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North Sea Echoes - How to Cast a Shadow
29/08/2026
( 866 letture )
Quando nel 2024 Jim Matheos e Ray Alder tornarono a lavorare fianco a fianco sotto l'insegna North Sea Echoes, Really Good Terrible Things rappresentò una delle sorprese più affascinanti di quell'annata. Non si trattava di una prosecuzione mascherata dei Fates Warning, né dell'ennesimo progetto parallelo costruito per sfruttare un nome prestigioso, ma di una creatura dotata di una propria identità: intima, malinconica, notturna, sospesa tra progressive rock, ambient, alternative e una sensibilità quasi cinematografica. Del resto, dopo oltre trent'anni trascorsi insieme nei Fates Warning, la chimica tra Matheos e Alder non aveva certo bisogno di essere dimostrata. Il primo rimane uno dei compositori e chitarristi più intelligenti e personali prodotti dal progressive metal americano, capace negli anni di muoversi dai seminali Fates Warning agli OSI, da Tuesday the Sky ai più recenti Kings of Mercia senza mai ripetersi veramente; il secondo continua a possedere una delle voci più riconoscibili e soprattutto emotivamente profonde dell'intero panorama progressive. Se il debutto sorprendeva proprio perché mostrava due musicisti così conosciuti avventurarsi in territori insolitamente rarefatti, How to Cast a Shadow parte inevitabilmente senza poter contare sul medesimo effetto sorpresa. Ma quella che potrebbe sembrare una debolezza si trasforma presto in una conferma, i North Sea Echoes non erano un esperimento occasionale. Sono ormai un progetto vero e proprio, e questo secondo capitolo ne definisce ancora meglio carattere e possibilità espressive. La speranza, inevitabilmente, è che il sodalizio continui: se il futuro dei Fates Warning rimane infatti quanto meno sospeso, sarebbe davvero un peccato perdere la straordinaria alchimia tra due musicisti che hanno ancora evidentemente moltissimo da raccontarsi e da raccontarci.

Rispetto a Really Good Terrible Things, How to Cast a Shadow conserva le atmosfere crepuscolari e introspettive che avevano caratterizzato l'esordio, ma introduce una maggiore consistenza strumentale e qualche passaggio decisamente più robusto. Lo stesso Jim Matheos ha sottolineato come il disco sia nato spontaneamente più pesante, con un utilizzo più esteso della batteria acustica, affidata all'eccellente Dennis Leeflang, che contribuisce a dare maggiore profondità e dinamismo alle composizioni. A Time of Innocence and Purpose introduce perfettamente il clima dell'opera attraverso una progressione lenta e avvolgente, mentre Enjoy the View rappresenta una delle sintesi più riuscite della nuova direzione: strofe raccolte e quasi ipnotiche lasciano spazio a ritornelli più energici, con chitarre e batteria che acquistano progressivamente peso. Ancora più esplicita è I'll Leave a Light On, probabilmente uno dei brani più duri mai realizzati sotto il moniker North Sea Echoes: oscuro e malinconico ma attraversato da una tensione che riporta inevitabilmente alla sensibilità più inquieta di Matheos. All Fall Away lavora invece maggiormente sulle sfumature e sull'introspezione, mentre Villains or Saints mette in primo piano uno Ray Alder semplicemente magnifico: lontano da qualsiasi necessità di dimostrare estensione o potenza, Ray canta ormai soprattutto attraverso il colore della voce, le pause e le inflessioni, riuscendo a trasmettere malinconia e inquietudine con una naturalezza impressionante. All That Comes After possiede un'immediatezza quasi radiofonica senza perdere eleganza, mentre la conclusiva How to Cast a Shadow, con i suoi oltre sei minuti, rappresenta forse la summa dell'intero progetto: chitarre stratificate, elettronica, chiaroscuri e una costruzione progressiva che riunisce molti degli elementi distintivi dei North Sea Echoes. E naturalmente sopra ogni cosa rimane il talento assoluto di Jim Matheos: pochi chitarristi della sua generazione hanno saputo comprendere altrettanto bene che maturità significa anche imparare a sottrarre. Qui non servono assoli interminabili o complicazioni ritmiche per dimostrare qualcosa, basta una nota lasciata respirare, una chitarra che emerge lentamente dal silenzio o un arrangiamento apparentemente minimale per costruire un'atmosfera. Feeling, gusto, essenza. È proprio questo dialogo tra la scrittura quasi architettonica di Matheos e la voce profondamente umana di Alder a costituire ancora una volta il cuore dell'album.

How to Cast a Shadow non possiede dunque l'effetto folgorante di Really Good Terrible Things, semplicemente perché oggi sappiamo già cosa aspettarci dall'incontro tra queste due anime fuori dai confini dei Fates Warning. E forse proprio per questo il voto scende leggermente rispetto al debutto. Ma sarebbe profondamente sbagliato interpretare questa considerazione come un vero passo indietro: siamo piuttosto davanti alla naturale evoluzione di un linguaggio che nel 2024 appariva sorprendente e che oggi acquista maggiore solidità e consapevolezza. Il secondo North Sea Echoes è un album maturo, elegante e profondamente malinconico, forse meno immediatamente seducente del predecessore, ma altrettanto ricco di dettagli che emergono ascolto dopo ascolto. Soprattutto conferma una realtà che chi segue questi musicisti conosce da decenni: Jim Matheos e Ray Alder possiedono insieme una chimica rarissima. Possono chiamarsi Fates Warning, possono spogliare la loro musica del progressive metal più tecnico, possono immergersi nell'elettronica, nell'ambient o in un rock atmosferico quasi minimale, ma quando la scrittura dell'uno incontra la voce dell'altro nasce qualcosa di immediatamente riconoscibile. Per questo, al di là del valore specifico del disco, How to Cast a Shadow lascia soprattutto un desiderio: che questa storia non finisca qui. Se un nuovo capitolo dei Fates Warning dovesse realmente rimanere soltanto una speranza degli appassionati, i North Sea Echoes rappresentano qualcosa di molto più significativo di un semplice premio di consolazione. Sono la dimostrazione che il rapporto artistico tra Matheos e Alder ha ancora un futuro e, soprattutto, che dopo quasi quarant'anni i due riescono ancora a trovare nuovi territori da esplorare insieme. Manca forse la magia della prima scoperta, ma non certo la classe. E quella, fortunatamente, sembra inesauribile.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
81.8 su 5 voti [ VOTA]
Lucassen
Giovedì 3 Settembre 2026, 10.45.13
13
Ray Alder is the voice of prog.
Barfly
Martedì 1 Settembre 2026, 17.18.53
12
Rispetto al disco precedente si perde parte della magia e del fascino: il suono è più elettrico, più convenzionale, e mancano soprattutto le grandi canzoni che avevano contraddistinto il disco d\'esordio. Certo, con la classe che hanno i due fenomeni, il risultato lo portano comunque a casa. Per me 75
GT_Oro
Lunedì 31 Agosto 2026, 14.00.03
11
Ormai che mi sbattezzo un\'altra che non ho mai potuto soffrire (e mi è toccato per anni suonare pure delle sue cover) è Dolores O\'Riordan. Madonna che fastidio, sembra una pecora incastrata nei rovi
GT_Oro
Lunedì 31 Agosto 2026, 13.58.32
10
@transcendence: guarda, ci ho provato tanto con i Soundgarden, ho provato pure con gli Audioslave, tutto molto bello finché non parte a cantare Non so bene come spiegare, ma ha questa cadenza strascicata che trovo insopportabile. Capisco che a tanti possa piacere, per carità, ma è un tipo di cantato che proprio non entra nelle mie corde. Cadenza che poi avevano anche Kurt Cobain e Layne Staley, eh, però in loro due la trovavo più genuina, Cornell mi è sempre parso un po\' un fighetto in mezzo al calderone grunge.
progster78
Lunedì 31 Agosto 2026, 12.13.45
9
GT_Oro, per carità tutto è soggettivo ma anche Cornell??? Mi arrendo
Transcendence
Lunedì 31 Agosto 2026, 12.07.44
8
@GT_Oro: \"causato lo stesso fastidio Chris Cornell: una lagna insopportabile\"... ? Provato ad ascoltare \"Tears to Forget\", \"Face Pollution\", \"Big Dumb Sex\", \"Rusty Cage\", \"Room a Thousand Years Wide\", \"Head Down\", \"Burden in My Hand\"?
GT_Oro
Lunedì 31 Agosto 2026, 11.57.39
7
Ci sta Progster, riconosco il valore del personaggio in sé, ci mancherebbe, è proprio una questione di \"pelle\", come personalmente, cambiando totalmente genere, ha sempre causato lo stesso fastidio Chris Cornell: una lagna insopportabile. Alder non lo trovo lagnoso ma semplicemente troppo impostato, troppo perfettino, forse, mi lascia freddo.
progster78
Lunedì 31 Agosto 2026, 11.42.03
6
GT_Oro,io adoro sia Arch che Alder...posso in parte capire chi fa fatica ad ascoltare Arch(strepitoso) visto la sua timbrica ma addirittura il termine \"fastidioso\" nei confronti di uno dei più grandi singer della scena metal...difficile perdonarti
GT_Oro
Lunedì 31 Agosto 2026, 10.30.01
5
Questione mia personalissima, ma Alder mi risulta fastidioso. Purtroppo proprio non riesco a farmelo piacere, rientra nella triade del progressive (gli altri due sono Devin Townsend e Arjen Lucassen) che qualsiasi cosa faccia per un motivo o per l\'altro non incontra il mio gusto. Credo di essere uno dei pochi che pensa ad esempio che i Redemption da quando alla voce non c\'è più lui ma Englund abbiano fatto un passo avanti notevole. De gustibus.
Ivan75
Sabato 29 Agosto 2026, 19.38.05
4
Bel disco, che consolida il percorso. Atmosfere melancoliche, raffinati arpeggi, liriche intime, voce crepuscolare, produzione sopraffina. C\'è tutto. Mi aspettavo forse un po\' un\'uscita dalle zone di confort, osando qualcosa di più. Nel complesso cmq un 80 ci sta.
Gabriele
Sabato 29 Agosto 2026, 19.29.30
3
Dischi piacevoli, ma la produzione Arch/Matheos rimane in un\'altra galassia.
Lucassen
Sabato 29 Agosto 2026, 14.36.02
2
Altro gran disco, anche secondo me un filo sotto l’esordio
progster78
Sabato 29 Agosto 2026, 12.16.53
1
Leggermente inferiore al precedente ma alla fine come al solito quando c\'è Matheos in qualsiasi progetto è sempre una goduria...per non parlare poi di Alder,roba da perdere la testa,ugola d\'oro.voto 84.
INFORMAZIONI
2026
Metal Blade Records
Prog Rock
Tracklist
1. A Time of Innocence and Purpose
2. Enjoy the View
3. Good Enough
4. I’ll Leave a Light On
5. All Fall Away
6. Revenge
7. Villains or Saints
8. What Is and What Was
9. All That Comes After
10. How to Cast a Shadow
Line Up
Ray Alder (Voce)
Jim Matheos (Chitarre, Basso, Tastiera, Programmazione)
Dennis Leeflang (Batteria)
 
RECENSIONI
86
 
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