IN EVIDENZA
Album

Marilyn Manson
One Assassination Under God – Chapter 2
Autoprodotti

Plini
An Unnameable Desire
CERCA
RICERCA RECENSIONI
PER GENERE
PER ANNO
PER FASCIA DI VOTO
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

18/09/26
HANSEN
Born with a Hammer

18/09/26
ASENBLUT
Urgewalt

25/09/26
Stryper
Throne of Thorns

25/09/26
EUROPE
Come This Madness

02/10/26
HAUNT
Setting Course

02/10/26
DEAD POET SOCIETY
Monarch

02/10/26
FROZEN CROWN
The Legend of the Six Kings

02/10/26
MISS MAY I
No Place for Me

09/10/26
SIGNUM REGIS
Beyond Spacetime

09/10/26
SMOULDER
Witch Wife in an Alien World

CONCERTI

17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)

18/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
HALL - PADOVA

02/12/26
ACCEPT + DYNAZTY + TAILGUNNER
ALCATRAZ - MILANO

30/03/27
RUSH
Unipol Dome - Milano

King Potenaz - Arcane Desert Rituals - Vol. 2
12/08/2026
( 870 letture )
Puglia, Fasano, anno 2019.
Tre ragazzi, Giuseppe Giaribi (voce e chitarra), Francesco Pensato (basso) e Piero Schiavone (batteria e sintetizzatori), non sono particolarmente interessati alle bellezze paesaggistiche del posto, perché il loro unico obiettivo è quello di fare musica, una grande musica che possa in qualche modo stupire il Bel Paese, ancorato a quel modo commerciale e superfluo di fare musica. I tre musicisti vantano una lunga esperienza nella scena underground italiana e ognuno di loro porta il proprio bagaglio di esperienze, sia musicali sia intellettuali, nelle continue jam session che li vedono uniti. Nascono così i King Potenaz, un power trio che fonde doom metal, stoner rock e psichedelia, con riferimenti evidenti a Black Sabbath, Electric Wizard, Sleep, Kyuss e Monster Magnet, ma filtrati attraverso un immaginario personale fatto di occultismo, misticismo e paesaggi desertici.
Dopo il demo King Potenaz (6:66) (2022), i singoli Monolithic e Pazuzu e l’album Goat Rider (2023), la band iniziò a sviluppare un progetto più ambizioso: bisognava alzare il tiro e non lasciarsi andare. Nasce così Arcane Desert Rituals, concepito fin dall’inizio come un’opera divisa in due capitoli anziché come un singolo album. Questa scelta riflette la volontà del gruppo di costruire un percorso narrativo e musicale più ampio, in cui ogni volume rappresenta una fase di uno stesso viaggio iniziatico.

•Arcane Desert Rituals Vol. 1: l’inizio del rito•
Pubblicato nel giugno 2025 per Majestic Mountain Records, Arcane Desert Rituals Vol. 1 introduce l’universo simbolico della band. Le quattro lunghe composizioni (Rivers of Death, The Empty Hand Pt. 1, Sabbatum Sanctum e Ariadne, The Serpent Witch) alternano riff monolitici, groove ipnotici e aperture psichedeliche, costruendo un’atmosfera che richiama tanto il doom classico quanto il desert rock più visionario.
Dal punto di vista stilistico, il primo volume è fortemente radicato nell’occult doom. Le canzoni evocano rituali ancestrali, stregoneria e mitologie arcaiche, con una produzione densa e pesante che valorizza la lentezza dei riff senza rinunciare a momenti melodici. Il brano conclusivo, Ariadne, The Serpent Witch, impreziosito dalla partecipazione della cantante Jana Maista, rappresenta il culmine emotivo del disco e amplia ulteriormente il carattere ritualistico dell’opera. La presenza di The Empty Hand Pt. 1 lascia inoltre aperta la porta destinata a chiudersi nel capitolo successivo, che vede la luce solo a distanza di un anno, e precisamente nel giugno 2026.

•Arcane Desert Rituals Vol. 1: Il Cosmo•
Arcane Desert Rituals Vol. 2 viene concepito come il completamento dell’intero progetto.
Se il primo capitolo era dominato dall’occult doom, il secondo sposta l’equilibrio verso un approccio più psichedelico e desertico. Le quattro tracce (Sumerian Nights, Lord of the Rust, The Nothingness e A Crack in the Void (The Empty Hand Pt. 2)) mantengono la struttura estesa tipica della band, ma introducono sezioni più atmosferiche, con jam più dilatate.
Il filo conduttore dell’intera opera si manifesta soprattutto nel finale. A Crack in the Void (The Empty Hand Pt. 2) riprende e conclude il percorso iniziato col primo episodio, trasformando il tema introdotto in una composizione più cosmica. È il momento in cui la dimensione rituale si apre definitivamente verso l’infinito, chiudendo, in un certo senso, il viaggio senza interromperne il senso di mistero.
Nello specifico, Arcane Desert Rituals Vol. 2 non racconta una storia lineare con personaggi e avvenimenti precisi; è piuttosto un viaggio simbolico, nel quale il deserto rappresenta uno spazio mentale e soprattutto spirituale: un luogo che mette alla prova, soprattutto per l’estremo isolamento. Il disco si apre con Sumerian Nights, che evoca l’antica Mesopotamia, richiamando le origini del sacro e dell’occulto. I riff pesanti volano su un’atmosfera misteriosa, dando appunto la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di primordiale. La componente psichedelica emerge lentamente per poi prevalere soprattutto nelle aperture strumentali, dove la band sembra dilatare il tempo.
Con Lord of the Rust, uno dei brani più doom del disco, la “ruggine” diventa il simbolo del tempo che corrode tutto, anche ciò che sembrava eterno. Il peso della chitarra e il passo lento trasmettono la sensazione di rovina e decadenza.
Il viaggio, seppur a metà, continua senza soste ed esplode nel cuore filosofico dell’album. The Nothingness rappresenta il “nulla”, non inteso come mera assenza, ma interpretato come uno spazio totalmente sconosciuto dove l’identità scompare. Qui avviene lo spostamento definitivo dall’occultismo a un immaginario più cosmico, quasi lovecraftiano. Il gruppo lavora molto sull’atmosfera, riuscendo a essere meno aggressivo. Il vuoto non viene rappresentato con il silenzio, ma con una musica ampia, sospesa, dove i riff sembrano galleggiare.
A Crack in the Void (The Empty Hand Pt. 2), come detto, chiude il percorso iniziato con The Empty Hand Pt. 1. La “crepa nel vuoto” suggerisce che anche il nulla può essere attraversato: è la conclusione del viaggio rituale e spirituale, dove la trasformazione avviene attraverso il confronto con il vuoto stesso. È il pezzo che riassume meglio l’intero progetto, riprende il tema iniziato nel Vol. 1 e lo porta verso una dimensione più psichedelica. È un brano di trasformazione: parte dalla pesantezza del doom e arriva a una sensazione quasi liberatoria.
Anche la copertina racconta questa evoluzione. Infatti, rispetto al Vol. 1, dove compariva una strega accanto a un fiume verde, circondata da teschi, il Vol. 2 presenta un cavaliere della morte (o guerriero spettrale) davanti a un fiume blu, con teschi infilzati su lance che punteggiano il paesaggio. È una trasformazione volutamente speculare: gli elementi sono quasi gli stessi, ma il loro significato cambia.
Il cavaliere rappresenta il viaggiatore che ha superato il rito. Se la strega del primo volume era la guida verso il mistero, il cavaliere è colui che ne è uscito trasformato. Il fiume blu sostituisce il verde del primo disco. Il blu richiama il cosmo, il freddo e riflette il passaggio da un occultismo “terreno” a una dimensione cosmica.
I teschi sulle lance indicano che il deserto è un luogo di sacrificio e di memoria; testimoniano i rituali e le prove affrontate.
Infine, il serpente che si morde la coda e compare ancora nell’immagine è il simbolo che il ciclo è eterno. Il suo ritorno suggerisce che il viaggio non finisce davvero: il completamento del rituale coincide con un nuovo inizio.

In definitiva, la copertina va interpretata come la sintesi visiva dell’intero album. Il Vol. 1 rappresenta l’ingresso nel rito; il Vol. 2 ne mostra l’esito. Dopo aver attraversato il deserto, affrontato l’occulto e guardato nel vuoto, il protagonista rinasce trasformato ed è pronto a oltrepassare i confini del mondo materiale per entrare in una dimensione cosmica.
Forse davvero il rito si è concluso.
O forse sta soltanto aspettando il prossimo ascoltatore.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Galilee
Venerdì 21 Agosto 2026, 13.22.44
4
Non sono niente male questi king Potenaz. Ho però ascoltato solo il Vol 1.
SkullBeneathTheSkin
Venerdì 14 Agosto 2026, 11.45.39
3
Lo ascolterò, la recensione incuriosisce parecchio, dice e non dice... ma quando dice -per questo lascio un commento senza aver ascoltato nulla- del belpaese ancorato ad un modo superfluo di fare musica, resto colpito. Superfluo. Nella sua semplicità è una definizione potentissima.
Korgull
Venerdì 14 Agosto 2026, 6.55.21
2
Recensione superba. Ascolto e in caso compro!
No Fun
Venerdì 14 Agosto 2026, 3.30.58
1
Coincidenza incredibile, ero in treno per Brindisi e alla stazione di Fasano clicco sul quadratino di questa recensione. Dovrò ascoltarlo per forza oltre perché dalla rece sembra essere molto molto interessante.
INFORMAZIONI
2026
Majestic Mountain Records
Stoner/Doom
Tracklist
1. Sumerian Nights
2. Lord of the Rust
3. The Nothingness
4. A Crack in the Void (The Empty Hand Pt. 2)
Line Up
Giuseppe Guarini (Voce, Chitarra)
Francesco Pensato (Basso)
Piero Schiavone (Tastiere, Batteria)

Musicisti Ospiti:
Anna Carla Del Prete (Violoncello su traccia 1)
 
RECENSIONI
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]