IN EVIDENZA
Album

Marilyn Manson
One Assassination Under God – Chapter 2
Autoprodotti

Plini
An Unnameable Desire
CERCA
RICERCA RECENSIONI
PER GENERE
PER ANNO
PER FASCIA DI VOTO
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

18/09/26
HANSEN
Born with a Hammer

18/09/26
ASENBLUT
Urgewalt

25/09/26
Stryper
Throne of Thorns

25/09/26
EUROPE
Come This Madness

02/10/26
HAUNT
Setting Course

02/10/26
DEAD POET SOCIETY
Monarch

02/10/26
FROZEN CROWN
The Legend of the Six Kings

02/10/26
MISS MAY I
No Place for Me

09/10/26
SIGNUM REGIS
Beyond Spacetime

09/10/26
SMOULDER
Witch Wife in an Alien World

CONCERTI

17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)

18/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
HALL - PADOVA

02/12/26
ACCEPT + DYNAZTY + TAILGUNNER
ALCATRAZ - MILANO

30/03/27
RUSH
Unipol Dome - Milano

Lunatic Soul - Transition II
15/08/2026
( 2651 letture )
Chiamarlo album è formalmente possibile, ma racconta solo una parte della storia. Nei suoi oltre quarantatré minuti Transition II ha infatti più la sostanza di un EP, di un'appendice o, meglio ancora, di una pubblicazione di raccordo: quattro tracce, una sola delle quali realmente inedita, due remix di materiale già apparso nel 2020 e una versione abbreviata di una composizione anch'essa già conosciuta da sei anni. Non necessariamente un problema, se quanto recuperato dal passato viene realmente trasformato; molto più discutibile quando il valore aggiunto rispetto a ciò che il fan possiede già diventa difficile da quantificare.
È una considerazione particolarmente significativa perché dietro Lunatic Soul continua a esserci una personalità fuori dal comune come Mariusz Duda. Nato nel 2008 come territorio creativo parallelo ai Riverside, il progetto ha assunto progressivamente una propria identità, tanto da rendere da tempo riduttiva la definizione di semplice side project. Nel 2026 la distinzione è diventata ancora meno pertinente: dopo venticinque anni Duda ha infatti annunciato la propria uscita dai Riverside, spiegando di voler concentrare le energie future proprio su Lunatic Soul e sugli altri suoi progetti. Una separazione importante, peraltro già riflessa emotivamente in The World Under Unsun, il cui conclusivo The New End era stato pensato dallo stesso musicista anche come un commiato dal pubblico dei Riverside.

È proprio questo momento biografico a conferire a Transition II un significato che va al di là del contenuto effettivamente presente sul disco. Con The World Under Unsun Duda aveva completato gli otto album del cosiddetto The Circle of Life and Death, la lunga storia dell'anima e del suo percorso fra vita, morte, memoria e rinascita iniziata con Lunatic Soul. Questa uscita non rappresenta dunque un nono capitolo del ciclo, quanto piuttosto la sua postilla conclusiva e contemporaneamente una cerniera verso ciò che verrà: Duda ha dichiarato di voler condurre Lunatic Soul verso una musica nella quale trovino progressivamente più spazio luce e speranza.
Anche il titolo possiede una precisa genealogia. La prima Transition compariva nel 2010 su Lunatic Soul II e costituiva uno dei passaggi più affascinanti dell'intero disco, mettendo in musica proprio l'idea di attraversamento, trasformazione e sospensione fra differenti stati dell'esistenza. Dieci anni più tardi arrivò Transition II, collocata nel secondo CD dell'edizione limitata di Through Shaded Woods insieme a Vyraj e Hylophobia. La recensione pubblicata allora su queste pagine giudicava la lunga composizione uno degli elementi migliori dell'edizione deluxe, capace addirittura di sostenere un ascolto autonomo.
È quindi curioso che oggi proprio quel materiale autonomo venga trasformato in una pubblicazione indipendente.
La vera novità è l'iniziale Realm of the Weeping Willows. Anche in questo caso sarebbe però opportuno mettere un piccolo asterisco accanto alla parola "nuova": il primo abbozzo risale infatti alle medesime session di Through Shaded Woods, mentre la composizione è stata completata e registrata soltanto all'inizio del 2026. Stilisticamente la parentela è evidente. Ritornano il folk ombroso, la dimensione boschiva, le percussioni rituali, le chitarre acustiche e quel gusto per una ripetizione quasi sciamanica che aveva caratterizzato il settimo lavoro di Lunatic Soul.
Il problema è che stavolta l'ipnosi rischia troppo spesso di trasformarsi in inerzia. Per quasi tre minuti l'introduzione insiste ostinatamente sul medesimo riff, reiterandolo con variazioni talmente minime da mettere seriamente alla prova la capacità della ripetizione di generare tensione. Naturalmente si può leggere tutto questo come ricerca di uno stato di trance; tuttavia, l'impressione è che l'idea iniziale venga dilatata più che sviluppata. Quando finalmente la composizione si apre, chitarre acustiche e vocalizzi creano una parentesi più pastorale e contemplativa e il basso aggiunge movimento, facendo respirare l'arrangiamento. Sono undici minuti e quaranta nei quali emerge ancora una volta l'abilità timbrica di Duda, ma nei quali manca quel senso di autentica trasformazione che avrebbe potuto giustificare la durata. Il riff ritorna, l'atmosfera rimane suggestiva, la produzione è impeccabile, ma il viaggio conduce troppo spesso nei luoghi dai quali era partito.
Paradossalmente funzionano meglio i tre brani che nuovi non sono.
Hylophobia – 2026 Remix conserva la brevità e l'inquietudine dell'originale. Il suo andamento pulsante, le percussioni e il carattere quasi rituale ne fanno ancora oggi un efficace frammento del mondo di Through Shaded Woods. Il nuovo mix offre una presentazione leggermente più nitida e permette di apprezzare con maggiore precisione alcuni particolari del tessuto sonoro, ma parlare di trasformazione sarebbe eccessivo. La registrazione del 2020 suonava già molto bene e la sostanza della composizione è esattamente quella che conoscevamo.
Lo stesso vale per Vyraj – 2026 Remix, probabilmente il più immediato dei due brevi recuperi. Il movimento circolare della ritmica, i vocalizzi, le suggestioni folk e quel particolare equilibrio tra luminosità e mistero continuano a funzionare. Il remix valorizza la separazione degli elementi e conferisce un po' di respiro al quadro, senza tuttavia offrire una prospettiva differente sul pezzo. Chi lo amava continuerà ad amarlo; chi possiede già l'edizione deluxe del 2020 difficilmente scoprirà qualcosa capace di giustificare da solo un nuovo acquisto.
Rimane allora il gigantesco elefante nella stanza: Transition II – Condensed Version, 2026 Remix. L'originale durava poco meno di ventotto minuti; questa nuova incarnazione ne richiede ventitré, una riduzione pensata principalmente affinché la suite possa finalmente occupare un'intera facciata di vinile.
Fortunatamente il taglio non distrugge una composizione che rimane di tutt'altra statura rispetto al nuovo brano d'apertura. Transition II continua a muoversi fra ambient, folk, progressive rock ed echi alla Mike Oldfield e Dead Can Dance, facendo della gradualità e della stratificazione i propri punti di forza. Il basso di Duda assume spesso un ruolo guida, mentre tastiere, percussioni, chitarre e passaggi più rarefatti si succedono costruendo una suite molto più articolata di quanto la sua natura ipnotica possa inizialmente suggerire. Compare anche la voce proveniente da The Final Truth, brano del debutto, ulteriore collegamento con la mitologia interna costruita dall'autore nell'arco di quasi vent'anni. La riduzione ha persino il pregio di rendere alcuni passaggi più focalizzati, mentre l'arco complessivo guadagna compattezza, ma il paradosso commerciale rimane però evidente: la parte migliore di Transition II è una versione più corta di un pezzo che molti estimatori possiedono già nella sua forma completa.
Ed è qui che occorre separare definitivamente due giudizi. Dal punto di vista strettamente musicale, questi quarantatré minuti non meritano assolutamente una stroncatura: Transition II resta una composizione eccellente, Hylophobia e Vyraj erano e rimangono due buoni episodi, la produzione è estremamente curata e perfino Realm of the Weeping Willows, pur eccessivamente statica e ripetitiva, contiene quelle atmosfere nelle quali Duda continua a essere un autore difficilmente confondibile, ma come pubblicazione a sé stante del 2026, però, il discorso cambia.

Chi possiede già il doppio CD di Through Shaded Woods ha già tre quarti della tracklist nella sostanza che conta. I remix di Hylophobia e Vyraj sono piacevoli affinamenti più che autentiche riletture; la nuova Transition II sottrae cinque minuti a una composizione già eccellente senza rivoluzionarne l'identità; l'unico vero incentivo rimane quindi Realm of the Weeping Willows, che non appare però abbastanza ispirata da sostenere da sola il peso dell'operazione.
Differente il caso di chi possiede soltanto l'edizione standard o il vecchio vinile di Through Shaded Woods, sul quale la suite non aveva trovato posto. Per questi ascoltatori l'uscita acquista un senso molto maggiore: permette di recuperare fisicamente i tre bonus del 2020, propone per la prima volta Transition II su LP e aggiunge comunque un brano inedito. Per il completista di Lunatic Soul il fascino dell'oggetto è quindi evidente; per chi cerca invece quaranta minuti di musica realmente nuova, molto meno.



VOTO RECENSORE
67
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2026
Kscope
Prog Rock
Tracklist
1. Realm of the Weeping Willows
2. Hylophobia – 2026 Remix
3. Vyraj – 2026 Remix
4. Transition II – Condensed Version, 2026 Remix
Line Up
Mariusz Duda (Voce, Chitarra acustica, Ukulele, Banjo, Pianoforte, Tastiera, Kalimba, Basso, Piccolo basso, Batteria, Percussioni)
 
RECENSIONI
87
75
87
84
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]