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Protest the Hero - Within
16/08/2026
( 1746 letture )
Se esiste una caratteristica che i Protest the Hero hanno conservato intatta nel corso di oltre vent'anni di carriera, è la sostanziale incapacità di scegliere la strada più semplice. La loro musica ha sempre vissuto di sovrapposizioni, accelerazioni improvvise, riff che sembrano sfidare contemporaneamente mani e cervello, strutture refrattarie alla linearità e linee vocali che spesso trattano l'estensione di una voce umana più come un suggerimento che come un limite. Dietro alla complessità c'è quasi sempre stata una sensibilità melodica molto superiore alla media, quella capacità rara di far convivere il caos con un ritornello capace di rimanere impresso.
Da Kezia e Fortress fino alla progressiva maturazione degli anni successivi, i Protest the Hero hanno affinato questa formula senza mai renderla veramente prevedibile. Il punto di arrivo più recente era stato il magnifico Palimpsest, album ambizioso, stratificato e quasi cinematografico nel quale orchestrazioni, tecnica e melodie avevano trovato uno degli equilibri più convincenti dell'intera discografia.
Sei anni dopo arriva Within, album validissimo, di notevole spessore e capace di confermare una band ancora lontanissima dall'avere esaurito le proprie idee, seppur senza raggiungere le vette di Palimpsest. Manca forse quella sensazione di grandezza complessiva, quell'ampiezza quasi panoramica che rendeva il precedente lavoro qualcosa di più della semplice somma delle sue eccellenti canzoni.

In Within viene scelto di restringere l'inquadratura, cambiando anche la prospettiva concettuale: se Palimpsest osservava soprattutto la storia e la società dall'esterno, Within porta quello sguardo dentro l'individuo. Il titolo nasce dalla massima ermetica “as above, so below, as within, so without” e il filo conduttore diventa il modo in cui politica, rapporti umani, memoria, perdita e passare del tempo modificano progressivamente il nostro mondo interiore. Rody Walker ha descritto queste canzoni come le più personali che abbia mai scritto, e ascoltandole diventa immediatamente comprensibile il perché.
C'è anche un altro elemento simbolico. Within è il primo album che i Protest the Hero pubblicano possedendone e controllandone interamente i diritti. Dopo anni trascorsi fra etichette, differenti accordi territoriali e una gestione del catalogo diventata sempre più intricata, la band ha deciso di riprendersi completamente la propria musica. Una forma di indipendenza che finisce quasi inevitabilmente per dialogare con il tema stesso del disco: capire chi siamo, cosa ci appartiene e quanto ciò che ci circonda finisca per definirci.
Musicalmente non assistiamo a una rivoluzione. Ed è probabilmente un bene.
La matrice rimane quella immediatamente riconoscibile dei Protest the Hero: chitarre ipercinetiche, ritmiche continuamente mobili, improvvise sterzate progressive, residui hardcore e punk, aperture melodiche enormi e la voce di Rody Walker chiamata ancora una volta a tenere insieme tutto questo apparente disordine. Rispetto al predecessore, però, sembra riaffiorare con maggiore evidenza proprio l'anima punk della formazione. La complessità resta elevatissima, ma spesso viene compressa all'interno di strutture più dirette e aggressive.
Rody Walker, dal canto suo, offre una prestazione straordinariamente convincente. Gli anni e i problemi alla voce affrontati in passato non vengono nascosti, anzi diventano addirittura materia narrativa, ma tecnicamente il cantante appare pienamente padrone della situazione. Acuti, linee pulite, registri più aggressivi, scream e quelle caratteristiche inflessioni teatrali vengono utilizzati non per dimostrare qualcosa, ma per servire le canzoni. È una maturazione importante: l'estensione rimane impressionante, ma oggi forse colpisce ancora di più l'interpretazione.
Mouthpiece apre l'album ricordandoci nel giro di pochi secondi con chi abbiamo a che fare. Le chitarre intrecciano figure nervose, la batteria evita accuratamente qualsiasi permanenza prolungata in territori confortevoli e Rody Walker si inserisce nello spazio lasciato libero dagli strumenti con linee vocali che sembrano muoversi in direzione autonoma. Il risultato, naturalmente, resta miracolosamente coeso.
Il testo affronta polarizzazione, guerre culturali e divisioni continuamente alimentate dall'esterno, senza però trasformarsi in un manifesto politico separato dalla musica. Il pezzo cresce progressivamente e trova proprio nella parte conclusiva uno dei momenti più riusciti, quando tecnica e melodia smettono quasi di competere e convergono in un finale di grande impatto. È una opener estremamente efficace perché contiene buona parte del vocabolario del disco senza anticiparne tutte le soluzioni.
Fishhook cambia immediatamente prospettiva e riporta con maggiore decisione in superficie le radici punk dei Protest the Hero. Lo stesso Rody Walker ha indicato questo brano, insieme a The Orchard, fra quelli nei quali tale influenza emerge più chiaramente. Il passo iniziale è più diretto, quasi scanzonato se confrontato alla consueta ginnastica ritmica della band, ma sarebbe naturalmente ingenuo aspettarsi che tutto rimanga così semplice.
Il vero punto di forza è però il testo. Una discussione con un vicino anziano diventa inizialmente il pretesto per mettere alla berlina disinformazione, incomunicabilità generazionale e una certa forma di rancore sociale; poi Rody Walker complica intelligentemente la prospettiva accorgendosi di stare a sua volta riducendo l'interlocutore a uno stereotipo. È una forma di autocritica che rende Fishhook molto più interessante di una semplice invettiva, mentre musicalmente il brano alterna l'urgenza punk a quelle torsioni tecniche che impediscono ai Protest the Hero di scrivere una canzone veramente lineare anche quando apparentemente ci provano.
Dopo tanta densità arriva i. above, minuto e mezzo di respiro affidato soprattutto agli archi. Non è un semplice riempitivo: oltre a richiamare direttamente la prima metà della massima da cui nasce il titolo del disco, svolge una funzione importante nel pacing dell'album. Per una volta nessuno sembra avere fretta di arrivare alla battuta successiva e la componente orchestrale crea una breve sospensione prima di uno degli episodi migliori.
Grandfather's Axe riparte infatti senza troppe cerimonie, con riff aggressivi, groove e continue irregolarità ritmiche. Il titolo richiama una variante del celebre paradosso della nave di Teseo: se nel corso degli anni sostituiamo il manico e poi la testa di un'ascia, possiamo ancora considerarla la stessa ascia appartenuta a nostro nonno? È una domanda perfettamente coerente con Within, perché diventa una riflessione sull'identità attraverso il cambiamento: quanti elementi possono cambiare prima che qualcosa smetta di essere ciò che era?
La risposta musicale è piuttosto eloquente: moltissimi, apparentemente, perché Grandfather's Axe suona inequivocabilmente come i Protest the Hero. È frenetica, groovy, quasi sfrontata in alcuni passaggi e impreziosita da una prova vocale nella quale Rody Walker utilizza praticamente ogni colore a propria disposizione. Uno dei vertici dell'album.
The Orchard mostra invece il volto più luminoso del disco. Le chitarre continuano a correre e intrecciarsi, ma le melodie acquisiscono progressivamente maggiore spazio fino a sfociare in uno dei chorus più aperti e immediati di Within. Anche qui riemerge un substrato punk, ma filtrato attraverso il gusto armonico e la tecnica della band.
Il frutteto del titolo diventa immagine della memoria, dell'infanzia e di ciò che il progresso cancella senza quasi che ce ne accorgiamo. Il tono nostalgico non diventa mai semplice rimpianto: natura e urbanizzazione si confrontano continuamente mentre il brano procede verso una conclusione più delicata, impreziosita dalle partecipazioni vocali di Jadea Kelly e Chris Cresswell. È probabilmente la canzone più immediatamente melodica del disco, ma anche una delle più raffinate.
ii. below riprende il lavoro orchestrale del precedente interludio e chiude simbolicamente la coppia “above/below”. Poco più di un minuto che prepara però un brusco cambio emotivo.
Perché Liberty Spike è il cuore più doloroso dell'album.
Il brano nasce dal ricordo di un amico perduto e dal rimorso per una distanza che il tempo aveva progressivamente creato. Il titolo rimanda alla pettinatura punk con cui Rody Walker continua a ricordarlo, congelandolo mentalmente in un momento che ormai non può più esistere. Qui l'idea centrale di Within smette quasi completamente di essere filosofica e diventa esperienza concreta: il mondo cambia, le persone si allontanano, rimandiamo telefonate e messaggi convinti che ci sarà sempre un'altra occasione, finché improvvisamente non c'è più.
Musicalmente il contrasto è feroce. Alla vulnerabilità del testo corrisponde una delle prove strumentali più aggressive del lavoro, e proprio questo attrito rende il pezzo così efficace. Rody Walker passa da registri trattenuti a esplosioni vocali quasi dolorose, mentre il resto della band sembra accumulare tensione fino a liberarla nel finale. Non è soltanto una delle migliori tracce di Within: è uno dei momenti emotivamente più forti dell'intera produzione recente dei Protest the Hero.
Poi arriva The Mariner, sette minuti e mezzo che costituiscono inevitabilmente il vero epilogo del disco.
Qui autobiografia e musica diventano quasi indistinguibili. Rody Walker racconta apertamente uno dei momenti più difficili della propria carriera: la perdita della voce durante un concerto e il timore concreto che qualcosa che per anni era apparso naturale potesse improvvisamente non esserci più. Per un cantante la voce non è semplicemente uno strumento: è contemporaneamente mestiere, identità e parte fisica del proprio corpo. Perderne il controllo significa quindi mettere in discussione tutte e tre le cose.
E ancora una volta torniamo al tema del disco.
La canzone si sviluppa lentamente, attraversando sezioni progressive, aperture melodiche e accelerazioni prima di raggiungere un finale di notevole intensità. Ma il particolare più bello è reale: nel brano è stato inserito l'audio del pubblico che canta From the Sky durante il concerto raccontato nel testo, recuperato indirettamente dal microfono lasciato sul palco. Quelle voci lontane diventano parte della composizione e trasformano The Mariner da racconto di una crisi personale in un ringraziamento.
È una chiusura splendida, probabilmente la più adatta possibile per un album intitolato Within: la paura nasce dentro, ma a volte è qualcosa proveniente dall'esterno a permetterci di riemergere.

Rimane però un problema, ed è difficile ignorarlo: Within è troppo breve.
Le otto tracce arrivano complessivamente a circa trentasei minuti e, soprattutto, i. above e ii. below ne occupano due e mezzo. In termini di vere composizioni strutturate siamo quindi davanti a sei canzoni per poco più di trentatré minuti di musica.
La brevità non costituisce naturalmente un difetto in sé. Anzi, considerata la densità della proposta dei Protest the Hero, un album compatto può risultare perfino più facilmente assimilabile e invogliare immediatamente a un nuovo ascolto. Il problema è un altro: Within finisce proprio quando sembra avere raggiunto la piena velocità.
Terminata The Mariner, la prima reazione non è quella di aver ascoltato un lavoro incompleto, perché il percorso concettuale possiede una sua logica e la chiusura è perfettamente funzionale. È piuttosto la sensazione che mancassero ancora uno o due capitoli per dare al disco quel respiro e quella sostanza necessari per avere un album completo sotto molteplici punti di vista, anche se ciò gli impedisce di essere un grande album.
Anzi, forse uno degli aspetti più rassicuranti di Within è constatare che, dopo oltre vent'anni, i Protest the Hero non sono diventati una versione addomesticata di se stessi. Sono più maturi, certamente; scrivono testi più personali, amministrano diversamente la propria carriera e sembrano aver compreso che la tecnica migliore è quella che non necessita continuamente di essere esibita. Ma continuano a scrivere musica imprevedibile, nervosa, melodica, emotiva e dannatamente difficile da confondere con quella di chiunque altro.
Concludendo, il vero difetto di Within, alla fine, è quasi un complimento: quando termina, se ne vorrebbe ancora.

Tracce imperdibili: The OrchardLiberty SpikeThe Mariner



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
73.2 su 10 voti [ VOTA]
max
Mercoledì 2 Settembre 2026, 17.55.25
8
band utile come un culo senza buco
Michele Axoras
Giovedì 27 Agosto 2026, 10.14.23
7
@Mirko: Ci sta, infatti sono contento che abbiano \"compattato\" la formula! Avrei voluto qualche altra canzone. In parallelo, visto che sono usciti nello stesso anno, ho trovato altrettanto compatto e a fuoco (ma più sviluppato come album in termini di longevità) l\'ultimo lavoro dei Periphery
Mirko
Venerdì 21 Agosto 2026, 18.56.29
6
@Michele: anch\'io ho avvertito questa cosa, però come se questo fosse la controparte di Palimpsest! E a dirla tutta a me sta anche bene un disco più compatto, vista la quantità di roba che i Protest inseriscono nella loro musica
Michele Axoras
Venerdì 21 Agosto 2026, 14.49.26
5
Deludente per la lunghezza, sembra la prima parte di qualcosa. Come se stessero facendo due dischi corti invece di uno più strutturato. Per le canzoni ho trovato maggiore compattezza e focus rispetto a Palimpsest che a mio avviso è stato troppo ricercato e complesso, perdendo un po\' di impatto ed emozione. Ad ogni modo non è male, ma ci si aspettava di più...
Halo
Mercoledì 19 Agosto 2026, 16.33.21
4
Vale per me lo stesso discorso dei meshuggah: da un paio di dischi a questa parte sento un progressivo consolidamento della proposta, piuttosto che una ricerca in territori nuovi. Il disco resta di pregevole fattura, le tracce necessiteranno di parecchi ascolti per essere metabolizzate. Forse proprio a causa della complessità della proposta, gradisco la track list molto asciutta. In sintesi: 80
Buddy
Martedì 18 Agosto 2026, 19.27.38
3
Onestamente mi aspettavo molto di più dopo il fantastico Palimpsest, che reputo il loro capolavoro definitivo. Qua trovo troppo manierismo. Faccio però i complimenti al recensore NGZ per l\'ottima analisi, idem per le recensioni degli ultimi lavori di Townsend e Solberg.
Hellion
Lunedì 17 Agosto 2026, 10.00.46
2
3 pezzi, via nel dimenticatoio.
Pacino
Lunedì 17 Agosto 2026, 7.05.36
1
Bravi, anzi, bravissimi. Mancano le canzoni. Voto 58.
INFORMAZIONI
2026
Protest the Hero Inc.
Prog Metal
Tracklist
1. Mouthpiece
2. Fishhook
3. i. above
4. Grandfather's Axe
5. The Orchard
6. ii. below
7. Liberty Spike
8. The Mariner
Line Up
Rody Walker (Voce)
Luke Hoskin (Chitarra)
Tim MacMillar (Chitarra, cori)
Cameron McLellan (Basso)
Nathan Bulla (Batteria, percussioni)

Musicisti Ospiti:
Jadea Kelly (Voce)
Chris Cresswell (Voce)
William Lamoureux (Violino, violoncello, arrangiamenti)
 
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