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17/11/26
KAMELOT + EXIT EDEN + TEMPERANCE
LIVE CLUB - TREZZO SULL\'ADDA (MI)
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Taake - En Skog av Nidstang
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18/08/2026
( 1118 letture )
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Torna all’abituale intervallo di tre anni tra la pubblicazione di due uscite il buon Hoest, in occasione del nono disco a firma Taake, En Skog av Nidstang.
Come si intuisce già dal titolo, ci troviamo di fronte ad un disco “gemello”, una naturale prosecuzione del precedente En Av hav Avstand. Come questo, infatti, l’ultima fatica del monicker norvegese è costruita attorno a quattro, lunghi brani, che puntano quasi tutto su epicità e melodia più che su sensazioni ostili ed oscure, pur senza snaturare l’anima intimamente black del sound. Dal punto di vista stilistico, quindi, Hoest riprende il filo esattamente dove l’aveva lasciato tre anni fa. Una continuità assicurata anche dall’immancabile lavoro di produzione di Bjørnar Nilsen, fedele collaboratore del progetto sin dall’eponimo disco del 2008, che assicura un giusto equilibrio tra la ruvidità richiesta dal genere, soprattutto nel comparto chitarristico, e la nitidezza di tutte le componenti sonore. Il resto lo fa un songwriting ormai diventato marchio di fabbrica, e che pure rispetto al predecessore si concede qualche momento più spigoloso.
Il serpentino riff in tremolo che introduce Einstoeingen og Ed, ad esempio, fornisce un’impressione iniziale malevola, ma non si tratta che di un’illusione: il brano si dipana infatti ricco di riff, tempi ed atmosfere differenti ma con un melodismo sempre abbastanza accentuato, e un’enfasi su accordi e arpeggi ricchi di distorsione e riverbero, senza rinunciare anche a dei passaggi più inquietanti e thrasheggianti ed accenni di dissonanze. Ad emergere subito è quel gusto quasi rock che Hoest riesce ad applicare al black metal, che si traduce in riff ed arrangiamenti sempre memorabili, e che ben si adatta a queste veste mediamente meno estrema, ricca anche di armonie maggiori e ampie sezioni in cui le pulsioni più violente vengono sopite in favore di una maggiore riflessività. Le lunghe sezioni strumentali e l’andamento ipnotico dei riff, lungi dall’appesantire l’ascolto, aiutano ad immergersi nell’ambientazione della foresta dell’isola di Borgøy, fonte di ispirazione e teatro delle registrazioni del disco. Questa attitudine è rappresentata alla perfezione da Et Dyk tok min Hud, che, fatta eccezione per la sezione centrale in mid-tempo, è costruita lungo un unico riff epico, catartico, fatto di lente progressioni ascendenti e discendenti ripetute quasi all’infinito sotto i colpi inarrestabili del blast-beat. Engler continua su una simile vena, passando tra echi pagan e momenti black ‘n roll, ma assestandosi su tempi più cadenzati e riprendendo la struttura più elaborata dell’opener, con un’alternanza di momenti più aspri e altri più melodici ma carichi di tensione emotiva. Seppure questo elemento aiuti in parte a spezzare quella forse eccessiva omogeneità sonora di En Av hav Avstand, è evidente come sia proprio nei passaggi più melodici che emergono le maggiori qualità del songwriting. Anche la conclusiva Av Guds ville Naade opta per un attacco particolarmente sinistro, per poi evolvere in una creatura maestosa grazie a ritmiche incalzanti e a cadenze che richiamano direttamente il black più classico, così come il semplice ed efficace lead di chitarra che chiude il brano.
Poca innovazione ma tanta concretezza, quindi, in questo ultimo album siglato Taake, che si pone sia stilisticamente che qualitativamente più o meno sulla falsariga del precedente lavoro, pur pregiandosi di composizioni ed atmosfere leggermente più complesse e di qualche riff particolarmente riuscito. Il mastermind sembra aver trovato il suo equilibrio ideale tra fondamenta old-school e approccio moderno alla melodia e pare non volerlo abbandonare. Resta da chiedersi, a questo punto, come possa proseguire a partire da qui la discografia dello storico progetto di Bergen: continuare a battere la stessa strada, alla lunga, potrebbe risultare controproducente, ma se c’è intraprenderne di nuove bisogna scegliere con oculatezza. Nel frattempo, però, finché la qualità rimarrà così stabilmente alta, queste preoccupazioni possono essere tranquillamente accantonate.
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7
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Il precedente mi era piaciuto molto. Questo mi sembra inferiore, per quanto - a mio avviso - rimanga comunque un album valido. Un po’ in tutte le tracce trovo che ci siano momenti accattivanti (tranne forse nella seconda, effettivamente un po’ noiosa). Voto 75 |
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6
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Sinceramente ha convinto poco pure me.. Al primo ascolto non mi ha coinvolto, non credo che lo comprerò |
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5
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Non esattamente il mio gruppo BM preferito, comunque conosco grossomodo la discografia. Su questo concordo coi commenti precedenti. |
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4
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Dopo Noregs Vaapen si sono un po\' arenati, no? Da Stridens Hus fino a questo nuovo album, molte canzoni mi sembrano dimenticabili o intercambiabili da un disco all\'altro. Questo per ora 60/65, ci vorrebbe una sferzata di novitá, aspettiamo altri tre anni e vediamo! |
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3
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Quoto Pacino, compitino da 6 politico, forse 6.5 via, ma non di più |
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1
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Questa volta i grandi Taake non mi hanno convinto, ci sta. Non un disastro, ma un compitino striminzito. Voto 61. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Einstoeingen og Eg 2. Et Dyk tok min Hud 3. Engler 4. Av Guds ville Naade
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Line Up
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Hoest (Voce, Tutti gli strumenti)
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