomo vive tutta la vita nella chiacchiera, nel Si impersonale, fuggendo dalla sua unica verità autentica: l'essere è un essere-per-la-morte. Non intendiamo la morte come evento futuro, ma come una confidente, una compagna di stanza e finché non la guardi in faccia, non sei mai vivo. I giorni li passi stanco, distratto, occupato, vivi come un fantasma che rimanda.
Sceaduhelm, scritto e registrato tra il 2023 e il 2025, è il disco in cui i Crippled Black Phoenix smettono di parlare di guerre, imperi, massacri storici e scelgono di rivolgersi a tematiche che si voltano verso l'interno.
Ed è proprio in quel luogo tanto oscuro e profondo che trovano il nulla.
Sceaduhelm non ha il compito di piacere a tutti, il suo obiettivo è sfiancare fino a tirar fuori tutta la verità. Non è un album da ascoltare forte, è uno spazio che bisogna ricavarsi nel buio, magari da soli alle 2 di notte, quando la casa scricchiola e ti ricordi che anche tu, da qualche parte, stai finendo.
Non è musica per vivere. È musica per imparare a morire.

L'ALBUM
La copertina, perfetta per quello che è l'album, è anche la chiusura del cerchio con Heidegger. L'autore Erebus Art, alias di Thanasis Stratidakis, è una garanzia alla quale molti artisti della Season of Mist si affidano.
Nello specifico non c'è nessun mostro, nessun satanismo da locandina, lei si presenta in un modo molto più inquietante.
In primo piano c'è una figura ammantata, quasi scomparsa. L'elemento dominante è una falce di luna molto chiara, quasi color avorio, sospesa su uno sfondo completamente nero. La luna non è rappresentata in modo realistico: osservandola con attenzione, la sua superficie suggerisce il profilo di un volto umano, con un'espressione ambigua che oscilla fra malinconia, ironia e distacco. Il contrasto tra il nero assoluto e il bianco della luna è netto e lascia un enorme spazio vuoto attorno all'immagine. L'assenza di altri elementi, paesaggi, stelle e figure umane, crea un senso di isolamento e di silenzio, riuscendo a comunicare più attraverso ciò che non mostra che attraverso ciò che mostra. La testa china rappresenta un elmo, o meglio, quello che sembra un elmo, ma non è metallo. È un'ombra solida. Un sceaduhelm appunto. In inglese: sceadu significa ombra, helm: elmo, protezione, ma anche nascondiglio, occultamento. La figura indossa la sua stessa oscurità come protezione.
E qui torna la nostra filosofia.
Per Heidegger esistono due movimenti: lo Svelamento (Aletheia) e il Nascondimento. L'uomo moderno passa la vita a nascondersi dietro l'elmo. Si occulta. La copertina non mostra un guerriero. Mostra uno che si è nascosto così bene da essere diventato indistinguibile dall'ombra che lo copre.
E la cosa geniale è il packaging deluxe: l'album esce con 3 inserti di cartone per costruirti il tuo teatrino pop-up, un teatro di carta da ritagliare. Dentro il gatefold c'è un teatro di cartone. L'essere-per-la-morte messo in scena come un teatrino per bambini. Un teatrino gotico, dove tu sei sia lo spettatore che il cadavere.
La copertina è un maledetto specchio, è quell'elmo che indossi quando dici "sto bene" mentre sei stanco fino al midollo.

TRACKS
L'elmo è il nostro modo di fuggire dalla morte, finché non diventa la morte stessa.
1. One Man Wall of Death
Sulla cover l'ombra è solida, ma all'inizio è ancora nebbia.
Senti chitarre pulite e voci lontane che litigano, come se fuori dal quadro qualcuno stesse ancora discutendo. È il Si di Heidegger, la chiacchiera quotidiana. Il muro della morte sei tu che ti metti davanti a te stesso per non passare.
2. Ravenettes
Il primo dettaglio dell'elmo: i corvi. Ravenettes significa piccole cornacchie. Nella simbologia nordica stanno sull'elmo di Odino. Questi uccelli non sono saggi, ma curiosi, becchettano l'ombra per vedere se sotto c'è ancora carne. Belinda canta con una dolcezza malata, rappresenta il momento in cui provi a rendere poetica la tua sparizione. "Guarda, mi sto annullando con eleganza".
3. Things Start Falling Apart
È qui che il teatrino di cartone inizia a crollare. Hai costruito tutto quel pop-up teatrale del packaging deluxe, hai ritagliato le quinte, e la colla non tiene. Le cose non esplodono. Si sfaldano. Heidegger dice: l'inautenticità non crolla con un botto, si logora. È esattamente quello che suona.
4. No Epitaph / The Precipice
È il cuore nero dell'album. Due titoli in uno, come due facce dello stesso elmo.
No Epitaph: non meriti nemmeno una lapide perché non hai mai vissuto autenticamente. Chi sei se ti tolgono l'elmo? Niente.
The Precipice: l'attimo in cui guardi giù dal bordo dell'elmo. Justin Storms e Ryan Patterson cantano "I wanna be a better man for you" ma la voce è già oltre il bordo. Hai capito che sei per-la-morte, ma non hai il coraggio di saltare.
5. The Void
Richiama l'opener ed è totalmente strumentale. È il vuoto dentro l'elmo. Sono circa tre minuti e quarantanove secondi di ciò che vede davvero la figura in copertina da dentro: il nero assoluto. È la pausa necessaria, è l'angoscia pura di Heidegger, quella che non ha oggetto.
6. Hollows End
Dopo il dentro, questo è il fuori. L'estremità covata. L'elmo ha consumato totalmente chi lo indossava. Le voci di Belinda sono l'eco di chi c'era prima. È il posto dove finiscono tutte le cose alla quale un individuo teneva: relazioni, promesse fino ai corpi.
7. Dropout
Vuole indicarci il gesto di chi decide di non togliersi l'elmo più. Dropout è la totale diserzione, non dal mondo, ma da se stessi. Elettronica eterea, richiamano un vago sentore dei The Cure più malati. È la traccia più "bella" e quindi più perversa, riesce nell'intento di rendere la resa desiderabile. Indossare per sempre l'ombra non è mai stato così comodo.
8. Vampire Grave
La figura in copertina trova compagnia. Un altro elmo. Un duetto uomo/donna (Patterson / Kordic) in una tomba. Non è amore, è complicità nel nascondimento. Due vampiri non si amano, si tengono compagnia perché nessuno dei due ha più un riflesso. La tomba non è dove sono sepolti, o riposano dalle luci dell'alba ma è l'elmo condiviso.
9. Colder and Colder
L'elmo non viene più indossato, di conseguenza l'individuo diventa freddo. Il basso di Wes Wasley qui è letteralmente il gelo che sale dalle gambe. La voce di chi canta sembra arrivare sotto mentite spoglie, è l'avvicinamento progressivo alla morte come abbassamento di temperatura ontologica che crea una superficie ghiacciata traballante per il trittico finale.
10. Under the Eye
Sopraggiunge il momento dello svelamento. Sotto l'Occhio. Quale occhio? Quello che ti guarda quando finalmente alzi la visiera. Piano scarno, Hammond spettrale. Per la prima volta la figura in copertina è vista da fuori. E capisce di essere sempre stata vista. Comprende di non essere giudicata ma solo guardata nella sua totale, ridicola nudità di ombra.
11. Tired to the Bone
Se Under the Eye era lo svelamento, questo è ciò che resta dopo. E quello che rimane è stanchezza metafisica. La copertina smette di essere minacciosa e diventa solo stanca. È quell'elmo troppo pesante portato per 20 anni di carriera dei Crippled Black Phoenix, è la stanchezza di dover continuare a giustificare il proprio essere.
12. Beautiful Destroyer
Il Distruttore Bellissimo non è la Morte, ma la Verità. Quest'ultima è bella perché finalmente distrugge quell'elmo. Riff torreggianti che non avanzano, crollano su se stessi, la voce di Patterson e Kordic sono congiunte per l'unica volta come se dentro l'elmo, finalmente, ci fossero di nuovo due persone.
L'ombra cade.
Non c'è luce dietro.
Ma almeno, per un secondo, non c'è più elmo.
E poi il silenzio.
Resta solo quel teatrino di cartone da montare.
Richiudi il tutto e fissi nuovamente la copertina dell'album e ti chiedi:
Se l'ombra fosse l'unico posto in cui puoi guardarti davvero, avresti il coraggio di sollevare lo sguardo verso quella luna?



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
85.5 su 6 voti [ VOTA]
Epic
Giovedì 6 Agosto 2026, 15.19.13
4
Mah, disco affascinante, questo è certo, ha tantissime sfumature, però non è memorabile. Atmosfera, fascino, concept, c\'è tutto tranne le canzoni davvero belle. Si alcune sono buone, altre niente di che.
Ivan75
Giovedì 6 Agosto 2026, 12.58.50
3
Diversi ascolti per farmene un\'idea più precisa, ma rimane sempre un po\' la consapevolezza di un disco che non si riesce mai a cogliere fino in fondo. La padronanza dei linguaggi del rock gotico, del cantautorato più oscuro, del post rock, da\' loro una \"grammatica\" che permette di esprimersi in modo fascinoso ed evoluto. Questo spaziare tra sonorità differenti ha tuttavia un comune denominatore nei luoghi oscuri che attraversano. Ho molto apprezzato la performance si Belinda, capace di muoversi tra l\'onirico e il marziale. In certi passaggi sembra di rivivere l\'enfasi dei Sisters of Mercy. Una vera sacerdotessa crepuscolare. Non tutto l\'album è memorabile. Qualche passaggio meno riuscito lo si trova, così come l\'ampio ricorso alle voci fuori campo. Cmq a mio parere un 80 ci sta.
Graziano
Mercoledì 5 Agosto 2026, 22.57.30
2
Una Fenice che rinasce ogni volta diversa e sorprendente. Best kept secret direbbero ad Albione.
Barfly
Martedì 4 Agosto 2026, 21.05.14
1
Un disco affascinante,magnetico, che abbraccia mille generi diversi, con una naturalezza incredibile. Se devo trovare un piccolo limite secondo me sarebbe stato ancora più bello se ci fossero state meno parti parlate, lasciando spazio esclusivamente alle canzoni. Mi rendo conto, però, che l\'album va preso come un tutt\'uno. Una menzione speciale va alla cantante Belinda, ha una voce che prende , ma paradossalmente i miei pezzi preferiti sono Colder and Colder e Things Start Falling Apart, con quel cantato maschile che sembra una cantilena malata. Questo disco mi ha emozionato, se non è un capolavoro , poco ci manca. Per me 84
INFORMAZIONI
2026
Season of Mist
Post Rock
Tracklist
1. One Man Wall of Death
2. Ravenettes
3. Things Start Falling Apart
4. No Epitaph / The Precipice
5. The Void
6. Hollows End
7. Dropout
8. Vampire Grave
9. Colder and Colder
10. Under the Eye
11. Tired to the Bone
12. Beautiful Destroyer
Line Up
Belinda Kordic (Voce)
Ryan Patterson (Voce)
Justin Storms (Voce)
Justin Greaves (Chitarra, Tastiera, Batteria, Effetti)
Rene Misje (Chitarra)
Andy Taylor (Chitarra)
Lucy Marshall (Organo Hammond, Pianoforte, Sintetizzatore)
Wes Wasley (Basso)
Robin Tow (Percussioni)
Iver Sandøy (Percussioni)
 
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